Sinossi dei miei libri

A proposito di funamboli,

A proposito di funamboli, riporto in anteprima un estratto del mio ultimo libro :”LAMBERTO, RAGAZZO PERUGINO DEL ’99 (DA PERUGIA) PILOTA MILITARE NELLA GRANDE GUERRA, POI LEGIONARIO, ALLA YOGA, CON D’ANNUNZIO A FIUME NEL 1919.

Buffalo Bill e il funambolo triestino Arturo Stroschneider a Perugia. Altri avvenimenti eccezionali

Qualche anno prima della grande novità del cinema muto, nel 1906 i perugini seppero dell’arrivo alla stazione di Fontivegge di ben quattro treni che trasportavano 500 cavalli, numerosi bisonti, i long horns (lunghe corna) vaccine del Texas oltre a 800 inservienti, cow boys, indiani, arabi e giapponesi. Era il grande circo di Buffalo Bill, ospitato con il suo grande carrozzone a Piazza d’Armi: “stette solo un paio giorni ma l’eco del suo nome si sparse per le campagne, risalì i monti, raggiunse anche plaghe più lontane”. Solo la lunga carovana che dalla stazione risaliva a Piazza ….

Una panoramica fotografia di piazza d’Armi durante l’esibizione west side story del circo di Buffalo Bill.

….D’Armi fu di per sé già uno spettacolo, al quale Lamberto ed i suoi fratelli assistettero estasiati e un po’’ intimoriti da tutti quegli animali dalle lunghe corna. Lo spettacolo alla Piazza era rappresentato dalla maestria dei vaquero di lanciare il lazzo per la cattura di cavalli e bisonti, poi l’attacco alla diligenza degli indiani, e il massacro del generale Custer a Little Big Horn da parte di …..

Il funambolo triestino Arturo Stroschneider durante la sua acrobatica esibizione aerea sulla piazza Grande a Perugia nel 1910.

…..toro seduto e dei suoi Sioux. Ed infine l’esibizione di Buffalo Bill con la sua carabina nel tiro al volo, con una precisione che sbalordì gli spettatori cacciatori, presenti nelle gradinate installate per il pubblico pagante lungo il lato più lungo di Piazza d’Armi. Quel primo d’aprile del 1906 Lamberto e tutti i perugini se lo ricordarono per molto tempo.
Un altro momento di forte attrazione per impegnare il tempo libero dei cittadini perugini e lasciarli letteralmente a bocca aperta e con il naso all’insù fu nel 1910 l’esibizione rischiosa e pericolosa del funambolo Arturo Stroschneider. Su un cavo d’acciaio teso fra il tetto del Duomo ed i merli di palazzo del Palazzo dei Priori in piazza Grande, il temerario triestino si esibì numerose volte con una bicicletta, senza gomme e con equilibrismi decisi lungo il non breve tragitto : non meno di 150 metri. Si dice che spesso lo Stroschneider si offrisse di trasportare sulle sue spalle in quel tragitto “ciclopico”uno spettatore che coraggiosamente si fosse offerto. Si trattava, secondo la leggenda, di uno studente di medicina, Mario Morosi precettore dei fratelli marchesi Bourbon del Monte di Sorbello.
Ma è certo che il Morosi fu il primo e l’ultimo che si offerse in una simile impresa; anche perché il funambolista triestino si accorse dopo l’immane fatica perugina di aver osato troppo. Quella tiepida sera di maggio Lamberto fu uno dei tanti perugini con la bocca spalancata e il naso rivolto all’insù trepidando per il buon esito dell’esibizione. E i dieci centesimi che infilarono ciascuno dei suoi fratelli nella sacchetta del milite della Croce Verde per il compenso al coraggioso funambolo e l’offerta all’ente benemerito furono ben spesi.
Un altro avvenimento del 1913 che impressionò molto il giovane Lamberto fu il concerto al teatro Morlacchi di un giovanissimo direttore d’orchestra di appena 6 anni. Si chiamava Willy Ferrero e sbalordì i presenti in un teatro gremito fino all’inverosimile con un programma di musica sinfonica e melodrammatica. In particolare gli applausi furono trascinati da un’esecuzione della sinfonia dal Gulielmo Tell di Gioacchino Rossini. Ferruccio portò tutta la famiglia al Morlacchi, tanto più che Vera frequentava il conservatorio nel triennio di violino e Maria, che aveva una bella voce, prendeva lezioni di canto .

Figlio di due giocolieri circensi, Vittorio Ferrero e Nerina Moretti, Willy nacque nel 1906 nel Maine e già da piccolo dimostrò la sua capacità nel dirigere un’orchestra. Ebbe modo di farsi conoscere al Trocadéro a quattro anni e il 4 novembre 1912 al Teatro Costanzi di Roma.
Infine un evento contornato da sensazioni misteriose, essendo di origine stellare destò la curiosità ed anche apprensione a Perugia. Era l’anno 1910, nella notte fra il 19 e il 20 maggio anche Lamberto, come tanti perugini poté vedere la cometa di halley, un corpo celeste relativamente piccolo, simile a un asteroide ma composto prevalentemente di ghiaccio che nella sua orbita lascia delle code di polveri e di ioni. Per l’occasione comitive di giovani, accompagnate da chitarre e mandolini erano già in punti di osservazione, al Frontone e nelle alture fuori di Porta Sant’Angelo. Altri per il corso ed ai giardinetti, nello sfondo dei campanili più volte richiamati .

Foto del passaggio della cometa di Halley nel 1910.

Qualche anno dopo, nell’aprile del 1914 , un altro fenomeno trovò i perugini, ed il nostro Lamberto, altrettanto impegnati in una lunga osservazione di gesta aeree .Questa volta si trattava di un dirigibile che giunto sopra il Subasio , volò su Perugia e poi si avviò verso Todi. Il tempo era sereno e i perugini ancora una volta erano appostati tutti sui tetti a godersi lo spettacolo. L’aeromobile veniva da Verona, a bordo quattro ufficiali dei Bersaglieri. Una delle poche volte che potevano esimersi dal passo di corsa cadenzato dalla fanfara !

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi
L'immagine può contenere: una o più persone, cielo e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: notte
Mi piaceVedi altre reazioni

Commenta

Sintesi di La Saga del Burchia

LA SAGA DEL “BURCHIA”:

Bartolomeo Fruttini: da anarchico a imprenditore.

L’evoluzione , nei secoli di una stirpe, di una  famiglia di tradizioni “raspanti “ perugine che ha vissuto intensamente tutte le fasi storiche della società italiana , dall’800 ad oggi,  nell’evoluzione  dei movimenti politici : anarchico, socialista, fascista, liberale, democristiano, berlusconiano.

INDICE COMMENTATO DEI CAPITOLI

Sintesi di Quasi come Forrest Gump

QUASI COME FORREST GUMP

Introduzione

Potrebbe essere il titolo o l’imprinting letterario, di un “amarcord” au­tobiografico che ognuno di noi potrebbe pensare e scrivere, se ne avesse voglia. Io ne ho voglia e lo propongo ai miei lettori. E condivido la soffice filosofia della “brezza”, come metafora di un viaggio esistenziale di Ze­meckis2, autore del film “Forrest Gump”: “Non so se ognuno abbia il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro a caso come da una brezza… può darsi le due cose”.

La condivisione del “soffice” destino, segnato dalla capricciosa leggerez­za di una piuma, in “caduta libera”, mi porta a parafrasare, nelle scan­sioni del film, gli episodi della vita di Forrest Gump con quelli del mio racconto storico “amarcord”. Ne deriva un sommario, per capitoli nella cronologia commentata degli avvenimenti, “rivisitati” e interpretati con la lente d’ingrandimento autobiografica della storia, di Perugia in parti­colare, dal 1943 in poi.

L’espressione, “brezza esistenziale”, merita una chiosa poetica ispirata da una poesia di Stephane Mallarmé.

BREZZA MARINA

Come è triste la carne…. E ho letto tutti i libri!

Fuggire! laggiù fuggire! Ho udito il canto di uccelli

Ebbri tra l’ignota schiuma e i cieli! Nulla,

Neppure gli antichi giardini riflessi negli occhi,

Potrà trattenere il mio cuore che s’immerge nel mare.

O notti! Neppure il deserto chiarore della mia lampada

Sul foglio ancora intatto, difeso dal suo candore

E neppure la giovane donna che nutre il suo bambino.

Partirò! Vascello che dondoli l’alberatura

l’àncora sciogli per una natura straniera!

Una Noia, crede ancora, tradita da speranze crudeli,

Nell’ultimo addio dei fazzoletti!

Gli alberi che attirano la tempesta

Il vento farà inclinare sopra i naufragi

Perduti, senz’alberi, lontani da fertile isole.

Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!

La consapevolezza dell’età, smarrita nei ricordi e nelle illusioni di un evergreen senza fine, mi porta a filosofeggiare sul paradosso di Zenone della corsa fra Achille e la tartaruga che parte con alcuni metri di vantag­gio, secondo il racconto di Aristotele: “Un mobile più lento, la tartaruga, non può essere raggiunto da uno più rapido, Achille; giacché quello che segue deve arrivare al punto che occupava quello che è seguito e dove questo non è più (quando il secondo arriva); in tal modo il primo conserva sempre un vantaggio sul secondo”.

Ebbene, se tentiamo una parafrasi del paradosso di Zenone, sulla “vita dell’uomo” e la sua “speranza di vita”4, possiamo coltivare l’illusione che la “vita dell’uomo”, che corre veloce come Achille (“tempus fugit”, il mo­nito impresso sulle antiche pendole), non raggiungerà mai la seppur lenta tartaruga, alias la “speranza di vita”, intesa come “spes ultima dea”, per estinguerla. “Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!” conclude il poeta nella metafora della speranza che, al di là di ogni difficoltà contin­gente, egli continua a coltivare.

Infatti il tifo dell’uomo per la tartaruga è pari solo alla sua caparbia fede verso la propria sopravvivenza. Il fenomeno, nei suoi riferimenti matematici al calcolo infinitesimale, si rappresenta con il diagramma che segue, ovvero la sintesi laica di un ciclo di vita perpetuo:

 

Sommario delle analogie dell’autore con Forrest Gump