Economia

Intorno alle superfetazioni di MKT territoriale

Il giorno 25/ott/2011, alle ore 10:07, Rino Fruttini ha scritto:

Caro Sindaco Boccali,
vedendo il centro storico sovrastato da tende, baracche, stand, “giganti-gadget” e quant’altro funzionale all’attrazione consumistica di uno scandaloso  merchandising, data la sua contraddizione  da sagra paesana , sebbene “di massa” ; osservando la destinazione d’uso del suolo pubblico occupato da tali strutture e strumenti , un giorno si (e un altro pure) dell’intero anno  solare; impattando la quotidiana, normale attività di residente del centro storico verso le sovrastrutture organizzative e strumenti gestionali del fenomeno da circo barnum  in cui si configura l’emergenza da eventi, come quello di Eurochocolate nelle settimane correnti, nell’arco di ben due mesi di tempo; ebbene, tutto ciò premesso, mi viene in mente il concetto di “superfetazione” di marketing territoriale.

Spiego subito l’arcano, egregio sig. Sindaco.

La superfetazione, nel gergo ingegneristico, come Ella ben sa , significa : “ciascuna parte costruita successivamente al completamento di un edificio che modifichi l’assetto originario della struttura e ne deturpi l’estetica “. Aggiungo io , per quanto attiene al marketing territoriale : “ogni elemento strutturale, permanente e/o temporaneo, di superfetazione  architettonica, destinata ad attività commerciale temporanea,legata ad eventi di natura consumistico-commerciale,  che ” cannibalizzi” le attività economico-commerciali proprie delle  strutture preesistenti alla superfetazione stessa”.

Ebbene, ciò detto, resta evidente a tutti che Eurochocolate, con la sua “saga” (e non sagra) del cioccolato di “Casa Guarducci”  sia un fenomeno di “superfetazione di marketing territoriale” verso i consolidati esercizi commerciali del centro storico perugino. E ciò per i seguenti motivi, senza scomodare un’analisi SWOT  ((Acronimo da:  Analisi:  forza (Strengths), debolezza (Weaknesses). Strategia: le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats)) che comunque prima o poi dovrò elaborare , motivato  dalla mie competenze in tale area di marketing territoriale, altrimenti destinata sempre di più al degrado consumistico in un contesto monumentale improprio .

Per ora mi limito a elencare i punti essenziali , in una corretta analisi critica con i seguenti:

PUNTI DI FORZA E  DEBOLEZZA DI EUROCHOLATE.

1) Eurochocolate ha trasformato il centro storico perugino, nato e sviluppato per residenze a dimora fissa e/o temporanea (private e alberghiere) , per  attività artigianali e commerciali , per attività di servizi pubblici e privati ,  in un centro-fiera espositivo, violandone la originaria destinazione d’uso e vocazione socio-culturale.

2) Ha stressato l’ecosistema del centro storico: impatti traumatici nella fase organizzativa di mezzi pesanti e inquinanti (soprattutto a livello acustico) e di mole smisurata rispetto al contesto urbano medievale (si vedano le foto in allegato di Piazza Matteotti  scattata  due giorni prima l’inizio di Eurochocolate e il giorno dopo) ; impatti di flussi di folla senza adeguati servizi igienici; impatti di sovrastrutture espositive; impatti di raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani.

3) E’ divenuto  un business del consumo di cioccolato, prodotto non da artigiani perugini ma da aziende extra regionali i cui prodotti vengono acquistati dalla ditta Apice srl , della famiglia Guarducci ,e rivenduti dagli stand a prezzi astronomici, con lauti guadagni per la famiglia Guarducci. Un esempio: una bustina di cioccolatini tipici  (in gergo definiti dragee)  da 150 gr. ,al prezzo di €. 6,70, ovvero €. 46,0 al Kg. di qualità scadente. Gli stessi dragee, di ottima qualità venduti dalla ditta Galli , rinomato negozio di Piazza Matteotti : gr. 150 al prezzo di €. 3,80 che al Kg.  si prezzano in €. 25,3. Ci voleva la bancarella di Eurochocolate per proporci prodotti più cari di quelli dei nostri negozi di dolciumi di ben il 181% ovvero quasi il doppio.

4) Cannibalizza reddito alle attività commerciali tradizionali  del centro storico  (salvo la squalificata ristorazione del “mordi e fuggi”), promozionando le occasioni di acquisto del flusso di turisti , attratti da Eurochocolate, verso il business degli oltre 85 espositori mono prodotto, dei quali solo tre sono locali.
, dei quali solo tre .

5) Provoca emissioni acustiche in deroga , non autorizzata , alla legge regionale n.447 del 26 ottobre 1995.

6) Sottrae per due mesi  spazi normalmente fruibili dai cittadini : giardini pubblici Carducci e di Piazza Italia; e limita la pedonalizzazione dell’intera area del centro storico.

7) Penalizza tutte le vie e vicoletti adiacenti e confinanti con l’area delimitata da Via Baglioni-Piazza Matteotti-Piazza Danti-Corso Vannucci , nelle quali, a fronte del gran movimento
.  che anima le predette, risalta ancor più il degrado di una desertificazione ormai cronica da oltre venti anni.

8) Penalizza tutti coloro che, per lavoro o per domiciliazione, con regolare permesso di accesso, devono accedere al centro storico, senza trovare un posto disponibile in ZTL per il parcheggio della propria auto.

9) Stressa tutto il normale sistema organizzativo e logistico di una città , con le punte di flusso di arrivi del sabato e della domenica. Pure il minimetrò, nella giornata di domenica scorsa, si è bloccato dimostrando di essere uno strumento inutile per pochi  e inutilizzabile  per punte critiche di utilizzatori.

9) Sotto un profilo di microeconomia (costi/ricavi) beneficia solo due soggetti del business: la famiglia Guarducci, per il fatturato al consumo; gli espositori extra regionali per le vendite del prodotto, trasferite dal loro magazzino a quello della famiglia Guarducci. I soli benefici all’economia cittadina riguardano la ristorazione, soprattutto, come già detto, quella del “Fast Food”.

10) Sotto un profilo di macroeconomia, occorre valutare bene il rapporto costi  /benefici, due grandezze aggregate , di non facile stima , che possiamo individuare come segue:

10A) Costi:

  • Tutta l’attività supplementare svolta per garantire i servizi pubblici ( Forze dell’ordine, Vigili Urbani compresi,Gesenu; servizi logistici del Comune).
  • Fra i costi sociali possiamo elencare : disagi ai residenti ed agli operatori economici non beneficiati direttamente da Eurochocolate; impatto sull’ecosistema, come già detto.

10B) Benefici:

  • royalty che la famiglia Guarducci paga al Comune (da quantificare almeno in un documento di bilancio di pubblico dominio mai presentato dall’Amministrazione comunale) ;
  •  indotto d’immagine di Perugia, città d’arte e di cioccolato verso gli stakeholders, gli opinion leaders, gli opinion makers e chi più ne più ne metta nell’identificazione di persone o enti che , colpiti positivamente  da questo incredibile evento che è Eurochocolate, determinino un flusso  turistico in incoming verso la nostra ricettività (alberghi, bed & breakfast, agriturismi) e ristorazione legata sia al turismo tradizionale sia agli insediamenti di studenti, italiani e stranieri.Resta comunque un fatto: le presenze e le permanenze alberghiere nel periodo di Eurochocolate non si incrementano rispetto alla media annua.
  • Occupazione interinale di ca. 50 giovani che sono impegnati nel periodo di “pre and after”  evento, circa 2 mesi,  per la logistica e di 500 standisti per i 10 giorni della vendita.
  • Stimoli alla creazione di nuove piccole e/o microimprese locali in cui le competenze ed il know how  di ex dipendenti della Perugina si possano sviluppare in new entry di successo. Ma, dopo 18 anni di Eurochocolate soltanto due sono le imprese dolciarie perugine che si sono affacciate al mercato. Vannucci S.r.l. e Augusta Perusia S.n.c. Quest’ultima non ha neppure partecipato alla manifestazione. A tale proposito si veda l’intervista del titolare Giordano Mangano pubblicata su Perugia Free Press del 15 ottobre u.s.

Resta ora da valutare , anche  sulla base di eventuali e doverosi  documenti contabili ufficiali  (business plan dell’iniziativa) ed economici (piano di marketing  territoriale e studio di fattibilità nelle sue componenti funzionali) se  come si dice in sintesi: “il gioco vale la candela” per l’economia cittadina.

E qui cade l’asino. Perché non sfugge al buon senso di chiunque che Eurochocolate è si , un evento di massa, ma soprattutto un affare per pochi eletti; mentre per la maggioranza dei cittadini residenti  e non nel centro storico è un grave inconveniente e comporta una riduzione delle libertà personali, per le quali si potrebbe chiedere anche un risarcimento, al Comune ed agli organizzatori della manifestazione. E per i commercianti del centro non è sicuramente una promozione allo sviluppo delle loro attività. E se qualcuno vuol farci intendere che si può fare un Eurochocolate con la solidarietà de:  “Il consumatore etico e solidale: prospettive e sviluppo di un nuovo stile di vita tra realtà e utopia” come emerge dal convegno del 21 ottobre u.s. a Palazzo Donini, sede della Giunta regionale ,  beh,  allora io dico che non ci sto alle ipocrisie di convegni e prolusioni che mascherano business milionari verso il monopolio dell’ incoming del turismo perugino che attiene alla famiglia Guarducci.

  1. RINO FRUTTINI

Esperto economico finanziario Ministero dell’Economia

Consulente del Ministero Attività Produttive

Imprenditore Terziario Avanzato

 

 

DOCUMENTO PROGETTUALE “ENCLAVE ARTIGIANATO CASA & BOTTEGA IN UN RIONE DEL CENTRO STORICO DI PERUGIA” (PRIMA BOZZA)

DOCUMENTO PROGETTUALE “ENCLAVE ARTIGIANATO CASA & BOTTEGA IN UN RIONE DEL CENTRO STORICO DI PERUGIA” (PRIMA BOZZA)

PREMESSA
Il presente documento è strutturato evidenziando due obiettivi, entrambi innovativi. Il primo di metodo, nel senso che questo documento propone contenuti di implementazione funzionali in immobili del C. S. perugino, pubblici e privati, bisognosi di restauro conservativo e/o ristrutturazione in immobili. Si pone dunque come prioritaria la “business idea” di insediamenti imprenditoriali produttivi che precede l’intervento architettonico/ingegneristico ad essa funzionale . Il secondo è un obiettivo innovativo, tecnologico di “smart city” , conseguibile con finanziamenti del MIUR o del MISE per questa tipologia di progetti e imperniato sulle capacità dei soggetti coinvolti di svolgere con competenza i rispettivi ruoli. I soggetti sono: enti territoriali (Comune), associazioni di categoria ( CNA, Confartigianato, Confedilizia, Confapi), mentori per incubatori di nuove imprese artigianali (alcune imprese manifatturiere) e giovani potenziali artigiani in start up per insediamenti stabili di nuovo lavoro della manualità creativa. Lo scenario nel quale si andrà a svolgere in tempi medio-lunghi il processo di rilancio quali-quantitativo è quello del C.S. di Perugia, partendo da un rione pilota: Porta Sant’Angelo. L’obiettivo finale sarà conseguibile attraverso un complesso itinerario metodologico, indispensabile sia per verificare gli step intermedi del processo gestionale rispetto al business plan (outlook), sia per contabilizzare le spese previste nel piano di finanziamento. Per tutto ciò detto, il presente documento è corredato di complessi schemi di pianificazione.

Tutti i ragionamenti che seguono , è bene che il lettore di questo documento lo sappia in anticipo, sono volti a sviluppare un concetto, una necessità impellente : riposizionare, in chiave moderna il C.S. di Perugia, da area espositivo-fieristica, attrattiva per la domanda in arrivi e presenze, e renderlo un centro di aggregazione di offerta di artigianato locale ripristinato, in chiave vocazionale nelle botteghe e nelle residenze domestiche dei borghi del primo ‘900 ed in sinergia con le attività commerciali prestigiose dell’acropoli.

1)OBIETTIVO PRIMARIO DEL PROGETTO
Vogliamo progettare nel rione di Porta Sant’Angelo un “enclave” di insediamenti residenziali e artigianali di qualità denominata : “Casa & Bottega” ? (Vedi allegato in 6, itinerario di Porta Sant’Angelo)
L’idea nasce dalla considerazione di un C.S. perugino che dal primo dopoguerra (primi ‘900) si è visto gradualmente svilire, nelle sue identità e prerogative originali. La sua innata e atavica fisionomia la disegna con perizia Luigi Catanelli nel suo prezioso libro “ Usi e Costumi nel Territorio Perugino agli inizi del ‘900”. Ne emerge un profilo dei nostri avi, ai primi del ‘900 che vissero all’interno della cinta muraria medievale dei cinque rioni (Porta Sole, Porta Eburnea, Porta Santa Susanna, Porta Sant’Angelo , Porta San Pietro) con un assetto urbanistico nato e vissuto in funzione dell’organizzazione di vita associativa che si erano dati: “casa e bottega”. E questo ne è il remake, nel titolo del mio progetto che vado a sintetizzare. Un passo del libro di Catanelli ci dice due cose. La prima : la popolazione della città ai primi del ‘900, compresa nei cinque rioni, era di 20.000 unità: Il rione di Porta San’Angelo, il più popoloso: era di 5.400 abitanti. La seconda: la città, con le porte daziarie era simile ad un’enclave in cui la maggior parte delle risorse per il fabbisogno alla sopravvivenza del popolo venivano dalla campagna di prossimità e dalle attività economiche artigianali cittadine. Le derrate alimentari quali cereali, olî e grani, cacao, caffè, zucchero sottoposte al dazio entravano nell’enclave e si vendevano nella piazza del Sopramuro (Piazza Matteotti), così pure le carni, frutta e verdura ed il pesce del Lago Trasimeno. Tutti i “prodotti finiti” dell’ agroalimentare erano frutto dell’attività artigianale svolta all’interno delle mura: fornai , norcini, pasticceri :dolci rituali, apicoltori … Anche l’abbigliamento derivava da forme autarchiche di produzione: la seta dai bachi e loro sapiente bachicoltura, collegata alle copiose foglie raccolte dai floridi gelsi della campagna ; la lana con i suoi filati, dalla tosatura delle pecore del contado. Anche la trasformazione del cotone era all’ordine del giorno. Racconta Catanelli: “Affinché le maestranze non rimanessero durante la stagione in¬vernale inoperose e disoccupate, organizzò nei locali della Mercan¬zia in Corso Garibaldi la fabbricazione, con circa 25 telai manuali a spola volante e sotto la guida di Ida Volpi, delle stoffe di cotone, la cosidetta cotonina”. Anche la produzione di cuoio per le calzature e del pellame per accessori e vestiario: le conce delle pelli degli animali “extra moenia” erano attività locali ,sparse per tutte le cinque contrade cittadine: “ Intensa è la lavorazione delle pelli da concia. Lavoro ingrato per la condizione disagiante in cui viene eseguito. L’acqua, il fred¬do e la porcheria circondano i lavoranti delle pelli verdi. In Via XIV Settembre nella casa in fondo a Via della Conce c’è un’antica conceria gestita da Ugo Boveri. Alla fine della Piaggia Colombata un’altra è condotta dai fratel¬li Luigi e Federico Cominazzini. A San Galigano, Luigi Mattioli ol¬tre ad essere proprietario dei bagni, lo è anche della locale conce¬ria’. Infine lungo la Via Alessandro Pascoli, in un casamento che sarà demolito, a ridosso dell’orto del Carluccino, c’è quella di Gio¬vanni Fagioli”. Dunque, il Catanelli registra almeno una conceria per il fabbisogno di ogni rione.
Da questo scenario incastonato in quel periodo di storia perugina, brevemente tracciato , torniamo ai giorni nostri. Il problema più critico della società post industriale è il “mallevare “, in modo organico e finalizzato, nuovi posti di lavoro che diano un’occupazione attiva e continuativa nel tempo. Tutti i settori di impiego tradizionale, sia nell’industria che nei servizi, finanche nell’agricoltura, con l’evoluzione dell’informatica, della telematica e della robotica si sono riconvertiti tecnologicamente alla competizione globale con l’incremento della produttività. Il che significa sviluppare produzione e ricchezza, con la riduzione della mano d’opera per unità di tempo e di produzione. Né vale l’assunto, che alcuni economisti, soloni nella materia, hanno voluto divulgare, secondo il quale il cyber progresso andrà a vantaggio dello studio e sviluppo di sempre più sofisticati software e hardware, al servizio delle produzioni tradizionali e loro derivati. E ciò avrebbe portato più competenze e più occupazione. Il che non sembra che abbia un riscontro in stato di fatto, attuale e potenziale. Vale allora la pena riprendere uno schema di solide basi della conoscenza delle antiche produzioni tradizionali locali e sperimentare, in un ambiente rimasto intatto nelle sue strutture murarie e suoi anfratti culturali , un’organizzazione di giovanile esuberanza ed entusiasmo per le nuove start up della nuova manualità e creatività artigianale e conseguenti incubatori di new entry.

Non a caso ho introdotto la fase propositiva dell’idea, con neologismi di marketing. Poiché essa, se parte da una ricognizione quasi dietrologica del “come eravamo”, ad essa va fatto seguire un iter progettuale che tenga conto delle tecniche consolidate dello start up, per la pianificazione di risorse organizzative della nuova impresa artigiana, con le implicazioni residenziali dei suoi titolari e con le indispensabili acquisizioni di know how attraverso i corsi di formazione e le esperimentazioni proprie dell’incubatore di nuove iniziative imprenditoriali (new entry).
Il progetto, con il suo indispensabile “Studio di fattibilità” verte sull’implementazione graduale di residenze abitative e artigiane, in un’area particolarmente vocata all’artigianato come gli innumerevoli “loci” del rione di Porta Sant’Angelo . Lì ritroviamo nel tempo, insieme ai ricordi di Luigi Catanelli, figlio di questo borgo, una serie di mestieri da far rivivere come: artigiani della falegnameria, della rilegatura di libri, fornaciai, vetrai, arredamenti del legno a personalizzare ambienti e funzioni abitative, incisore, doratore,ombrellaio, decoratore, cuoiami, i corami (di Orlando Civi) . Ed inoltre calzolai sarti, stampatori ,ciabattini, calderai (‘artigianato artistico del rame), mobilieri e tappezzieri, etc..
E’ solo un elenco parziale dal quale fare emergere alcune combinazioni attitudinali, di cultura e manualità, fra potenziali giovani artigiani e uno sbocco economico di attività imprenditoriale, opportunamente mallevata nei primi due anni di start up da finanziamenti di MIUR o MISE (Sviluppo Italia) o Sviluppumbria: dipende da chi verrà esaminato il progetto e dalla sua esaustività di convincimento della bontà dell’idea business.
A tale elenco va aggiunto quello delle planimetrie dei locali, tuttora sfitti o inutilizzati, parzialmente o totalmente, se non abbandonati come potrebbe essere, secondo una valutazione esterna, parte dell’ex distretto militare, della ex Saffa, dell’area ex Officine Piccini in via del Fagiano, di alcuni conventi, dell’ex collegio Penna Ricci e di altre numerose civili abitazioni e negozi tuttora sfitti. Ad una prima valutazione sembrerebbero “loci” adatti ad incubatori delle start up di artigianato che emergessero quali soluzioni vincenti dello studio di fattibilità. Naturalmente un elenco e planimetrie certe per la destinazione d’uso individuata si potrà avere solo dopo l’avallo alla fattibilità progettuale dall’ente finanziatore del progetto .
La strategia complessiva e l’obiettivo da conseguire si possono sintetizzare in un numero ed in un concetto. Il numero è quello di far emergere nell’arco di un quinquennio dall’inizio delle prime attività almeno 200 nuovi insediamenti fra residenze abitative e artigianali e attività indotte dall’agricoltura di prossimità. La strategia si richiama a quella istitutiva e organizzativa dei Kibbutz o se volete meglio a quella degli enclavi. Il termine e il concetto vanno letti e interpretati secondo l’ottica che serva a identificare un’area che abbia le potenzialità a contraddistinguersi per alcune eccellenze nel campo dell’artigianato. L’identificazione, forte e precisa sotto l’aspetto ambientale, socio demografico, paesaggistico e monumentale-storico che promana dal rione di Porta Sant’Angelo sarà un eccezionale biglietto da vista per un completo processo di marketing dei prodotti artigianali ad esso sotteso, fruendo dello strumento dell’e-commerce per gli acquisti via internet e quello dell’incoming turistico, legato agli eventi, alle occasioni sociali e delle festività che tradizionalmente rende effervescente tutta la città. Saranno dunque sinergie permanenti e /o ricorrenti a legare il borgo con il resto della città e viceversa.
Ma il borgo dovrà implementarsi di botteghe artigiane e residenze ad esse relative e trovare sbocchi alla propria vocazione di produzioni a ciclo completo, tali da giustificare un marchio indelebile di “artigianità perugina indiscussa”. Ad esempio. Se vogliamo sposare la causa dell’integrazione agricoltura/allevamento di prossimità, una piccola conceria, seppure con gli accorgimenti di un moderno processo antinquinamento, collegato con la vicina sede della Gesenu per lo smaltimento delle acque reflue, potrà nascere alla base del fosso del Bulagaio, e da lì la materia prima per gli artigiani della lavorazione del cuoio, e del pellame per borse e calzature potrà giungere rapidamente a destinazione , passando dalla porta del Cassero, evitando l’intasamento da traffico della via del Corso Garibaldi, simile alla suggestiva via del Fillungo di Lucca e pertanto preservata alle botteghe artigiane ed alla loro esigenza di esporre i propri prodotti, senza l’assillo del traffico automobilistico. L’enclave del Borgo sarà circoscritto al rione di Porta Sant’Angelo, contrassegnato dalla spada in campo rosso, che nei secoli ha ospitato molta plebe della città. E proprio per questo più vocato ad attività dell’artigianato di pregio. Nei tempi che furono il rione fu rifugio dei fuoriusciti, anche nobili. Infatti lungo la strada si incontra ancora qualche palazzotto con le finestre grandi, regolari, il portone, l’architrave o l’arco ricco di travertino. Fu l’occasione di fraternizzare con i plebei perugini “di prossimità”. Malgrado le defezioni, l’abbandono e la profanazione di chiese e conventi, nel luogo rimangono attivi i monasteri di San Benedet¬to, di Santa Caterina, di Santa Lucia, di Sant’Agnese e i frati a Monteripido. Non sarà difficile fra tanti edifici rimasti parzialmente inutilizzati trovare la sede anche per un artigianato della lavorazione della seta, integrato con la bachicoltura alimentata dai bachi, divoratori di foglie di gelso “a far bozzoli”; foglie che proverranno dai nuovi impianti a valorizzare le terre incolte fra Montelaguardia, Montebagnolo, Monte Nero fino alla Pieve del Tezio, e attraverso le vie interne di Cenerente-San Marco-Ponte Doddi giungeranno fino al Cassero di Sant’Angelo. E sappiamo quanto raffinata fosse tale lavorazione presso i laboratori dei bachicultori perugini Rodolfo Pucci, Vittorio Cesa¬rei, Antonio Mollaioli e Giulio Bellini. Nell’enclave così descritto già opera da tempo Giuditta Brozzetti con il Museo-Laboratorio di tessitura a mano in Via Berardi.
Ma l’enclave di Porta Sant’Angelo si dovrà qualificare non solo per l’offerta di prodotti artigianali di alta qualità del borgo, che si andrà a svolgere lungo le sue vie e vicoli ma anche per l’organizzazione della sua viabilità, per lo smaltimento dei residui solidi urbani, per la comune partecipazione agli eventi ed alle occasioni sociali della sua comunità. Ci sarà anche un organigramma gerarchico-funzionale con componenti elettivi per il governo del borgo, che andranno a scandire tutte quelle necessità impellenti a far consolidare e prosperare la sua economia diffusa. E soprattutto, stante la religiosità dei membri della corporazione fin dai tempi di Braccio Fortebracci da Montone, tant’è che ogni tipo di artigiano ha il suo Santo Protettore, l’enclave si identificherà, per il suo indispensabile imprinting spirituale e religioso, nella parrocchia di Sant’Agostino e dei suoi amministratori della Congregazione Agostiniana.

2)RICOGNIZIONE STORICO-CRITICA DEL C.S. CON I SUOI RIONI NEL ‘900 SECONDO LUIGI CATANELLI

I borghi ed i borgaroli nei limiti dei rispettivi cinque rioni ancora ai primi del ‘900 hanno caratteristiche di società e comportamenti quasi medievali . I borgaroli sono molto superstiziosi. Basta la combinazione di due suoni : che la civetta abbia gracidato tre volte sopra il tetto dello sventurato o il cane ha latrato all’ora di un fattaccio e il baccano aumenta e il racconto dell’avvenimento si propaga, e che e tutti sappiano e ne interpretino il collegamento.
Queste voci curiose per la loro fantasia finiscono per essere fil¬trate nei luoghi ove l’ubicazione delle strade e l’affollamento for¬mano i punti nevralgici della città. Infatti ai «crocevia», in Corso Cavour, Porta Pesa, in Piazza Grimana, da quando si fa giorno fino a tarda sera e nella stagione buona anche dopo mezzanotte è un continuo succedersi di gente di ogni età e sesso. I lattai, gli scopini, i contadini, gli ortolani, gli artigiani, gli operai, i vagabondi occupano i crocicchi per conoscere i fatti del giorno, gli interessi degli altri e magari per strizzare l’occhio a qualche donna. È un mercato continuo di chiacchiere, di maldicenze e di ozio.

Il rione di Porta Sant’Angelo, contrassegnato dalla spada in campo rosso, ospita nel borgo omonimo molta plebe della città. Nei vecchi tempi è stato rifugio dei fuoriusciti, anche nobili, della classe dei “becherini” . Infatti lungo la strada si incontra ancora qualche palazzotto con le finestre grandi, regolari, il portone, l’architrave o l’arco ricco di travertino.
Malgrado le defezioni, l’abbandono e la profanazione di chiese e conventi, nel luogo rimangono attivi i monasteri di San Benedet¬to, di Santa Caterina, di Santa Lucia, di Sant’Agnese e i frati a Monteripido. Un’oasi di religiosi incuneata nel borgo più irrequieto della cit¬tà. Il borgo incomincia a salire da Piazza Grimana, ingentilita da un lato dal superbo palazzo degli Antinori e mortificata dall’altra parte dal miserabile Bulagaio. “Tolte dunque poche case gentilizie, il borgo su fino alla Torre è un ammasso di muri storti, irregolari, rabberciati alla meglio. Le finestre e le porte sgangherate, vecchie, cadenti, malamente svolgono la funzione a cui sono destinate. A destra e a manca i vicoli girano, continuano in lunghi meandri popolati dai gatti e da qualche cane stecchito. Ogni angolo è ingombro di porcherie, poz¬zanghere e di ogni luridume umano.Non c’è un colore vivace, allegro. Tutto è freddo e consumato. Anche il verde del basilico ed il rosso dei gerani, piantati nei reci pienti di latta arrugginita, non riescono a colorire la cornice delle finestre. Il rigido ed il vento noioso striscia sui muri, sbatte sul viso sfi¬gurato da una cattiva smorfia. Nel rione vivono pigiate più di cinquemila persone. Il giovane parroco di Sant’Agostino, Don Nazzareno Sisti, coadiuvato dal Provinciale, padre Nicola Mercuri, ha un bel da fare con i parroc¬chiani che non credono il belzebù nè i santi, mentre tremano e fanno le corna davanti a un gatto nero che attraversa loro la stra¬da. Piazza Grimana è il ritrovo di tutti. Arrivano i contadini e i lattai dalle porte dell’Elce e del Bulagaio; transitano i soldati acca¬sermati nell’ex convento di Sant’Agostino, i carrettieri con i carri colmi di pietra e di calce viva di Monte Malbe”. Questa parte della descrizione del rione che fa il Catanelli è davvero negativa, frutto di un’osservazione di un borgo cittadino, il più popolare e malandato. Poi ripresosi e rivalutato negli anni delle amministrazioni socialcomuniste del dopoguerra. Riprende il Catanelli :
“All’angolo di Via Pinturicchio, Amalia Signorini conduce il caf¬fè del «Folignate». Subito dopo il forno con il pastificio in Via del Melo di Giuseppe Passerotti. Davanti al palazzo Antinori, poi Gallenga, e sotto la lapide de¬dicata a Francesco Morlacchi, la farmacia di Candido Vannoni.
Per tutta la giornata è continuo il va e vieni delle persone di ogni età nelle botteghe dei fratelli Decio e Aristide Bindocci. Nel loro negozio, sito nella piazza, all’inizio di Corso Garibaldi, si trova ogni cosa. I sigari, il sale, il tabacco da fiuto, i fiammiferi di legno, le cartoline, la carta da scrivere, l’inchiostro, la carta bol¬lata, i chiodi, le bullette, il lucido e i lacci per le scarpe, le terre colorate, il gesso, il petrolio, il carburo, l’alcool denaturato e sopra il bancone, tra la bilancia romana e la carta gialla, sonnecchia un bel gatto. I Bindocci noleggiano le torce a calo. Un perditempo per le noie e i rimbrotti ricevuti dai clienti sconosciuti ai quali chiedono la caparra. L’uso è antico. I familiari di un defunto, per onorare la sua memoria, assoldano le persone disposte a precedere il feretro con le torce accese prese a nolo. Il commerciante, alla riconsegna, controlla il peso e si fa pagare la cera consumata. Nell’angolo di fronte, con due ingressi, c’è il Caffè gestito da Nazzareno Taburchi detto il «Morino». Sopra l’ingresso, dalla par¬te di Via Fabretti, rimane in vista l’insegna con la scritta «Caffè del Moro». Accanto è disegnata la figura di un moro con i pendenti dorati alle orecchie. Nel retrobottega borbotta la caffettiera del ¬ caffè sopra il fornello a carbone. Sul banco i «maritozzoli» forniti da un artigiano pasticciere. La mattina, all’ora della colazione, il macellaio Annibale Domi¬nici, detto il «Peto», nella bottega sita sui primi tratti del borgo, vende il migliaccio nella teglia di coccio. La sera il garzone del sor Giovanni Milletti, sulla soglia del «bottegone», strilla «…ciccioli, ciccioliii…». Dalla mattina alla sera inoltrata il commesso Lorenzo Biscarini, chiamato «Misdea», è im¬pegnato a «fettare» salami e prosciutti, lavorati in quel locale. Poco distante c’è la trattoria di «Marchino» e di fronte quella di Daniele Cardinali detto il «Picchio». Ambedue frequentate da chi è amante del buon vino. Più avanti, al numero 36, prospiciente la piazza dove ha sede il Distretto Militare, Alessandrina Gatti, aiutata dal commesso Giusti¬niano Bindocci, oltre la mescita dei vini e liquori, gestisce la tabac¬cheria e vende articoli ad essa inerenti. Più tardi passerà al Bin¬docci e alla sua morte che avverrà nel 1911, continuerà la gestione sua moglie, la «sora Emilia», una Gambarotta di Ponte Valleceppi.
A metà borgo il vecchio patriota Marino Fagioli vende il pane, il vino e tutti i generi alimentari. Aiutato dall’uomo di fatica, Giu¬lio Bindocci3, detto «Lullo», distribuisce con pochi centesimi, come usano tutti i pizzicagnoli, una cartata di ritagli rancidi, di culac¬cietti di salami, di mollichelle di tonno. Tutti i rifiuti che in qual¬che modo riempono lo stomaco alla povera gente”.

Nella lapide di Corso Garibaldi, posta su una casa di fronte alla chiesa agostiniana è scritto “Qui visse fino al 13 maggio 1889 Giuseppe Minottini , orafo cesellatore per opere pregevoli insigne. La nepote Elena Vitaletti”. Anno 1899.

In Via Ariodante Fabretti, al numero 67, in una ex bottega di mascalcia dai primi del secolo e per oltre cinquantanni, Tito Ciar¬fuglia con la moglie Elisa, gestiscono un negozio di generi alimenta¬ri, la mescita del vino e una forte macellazione di maiali. Accon¬tentano una vasta clientela compresa dalle zone del Viale Zeffirino Faina, dell’Università e delle frazioni che confluiscono nella strada dell’Elce.
Il popolare rione comprende anche il rigido Verzaro, ricco una volta di belle donne e palazzi. Il migliore rimane quello degli Aure¬li, passato poi agli Alfani e infine agli Ansidei di Monte Marte. Lo segue tutto d’un corpo il Teatro Morlacchi4, che i perugini grassi vollero eretto per mortificare la superbia dei nobili proprie¬tari del Teatro Pavone’.
Il rione di Porta Sole, con lo stemma del sole raggiante in cam¬po bianco, comprende il crocicchio di Porta Pesa. I grandi cancelli del Dazio, che tagliano di traverso la piazza, sono al limite di pa¬recchie botteghe artigiane. Da lì incomincia il Corso Bersaglieri.
È una via popolata da numerose vecchie famiglie tra cui i Truf¬farelli, i Bastianelli, i Cimbelli, i Marrani, gli Staffa, i Pilini, i Fiandra, i Pennicchi. Numerose sono le botteghe artigiane. Ciabattini, sarti, falegna¬mi, caldarellai, fabbri e calzolai. Nella strada di transito e di sosta non mancano le stalle e gli stallieri. A metà via la bottega dei fratelli Baldella, detti «Baldellino». Menchino celibe e Gaetano con la moglie Lisa lavorano centinaia di maiali. La carne è trasformata in salsicce, salami, coppa e prosciutti nella soffitta di una ex chiesa, il cui accesso è in via del Cane. Più avanti, sulla parete adiacente alla canonica di Sant’Anto¬nio, rimane incastrato il maialetto di pietra, una volta al centro della piazzetta.
La sera, all’ora dell’Ave Maria, la porta sotto il cassero viene chiusa dalla guardia del Dazio. I viandanti sono costretti a ripiega¬re per la strada di sotto che conduce a Porta Pesa.
L’altro crocevia importante, che raccorda Corso Cavour con il centro, appartiene al rione di Porta San Pietro, distinto con lo stemma di un sasso in campo giallo.
In quello spazio animato, dominerà per molto tempo il bottego¬ne di Ernesto Burattini, chiamato «Panzanella». Fornito di ogni ge¬nere alimentare, con la mescita del vino è assiduamente frequenta¬to dai borghigiani e dalla servitù delle famiglie blasonate, numero¬se nella contrada.
Poco distante Tiberio Lemmi fabbrica e vende alcool, liquori e mistrà di vino garantito. Vecchia ditta che ricorda il padre Rufino, fabbricante il cremore tartaro.
Segue il borgo detto «Bello», la vecchia Via Papale, sede di mol¬te case religiose, tra cui dominavano i Domenicani e i Benedettini. Oggi ospitano le caserme dei soldati. Risiede il 59° Reggimento di Fanteria, accasermato a San Do¬menico nella caserma Biordo Michelotti e in quella Umberto I, ex monastero delle Colombe. Poi due batterie distaccate da Foligno della 2° Brigata di Campagna, accasermate nella caserma Regina Margherita, ex convento di Santa Maria Maddalena. Per tutta la giornata carriaggi, soldati e muli, vanno e vengono dalle caserme e dal magazzino di casermaggio, dove confezionano anche il pane. La sera, all’ora dell’uscita, le reclute sembrano fan¬tocci vestiti a nuovo. Indispettiti da tutto quello che viene loro imposto dalla vita mi¬litare, rimangono confusi in un mare di guai. Con la divisa tesa, le scarpe grosse verniciate alla punta e malamente sul dietro del tac¬co, le suole inchiodate, la giacca abbottonata fino al collo, stretto dalla fascetta colorata, diritti come i pali, gironzolano mesti e sper¬duti. Cercano le cartoline, i francobolli, affollano le botteghe, man¬giano e si rinfrancano. Sono gli anni più duri della giovinezza, i primi avvisi della vita che incomincia sul serio.Una imponente organizzazione amministrativa regionale so¬praintende questa moltitudine grigioverde, con a capo il Comando di Divisione con stanza in Via degli Offici, nell’ex monastero dei Padri Cistercensi. In piazza Cavallotti c’è il Comando della Brigata Calabria. A Sant’Agostino, nell’ex convento dei Padri Minori Os¬servanti, il magazzino di casermaggio; in piazza Baldassarre Ferri la Direzione del Commissario Militare e infine nell’ex convento di Santa Giuliana a Piazza d’Armi l’Ospedale Militare.La chiesa di Sant’Agostino di Perugia, situata lungo Corso Garibaldi, la via principale del quartiere di Porta Sant’Angelo, è stata decorata soprattutto dai pittori: il Perugino, Girolamo da Cremona, Fiorenzo di Lorenzo, Dono Doni e Domenico Alfani. In particolare, Domenico Alfani (Perugia 1480 – post 1553), nel 1545 circa, ha realizzato la pala con l’Adorazione dei Magi (oggi esposta nella Galleria Nazionale dell’Umbria) e la “Visitazione” di Maria a S. Elisabetta, dal 1814 esposta al Musée du Louvre (Parigi, Francia) dove, come al solito, è giunta come conquista militare nel periodo dell’invasione dell’Italia da parte di Napoleone Bonaparte.

Il rione di Porta Eburnea o di Bornia è contraddistinto da un elefante in campo verde.Tutto è uguale nei borghi. Anche qui i borghigiani vivono sotto il tetto di un cumulo di case e casupole a ridosso le une sulle altre. La zona rimane collegata al centro da un tessuto viario, forma¬to da vicoli stretti e tortuosi, i quali in gran parte rimangono na¬scosti nella penombra. Il sole non arriva mai ad illuminarli per intero. La vicinanza dei tetti non lascia spiragli di sorta. Le vie principali, in forte pendenza, quella del Paradiso e quel¬la di San Giacomo, fanno l’unione con il «Bucaccio» e quindi sono frequentate dalla gente che a piedi si avvia alla stazione ferrovia¬ria.
Tra le mura dei rione è compreso l’Ospizio degli Incurabili ed il carcere femminile, meno tetro del vicino carcere maschile, pro¬gettato per la segregazione cellulare nel 1870. A poca distanza in Via del Parione rimane la caserma centrale dei Carabinieri, con la residenza del Comandante. In Via del Circo, l’oste Domenico Vergoni’ detto «Sbobba» è conosciuto per le colazioni a base di legumi e la mescita dei vini dei colli perugini.

Anche il rione di Porta Santa Susanna, con lo stemma contras¬segnato da una catena in campo azzurro, è tra i più laboriosi per le botteghe artigiane nascoste nelle medioevali straduzze del rione. La Via degli Sciri per tutta la lunghezza taglia a metà il rione, per congiungersi, attraverso l’arco di San Luca, con via della Spo¬sa. Con il romantico nome confina la Via dei Piscinello, dove la fantasia popolare vuole che arrivasse a scorrere il sangue dei peru¬gini, quando in alto gli arrabbiati si scannavano a vicenda. Potrà sembrare un assurdo, però il sangue, quando le liti vio¬lente vertevano tra le varie fazioni, senz’altro macchiava le contra¬de cittadine. Oggi non si incontrano più gli incappucciati della Confraternita di Sant’Andrea della Giustizia, provenienti o di ritorno alla sede accanto all’oratorio di San Bernardino.
Al loro posto una folla giovanile percorre e si disperde per le vie e le viuzze che portano alle scuole elementari e alla Scuola Tec¬nica, alloggiata nell’ex convento dei Carmelitani Scalzi, all’Istituto Tecnico «Vittorio Emanuele II» nell’ex convento dei frati a San Francesco al Prato, al Liceo Ginnasio in Piazza San Paolo, alla Scuola Musicale in Via dell’Oratorio.
Conviene ricordare la Scuola Tecnica’ la quale eccelle per il programma didattico, reputato il migliore per l’istruzione dei gio¬vani del ceto medio. Sono tre anni, «duri» per l’insegnamento della lingua italiana e francese, della matematica, computisteria, storia, geografia, scienze, calligrafia, disegno e ginnastica. Gli ottimi risul¬tati raggiunti permettono alla scuola di raccogliere una forte per¬centuale di giovani d’ambo i sessi. Artigiani, liberi professionisti e delle pubbliche amministrazioni hanno raggiunto o raggiungono qualifiche da permettere l’onere di impegnative responsabilità.

3) ANALISI CRITICA DEL C.S. DAL 1960 . ALCUNI SPUNTI CRITICI RIPRESI DA UNA MIA LETTERA DEL 2007 AL SINDACO LOCCHI

Occorre una premessa: l’evoluzione del C.S. perugino, dal 1960 in poi, è stata schizofrenica, a causa di riconversioni urbanistiche che non hanno tenuto conto della sua naturale conformazione organizzativa di cittadinanza medievale e destinazione d’uso: residenze abitative stabili e servizi ad esse connessi, artigianato in particolare in un contesto storico critico nel rispetto dell’equilibrio di strutture medievali . Furono gli anni, i decenni in cui l’espansione economica e l’evoluzione dei consumi pretesero di trasformare il C.S. perugino da contesto medievale a centro commerciale e di traffico automobilistico (vedi foto di Corso Vannucci sommerso dal traffico automobilistico dell’epoca) .
Ha iniziato il rettore dell’Università Giuseppe Ermini, con gli insediamenti delle docenze e delle aule universitarie in vari palazzi nobiliari del C.S. (Manzoni, Donini,Verzaro,etc.).Gli appartamenti popolari del C.S., trasformati in precari posti letto, vennero richiesti tumultuosamente da migliaia di studenti Le abitazioni dei residenti, spesso proprietari , invece si spostarono in nuovi complessi limitrofi , in concomitanza allo sviluppo edilizio di nuovi insediamenti abitativi nei sobborghi, tali da agevolare la mobilità , che sottende l’industrializzazione del mezzo secolo scorso. Iniziò un processo di speculazione immobiliare, tuttora in corso.
Negli anni ’70 il nefasto programma di spopolamento dei soggetti residenti, unici strumenti di governo e controllo permanente del territorio, e pertanto deterrente di ogni forma di criminalità, è stato potenziato dal nuovo ente regionale, con l’appropriazione di altri palazzi di elevata immagine di prestigio (Palazzo Cesaroni, Donini) e di altri siti minori, sparsi per tutto il C.S.. Contemporaneamente anche gli altri enti territoriali (Comune, Provincia) e strumentali (Sviluppumbria, Ente del Turismo, Esattoria,… ..) e istituzioni, ( in particolare la Magistratura), espandevano la loro influenza insediativa su tutte le opportunità di affitto e/o acquisto di beni immobili. In tal modo i prezzi degli affitti si sono evoluti in progressione geometrica, precludendo ai nuovi potenziali insediamenti ,ogni scelta abitativa permanente .

Da tale inconsulto fenomeno di rivoluzione urbanistica è derivato uno spopolamento (lo potremmo definire anche “esodo” ) di residenti. Da oltre 40.000 degli anni ’70 si sono ridotti ai poco più di 8.000 di oggi, con un’età media di oltre 60 anni. In nessun’altra città d’arte italiana ed europea è accaduto tale fenomeno in tali dimensioni.
Se al cambiamento epocale delle destinazioni d’uso, di carattere strutturale, aggiungiamo le congiunture politico-sindacali-culturali e di marketing che in occasione dei cosiddetti “eventi” ,di operatività organizzativa tumultuosa e frenetica , trasformano il centro in una grande platea di spettatori o in una area espositiva di prodotti dolciari da banco, come in una fiera paesana, ma di incredibile attrattiva per sciami di consumatori spesso maleducati (perché non sanno vivere educatamente l’ampio tempo libero a loro disposizione) e inconsapevoli, soprattutto del rapporto prezzo qualità dei prodotti offerti dall’organizzazione di eventi , allora possiamo toccare con mano a quale livello sia giunto il tanto conclamato concetto di “fruizione popolare e democratica delle bellezze architettonico-paesistiche-culturali” del C.S.. Né d’altra parte si comprende come l’offerta dei mercatini festivi , in occasioni sociali e religiose, Pasqua, Natale, Tutti Santi, di generi alimentari e di abbigliamento , che si sovrappongono all’offerta dei commercianti “indigeni” possano soddisfare le attrattive attese da questi ultimi dal flusso di domanda e non invece provocare sofferenze inconsulte per la “cannibalizzazione” dell’offerta di medesime merceologie delle bancarelle allestite.

Siamo dunque giunti ai giorni nostri. Ed è bene che si venga a rappresentare tutta la schizofrenia che va a cadenzare le giornate del centro, pur in un contesto di ZTL (zona a traffico limitato) che copre soltanto la mattina, fino alle ore 13 e solo nei giorni dal lunedì al venerdì. E anche questa è una prerogativa tutta perugina. Nelle altre città, di analoghe dimensioni, la ZTL è estesa a tutta la giornata. Ma a Perugia occorre soddisfare le esigenze degli automobilisti della notte, e permettere loro di scorrazzare a piacimento.
La mattina è tranquilla, almeno sotto il profilo del traffico per il trasporto delle persone. Diviene caotica, almeno fino alle ore 11, per il trasporto delle merci. Ancora l’amministrazione comunale non è riuscita ad impostare un’organizzazione di distribuzione fisica in piattaforme-deposito pluri-merceologiche, in grado di soddisfare la domanda giornaliera di consegne agli operatori commerciali del C.S. . Si dà invece permesso di transito e sosta a qualsiasi mezzo di consegna ,dal camion “articolato” ai furgoni di tutte le dimensioni. Dalle ore 13 per tutta la giornata, essendo il traffico aperto a tutti i veicoli, la situazione diventa ancor più caotica. ( Nella foto a sinistra riporto una foto dei giorni scorsi- aprile 2018- di un autofurgone rimasto letteralmente incastrato in fondo a Via Alessi all’inizio di via delle Conce. Mentre occorre rilevare un altro fenomeno di logistica, questa volta positivo: la consegna di pacchi mediante una bici facilitata fotografata in Via Maestà delle Volte. Questi due fenomeni li riporto in data diversa da quella della redazione di questo capitolo, che è del 2007, come evidenziato nel titolo)
Ma non solo problemi di traffico, che appaiono i più eclatanti, data la dimensione fisica e volumetrica dei danti causa, ovvero automobilisti titolari dei più svariati modelli, dallo Smart che ti entra fin dentro casa, al fuoristrada sempre in posizione da guerriglia urbana sui marciapiedi di Piazza Matteotti e Piazza Italia. Ben altro, e ben più grave è un altro problema: quello della droga. Ed è giunto a livelli tali di assuefazione al servizio degli spacciatori e sfacciataggine nell’erogazione che soprattutto dal giovedì alla domenica le zone di Via Alessi, e vie sottostanti (Cartolari, Viola, Imbriani) , quelle di Piazza Grimana ( soprastanti Corso Garibaldi e vie adiacenti) , quelle della Canapina e scala mobile di Via Pellini-Via dei Priori, ed infine la zona di Piazza IV Novembre e Piazza Danti , sono LETTERALMENTE presidiate dagli spacciatori di droga (per lo più magrebini) con buona pace di chi vede negli extra comunitari del popolo islamico dei poveracci sopraffatti dalla civiltà occidentale del benessere.
Ed il fenomeno sta raggiungendo livelli tali di diffusione e di colposa accettazione dei cittadini e delle autorità , che è facile vedere siringhe usate per terra , come residui di gomma da masticare. L’altra sera ne ho segnala una in via dei Priori ai carabinieri del 112, sulla base dell’art. 77 della legga 162/’90, raccolta nel DPR 309/’90 , articolo che recita : “Chiunque in luogo pubblico o aperto al pubblico (..) getta o abbandona in modo da mettere a rischio l’incolumità altrui siringhe o altri strumenti pericolosi utilizzati per l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire centomila a lire un milione” Basta questo articolo per determinare un procedimento di indagine verso ignoti. Ebbene,il centralino del 112 mi ha detto di chiamare la Gesenu per la rimozione di tale oggetto , facendomi capire quanto fosse ridicola la mia segnalazione di un oggetto che, come già detto equivale ad una “gomma da masticare usata” (sic!). Ho poi parlato con il maresciallo in servizio alla caserma di via Ruggia proprio in un momento in cui doveva effettuare un sopraluogo per un morto per overdose; e in pochi minuti mi ha rappresentato uno scenario incredibile: arrestano per spaccio di droga , soggetti colti in flagranza di associazione a delinquere, li portano davanti al giudice e la pena più dura è massimo 45 giorni di carcere. Poi tutti fuori, come le svendite di fine stagione, per ricominciare daccapo. La legge c’è, è quella sopra indicata, che prevede pene detentive e sanzioni per tali reati. Ma sembra che o la tolleranza o la interpretazione buonista della legge da parte dei giudici elida ogni attività di contrasto, di prevenzione e di repressione della legge. E’ la tela di Penelope, il giorno una mano tesse, la notte una manina guasta. Le Forze dell’Ordine dicono di contrastare, reprimere, e poi arrestano; la Giustizia, nel suo corso ineluttabile giudica e rimette in libertà i delinquenti. Probabilmente il Giudice dirà che la legge è fatta male. Ma basta leggere quella citata per rendersi conto che la legge, prima di essere interpretata, va applicata alla lettera.

Passiamo ora a fenomeni di malcostume e tolleranza indebita ed alle loro conseguenze. L’imbrattare i muri ed i portoni dei palazzi della città ( con il massimo dell’accanimento nel C.S.) ormai ha passato il segno. Dieci anni or sono (anno 1997) il vicesindaco Sereni pensò che gli autori dei graffiti andavano sponsorizzati, destinando alla loro creatività gli spazi murali del sottopasso ferroviario di via Cortonese. Si pensava che in tal modo venisse meno l’attività demenziale di firme “a tutto tondo” su palazzi e monumenti. Da allora il fenomeno , anziché contrarsi si è ulteriormente dilatato. Tant’è che il sindaco Locchi ha allestito una task force di imbianchini i quali, come appare il graffito sul muro, lo ricoprono con una mano di vernice. Ma il fenomeno evidentemente, ancorché rappresentare un atto di “occultamento di prove di reato” penalmente perseguibile (che in questa sede segnaliamo alla Autorità Giudiziaria), anziché essere disincentivato, viene promozionato ripristinando lo spazio originario all’iniziativa del giovane demente “graffittaro”. Come abbiamo avuto modo di evidenziarlo, anche in altre occasioni, basterebbe qualche iniziativa di “intelligence” delle Forze dell’Ordine e cogliere in flagranza di reato il graffittaro, portarlo dal giudice e dargli una sanzione esemplare. Poi, con il “passa parola” nessuno dei “giovinetti” in cerca di identificazione della propria personalità, ci riproverebbe. Ma purtroppo Polizia e Carabinieri, avendo le mani legate, assomigliano sempre di più ad un’opera pia, di assistenza sociale, anziché a severi tutori dell’ordine e della legge.
Un altro esempio di inciviltà e diseducazione di chi “fruisce” ( sa fa per dire!) del C.S.: ormai i cani in circolazione sono più dei loro padroni. Queste bestioline lasciano i loro escrementi in tutte le strade e marciapiedi. Pochi sono quegli urbani dei loro padroni che si preoccupano di rispettare le leggi, che prevedono la immediata raccolta, con apposita attrezzatura, degli escrementi della loro cara bestiola. Ed anche in questo caso , fatta la legge, non c’è poi alcun vigile urbano e/o tutore del rispetto delle leggi che sappia intervenire, applicandola.
Per amor di patria, non ci dilunghiamo su quello che accade nottetempo nel C.S., in particolare durante i cosiddetti “eventi”: concerti in piazza IV novembre per manifestazioni sindacali, Umbria Jazz, eurochocolate, notti bianche e quant’altro per il consumismo di massa orientato al “panem et circenses”.
Ebbene in tale scenario, il marketing territoriale potrà avere un sensibile sviluppo anche con il recupero e valorizzazione dell’area dell’ex mercato coperto, con le sue connessioni logistico-funzionali ed economico-sociali verso il minimetrò.
Tale strumento della mobilità ettometrica è inserito in una filiera di logistica che è mal posta rispetto al flusso della mobilità urbana verso il C.S., tutto incentrato su un 70% rappresentato dall’area di collegamento Ponte San Giovanni –Perugia centro, mentre quella dell’aerea Ferro di Cavallo-Perugia centro pesa solo il 30% . In altri termini il minimetrò, destinato a soddisfare la moblità di un‘area minoritaria, nasce con un errore di posizionamento geo-urbanistico.
Nell’assetto attuale delle presenze del C.S., articolate in residenti temporanei (studenti) residenti fissi, turisti, colletti bianchi delle amministrazioni pubbliche e soggetti che gravitano nel “pianeta giustizia” , l’unico business emergente che caratterizza il centro è la ristorazione del “fast food” . Da una relazione dell’allora sostituto Procuratore dr. Cardella (ci riferiamo a dieci anni or sono) un altro interessante business (si fa per dire) era quello della droga, stimato in oltre 40 milioni di lire giornalieri . Oggi , data l’evoluzione progressiva di tale commercio, potremmo stimarlo a non meno di 40.000 euro. Una cifra da meditare, soprattutto perché coinvolge i nostri giovani : i magrebini sono qui solo per spacciare e riportare la valuta pregiata al proprio paese d’origine !
Eppure il mercato coperto è oggetto di molti legittimi interessi, privati e pubblici. Viene prefigurato come sede permanente di una città del cioccolato, ovvero un’eurochocolate permente e “spalmato” nell’anno in una fenomenologia accettabile di arrivi e presenze . E’ una soluzione monotematica, nella quale innestare , finalmente, iniziative di artigianato locale che la scuola della bontà e del buon gusto nata con Luisa Spagnoli e Annibale Buitoni potrebbe stimolare, anche con escursioni verso il pianeta moda.. La Spagnoli Spa, attiva nel tessile-abbigliamento, è una delle industrie più importanti della regione. D’altra parte una sede del “club del gusto” potrebbe coinvolgere anche altre tematiche che al gusto palatale del cioccolato si abbinano bene , come il design dell’abbigliamento e dell’arredamento. In tal modo l’area del mercato coperto diverrebbe un centro di interessi legati sia al marketing di beni di largo consumo, sia alla ristorazione nella ricettazione di specialità locali (il fenomeno Carla Shucani, della prestigiosa pasticceria Sandri va in qualche modo salvaguardato e perpetuato) sia alla valorizzazione di tutto il settore delle PMI della maglieria perugina, che rappresenta l’unico esempio di distretto industriale nella nostra città da potenziare ulteriormente nel marketing.

Un mercato coperto, dunque destinato non a scimmiottare in modo improbabile (stante le osservazioni di cui sopra) un centro commerciale secondo gli standard della Grande Distribuzione, ma ad un’implementazione di modi innovativi del fare filiera, secondo le antiche tradizioni della nostra terra e dei nostri progenitori che , con la loro inventiva e intrapresa artigian-industriale hanno saputo valorizzare le risorse perugine ed umbre.
In tale configurazione di valorizzazione e promozione delle risorse imprenditoriali, perugine in primo luogo e comunque umbre, l’offerta commerciale è indirizzata verso una domanda che a sua volta ha necessità di un impatto propulsivo, incentrato sul marketing territoriale. Ed il primo soggetto , per ruolo istituzionale e responsabilità progettuali e gestionali è il Comune. Un ente che da troppo tempo si è sottratto alla responsabilità di far progredire un piano urbanistico della città che finalmente rinvenga nel C.S. la valorizzazione e promozione della prima categoria che lo possa implementare in indotto e sinergie economico: i residenti. Purtroppo non è mai stata intrapresa una politica di ammodernamento funzionale dei palazzi e delle abitazioni delle vie meno prestigiose , rispetto a quelle centrali. Tutta l’area che parte da Via Alessi e coinvolge tutte le vie limitrofe , vicoli e violetti, di una grande suggestione paesistica , monumentale e urbanistica , con suggestive propagini nei borghi di Porta San’Angelo, Porta Sant’Antonio e Porta San Pietro è abbandonata al degrado, e soggetta a piccoli fenomeni di pura speculazione edilizia, non essendo i proprietari in condizione di adeguare i siti alle moderne esigenze di vita. La ristrutturazione dei vecchi edifici, con i servizi indispensabili, come l’ascensore, il metano, il parcheggio pertinenziale poteva essere a portata di mano, quando vent’anni or sono vi fu una ripresa in tutta la zona di attività commerciali e di piccole ed embrionali iniziative artigianali. Bastava che l’Amministrazione comunale desse l’abbrivio all’intrapresa privata, potenziando la domanda, agevolando l’ammodernamento di nuove residenze di giovani famiglie. Una considerazione che vale sia per la zona di Via Alessi che di quella di Via Bontempi, dell’anello di Via della Cupa. Lasciamo l’aera di Monteluce e dell’ex Policlinico ad un altro intervento, stante la sua speciale collocazione nel piano urbanistico cittadino.
C’è , insomma, tutta l’area di ex insediamenti popolari dei perugini che andava per tempo ristrutturata e/o ammodernata e/o riconvertita verso le forme moderne di insediamenti residenziali, Si è invece privilegiato, nel piano urbanistico del comune, l’insediamento delle istituzioni (regione, provincia, comune, magistratura) , creando non solo un’ immeritata residenza di prestigio alla rappresentanza di un potere che è l’emblema della irrazionalità e della improduttività (si pensi solo al rapporto tasse-imposte-tariffe /qualità del servizio che tali soggetti erogano al cittadino) ma destinando, ai vari livelli dell’organigramma egemone del potere locale , spazi (come i parcheggi pertinenziali e le prerogative di sosta connesse alla titolarità dei permessi ZTL), sedi di lavoro (i palazzi degli enti , anzichè essere sede di attività legate al turismo, sono destinati a tanti “monsu travet” che deprimono il livello culturale della città e le sue potenzialità culturali).
Poi le mostre e le iniziative legate al turismo vengono allestite in quei tetri locali recuperati dagli scantinati della Rocca Paolina !!
Ed allora si cerca di rianimare questo C.S. moribondo inventando i cosiddetti eventi i quali, come picchi incredibili di super affluenza di fruitori di “panem et circenses”, provocano la discesa di frotte incommensurabili di gente , alla ricerca dell’evasione domenicale e di gratificazione pseudo culturale.
E’ inutile osservare che tale impatto provochi, in un’area così delicata per i suoi pregi monumentali , effetti di degrado inimmaginabili, meno che a chi scrive, avendone avuto modo di osservare e documentare, insieme alla Gesenu, lo stato di sporcizia che segue a tali manifestazioni di massa.
Ed eccoci allora , di nuovo all’ex mercato coperto. Prima di pensare a come organizzarne l’offerta, occorre dunque ripensare e riapprezzare la domanda che con esso si interfaccia. Altrimenti rischiamo di cadere ancora una volta nell’errore di sbagliare nella sua destinazione d’uso, come già fatto dalle amministrazioni degli anni ’70, quando decisero di trasformarlo in un parcheggio (un degrado ancor più nefasto di quello già descritto) , spinti da pessimi consigli sul come soddisfare la domanda di mobilità privata su gomma che allora prepotentemente si poneva sulla scena dello sviluppo economico, ideologizzato sul “senza se e senza ma”. Ed il che, per un’amministrazione social-comunista, che avrebbe dovuto essere orientata al “de marketing” del consumismo, senza voler fare dietrologia, appare perlomeno sorprendente.
Per essere realisti, e considerando che soltanto con dieci anni di incisiva politica delle nuove residenze si potrà ridare un po’ di decoro al centro, l’unica soluzione per il mercato è quella prospettata : valorizzare un’offerta di filiera localistica, che abbia serie e durature valenze nella soddisfazione di una domanda che sarà soprattutto di turisti, con arrivi e presenze il più possibile stratificati nel corso delle settimane e delle stagioni, evitando i picchi dei cosiddetti eventi di massa, e sollecitando una fedeltà , anche di tipo stagionale, alla fruizione delle sue caratteristiche.
In altri termini se riusciamo a incentrare organizzazione merceologica, spazi espositivi, iniziative propagandistiche e promozionali nell’ambito di un merchandising legato alla scansione naturale della stagionalità ripropositiva dell’offerta , incentrata sulle tradizioni,le ricorrenze e le “occasioni sociali”, potremmo dire di essere nella strada giusta per garantire agli operatori delle attività economiche produttive (non a quelli delle speculazioni edilizie) che investiranno le proprie risorse nell’area dell’ex mercato coperto, un “business” remunerativo ai loro sforzi ed alla loro attesa di imprenditori .
Per realizzare tale ipotesi di lavoro occorrono due cose: un gruppo di imprenditori delle filiere già indicate compatto, convinto e deciso su una precisa strategia di marketing; ma soprattutto una mente (singola e/o di gruppo) che potremmo definire come “unità centrale” che sappia progettare un piano di marketing, indicando programmi di attività promozionale, e coordinare la gestione della loro attuazione , e controllarne i risultati con regole, modalità e professionalità proprie di una organizzazione commerciale svincolata da remore provinciali e singolarità di proposte estemporanee, ma correlata nelle strategie commerciali ad un monitoraggio continuo e periodico della tendenza della domanda del target group di riferimento. Evitare pertanto di ricadere nella prassi di aperture commerciali facilmente improvvisate e chiusure altrettanto repentine, che sviliscono sia il prestigio del C.S. sia la capacità di intrapresa del commercio cittadino.

Ed infine, attenzione: si eviti di pensare in termini di speculazione edilizia, dimensionando il progetto solo alla cubatura. Prima del progetto architettonico ed esecutivo viene lo studio di fattibilità, dal quale, mediante una seria ricerca di marketing, si deve evincere quali siano le caratteristiche dell’offerta da presentare sul mercato, per posizionarsi con successo nella soddisfazione di precise istanze della domanda dei fruitori-consumatori.

4) ANALISI DEL FENOMENO DEGRADO DEL C.S. NELLE SUE MANIFESTAZIONI INCREMENTALI PER PENETRAZIONE E DIFFUSIONE DEL CONSUMO DI DROGA E DEL PROBLEMA DELLA SICUREZZA A PERUGIA.
Avendo in evidenza il dibattito e le polemiche sul triste fenomeno del business della droga nella nostra città e sul degrado del C.S. perugino, vorrei entrare nel merito elaborando, seppure in estrema sintesi, in qualità di esperto di marketing territoriale e di residente da 4 generazioni nel C.S., un documento che con rigoroso metodo di analisi del fenomeno, cerca di fornire qualche spunto di terapia, volta al miglioramento dell’attuale stato di crisi.
A) Cause esogene: crisi socio-economica .
Tale contesto nazionale incide ben poco, se è vero, come è vero che il fenomeno proliferava , in misura più che proporzionale, rispetto alla media dei centri storici dei comuni del centro nord. Oltre dieci anni fa (anno 2001) il Dr. Fausto Cardella, allora PM a Perugia, denunciò l’entità preoccupante e in netto incremento dello spaccio di droga, in particolare nel C.S. di Perugia. Il magistrato è tornato poi sull’argomento in una recente intervista (esattamente un anno fa: anno 2011) affermando fra l’altro: che “… reprimere non basta. Ecco perché bisogna decidere che tipo di frequentatore del centro si vuole avere. Se si accetta di trasformare l’acropoli in un grande caffè a cielo aperto, non ci si può poi stupire del fatto che venga invaso da gente col bicchiere in mano o in cerca di stupefacenti”. Ed inoltre suggerendo come rimedi strutturali :” Politica residenziale e decoro del centro. Ecco, decoro. Se questo è l’obiettivo: riportare famiglie, professionisti e anche un certo tipo di attività commerciali in centro, bisogna intervenire e non tollerare più che alle 2 del mattino ci sia chi suona il tamburo sulle scale del Duomo o chi occupa le piazze trasformandole in un’immensa pattumiera…”. “Più cultura e meno kebab?” Domanda il giornalista. E Cardella risponde “Non sono razzista. Ma il fatto che ce ne siano tanti è un’ulteriore prova che qui gravitano molti clienti di quel target. Intendiamoci, a me non dispiace avere gente giovane in giro la sera. Mi dà molto fastidio però svegliarmi la mattina e vedere la piazza lastricata di cicche di sigarette, bicchieri di plastica e bottiglie vuote. A proposito, che fine ha fatto l’ordinanza che vietava di girare con le bottiglie in mano?”.
B) Cause endogene :
a) Passività di una cittadinanza soprattutto di residenti (poco meno di 8.000 persone nell’ambito dell’aerea delimitata dalla cinque porte medievali) ) che non si identifica , ormai da tempo, con una amministrazione comunale che per decenni ha tollerato che il continuo abuso del C.S. in “consumi” massivi di terziario cosiddetto culturale, come, ad esempio, i mega concerti di Piazza IV Novembre, o turistico-commerciale, come il fenomeno dei banchi della “superfetazione” di marketing territoriale di Eurochocolate potesse far aggio su iniziative dell’alternativa cultura-arte-paesaggio-storia come, prima fra tutte la mostra sul Pintoricchio e gli itinerari ed eventi ad essa collaterali o manifestazioni culturali come il Festival del Giornalismo.
b)Carenza ( se non assenza) di presidio del territorio, soprattutto nelle ore notturne data la progressiva erosione delle residenze, la scomparsa delle botteghe artigiane, la crisi delle attività commerciali sollecitate al decentramento della loro attività , piuttosto che ad una diversificazione e/o riconversione e/o ammodernamento di struttura e di metodo della propria offerta commerciale.
c) Staticità e degrado dell’offerta commerciale . E’ emblematica l’abbandono a se stesso di una struttura come quelle del mercato Coperto di Piazza Matteotti che, in un’altra Città d’arte , come Arezzo, o Bergamo o Siena avrebbe rappresentato da tempo una risorsa e non un problema come invece è per le amministrazioni di sinistra degli ultimi venti anni. Fa specie vedere decine di saracinesche e attività commerciali chiuse per la caduta della domanda.
d) Gestione approssimata e incoerente della logistica. Senza voler entrare nella polemica, minimetrò si/no, e comunque ribadendo comunque il concetto, oltre venti anni fa espresso dal sottoscritto sulle pagine locali del quotidiano Il Messaggero, secondo il quale un minimetrò esisteva da tempo; era sufficiente infatti un piccolo intervento strutturale, con il potenziamento della linea ferroviaria della Mediterranea Centrale Umbra che da Ponte San Giovanni poteva collegare un bacino d’utenza dell’area sud est dell’hinterland perugino, ben più importante di quello che usufruisce della linea del Minimetrò da Pian di Massiano; senza dunque approfondire il perché tali scelte fondamentali per il futuro dei collegamenti cittadini , nate ..”nel lontano 1993 quando un’allegra comitiva di tecnici comunali si recava a Parigi in gita di acculturazione” come riporta l’architetto Fressoia in un suo articolo; avendo dunque specificato tutto ciò, ci si domanda perché il collo di bottiglia che si frappone fra l’area di prossimità verso quella della Z.T.L. (zona a traffico limitato) impedisce una strategia di implementazione del C.S. in soggetti delle residenze, delle attività economiche (Commercianti, artigiani), delle attività professionali, della burocrazia degli enti locali, del mondo della cultura e della conoscenza (università, accademie, centri ricerca…) e, last but not least, della domanda turistica (turisti, alberghi, ristoranti). E resta sempre il fenomeno di un Eurochocolate , con le sue strutture provvisorie di oltre 60 banchi di vendita monoprodotto che , se da una parte provoca un flusso di turisti eccezionale concentrato in due fine settimana all’anno, ovvero 4 giornate su 365 giorni, dall’altra non porta alcun valore aggiunto all’economia cittadina, stante la comprovata destinazione della capacità e propensione di spesa dei suddetti verso un’offerta commerciale che non si identifica con l’economia locale, provenendo gli standisti da altre regioni .
e) Mancanza di una lungimirante, efficiente ed efficace strategia dell’implementazione strutturale e gestionale di soggetti delle permanenze attive-innovative .
E’ sotto gli occhi di tutti il processo di desertificazione e abbandono di strutture e attività del C.S.. Negozi con le serrande abbassate; appartamenti con le persiane chiuse.
Ebbene, prima ancora che attivarsi per un loro doveroso restauro conservativo e ricercarne, attraverso i canali dell’intermediazione immobiliare tradizionale, nuovi fruitori, magari senza la precisa conoscenza di quale e quanta sia la crisi della domanda di beni e/o servizi attesi, è bene che il Comune si prenda carico di elaborare un piano di marketing territoriale, non come quello teorico e approssimato che leggiamo sul sito www.comune.perugia.it ma che sia approfondito e specifico in una corretta analisi critica che magari tenga conto di bench marking , quale buona sponda di best practice di amministrazioni comunali virtuose . A volte una compiuta e non acritica conoscenza di ciò che fanno altri comuni, città d’arte come la nostra, può essere di ammaestramento.

5) ALCUNI MESTIERI DELL’ARTIGIANATO TRADIZIONALE, PIÙ CONNESSI E INTEGRATI CON L’ECONOMIA PERUGINA DEL ‘900 DESCRITTI DA LUIGI CATANELLI NEL SUO LIBRO : Usi e Costumi nel Territorio Perugino agli Inizi del ‘900

a) Conceria e cuoio ed artigianato derivato da essa. Le concerie erano sparse in tutto il territorio comunale e vicine a luoghi ricchi di acqua, necessaria per la loro attività, e adatti allo smaltimento delle acque di risulta della produzione. Sempre è il Catanelli che parla e descrive l’ambiente dei conciatori evidenziando tutti i prodotti di questa lavorazione primaria e la loro utlizzazion in vari campi dell’artigianato. “Intensa è la lavorazione delle pelli da concia. Lavoro ingrato per la condizione disagiante in cui viene eseguito. L’acqua, il fred¬do e la porcheria circondano i lavoranti delle pelli verdi. In Via XIV Settembre nella casa in fondo a Via della Conce c’è un’antica conceria gestita da Ugo Boveri. Alla fine della Piaggia Colombata un’altra è condotta dai fratel¬li Luigi e Federico Cominazzini. A San Galigano, Luigi Mattioli ol¬tre ad essere proprietario dei bagni, lo è anche della locale conce¬ria’. Infine lungo la Via Alessandro Pascoli, in un casamento che sarà demolito, a ridosso dell’orto del Carluccino, c’è quella di Gio¬vanni Fagioli”.
Il cuoio ha un ruolo importante nell’esigenze della vita. Il cuoio grosso viene adoperato per le calzature, serve ai sellai per i fini¬menti ai cavalli e le cinghie; il più fino per fare i soffietti ai manti¬ci, i vestiti, le corde, le bisacce e altre cose. Il lume a olio o a petrolio, munito di un paralume di carta, illumina il centro del banchetto, lasciando nella penombra i visi scarni e barbuti dei calzolai. Non essendoci ancora la produzione di fabbrica, tutto il fabbi¬sogno è fatto a mano. Taluni artigiani sono abilissimi per le scarpe la donna e da uomo, altri non trascurano le risolature, le rimonte, i tacchi. I ciabattini in quantità, patiti e affamati, si adattano a cuci¬re e rattoppare le scarpe che non hanno più ragione di essere. Il mestiere di conciatore richiede un fisico molto robusto per maneggiare le pelli verdi, facilmente alterabili e ripugnanti per il puzzo della carne selvatica. Le pelli di coniglio, lepre, faina, volpe e gatto vengono essiccate all’aria per conservare il pelo. Le pelli degli animali piccoli vengono lavorate intere, rivoltando nella parte interna la parte del pelo e riempendole di paglia o di erba secca. Quelle più grandi, invece, vengono tagliate sulla pancia e stirate con le cannucce di legno secondo la forma più lunga e più larga. Quando il tempo lo permette vengono esposte all’aria aperta, mai al sole, con parte del pelo verso terra, ad una dovuta distanza.
Oltre alle pelli, rimangono lì il carniccio, i peli, gli animali scorticati e sventrati, presi d’assalto dai vermi, topi, mosche bleu e grige, scarafaggi, ragni ed altri animalacci. Gli animali da pelliccia e specialmente la faina e la puzzola sono quelli più puzzolenti. Il fetore di selvatico vuota gli stomaci più refrattari. L’ambiente di lavoro del conciatore è invaso dal puzzo di carne selvatica e fradi¬cia, per cui esce continuamente dalla porta e dalla finestra un tan¬fo disgustoso e soffocante. In mezzo a tanta porcheria si trova anche il pelo della martora, del tasso, morbidi e ottimi per i pennelli e le spazzole. Il calzolaio trova le setole del maiale per irrobustire la punta allo spago; inol¬tre le pelli di trippa, essiccate all’aria servono a fabbricare la carta pecora. Per avere la superficie lucida ed adatta a scriverci vengono coperte di creta, mentre il tipo su cui spalmano l’olio rimane più pastosa e serve per coprire i libri. Le pelli d’asino e di lupo, più resistenti, vengono adoperate per confezionare i tamburi. (nella foto: Scarnatura delle pelli in una ricostruzione storica)
Le pergamene, sottili, usate dai battitori per fabbricare l’oro in fogli, si ottengono dall’intestino ceco del bue e del montone. Le budella dei capretti e delle pecore sono utilizzate per le corde degli orologi e quelle del gatto per le corde degli strumenti musicali.
Le corna dei buoi, immerse per più giorni nell’acqua, per di¬struggere il tessuto cellulare interno, vuotate e pulite, servono per conservare oggetti vari, polveri ed amuleti. In qualche casa fanno Bella figura le coppia di corna, fasciate con i nastri rossi e posti in bella vista sopra i mobili.
Il conciatore di pelli lavora sempre in pessime condizioni am¬bientali, in mezzo all’acqua e all’umidità; alle pelli salate, taglia i peli, toglie il carniccio e il sangue per far si che rimanga pulito il derma, unica parte della pelle che si trasforma in cuoio.

b) La strada dei sellai è Via Riaria (via Baglioni).
L’insegna di una testa di ca¬vallo indica la bottega di Camillo Mingucci, patriota, evaso con De¬metrio Inglesi dalle carceri di Assisi. Alle sue dipendenze è Paolo Rampiella, che morirà nel 1912, detto «Braccino», per la imperfe¬zione di un braccio. Formidabile mangiatore, all’ora della colazio¬ne, con la bombetta e il grembiule da lavoro, gironzola per la Piaz¬za del Sopramuro e tanto è l’appetito che un cesto di fichi non lo sazia. Compagno di lavoro è Icilio Rocchi che in seguito aprirà la bottega per conto proprio in Piazza degli Aratri. Seguono nella stessa via il Chelazzi. Il padre Filippo di Magione (1847-1922), oltre a gestire una fiaschetteria in Piazza del Sopra¬muro, con i figli Zeno ed Ezio, conduce una bottega di selleria. Tutti e tre bravi suonatori di strumenti a fiato. Il Filippo nel 1884 suonava il bombardino al Concerto Municipale composto da 34 ele¬menti’. In Piazza Vittorio Emanuele, al palazzo Calderini, la selleria valigeria di Alessandro Sabbioni, reduce, che si trovò all’assedio di Roma del 1849. Poi troviamo Angelo Faina, in Via Ariodante Fabretti, Vincen¬zo Guerri in Via Vecchia e Alessandro Senesi in Piazza Garibaldi.
Al principio di Via Danzetta, entrando dal Corso, a destra, una porticina immette in un mezzanino che corrisponde sopra l’agen¬zia. Nel passato e per molte ore del giorno e della notte i sellai ivi lavoravano per aggiustare i finimenti ai cavalli che all’agenzia face¬vano recapito.
Dove maggiore è il traffico e il deposito giornaliero dei cariaggi e delle bestie, hanno bottega i maniscalchi. Oltre ad adattare allo zoccolo qualunque ferro, da buoni mediconi, conoscono i mali, consigliano le terapie e i medicamenti. Tra i più noti Annibale e Angelo Cruciani, chiamati i «Toscanino», con la bottega in Corso Cavour, dopo la Piazza Giordano Bruno, Mario Sargentini ai «Tre Archi» e più tardi Aristide Senesi in Via del Maneggio.

c) I falegnami nelle loro bottegucce si trovano ovunque. Le casse da morto, gli infissi per le finestre, le porte, i mobili per la cucina, la camera da letto, la sala da pranzo e ogni altro genere di lavoro in legno, vengono eseguiti con la sega, la pialla, la colla e con il lavoro delle braccia.Tutti i legni nostrani sono adoperati. I bottai ed i facocchi usa¬no il salice, il gelso, l’olmo. Gli intarsiatori l’ontano, il platano, l’o¬livo. I tornitori il bossolo e il sorbo. I falegnami il castagno, la noce, l’abete, il pioppo ed altri legni minori. Commercianti nella piazza sono Giulio Castellani in Via dell’O¬spedale e Nereo Ribustini con il magazzino in Via Bonaccia. Que¬sto ultimo vende l’abete a 60 lire il metro cubo, anche con il paga¬mento a mezzo cambiali. I lavori di falegnameria del palazzo Cesaroni (vedi foto) sono stati appalta¬ti da Eugenio e Alessandro Truffarelli, nella bottega al palazzo Penna fuori i «Tre Archi», insieme a Gaetano Marcarelli, detto «il Duca», in Via della Luna e Giuseppe Ricci per la Cupa. Mole di lavoro che per la quantità ed esigenze in parte è stato lavorato con le macchine in Toscana, compresi gli infissi di cipres¬so e i due grandi portoni, i quali, a distanza di più di mezzo secolo, non presenteranno nessun difetto.
Altre botteghe da falegname sono condotte da Giuseppe Rondo¬lini, sotto gli archi della Piazzetta di Santa Croce. È tra i primi a lavorare il legno con le macchine. Seguono il simpatizzante repub¬blicano Ferdinando Maiarelli, detto «Fiorino», padre di Icilio, in Via Cartolari; Florido Biagiotti in Via Baldeschi; Annibale Bianchi in Piazza Morlacchi; Vincenzo Buranelli in Corso Cavour; Roberto Carloni in Via della Stella; Nicola Pirchi in Via Pinturicchio; Tom¬maso Ticchioni in Piazza degli Aratri ed altri.Di grande iniziativa il mobiliere Giuseppe Pieroni in Via del Cortone. Lo segue Nazzareno Ricotti, mobiliere e tappezziere con il laboratorio in Piazza Grimana, che sarà poi la caserma dei cara¬binieri e il negozio in Via Vecchia. Suo allievo per qualche tempo è stato il bravo Guglielmo Rufi¬.

d) Artigianato in impresa edile. Con uno sguardo nell’interno di un cantiere, vediamo un conti¬nuo va e vieni di renaioli che portano la rena del Tevere, di carret¬tieri con la pietra di Monte Malbe ed uno stuolo di operai. L’estate quando il sole batte infuocato, la vista si annebbia, la pelle coperta di sudore bagna la camicia, l’aria leggera e immobile stringe la gola e toglie il respiro. D’inverno invece il vento e il freddo intirizzisce e indurisce la carne. Il viso diventa pallido, le orecchie scottano e tutto è freddo e pesante. Le tavole, le sestacchine dell’impalcature, scricchiolano sotto il carico della pietra e della calce’. L’appaltatore immobile guarda attento e fulmina con lo sguar¬do. La mattina nella mezz’ora per la colazione e a pranzo, ogni la¬voratore seduto sopra un mucchio di mattoni, di pietra o di rena, pone il piccolo fagotto sulle ginocchia, scioglie i capi e attento ta¬glia la fetta di pane che mangia insieme alla minestra fredda o ai legumi contenuti in un marmittino di coccio. L’acqua del pozzo lo aiuta a inghiottire il boccone. L’ombra di tante case, grandi o piccole, nasconde fatiche, sa¬crifici e miseria. Assumono per loro conto gli imprenditori Giuseppe Antonelli, Giuseppe Baldoni, Romeo Bartoccini, Giovanni Misuri, Napoleo¬ne Pimpinelli, Francesco Sartoretti e Gabriele Venti. Di Pontefel¬cino è Cesare Antoniucci e di Ponte Valleceppi è Riccardo Gio¬strelli. Buoni risultati ha dato la Società Operaia Cooperativa di Pro¬duzione e Lavoro per le Opere Edilizie e Stradali, costituita nel 1890 da Giuseppe Ricci con la collaborazione del segretario ragio¬niere Brunone Monotti. La sede è al palazzo Veracchi in Porta Sole. La cooperativa ha realizzato in appalto i cinque archi della galleria a sinistra al Cimitero”. Nel 1892 ha eseguito l’ampliamento del poligono XX Giugno, portandolo alla lunghezza di metri 400.

e) I facocchi e i carrozzieri come i falegnami, sono sotto la stessa protezione di San Giuseppe. Nella bottega in Via Sant’Anna, Giuseppe Franceschi¬ni, fabbrica i carri e le carrozze. La stessa attività la svolgono Ar¬rone Cicogna in Via del Conventuccio e Davide Franceschini a metà di Via Pinturicchio. Vetture ed altri veicoli più leggeri sono di Annibale Bianconi in Via Bonazzi e di Carlo Carloni in Via Bartolo. Bravo nella sua specialità il bottaio Nazzareno Verduccioli in Via delle Conce. Nella sua bottega apprese il mestiere di falegname Alessandro Catanelli.

f)Gli intarziatori .Fra tutti questi più o meno bravi artigiani, si distingue ed emerge per tutta la sua grande perizia l’intarsiatore Alessandro Monteneri. È facile incontrarlo per la strada, vestito alla meglio, con la sporta sotto il braccio. Conta sessantasette anni. Molti curio¬si aneddoti si raccontano per il suo strano carattere. Sommo mae¬stro nell’arte dell’intarsio, geniale e ardito, ha realizzato capolavo¬ri che hanno varcato i confini nazionali. Povero di nascita, a dodici anni rimasto orfano, frequentò in qualità di «ragazzino» la bottega di Federico Lancetti. La sua genia¬lità e inventiva lo portò ben presto ad applicarsi all’arte dell’intar¬sio, adoperando i legni naturali da lui stesso ricercati. La sua arte cominciò a trionfare con lo stipo , acquistato nel 1865 per lire 5.000 e offerto dal Comune di Perugia a Vittorio Emanuele II per conservare la corona reale. Nel 1878 alla esposi¬zione di Vienna inviò in tarsia policromata un pannello il cui dise¬gno, eseguito da Domenico Bruschi, rappresentava il trionfo di Au¬reliano in Roma. Acquistato dalla cassa di Risparmio, poi Banca Commerciale Italiana, servì di dorsale ad un seggio.
La sua arte raggiunse il culmine della magnificenza nella realiz¬zazione di un seggio nel cui schienale riproduceva in quattro pan¬nelli lo Sposalizio della Vergine, il Deposto di Croce, La Scuola di Atene e la Trasfigurazione di Raffaello.
Alla Esposizione Umbra del 1879 presentò la riproduzione in- tarsia della Madonna con il Bambino e San Giovanni del Pinturic¬chio, ritratta per lo scopo dal pittore Clemente Marini. L’opera con la cornice disegnata da Nazzareno Biscarini venne portata a termine in un mese.Bravissimo e geniale quanto lui è Venceslao Moretti, nativo di Pozzuolo Umbro, figlio di un falegname; più giovane del Montene¬ri, fu nella sua bottega che imparò le prime nozioni dell’intarsio. Dotato di uno squisito senso organizzativo e commerciale, nel laboratorio di Via Boncampi realizza meravigliosi lavori di intarsio e di falegnameria. Portato in modo particolare al restauro è consi¬ derato tra i migliori artisti del nostro tempo. Morirà a 57 anni nel 1920.
Annibale Bachiorri lavora l’intaglio. Per qualche anno è stato alle dipendenze del Ricotti, per poi trasferirsi a Sant’Anna, in Via Appia ed infine in Via Vecchia. Lavora d’intaglio anche Roberto Rapetti con la bottega per la Cupa; con il fratello Ivo, sarto (1853-1906), che occupa il posto del padre Davide come bidello al Liceo, fanno parte del Concerto Mu¬nicipale. Chi non conosce il bravo e tanto modesto Lanciotto Lancetti? Esile ed asciutto, è distinto dall’inseparabile bombetta e da un ve¬stito di buon taglio sciupato dall’uso e dall’incuranza. Nel negozio vicino al Teatro Pavone vende e ripara le macchine da cucire. Le donnette non gli danno tregua per l’ago, la spoletta, l’olio e tutti gli inconvenienti che una macchina con l’uso ed il cattivo uso alla fine presenta.
Dal padre Francesco e dallo zio Federico imparò l’intarsio. Nel 1890 allievo dell’Accademia di Belle Arti, ottenne dal Ministero della Pubblica Istruzione, senza subire esami, la patente di inse¬gnamento nelle scuole secondarie e normali. Insieme al Lancetti ebbero la patente anche Alberto Luchetti e Odoardo Muzi. Lavora di grafito e intarsia di madreperla i piani dei tavoli e di altri mobi¬li. Come suo padre è custode del Teatro Pavone. I proprietari gli hanno concesso l’abitazione. Vive solo. Morirà povero a 83 anni all’Ospedale degli Incurabili.
Nei cantieri edili, qualsiasi costruzione richiede una mano d’o¬pera sottoposta ad un lavoro intenso e pesante.
Il manovale, servo del cantiere, incomincia a spicconare la ter¬ra e il tassello nelle fondamenta. Trasporta arrampicandosi sulle scale a pioli o tirando in alto con la corda il materiale necessario. Nessuno parla di lui. Non è un’artista e nemmeno un artigiano. Non ha una qualifica professionale anche se la sua fatica lo rende essenziale nella realizzazione dell’opera. Nella classifica della forza muscolare ha un valore inferiore e diventano effimeri i patti contrattuali intesi soltanto per coordina¬re il lavoro.

g) Scultori e fornaciari . L’arte del fornaciaro è un’attività artigianale di antiche origini come è quella del laterizio fatto a mano. Tali materiali sono usati per far fronte ai più importanti restauri di opere d’arte Italiane ( Pantheon, Colosseo, Terme di Caracalla, Piazza del Campo di Siena), oltre che come elemento di costruzione ed ornamento per ville e castelli. “ Lavoravano ben 15 ore giornaliere a scavare, impastare argilla, a preparare in apposite forme mattoni coppi embrici e a disporli per la cottura nella fornace, un tempo alimentata a legna. Era un lavoro estenuante e mal compensato ”. La fabbrica di terre cotte artistiche, impiantata verso il 1870 nell’ex orto dell’Inquisizione in Via del Labirinto dai soci Raffaele Angeletti e Francesco Biscarini, riscuote il plauso e la preferenza di eminenti architetti. I due geniali artisti, sempre in perfetta ar¬monia nella duplice attività di scultori e fornaciai hanno svolto una intensa attività. Purtroppo dopo la morte dell’Angeletti, avvenuta nel dicembre del 1899, e quella del Biscarini che avverrà nel 1903, la fabbrica finirà. Sarà riaperta in un lontano secondo tempo da Angelo, nipote del Biscarini. L’avvento del cemento e di altri fattori non permet¬terà di riportarla alla sua originaria grandezza. Un bravo artigiano nella lavorazione della terraglia e della maiolica a riverbero è il tuderte Fortunato Vatti, con la fornace in Via Benedetta 39. A suo tempo ha prestato l’opera nella fabbrica di maioliche a Monte Vile, iniziata da Carlo Giovio insieme al pit¬tore Cleomene Marini, passata di proprietà successivamente agli Angelini-Paroli. Il Vatti, coadiuvato dal figlio Guglielmo, passa tra i migliori fabbricanti dello stovigliame di coccio, particolarmente per quello verniciato ad uso culinario. Nell’«Esposizione Umbra Artistica-Industriale-Agraria» (o «Esposizione Provinciale Umbra»), organizzata a Perugia nel 1879, fu premiata con la medaglia d’argento per l’«arte applicata all’industria» la Fabbrica di Montevile (Perugia), produttrice di «ceramica a riverbero sullo stile di Mastro Giorgio».
(Nella foto: a sinistra: Piatto con putto che scrive , maiolica a lustri metallici, diam. cm 43,8. Gubbio, collezione privata. Foto di G. Pauselli).
Così l’architetto Guglielmo Calderini commentò i lavori della fabbrica perugina su «Il Giornale dell’Esposizione Provinciale Umbra» (1879): «Resta ora da dire della fabbrica di Monte Vile
, ossia di quella iniziata da fu Carlo Giovio di Perugia. Non è certamente l’amore di patria che mi fa
affermare essere i lavori di questa fabbrica i migliori degli altri esposti, tanto per la nitidezza e vivacità dei riverberi, quanto per l’eleganza artistica con cui sono condotti i disegni. Qui veramente si rialza l’animo dell’artista nel vedere entrare così bene l’arte a fecondare l’industria, e questo pregio lo si deve al valente disegnatore e pittore sig. Cleomene Marini , il quale con tanta pulitezza e con tanta sicurezza di contorno, dipinse quei piatti. Grande lode pure si deve al sig. Fortunato Vatti, che spalmò con pulitezza veramente commendevole il lustro a riverbero e se una maggiore iridazione esso fosse riuscito ad ottenere, potrebbe ben dire di avere raggiunto la forza e bontà degli antichi lustri ad iride di Mastro Giorgio, quali si veggono nella tegolina che il Marchese Ranghiasci ha esposto nelle sale dell’arte antica»
All’Esposizione del 1899 il Vatti espose una ver¬nice igienica, priva di piombo, per vetrificare le stoviglie di cucina. La produzione è ancora intensa perché il «coccio» non ha lunga durata. Però le marmitte, le pignatte, i tegami incrinati o rotti ven¬gono riparati dall’artigiano girovago, che le va a rivestire, di casa in casa, con filo di ferro intrecciato a rete. Il prodotto per le sue caratteristiche non cede il primato al rame e all’alluminio. In alcuni casi è insostituibile. La terra cotta infatti mantiene il calore e, quando è verniciata, non altera gli ali¬menti. Una coppia di uova «al tegame» è appetitosa e, a dir del volgo, più salubre.
A Piscille la ditta Rodolfo Ferrini e F. Paolotti è all’avanguar¬dia per la cottura del materiale edilizio con una fornace a fuoco continuo. Impiega le macchine per la fabbricazione dei mattoni. Attinente a questa attività semimeccanizzata, è in pieno svilup¬po quella dei mattoni modellati a mano, asciugati al sole e cotti nella fornace a legna.
I mattonari si mobilitano al principio della stagione calda. Ven¬gono anche da lontano per contrattare con il padrone della forna¬ce. I contratti a cottimo li obbligano a lavorare come bestie nelle buone giornate, anche al pieno di luna. Questi miserabili artigiani approfittano della stagione estiva, la quale per le scarse precipita¬zioni offre la possibilità di una intensa produzione. Invece con il tempo cattivo il materiale non asciuga al sole e si appiccica alle mani. I calcinari a legna di Monte Malbe forniscono la calce viva e a Ferro di Cavallo la ditta Paolotti e Pimpinelli tiene in attività una fornace per la calce a ciclo continuo.

h) Nell’arte pittorica gran nome riscuote Francesco Moretti. Si è specializzato nella pittura a fuoco su vetro. Con i suoi sessantasette anni annovera un’infinità di lavori eseguiti in ogni parte. Ha lavorato sedici anni per restaurare con rara perizia il fine¬strone di San Domenico’. Sua è la vetrata della cappella del Santo Anello in San Lorenzo. Uno dei suoi primi lavori rappresentava il Salvatore che incorona la Vergine. Il Municipio a sue spese inviò il lavoro all’Esposizione di Parigi.Il fratello Tito è più tecnico per la parte vetraria. Comunque è di sua mano la pietra nella lunetta della Capella del Santissimo Sa¬cramento alla Cattedrale. Passato all’insegnamento nel 1880 si de¬dicò alla miniatura. Superbo è il lavoro dell’album offerto dai Co¬muni del Trasimeno all’onorevole Pompili e le otto pergamene del¬le città Umbre, a cui dedicherà otto anni di paziente lavoro.
Il nipote Ludovico Caselli, allievo prediletto di Francesco, lo segue ed in alcuni lavori lo supera. Il capolavoro del Caselli rimane il finestrone circolare con il diametro di metri 4,38 nella Cattedrale, raffigurante il martirio di San Lorenzo.
Anche sua madre Irene è abile ricamatrice. Lo dimostra la me¬ravigliosa tovaglia che figura sull’altare della Madonna delle Gra¬zie.

i) Legatori di libri sono tra gli altri Alberigo Ansaldi per Via San¬t’Ercolano e Gustavo Caselli in Via dei Priori. Il primo è un arden¬te repubblicano mentre l’altro è un convinto monarchico. Il Caselli morirà all’Ospedale degli Incurabili nel 1932 a 77 anni.
Luigi Bartolini, cremato nel 1911, garibaldino, è rilegatore in Via Pinturicchio. Con l’aiuto finanziario di Ezio Vaiani, cremato nel 1918, con bottega per la Conca ha tentato con scarso successo la fabbrica¬zione delle carte da gioco.

i) Chi si occupa di bilance e di bascole sono Celestino Brini in Via Cesare Caporali, Giuseppe Mariani in Corso Cavour e Giuseppe Poggioni per la Cupa.

l) Gli orologiai non sono tutti perugini. Ludovico Pascolini lavora nella bottega per le scalette di Sant’Ercolano; Pericle Margaritelli di Deruta nella minuscola bottega in Corso Vannucci. Giuseppe Costantini, che morirà agli Incurabili nel 1905 a 66 anni, tramanda al figlio Gaspare il suo mestiere nella bottega per la Cupa. Antonio, fratello di Giuseppe, anch’esso orologiaio (1831-1879), all’Esposi¬zione Provinciale del 1858 aveva esposto un orologio a scappamen¬to, i cui congegni erano stati costruiti tutti a mano.
In Piazza del Sopramuro, all’angolo di Via Baglioni, abbiamo l’orologiaio Ezechiele Chiocci, mentre sotto l’orologio municipale c’è Alessandro Dragoni. Davanti all’ingresso del Duomo Luigi Fer¬mani. Gran nome lo riscuote l’orologiaio e accordatore di pianofor¬ti Socrate Casti di Deruta. Non è però l’arte professionale a ren¬derlo famoso, ma perché, quale prima tromba al Concerto Cittadi¬no, ha vinto alcuni anni or sono il concorso nazionale dei solisti d’Italia. Abilissimo nel mestiere e geniale costruttore è invece Ariodante Batoteri con la bottega in Via dell’Ospedale. Pasquale Di Giuseppe di Teramo, trasferitosi a Perugia per il servizio militare, apre bot¬tega da orologiaio in Piazza Garibaldi, vicino alla farmacia Teyxei¬ra. In seguito subentrerà a quella del Batoteri, non avendo questo figli,,.

m) Ancora in attività la fabbrica di corde armoniche «Pietro Tuz¬zi», gestita da Pietro Salvietti, figlio di Corinna, coadiuvato da Raf¬faele Serra”.
n) Sempre nel campo musicale non va dimenticato l’antica fabbri¬ca di organi in Via del Circo. Fondata verso il 1830 da Angelo e Innocenza Morettini l’erede Nicola, grazie alla sua operosità, con¬quista vari mercati in Italia e all’estero. Ancora oggi ricorda commosso quando durante l’Esposizione del 187919 fu festeggiatissimo al Teatro Morlacchi nel ricevere dalle mani del ministro onorevole Tommaso Villa la medaglia d’oro.

o) La bachicoltura e la sericoltura .Da quando nel perugino la piantagione del gelso venne inco¬minciata, intensa è stata l’attività dei bachicultori e del mercato dei bozzoli e della seta. Nelle campagne le famiglie coloniche producono il bozzolo e con una o più bacinelle scaldate a legna raccolgono il filo di seta. Il padrone del terreno, in cui è stata raccolta la foglia, raduna nel magazzino i bozzoli e la seta e corrisponde al produttore generi in natura o altre ricompense. Le varie qualità, selezionate ed imballa¬te, vengono trattate al mercato sito in Piazza del Municipio. Per tutto il mese di giugno viene esposta nella Loggia della Vaccara la bandiera con il grifo rosso in campo bianco per annunciare il mer¬cato del bozzolo. In questo periodo chi è professionalmente indipendente e di¬spone economicamente acquista le partite per rivendere a un prez¬zo diverso. Questi compratori sono commercianti, artigiani, possi¬denti i quali, terminata la stagione, riprendono la loro normale at¬tività. Buoni bachicultori perugini sono: Rodolfo Pucci, Vittorio Cesa¬rei, Antonio Mollaioli e Giulio Bellini`. Il Pucci nel 1873 a conoscenza delle difficoltà esistenti nei cen¬tri di produzione del bozzolo, per la malattia della «pebrina», insie¬me ad altri impiantò uno stabilimento bacologico. Il seme di razza gialla nostrana, incrociata, selezionata fisiologicamente, controllato con apparati microscopici, stivato e ibernato in appositi locali, ven¬ne imposto in Italia e all’estero. Affinché le maestranze non rimanessero durante la stagione in¬vernale inoperose e disoccupate, organizzò nei locali della Mercan¬zia in Corso Garibaldi la fabbricazione, con circa 25 telai manuali a spola volante e sotto la guida di Ida Volpi, delle stoffe di cotone, la cosidetta cotonina. Segni di stanchezza per la crisi del mercato serico li dimostra la filanda San Francesco delle Donne di Zefferino Faina. Già nel 1892 erano avvenute delle agitazioni di piazza promosse dalle mae¬stranze per la chiusura dell’opificio. Il prefetto Ercole Vitale rice¬vette una commissione e la chiusura fu scongiurata con l’intervento finanziario di Ferdinando Cesaroni.
La «Filanda», così chiamata, ha dato lavoro per un cinquanten¬nio a centinaia di unità, a maggioranza donne. Durante la gestione il Faina chiamò da Fossombrone sette ragazze specializzate. Di queste Eleonora Bachiocchi sposò il fabbro Giuseppe Antognelli, un’altra il manescalco Giuseppe Broccoletti, Giulia Mei il lustrotto Ricciotto Giorgelli e un’altra ancora il macellaio Dario Ghigarelli. (nella foto un’immagine di una filandina, piccolo impianto per la trasformazione dal bozzolo al filo del bozzolo con la trattura e incannatura della seta (avvolgimento delle matasse su rocchetti) ripreso nel 1972 per realizzare il talled anche definito scialle di preghiera, un indumento rituale ebraico )(. www.rai.tv/…/ContentItem-e895b190-4b14-4896-90c2-bc3484cd2a…)

p) In Via Sant’Anna, Florenzo Palomba, giardiniere dell’Orto Bo¬tanico dell’Università, coltiva un bel vivaio di fiori e piante. Così sono giardinieri Giuseppe Cancellotti alla villa Cesaroni del Colle del Cardinale, Filiberto Biagiotti alla villa Faina, Astorre Governa¬tori alla villa Monti e Sante Polverigiani per Fontenuovo. Tutti forniscono fiori e piante per il consumo locale.

q) Commercianti della canapa e delle corde sono Giacomo Tinozzi in Via Vecchia e Pasquale Perucacci in Piazza Danti. Per conto loro lavorano i «cordari» i quali svolgono l’attività nella buona stagione all’aperto, nei luoghi assolati e riparati dal vento. Francesco Paccoi trova spazio in Via della Canapina, altri in Via dell’Elce di Sotto e nella piazzetta di Via Pozzo Campana.Dispongono di una ruota di legno azionata dalle braccia di un ragazzo. In essa fissano un capo della canapa la cui matassa è av¬volta sui fianchi del cordaro. Questi, camminando all’indietro, ali¬menta con la canapa la corda che si va formando.

r) Oltre i «quadrucci» e i «tagliulini» fatti in casa, si consuma ab¬bastanza pasta fabbricata dai pastifici artigiani. Ancora dispongono di una attrezzatura antiquata, azionata manualmente o mediante il tiro di un cavallo. Producono i «boconotti», i fischioni lisci e rigati, gli spaghetti.A metà Corso Garibaldi, a sinistra, davanti a Via del Canarino, lavora Giuseppe Sartoretti; in Via del Melo Giuseppe Passerotti; in Via delle Stalle i fratelli Borroni; all’inizio di Corso Bersaglieri Pietro Brinoni.In Piazza del Sopramuro o meglio nei locali a piano terra nella parte a nord dell’edificio, lungo la Via della Rupe, i Buitoni fab¬bricano la loro pasta.

s) In Via San Francesco Giovanni Battista Sciambrò fabbrica tes¬suti e ordisce la lana. L’orditura Il tessuto è un insieme di fili disposti verticalmente e paralleli fra loro, l’ordito, opportunamente intrecciato con un altro filo continuo orizzontale e perpendicolare all’ordito, la trama. Per tessere era, dunque, necessario predisporre l’ordito e il filo della trama. Il filo della trama era preparato con la fase precedente, quella di incannatura, in cui veniva avvolto il filo su dei rocchetti. Per preparare l’ordito serviva un’attrezzatura chiamata l’orditoio. Esistono vari metodi e strumenti per predisporre l’ordito, di seguito è illustrato quello che si preparava a Pereto. Quando i gomitoli prodotti erano in numero sufficiente venivano portati all’orditoio (urdituru). Visto che l’utilizzo era sporadico rispetto all’uso del telaio, di questo attrezzo ne esistevano pochi esemplari in paese.

t) Al piano inferiore lavora la ditta del tintore Nicola Goretti (1831-1891) combattente nelle battaglie del 1848-49. Tra gli altri maestri nell’arte del tingere con sostanze chimiche figurava Ludovico Schultze, la cui ditta oggi è continuata in Via Santa Elisabetta dal Figlio Cornelio e Giovanni Santarelli al Borgo XX giugno. Competente in egual misura è Otto Wezelka. Gli è nata una fi¬glia, andata in sposa all’orefice Alceste Cittadini. Di corporatura atletica, con una grande barba bionda fluente, lavora personalmen¬te tra le caldaie della tintoria sita in Piazza dell’Università alla fine di Via Fabretti. Sportivo, frequenta il Veloce Club. È facile incon¬trarlo per la strada, sopra i pattini a rotelle, di cui è abilissimo nell’uso. Un altro tipo a cui rimane l’impronta della stirpe austriaca è Alessandro Piceller. Gli avi per tutto l’ottocento si sono alternati nell’arte e nel commercio. Alessandro, di corporatura imponente, amante delle cose antiche e dei vecchi usi, ha ricostruito il medioe¬vale castello a Monterone.
t) La modisteria .Anche la manodopera femminile occupa un ruolo importante nel campo artigianale. Per consuetudine e per necessità, le giovani, quelle più sfortunate, finiscono «serve» nelle case padronali. Molte altre con più fortuna frequentano il domicilio dei maestri artigiani per imparare a fare la modista, la sarta, la cucitrice in bianco e l’aggiuntatrice di tomaie. La modisteria ha una funzione importante nell’abbigliamento, d’obbligo per chi vuole distinguersi socialmente. Sono tanti i labo¬ratori e per citarne qualche d’uno quello della Violetta Buranelli, figlia del Comandante dei Pompieri e l’altra della Maria Leonelli in Corso Vannucci.

u)Le «sartrici» assommano ad una cinquantina, sparse al centro e nei rioni. L’arte del merletto, oltre ad essere largamente praticata nei monasteri, viene esercitata anche da abili ricamatrici. Dal tombolo, con il punto veneziano, antico, a reticella o rosolino, escono le to¬vaglie per gli altari, i camici per i sacerdoti, i corredi delle spose. Frequentatissimo il laboratorio in Via dei Priori condotto dalle sorelle Paoletti, maestre nei corredi da sposa, per i ricami a mano e la biancheria in genere. Altre virtuose del ricamo sono le maestre Elena Schioccolini, moglie di Gustavo Carboni ed Elettra Agostini, consorte del dottor Giuseppe Teyxeira, cremata nel 1903.

v) Un’altra pregevole attività viene svolta con i telai per tessitura in Via dei Priori a palazzo Marini. Sotto la direzione di Eufemia Cagianelli vengono fabbricati tappeti a fiamma, in seta, in lana, in tutte le grandezze e disegni.
L’attività nel campo industriale è limitatissima. A Ponte Felci¬no Lucio Bonucci, nato nel 1859 e morto nel 1920, dirige la fabbri¬ca di tessuti impiantata dal padre Leone insieme al fratello Ales¬sandro.
z) L’apicoltura. Come è strutturata la colonia di api Un alveare è composto da un’unica colonia o famiglia costituita da un’unica regina, da numerose operaie che sono delle femmine sterili che si occupano della cura dell’alveare e da un piccolo numero di fuchi (maschi) e dalla covata (larve). Per riprodursi e sopravvivere, una colonia di api accumula il maggior numero di risorse e provviste durante la stagione primaverile ed estiva, per poter trascorrere in sicurezza l’inverno. La popolazione della colonia quindi varia seguendo il ciclo naturale delle stagioni. Caratteristica che purtroppo mette in pericolo la sopravvivenza delle stesse per colpa dei mutamenti climatici. La colonia è numerosa in estate raggiungendo anche i 90.000 individui (generalmente da 30.000 a 70.000 individui), allo scopo di raccogliere il maggior numero di risorse, mentre nella stagione invernale la popolazione si ridimensiona fino a calare attorno ai 6.000 individui, per ridurre al minimo indispensabile il consumo delle provviste. Tuttavia, la popolazione non può scendere oltre un certo limite, altrimenti rischia di collassare non essendo in grado di mantenere la temperatura interna dell’alveare.La regina ha il compito di deporre le uova e di assicurare la coesione della colonia delle api; è più grande delle operaie e dei fuchi ed è provvista di un pungiglione usato esclusivamente per uccidere le regine rivali nella competizione per la creazione della colonia.A differenza delle operaie, può vivere fino a 5 anni d’età ed è morfologicamente e anatomicamente diversa dalle altre femmine operai perché è priva dell’apparato per la raccolta del polline e delle ghiandole per produrre cera e miele. I maschi hanno il solo compito di fecondare la regina, sono più grandi delle operai, ma più piccoli rispetto alla regina. Le operaie sono la colonna portante della colonia e hanno numerose funzioni come quella di costruire il favo, proteggerlo, curare le larve e produrre i prodotti dell’alveare.I compiti tra le operaie sono divise a seconda dell’età, iniziano dalla pulizia delle celle per poi diventare capaci di produrre la pappa reale utilizzata per alimentare le larve, successivamente dalla pappa reale si convertiranno in produttrici di cera utilizzata per costruire le celle del favo, per poi trasferirsi all’esterno per prendere le difese della colonia e successivamente per trasformarsi in raccoglitrici di nettare, polline, acqua e propoli.Dopo un mese passato come raccoglitrice, ritorna all’interno per occuparsi della pulizia, periodo che precede la fine del suo breve ciclo vitale di circa 45 giorni, al termine del quale si allontana dall’alveare per poi morire. Come si produce il miele: Per millenni, il miele ha rappresentato il solo alimentato zuccherino concentrato e per questo era molto amato dalle popolazioni antiche, dai romani agli egitti, sono numerose le testimonianze storiche dell’utilizzo di questo prodotto. Il miele è prodotto naturalmente dalle api a partire da sostanze zuccherine raccolte in natura come il nettare, un liquido zuccherino prodotto dalle piante per attirare gli insetti impollinatori come le api. Questo legame rappresenta uno dei tanti straordinari esempi di cooperazione negli ecosistemi, dove specie differenti devono la propria sopravvivenza alla loro stessa copresenza. Un’altra sostanza molto importante per la produzione del miele è la melata, un derivato zuccherino della linfa degli alberi prodotta da insetti succhiatori. A seconda del tipo di melata o nettare presenti nell’area, il miele assumerà colori, consistenza e sapori differenti. L’ape bottinatrice raccoglie il nettare o la melata, per poi trasportarlo e quindi rigurgitato all’interno dell’alveare. Qui, il prodotto verrà metabolizzato dalle api operai che hanno il compito di dividere gli zuccheri complessi in zuccheri semplici. I prodotti della digestione verranno successivamente deposti sulle pareti del favo in sottili strati dove avverrà la maturazione del prodotto. In questo periodo che dura circa 36 giorni, le api ventilatrici ventilano le celle per permettere la disidratazione e impedire la fermentazione del futuro miele. Il miele è un prodotto utilizzato dalle api come cibo che verrà utilizzato nei periodi di scarsità. Da questo punto in poi, cioè dove il compito delle api termina, interviene l’apicoltore. Le arnie moderne sono formate dai melari, cioè delle strutture estraibili dove le api hanno costruito le celle contenenti il miele. Al momento opportuno, l’apicoltore estrarrà i melari per iniziare l’estrazione del miele. Si usano diverse tecniche per allontanare le api, la più utilizzata consiste in un getto d’aria emesso da un soffiatore. Le celle sono coperte, una volta rimosso il tappo di cera, i melari vengono inseriti nei smielatori dove il miele inizia a fuoriuscire per poi essere raccolto. Il miele viene quindi filtrato e decantato per eliminare tracce di cera ed altro, per poi essere opportunamente lavorato o confezionato.

6) SINTESI PROGETTO “ENCLAVE CASA & BOTTEGA” NEL RIONE DI PORTA SANT’ANGELO DEL C.S. DI PERUGIA”

1a) Premessa:

In questo capitolo non si ha la pretesa di individuare nuove idee progettuali , nei loro dettagli di tecnologia innovativa di prodotto/processo, o di mercatistica orientata alla domanda dell’e-commerce o del turismo incoming ma semmai di sottoporre alla attenzione degli interessati alcune ipotesi di lavoro: l’idea (o le idee) progettuale, nei suoi dettagli anche esecutivi, deve venire dal soggetto titolare dell’impresa artigianale, investito della sua realizzazione, anche derivante da un corso intensivo di apprendimento nei vari incubatori di settore.
Il progetto prende forma da un’ inquadratura problematica e prospettica del C.S. Perugino ed il rione di Porta Sant’Angelo in particolare, nel quale presumibilmente si potrà innestare, insediare e fruttificare l’enclave artigiana pilota che , almeno secondo la valutazione di chi scrive, ne è parte integrante. Il tutto subordinato alla potenzialità che la nostra comunità ha di esprimere nuovi imprenditori dell’innovazione artigiana, in grado di assimilare la sapiente e paziente manualità di realizzazione del prodotto finito, accompagnata da un senso dell’economia aziendale e degli affari. Sarà questa una fase di scouting dell’equipe di programmazione e gestione dell’attività progettuale al momento in cui tutti i soggetti ad esse preposti avranno trovato la combinazione di cofinanziamento necessario al conseguimento dell’obiettivo.
Il C.S. perugino con i suoi rioni dovrebbe fare perno sui risultati di specifiche ricerche, volte ad indagarne gli aspetti demografici, sociali, urbanistici ed architettonici, e le evoluzioni economiche e culturali. Nel progetto si cercherà di fare una netta distinzione fra progetto estetico- architettonico-strutturale, ovvero il contesto di scenario, necessariamente statico, in cui si andrà a movimentare l’evoluzione social-economico-popolare dei comprimari che riparte dalla narrazione rinascimentale del Pellini prima e ottocentesca del Bonazzi poi, per giungere, attraverso la parentesi pre e post bellica del’900, fino a giorni nostri. L’altra distinzione sarà rappresentata dal progetto nella sua implementazione di proposte e contenuti in chiave di marketing territoriale: si parte da una corretta analisi fra offerta attuale e potenziale di merci e servizi per correlarla alla analoga domanda dei soggetti di cui ai precedenti punti evidenziati. Si eviterà, in sostanza, di concludere su proposte di innovazione strutturale e/o infrastrutturale, senza aver prima focalizzato nel centro di interesse “C.S.”, e nella fattispecie il rione di Porta Sant’Angelo, le funzioni socio-economiche che possano dar vita al dinamismo di una sua ripresa. Una particolare attenzione sarà pertanto dedicata allo studio delle attività economiche (private e pubbliche) , culturali e ricreative ad ora insediate secondo i seguenti parametri: i campi di indagine, le metodologie seguite, i risultati ottenuti. I risultati delle indagini saranno svolti mediante la metodologia dell’analisi S.W.T. L’acronimo sta per Strengths (punti di forza ) weaknesses (debolezze), opportunities (opportunità) , threats(vincoli)) atta a fornire uno schema logico molto efficace e soprattutto rispondente all’esigenza di interpretare e portare a sintesi i risultati delle indagini svolte, delle informazioni raccolte ed anche delle indicazioni emerse nei focus group e nelle altre occasioni di consultazione dei cittadini. Con l’analisi Swot si rilevano ed evidenziano: funzioni interne al progetto di forza o debolezza: per l’analisi delle risorse ; fattori esterni di impedimento o di successo alla realizzazione del progetto : per il conseguimento dell’obiettivo della strategia, concretizzabili nell’identificazione delle categorie di soggetti interessate al miglioramento della qualità della vita nell’area interessata ed all’innovazione delle opportunità di business . Soggetti che evidentemente si identificano in altrettanti obiettivi progettuali di settore. Il quadro interpretativo della realtà che ne risulterà ci porterà una sorta di mappa cognitiva cui rapportarsi al momento di svolgere l’analisi di scenario, sulla quale elaborare una strategia di rilancio del C.S. perugino, attraverso priorità attuative come quelle dell’enclave del rione di Porta Sant’Angelo che terrà conto della metodologia di project management del WBS (work breakdown structure, già collaudata in altri progetti finanziabili dal Mise e dal Miur, che riportiamo nelle pagg. seguenti, necessaria per programmare e gestire il progetto di riqualificazione del C.S., secondo un preventivo di Piano di Sviluppo Cittadino, nella interrelazione della commistione /contaminazione privato/pubblico, basata su una contabilità costi/benefici con la quale il rapporto economico di convenienza spese/costi viene integrato dal parametro di valutazione del valore aggiunto : che deriva dalla coniugazione “benefici sociali” nella redditività di capitali privati e pubblici investiti nella realizzazione del progetto. Si vuole anche evidenziare come qualsiasi iniziativa di ricerca industriale e sviluppo sperimentale , pur necessariamente supportata da strumenti di ICT (Information ,Comunication, Technology) della moderna cibernetica, non si può esaurire in essi, confondendo mezzi strumentali e obiettivi di un qualsiasi progetto di innovazione tecnologica. Siamo invece alla ricerca di idee progettuali che rappresentino, di per sé, già nella loro genesi naturale, lo sforzo imprenditoriale-artigianale di chi ricerca “nuovi prodotti, nuovi usi, nuovi mercati “ per sviluppare l’economia reale cittadina.
2) Lo scopo del presente documento è di convincere gli enti finanziatori del progetto di riqualificazione del C.S. di Perugia, partendo dal rione di Porta Sant’Angelo orientato al miglioramento della qualità di vita (sicurezza, servizi, risorse per l’occupazione, valorizzazione dei beni monumentali – paesistici) dei “soggetti gravitazionali”attuali e potenziali (residenti,operatori economici, turisti,studenti, operatori della burocrazia), che esso rappresenta una premessa per sviluppare attività di edilizia ecosostenibile e certificata con classificazione ad elevato rendimento energetico, ottenuto mediante l’utilizzo di materiali estremamente innovativi, tale da recuperare ad una destinazione d’uso attrattiva per la domanda potenziale di nuovi insediamenti di gran parte del patrimonio abitativo e a destinazione artigiano-commerciale, delimitato dalle 5 porte medievali : Porta Sole, Susanna, Eburnea, Sant’Angelo,San Pietro. Comunque sarà data priorità al rione più adatto alla prototipazione, ovvero, quello di Porta Sant’Angelo. Nell’ allegato 6 a fronte di una ricognizione, i vari immobili sfitti e/o abbandonati al degrado del rione sommano a non meno di 2.500 mq.

3) Schema dell’Analisi Swot del C.S.

L’analisi Swot delle funzioni interne governate dal progetto e dei fattori esterni, non governati dal progetto si svilupperà dunque prendendo in considerazione due piani, uno di carattere spaziale, distinguendo tra ambiente interno (strutture e infrastrutture cittadine del borgo e loro titolari) ed ambiente esterno (flussi dell’incoming turistico , degli arrivi, presenze e permanenze alberghiere ed extra alberghiere, ed inoltre contesto territoriale, economico, sociale, … con cui il C.S. interagisce : periferia della città, la realtà provinciale, quella regionale, ecc.) e l’altro piano di carattere temporale-dinamico, ovvero delle funzioni socio-economiche operative, nella ,loro dinamica di svolgimento, distinguendole tra passato e presente. L’incrocio dei quattro piani di analisi porterà ad identificare punti di forza (plus) e di debolezza (minus), riferiti all’ambiente interno nella situazione attuale, con le sue opportunità e minacce emerse nell’analisi, ampliandone le considerazioni strategiche funzionali al futuro secondo le prospettive dell’ambiente esterno in divenire, ovvero al più generale contesto territoriale, economico, sociale, …, con cui il C.S. interagisce (il resto della città, la realtà provinciale, quella regionale, nazionale e internazionale).

L’esplicitazione di tali elementi è funzionale all’elaborazione delle seguenti linee di evoluzione della strategia:
– esaltare i punti di forza del contesto locale, quali sintesi della correlazione strutture/funzioni (Plus) ;
– contrarre ed elidere i punti di debolezza laddove esiste la correlazione negativa strutture/funzioni (Minus) ;
– approfittare delle opportunità che si potranno presentare, anche secondo il bench marking (Fattori di successo) ;
– cercare di contrastare le minacce future, in relazione a ipotesi di fattibilità (Fattori di vincolo).

L’analisi critica del C.S. farà perno su sette ambiti:
• la popolazione
• le attività
• la qualità urbana e la coesione sociale
• le infrastrutture e la mobilità
• università e ricerca
• il sistema culturale e il turismo
• indagine sul rapporto periferia e il C.S..

La ricerca si articola in:
Dimensioni geo-demografiche :va rappresentato il contesto geografico come da PRG.; va rappresentato il contesto socio-culturale dei soggetti che si interagiscono; ne va contestualizzato il ruolo e vanno misurate le priorità verso l’assesment organizzativo-gestionale dell’area, identificata nelle sue strutture e infrastrutture, secondo le categorie dei seguenti fruitori , attuali e/o potenziali :
a) Soggetti delle residenze: il C.S. di Perugia, compresa la zona periferica di Monteluce con il nuovo centro residenziale in lenta formazione, nonostante alcuni minus strutturali e funzionali di facile evidenza (mancanza di cinema, collegamenti non facili; carenza di posti auto; offerta immobiliare di appartamenti scarsi e scadenti di comfort;carenza di spazi verdi;) rappresenta una ottima scelta di insediamento per nuovi nuclei famigliari e per soggetti, spesso di nazionalità straniera , della classe di reddito medio-medio superiore, che intendano trovare un “buen retiro” in una fase particolare del proprio ciclo di vita.
b) Soggetti delle attività economiche : commercianti. E’ la categoria che più delle altre esprime l’immagine, nel bene e nel male , del C.S. come area di servizi integrati per l’acquirente-consumatore, il cui target è stato, negli ultimi trenta anni , oggetto di profondi cambiamenti. Da centro di interesse per residenti, studenti e turisti, in ordine di importanza per capacità di spesa, si è trasformato in acquirenti-occasionali come i turisti degli arrivi, ma sicuramente non “delle permanenze alberghiere” ed i residenti in nuclei famigliari molto ridotti. In altri termini le occasioni di acquisto di prodotti del sistema moda o dell’arredamento o dell’agroalimentare si sono contratte notevolmente , non tanto per una concorrenza dei centri commerciali dell’hinterland perugino, ma soprattutto per il venir meno dell’attrattiva di un C.S., non più centro di interessi fra loro integrati ( vita vissuta, shopping, tempo libero, manifestazioni…) ma semplicemente un’ area nella quale dispiegare , soprattutto nelle ore serali-notturne, espressioni di liberazione e trasgressione di giovani e meno giovani , spesso in crisi di identità e assenza di inibizioni. Come dire che ormai l’eccesso di borderline trova un habitat ideale nel bivaccare sulle scale della Cattedrale di Piazza IV Novembre fino alle ore piccole della notte.
c) Soggetti delle attività economiche: artigiani. Si tratta di una specie ormai in estinzione. Si registra una qualche iniziativa di giovani promesse nelle maioliche, la tessitura, la maglieria). Ma si tratta di fenomeni sporadici, encomiabili eccezioni che confermano la regola.
d) Soggetti delle attività professionali. La presenza di tutte le funzioni della giustizia, in palazzi fra loro vicini e collegati, promuove l’insediamento e la proliferazione di studi legali che nulla o quasi portano all’economia e al prestigio del C.S.; nel senso che l’ Orpello di una Giustizia che funzioni ,nell’aggregato sistemico e organico di Giudici, PM e Avvocati, non è conseguente alla sua localizzazione, in siti di pregio, quanto la sua efficacia nel dispiegare e formulare sentenze certe e rapide.
e) Soggetti del mondo della cultura e della conoscenza (Università, Accademie, Centri ricerca…). L’Università di Perugia e l’Università per Stranieri registrano negli ultimi anni accademici un calo di iscritti e un rating non certamente positivo delle performance conseguite. Se consideriamo il ruolo strutturale e funzionale del C.S., impostato negli anni 60-70 dal rettore Giuseppe Ermini verso l’accoglimento e l’affidabilità del ricettivo nell’aggregato multinazionale e multilingue studentesco , ne deduciamo che non poco della sua crisi sia imputabile anche a questo fenomeno. Laddove entra in crisi la crescita dell’Ateneo, si accompagna anche quella del C.S..
f) Soggetti della offerta e della domanda turistica (turisti, alberghi, ristoranti) . Anche l’ultimo forum del turismo di Federalberghi ha evidenziato come il flusso di turisti a Perugia sia molto occasionale, senza programmi organici in un rapporto arrivi/presenze che incentivi le permanenze facendo del C.S. non solo un itinerario di visite a Pinacoteca e musei ma un insieme di ricerca, eventi, manifestazioni che provochino l’interesse culturale e ricreativo del turista.
g) Soggetti della burocrazia degli enti locali. Il C.S. di Perugia è sede dei palazzi più importanti delle istituzioni: regione, comune, provincia, prefettura. Anche in questo caso, come già detto per la Magistratura, il prestigio dell’istituzione deriva non dall’orpello ma dalla credibilità con cui l’istituzione amministra il mandato ricevuto dagli elettori. Perché altrimenti sarebbe stato meglio che Palazzo Cesaroni e Palazzo Donini avessero mantenuto la loro originale destinazione d’uso (albergo e residenza di pregio).
 Storia della sua evoluzione: va evidenziato , in una sintesi storica , la trasformazione della società perugina dalla sua genesi etrusca, passando per la fase romana, medievale, rinascimentale e barocca, fino ai giorni nostri cosiddetti della “globalizzazione”.
 Parametri e paradigmi per la enfatizzazione di elementi basilari di geomorfologia.: disegnare in una scheda a diagramma gerarchico-funzionale , i parametri socio economici e culturali che influenzano il quotidiano e l’evoluzione civile , mettendo in evidenza i paradigmi di vivibilità, ovvero un modello di riferimento, un termine di paragone in una prospettiva di ricerca (una scuola di pensiero) con determinate idee sugli scopi della ricerca e sui metodi appropriati (come si dovrebbe realizzare la ricerca) e con i propri valori e assunti comportamentali sui quali si è attestato l’attuale sistema funzionale della comunità cittadina.

4) Il nostro progetto di “Enclave Casa & Bottega in un rione del C.S. di Perugia” con le sue implicazioni metodologiche della “smart city”
Fondamentalmente sono 6 i parametri di identificazione e misura delle smart cities, analizzati nel rapporto “European Smart Cities” realizzato dall’Università di Vienna in collaborazione con quelle di Lubiana e Delf (www.smart-cities.eu) ovvero: mobility, environment, people, living, governance, economy.
Nel caso specifico va svolta l’analisi swot, come impostata nei paragrafi precedenti, per verificare come i punti di forza e/o debolezza e i fattori positivi (opportunità) e/o negativi (condizioni) si pongono nella realtà del C.S. di Perugia. rispetto agli indicatori di smart city seguenti.

Smart mobility
Local accessibility (Inter-)national accessibility Availability of ICT-infrastructure. Sustainable, innovative and safe transport systems
Smart mobility significa spostamenti agevoli, buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile con mezzi a basso impatto ecologico, regolamentazione dell’accesso ai centri storici a favore di una maggiore vivibilità, adozione di soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe.
Il C.S. di Perugia, nonostante il moderno mezzo ettometrico (minimetrò) lo colleghi con un grande parcheggio periferico, presenta , per le sue caratteristiche orografiche ancor oggi notevoli problemi sulla mobilità di persone e cose.

Smart environment
Attractivity of natural conditions.Pollution. Environmental protection Sustainable resource management.

Una città smart promuove uno sviluppo sostenibile puntando alla riduzione dell’ammontare di rifiuti e alla raccolta differenziata, alla riduzione delle emissioni di gas serra attraverso la limitazione del traffico e all’ottimizzazione delle emissioni industriali. A questi obiettivi si possono aggiungere la razionalizzazione dell’edilizia ed il conseguente abbattimento dell’impatto del riscaldamento e della climatizzazione, la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica, la promozione, la protezione e la gestione del verde urbano nonché la bonifica delle aree dismesse.

Rispetto agli indicatori suddetti vi sono alcuni sviluppi virtuosi verso come la raccolta differenziata “porta a porta” dei residui solidi urbani; la qualità della vita , dal punto di vista delle emissioni è accettabile; così pure rispetto agli altri indicatori, salvo quello dell’edilizia, ancora molto indietro sia pèer gli ammodernamenti e restauri conservati di immobili sia per il recupero di alcune aree lasciate
degradato (mercato Coperto, ex Carcere di Piazza Partigiani, etc.) .

Smart people
Level of qualification. Affinity to life long learning.Social and ethnic plurality.Flexibility.Creativity.Cosmopolitanism/Open-indedness.Participation in public life.
Una ritrovata consapevolezza e partecipazione nella vita pubblica, alti livelli di qualifica dei cittadini, pacifica convivenza di diversi portatori di interesse e comunità sono alcune delle caratteristiche smart che si possono trovare in una “città intelligente”.
Il C.S. di Perugia rappresenta due enormi contraddizioni: ampia apertura ad eventi (Umbria Jazz,Eurochocolate, Sagra Musicale; festival del Giornalismo…) e inconsistente presenza di residenti, a salvaguardia e presidio del territorio verso le “razzie” degli spacciatori di sostanze stupefacenti. La presenza di migliaia di studenti delle due università (Italiana e stranieri) non riesce a fare da virtuoso cuscinetto a tale dicotomia strutturale e culturale.

Smart- living
Cultural facilities. Health conditions. Individual safety. Housing quality. Education facilities.Touristic attractivity.Social cohesion

Una città smart fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità; promuove la propria immagine turistica con una presenza intelligente sul web; virtualizza il proprio patrimonio culturale e le proprie tradizioni e le restituisce in rete come “bene comune” per i propri cittadini e i propri visitatori; usa tecniche avanzate per creare percorsi e “mappature” tematiche della città e per renderle facilmente fruibili ecc.

Smart-governance
Participation in decision-making. Public and social services.Transparent governante.Political strategies & perspectives

Un governo smart ha una visione strategica del proprio sviluppo e sa definire in base a questa scelte e linee di azione, è in grado di coinvolgere i cittadini nei temi di rilevanza pubblica, promuovere azioni di sensibilizzazione ed utilizzare le tecnologie per digitalizzare ed abbreviare le procedure amministrative, ecc.

Smart-economy
Innovative spirit.Entrepreneurship.Economic image & trademarks.Productivity.Flexibility of labour market.International embeddedness.Ability to transform.

Il progetto di “ENCLAVE ARTIGIANATO CASA & BOTTEGA IN UN RIONE DEL C.S. DI PERUGIA” va esattamente in questa direzione .
Sulla base delle analisi suddette e delle suggestioni di percorsi strategici che da essa si possono prefigurare, si potranno sviluppare due modelli: statico-strutturale (restauro conservativo e/o ristrutturazione dei volumi di bottega e di residenza) e dinamico-funzionale ( organizzazione del processo produttivo e del marketing).
c Analisi critica del modello statico-strutturale, per un progetto di innovazione della configurazione dell’esistente.
 Strutture: censimento analitico di tutti i “contenitori”immobiliari, secondo criteri di proprietà, possesso, destinazione d’uso, pregi architettonici-storico-culturali; loro potenzialità verso nuove forme di fruizione.
 Infrastrutture materiali e immateriali : censimento analitico del loro valore e uso logistico e valutazione della loro potenzialità e flessibilità verso progetti di avanzamento di marketing territoriale. A tale proposito viene in mente quanto va a concretizzarsi circa la sede delle ex Officine Piccini, in Via del Fagiano, come parcheggio pertinenziale per una smart city di Borgo sant’Angelo.
 Assetto paesaggistico-monumentale: apprezzamento, in chiave ecocompatibile, dello scenario ambientale in cui interagiscano le componenti e dove numerose sono le valenze e gli spazzi architettonici che vivificano il tessuto intricato, suggestivo e complesso del C.S.; ognuno di essi gioca da secoli il suo antico ruolo da protagonista sulla scena urbana, confuso in una folla chiassosa di attori e comparse non meno determinanti nella rappresentazione della quotidianità, cristallizzata nelle forme del costruito.
5) Analisi critica del modello dinamico-funzionale, per una strategia di ammodernamento, diversificazione e riconversione a implementazione nel rapporto domanda/offerta in merci e servizi della nuova configurazione dell’esistente statico.
• Soggetti beneficiari : check-list ragionata di tutti i soggetti gravitazionali e potenzialmente adatti e vocati al ruolo di partner con artigiano-residente (vedi nuove generazioni) . Soggetti gravitazionali: titolari di interessi , comportamenti e dinamiche di interazione fra le categorie sociali che sono attratti da esigenze di fruizione dei beni e/o servizi del C.S. .
• Organizzazione gestionale : rappresentazione del modello (o dei modelli) di gestione delle risorse macro e micro socio-economiche e culturali baricentriche (dell’offerta di beni e servizi) e gravitazionali (della domanda di beni e servizi) .
• Logistica di persone e merci : rappresentazione gerarchico-analitica e funzionale (piattaforme e flussi) dell’annona attuale e dei soggetti gravitazionali ( Vedi allegato N. 4 sul Minimetrò).
5a) Analisi critica dell’esistente socio-economico, per una strategia di implementazione delle risorse gestionali
 Risorse : check-list ragionata delle risorse con una loro schedatura per tipologia, quantità (parametri fisici), qualità (rapporto al bench marking), fruibilità.
 Produttività : misurazione dell’attualizzazione economica delle risorse, private e pubbliche, patrimoniali (immobiliari, finanziarie) , di lavoro-know how, di management al fine della fruizione-consumi dei risulati economici ottenuti rispetto al potenziale (bench marking) Input/Output : analisi della bilancia delle attività commerciali (merci e turismo) , artigianali , culturali . Riferimenti al bench marking.
5b) Analisi Swot per il supporto scientifico alla modulazione della strategia: mezzi/obiettivi
 Punti di forza: funzioni di governance (organizzazione gestionale; capacità di know how e knowledge;data base; progettazione e fonti di finanziamento nazionali e/o CEE, e/o regionali)
 Punti di debolezza : realizzazione di azioni con efficacia a medio-lungo termine con il rischio di scarsa affidabilità e monitoraggio sulla loro efficacia.
 Fattori di successo : presa di coscienza (knowledge) della grave crisi della configurazione esistente e/o ammodernata del modello statico di riferimento (strutture e infrastrutture) e del modello dinamico (funzione organizzativa e gestionale dei soggetti ) di riferimento.
 Fattori di rischio : scarsità di strumenti progettuali e gestionali per rendere efficiente ed efficace la strategia operativa del conseguimento degli obiettivi.
5c) Ipotesi di strategia per l’innovazione del sistema organizzativo-strutturale: “Inserimento nel contesto urbano”, “Qualità delle infrastrutture e degli spazi pubblici”, “Equilibrio degli interessi”
 Linee strategiche di development: riprenderle dai documenti di Marketing Urbano, dal Q.S.V. (quadro strategico di valorizzazione), dagli elementi strategici del piano generale di sviluppo del comune di Perugia 2010-2014 già elaborati dal comune ed estrapolarne quelle di maggiore convincimento per una realizzazione progettuale pragmatica.
 Mezzi per il conseguimento degli obiettivi : come sopra .
 Obiettivi : sviluppare il livello quali-quantitativo delle attività socioeconomiche e culturali, con baricentro nell’area del C.S. perugino, con programmi ecosostenibili e metodi di azioni modulari (si inizia con l’enclave di Porta Sant’Angelo) continuative, di efficacia progressiva , di gratificazione stratificata a tutti i soggetti gravitazionali.
6) Sintesi descrittiva dell’idea progetto “Enclave casa & bottega nel rione di Porta Sant’Angelo” e dei collegamenti con i progetti di innovazione sociale previsti da provvidenze analoghe a quelle del Decreto Direttoriale 5 luglio 2012 n. 391/Ric del MIUR. (vedi allegato 2)

Realizzare una serie di prototipi di fulcro di attività artigianale di qualità, espressione di assetto strutturale e linee di produzione per prodotti a buon contenuto di innovazione tecnologica, nei settori del sistema moda (maglieria , pelletteria, sericolo-tessile) , dell’arredamento , dell’agroalimentare (dolciario in particolare), o di altro settore da identificare, in cui si verifica la sintesi della qualità della vita, fra il vivere in casa-famiglia (tempo libero e degli affetti ) e il vivere la propria professione creativa nella bottega ad essa contigua. Il contesto dell’aggregazione di vita associativa e di opportunità mercatistica, con tutte le connessioni concettuali verso gli ambiti dell’art. 1 del D.D. in oggetto, è il C.S. di Perugia, in cui far rivivere l’antica tradizione di “arti e mestieri” , avendo riapprezzato gli spazi naturalmente “vocati” a dette attività e riprogettato, secondo i criteri della “Domotica” e della “Architettura sostenibile e materiali, strutture , strumenti e funzioni organizzative, diretti ad attività produttive, secondo presupposti di successo che partono dall’area della produzione (offerta del prodotto/servizio) riprogettata secondo tecnologie di avanzata impostazione strutturale delle attrezzature, con tecniche di concetto e formulazione di prodotto e con articolate attività di vendita e promozione “ marketing oriented” (destinate alla domanda): clienti locali, incoming turistico, “e commerce” .
Tale proposta di idea progetto poggia anche su uno scenario cittadino futuribile, di “smart city” , in cui non vi sia contrapposizione tra visione “fat” (infrastrutture, banda, tecnologia) di città intelligente e “lean” della smart city (sostenibità ambientale, semplificazione, vivibiltà). Infatti il presupposto perché gli elementi funzionali essenziali per la nascita e lo sviluppo di una “smart city” e precostituirne il successo (lean, senseable, sustainable, green, regenerative, smartgrid oriented, CO2 footprint reducing) siano una vera potenzialità da mettere in campo è costituito da una equilibrata e consistente aggregazione di soggetti vocati, interessati, diremmo, quasi antropologicamente, a vivere intensamente il C.S. DI PERUGIA, attraverso la sperimentazione nel rione di Porta sant’Angelo dell’enclave artigianato casa & bottega .
6a I destinatari di tale documento, per quanto riguarda le strutture e infrastrutture sono imprenditori umbri interessati a rinvenire, nell’ambito dei benefici che il suddetto D.D. del MIUR prevede, uno strumento di intervento strutturale a medio termine, facente perno sull’idea progettuale : “Casa e Bottega”, da allocarsi nell’ambito principale dell’art. 1 del succitato D.D. per il comma 5: ARCHITETTURA SOSTENIBILE E MATERIALI (La bioedilizia utilizza materiali ecologici e non inquinanti, cercando di ridurre e limitare il più possibile il consumo di energie non rinnovabili : coibentazione, igroscopicità, isolamento e accumulo del calore) ; mentre come ambiti secondari si indicano in ordine di importanza : DOMOTICA ( l’abitazione ed il luogo di lavoro antropizzati e organizzati secondo i criteri funzionali alla smart city) , LOGISTICA LAST MILE ( organizzazione infrastrutturale intermodale, materiale e immateriale, degli spostamenti di persone e merci ) , CLOUD COMPUNTING ( “I principali attributi di un’infrastruttura cloud comprendono il provisioning automatizzato e on-demand delle risorse, che garantisce il raggiungimento dei livelli di servizio, e il modello pay-as-you-go, che consente di legare le risorse ai servizi e ai costi associati in base all’utilizzo progressivo”).
Si auspica che possa aprire varchi di nuove opportunità verso ristrutturazione , ammodernamento ampliamento e riconversione edilizia nel C.S. , ed in particolare nell’area del rione di Porta Sant’Angelo,. Sulla base di tale intervento e delle analisi di marketing e delle suggestioni di percorsi strategici che in essa si prefigurano, si potranno sviluppare due modelli di “sviluppo sostenibile” : statico-strutturale e dinamico-funzionale.
6b Analisi critica del MODELLO STATICO-STRUTTURALE, per un progetto di innovazione della configurazione dell’esistente. DI PRECIPUO INTERESSE DELLE IMPRESE EDILI A TECNOLOGIA AVANZATA.
 Strutture: censimento analitico (mappatura) di tutti i “contenitori”immobiliari, secondo criteri di proprietà, possesso, destinazione d’uso, pregi architettonici-storico-culturali; loro potenzialità verso nuove forme di fruizione.
 Infrastrutture materiali e immateriali : censimento analitico del loro valore e uso logistico e valutazione della loro potenzialità e flessibilità verso progetti di avanzamento di marketing territoriale.
 Assetto paesaggistico-monumentale: apprezzamento, in chiave ecocompatibile, dello scenario ambientale in cui interagiscono le componenti e dove numerose sono le valenze e gli spazzi architettonici che vivificano il tessuto intricato, suggestivo e complesso del C.S.; ognuno di essi gioca da secoli il suo antico ruolo da protagonista sulla scena urbana, confuso in una folla chiassosa di attori e comparse non meno determinanti nella rappresentazione della quotidianità, cristallizzata nelle forme del costruito. In particolare tale scenario ecocom,patbile si potrà realizzare nel rion prototipo progettuale di Porta Sant’Angelo con l’attuazione di una Z.T.L. ben più rigida di quella attuale, ma resa attiva sul piano della mobilità con l’ausilio di navette che collegano con l’esterno e con la piattaforma merci fuori le mura zona est e nord est.
6c Analisi critica del MODELLO DINAMICO-ORGANIZZATIVO/FUNZIONALE, per una strategia di ammodernamento, diversificazione e riconversione a implementazione nel rapporto domanda/offerta in prodotti,merci e servizi della nuova configurazione dell’esistente statico, di precipuo interesse delle imprese manifatturiere e del terziario avanzato.
• Soggetti beneficiari : check-list ragionata di tutti i soggetti (stakeholder) gravitazionali verso il C.S. . Soggetti gravitazionali: titolari di interessi , comportamenti e dinamiche di interazione fra le categorie sociali che sono attratti da esigenze di fruizione dei beni e/o servizi del C.S. .
• Organizzazione gestionale : rappresentazione del modello (o dei modelli) di gestione delle risorse macro e micro socio-economiche e culturali baricentriche (dell’offerta di beni e servizi) e gravitazionali (della domanda di beni e servizi) .
• Logistica di persone e merci : rappresentazione gerarchico-analitica e funzionale (piattaforme e flussi) dell’annona attuale e dei soggetti gravitazionali .

7) L’idea forza del progetto “Enclave Casa e bottega”

7a.1. Dimensioni concettuali e strategiche dell’idea forza : rendere attrattive le strutture di proprietà privata e/o pubblica verso nuovi insediamenti,prototipi propulsivi di altre e più numerose “location” nell’alveo degli antichi insediamenti artigianali e commerciali del ‘900, con riferimento a quanto descritto nelle pagine precedenti. Si fa riferimento a quelli di nuove attività artigiane di qualità (tessile- abbigliamento,arredamento ,restauro mobili ,agroalimentare). Il concetto di “casa e bottega” parte dal presupposto che fino a 80 anni or sono molte attività artigianali del C.S. perugino facevano perno su un’organizzazione familiare, per cui l’insediamento casa e bottega erano contigui: bottega a livello strada , come espressione di attività di trasformazione e commercializzazione, senza soluzione di continuità.
Ebbene, tale “stile di vita” si può replicare sulla scia di un rinnovamento, da contestualizzare, in chiave moderna, nell’ambito dei due modelli (statico-strutturale e dinamico organizzativo/funzionale). In altre parole, una volta verificato che i soggetti della offerta ( imprenditori-artigiani : giovani di nuova imprenditoriali e/o di esperienza consolidata) rappresentano una “massa critica”, interessante per soddisfare il fabbisogno di nuovi insediamenti nel C.S. e altresì avendo dimostrato che esiste anche una massa critica della domanda (residenti, turisti, acquirenti/consumatori occasionali dell’e-commerce) con propensione all’acquisto/consumo e adeguata capacità di reddito per soddisfare l’offerta prodotta, avremmo in tal modo dato un’assicurazione/contributo di conoscenza/indirizzo strategico :

a) ai soggetti interessati alla realizzazione del modello statico/strutturale (gli imprenditori dell’edilizia innovativa per il patrimonio privato/pubblico del C.S. perugino) che ne rappresentano il presupposto realizzativo : che conviene investire per “ritorni di profitto” a medio – lungo termine nell’ idea progettuale “ Casa e Bottega “ (ma anche con piano di ammortamento del mutuo ricevuto che , con 5 anni di preammortamento, dà modo di organizzare il business per l’accumulo di reddito, atto alla restituzione delle rate di ammortamento con onere soprattutto in conto capitale, dato che la quota interessi allo 0,50% è poco influente nel c/ economico) poiché , fatto 100 l’investimento, il suo finanziamento è coperto al 35% da contributo a fondo perduto, al 45% a mutuo decennale , con 5 anni di preammortamento, a tasso dello 0,50% ca.., e perché il business che da esso deriva riguarda una cubatura edilizia di rilevante interesse, da ristrutturare con appalti remunerativi da parte dei soggetti dell’offerta, i quali avranno incentivi alla innovazione di impresa , sia tramite il finanziamento dei progetti di innovazione sociale, come previsto sia nel Decreto Direttoriale del MIUR, sia dalla legge sull’imprenditoria femminile , sia da quella giovanile a livello ministeriale, sia da incentivi regionali .

b) ai soggetti interessati alla realizzazione del modello dinamico-organizzativo/ funzionale (potenziali artigiani ) ed imprese del manifatturiero ovvero i tutor/assistenti , quasi ”mentori organizzativo-settoriali” dei nuovi insediamenti dei soggetti del progetto “Casa e bottega” e relativi incubatori : che conviene investire alle condizioni di cui sopra in quanto il tutoraggio/assistenza rappresenta una occasione di franchising e/o show room di imprese locali che il C.S. di Perugia, se ben interpretato nelle “nuove narrazioni” di manifestazioni di successo come quelle degli eventi (Umbria Jazz, Eurochocolate, Festival del giornalismo, Festarch,…….), se ben contestualizzato, in una vision a regia cultural/popolare che ne ha assorbito le valenze storico- paesistiche- folkloristiche che fanno sintesi di un “mood” di città d’arte che piace tanto a turisti, nuovi residenti, itineranti del fine settimana, può ancora esprimere.

c) Ai soggetti interessati, nell’ambito del suddetto modello dinamico-organizzativo/funzionale allo sviluppo di nuove attività dello ICT (Information and Communication Technology) che supportino la messa in rete trasversale (fra le medesime imprese) e verticale (“e marketing” verso i mercati di riferimento).

Tali nuovi insediamenti renderanno il C.S. attrattivo (o più attrattivo di quanto non sia ora), attraverso il progetto pilota “Enclave artigianato casa & bottega” del rione di Porta Sant’Angelo verso nuove residenze e di conseguenza si determina la prospettiva incrementale di una “cubatura” di innovazione edilizia ,da ristrutturare, ammodernare , ampliare verso le esigenze di vivere ed operare in chiave moderna.

7a.2Alcuni “amarcord” significativi per un salto di qualità alla vivibilità ed attrattività del C.S.
Non c’è iniziativa, privata e/o pubblica che, sul tema del C.S. non riprenda temi e remake e mock up fotografici e filmati del “come eravamo”; quasi a cercare , nella memoria delle antiche radici, un nuovo stile di vita, una nuova prospettiva di crescita cittadina.
Di contro , il C.S. come appare oggi, nei suoi aspetti commerciali, si evidenzia o per le chiusure a ripetizione delle saracinesche dei negozi, con un “effetto domino” che ti immelanconisce, o con iniziative drastiche sui prezzi, quasi a voler indicare una stagione di crisi epocale, che preannunci una nuova dimensione dell’offerta commerciale. Ed il nuovo modello di commercializzazione delle risorse, anche attuali, nel C.S. dovrebbe “saldare” definitivamente la vecchia tecnica dell’”outlet e sconti-fuori tutto” ed invece fare perno, ad esempio, su un’alleanza fra artigianato e commercio, per articoli del sistema moda (maglieria, camiceria, capi spalla, calzature su misura e su commessa della domanda) dell’arredamento e dell’agroalimentare (un esempio su tutti: enfatizzare in luoghi deputati il commercio dei “rapi del lago e della fagiolina del Trasimeno”.).
Ci limitiamo a questi significativi suggerimenti, ben consapevoli che qualsiasi progetto di business comporta una serie di “plus” ed una consapevolezza dei “fattori di rischio” contrapposti a quelli di successo, per cui scendere dalle parole ai fatti può essere anche drammatico. Ma tant’è : “chi non risica, non rosica” dice il proverbio. E il peggiore dei consigli da dare, sarebbe quello di lasciare che tutto si evolva naturalmente, senza incentivi, promozioni, ricerche sulla svolta da intraprendere per superare la crisi.

8) Ipotesi di strategia per l’innovazione del sistema organizzativo : “Inserimento nel contesto urbano”, “Qualità delle infrastrutture e degli spazi pubblici”, “Equilibrio degli interessi” da far valere nel progetto “Enclave Casa & Bottega in un Rione del C.S. di Perugia”
 Linee strategiche di development: riprenderle dai documenti di Marketing Urbano, dal Q.S.V. (quadro strategico di valorizzazione), dagli elementi strategici del piano generale di sviluppo del comune di Perugia 2010-2014 già elaborati dal comune ed estrapolarne quelle di maggiore convincimento per una realizzazione progettuale pragmatica.

 Mezzi per il conseguimento degli obiettivi : come sopra
 Obiettivi : sviluppare il livello quali-quantitativo delle attività artigianali e socioeconomiche e culturali, con baricentro nell’area del C.S. perugino, con programmi ecosostenibili e metodi di azioni continuative, di efficacia progressiva , di gratificazione stratificata a tutti i soggetti gravitazionali.
8a) Ipotesti di business plan per una stima dei costi/benefici progettuali
 Stato patrimoniale : valutazione dell’esistente statico e dinamico di partenza e stima del suo ROI (redditività sull’investimento progettuale).
 Conto economico : stima dell’efficacia del progetto secondo la tecnica del rapporto costi/benefici
 Flussi di cassa : stima dell’efficacia finanziaria nella realizzazione del progetto
8b) Metodologia di Project Management per elaborazione del progetto :
La organizzazione del lavoro di progettazione , secondo i work package del Work Breakdown Structure, potrà essere adottata per la realizzazione del progetto , secondo le funzioni e i fattori evidenziati nei capitoli precedenti.
Le funzioni a cui abbiamo fatto riferimento, suddivise per tre fasi : analisi, mezzi e obiettivi, per la scomposizione in pacchi di lavoro è la seguente :

La Work Breakdown Structuredi un progetto di insediamenti artigiani
Un sistema o un prodotto complesso è di norma costituito da numerose componenti (elementi di attività), ognuna delle quali deve essere progettata, realizzata, collaudata e monitorata (anche ai fini degli adempimenti verso il finanziamento di enti o ministeri ); tutte queste attività devono essere “governate”, tramite il processo di project management, in termini di risorse, tempi e risultati. Per far questo è utile suddividere il complesso dei componenti in gruppi omogenei (pacchi di lavoro), dal punto di vista delle attività di progettazione e controllo, secondo una logica gerarchica top-down.
Le varie attività da svolgere, devono essere organizzate gerarchicamente ed inserite nel piano del progetto, per completare il prodotto finale previsto.
Questa struttura gerarchica è la “Work Breakdown Structure”, cioè la struttura in cui le varie attività da svolgere per completare il prodotto finale vengono organizzate in fasi, sottofasi ed attività di dettaglio. La WBS aiuta pertanto ad identificare tutte le attività necessarie a completare il processo di gestione delle attività del progetto, e quindi anche ad effettuare una stima basata sulla valutazione dell’impegno di risorse umane richiesto per lo svolgimento delle singole attività identificate, da mettere a confronto con la stima effettuata in base al “dimensionamento” del prodotto.
I “pacchi di lavoro”, ovvero raggruppamenti di elementi di attività, rappresenteranno il primo livello di scomposizione al termine dei quali vengono effettuati dei controlli formali dello stato di avanzamento del progetto e prese conseguentemente delle decisioni su come procedere nelle fasi successive. La struttura delle WBS, cioè delle fasi e sottofasi da inserire nel piano di realizzazione, corrisponde nella sostanza alla struttura del processo di progettazione e realizzazione del prodotto.

8c Struttura di riferimento
La scomposizione in pacchi di lavoro del programma, presuppone dunque l’adozione di una struttura di project management e di una metodologia che, nel caso specifico è la Work Breakdown Structure (WBS).

8d Istruzione per la preparazione della work breakdown structure (wbs)
Le Funzioni della Ricerca di MKT, che corrispondono ciascuna ad un obiettivo realizzativo da conseguire per ogni singolo progetto di artigianato, saranno contraddistinte da un codice alfa numerico e saranno così suddivise:

Aree funzionali di attività aziendale riferite alle Funzioni della ricerca di MKT contraddistinte da lettere minuscole a, b, c, d, e:

a. System Project Office (attività di progettazione, finalizzate alla proposta tecnica di programma definitivo, al Piano Industriale degli incubatori e delle 10 new entry artigiane)
b. System Assembly Integration and Testing (attività di fabbricazione, costruzione, integrazione e prova dei prodotti degli incubatori)
c. System Software (software applicativo e gestionale sia per la fase di produzione che per quella di MKT, legata all’e-commerce ed all’incoming turistico)
d. System Operations (preparazione dei requisiti d’utilizzo del prototipo nelle funzioni del testing e verifiche conseguenti. Riguarda tutte le funzioni del MKT Research)
e. System Models (modelli-prototipi dei sistemi A,B,C, utilizzati per la campagna di sviluppo. Prove dello stesso nelle attività di testing e verifiche conseguenti)

a. System Project Office
Raccoglie sotto di sé tutti i pacchi di lavoro riferiti alle attività di progettazione e formazione , finalizzate al programma definitivo di sistema ed è suddiviso in tre tipologie di attività:

 Subsystem Management
 Subsystem Engineering
 Subsystem Product Assurance (PA)

a.1. Subsystem Management
Raccoglie sotto di se tutti i pacchi di lavoro per le attività di coordinamento e supervisione delle attività tecniche di formazione , di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, sia nella fase di incubatore che in quello degli start up, e d’interfaccia con l’ ente finanziatore incluso il Project Control ed il Contract Administration fra i partner dell’ATI e verso l’ente finanziatore .

a.2. Subsystem Engineering
Raccoglie sotto di se tutti i pacchi di lavoro per le attività di formazione e progettazione dei prototipi , ovvero le attività di sviluppo sperimentale indicate nella tabella .

a.3. Subsystem Product Assurance
Raccoglie sotto di sé tutti i pacchi di lavoro per le attività di qualità del sistema relative a:
 Quality Assurance: Controllo sull’organizzazione di produzione dei prototipi. I processi aziendali vengono controllati in modo pianificato e sistematico con procedure che coprono tutte le attività d’acquisto (Procurement), di fabbricazione (Fabrication) e realizzazione (Manufacturing). Il mantenimento della qualità è responsabilità dell’intera organizzazione di produzione: uomini, mezzi, infrastrutture.
 Safety: controllo dei requisiti di sicurezza.
 Materials, Mechanical Parts and Processes: riguarda in particolare, oltre all’ingegnerizzazione della macchina, il procurement sotto il filone di procurement vanno inseriti i pacchi di lavoro riguardanti le attività collegate agli acquisti del sottosistema, oltre ai costi dei materiali, major products, etc..
 Software PA: pacchi di lavoro relativi al software di sistema a partire dalla fase di sviluppo del progetto, seguita dalla definizione e preparazione dei requisiti, per concludersi con l’area test e gi start-up.

b. System Assembly Integration and testing
Questo nodo raccoglie sotto di sé tutti i pacchi di lavoro per le attività di costruzione, ed integrazione dei vari sottosistemi che formano il sistema. Il nodo dovrà avere almeno due sottopacchi distinti, uno dedicato alle attività di prove ambientali del sistema integrato (termiche, vibrazioni, EMC,. . .), e l’altro dedicato alle attività di costruzione ed integrazione.

c. System Software
Sotto questo nodo sono raccolti i pacchi di lavoro relativi al software di sistema a partire dalla fase di sviluppo del concetto, seguita dalla definizione e preparazione dei requisiti, per concludersi con le prove funzionali.

d. System Operations
Sotto questo nodo si identificano due categorie:
d.1 Sub system product test support
Questa categoria raccoglie i pacchi relativi alle attività di supporto alle operazioni di Ricerca di Marketing attinenti il supporto di Marketing Operativo (studio del marchio e sviluppo dell’immagine coordinata ). Da questo filone requisiti per la fruibilità dei prodotti finiti (user benefit) strumenti fondamentali delle argomentazioni di vendita e post vendita.
d.2. Sub system Area test Support
Sotto questa categoria si trovano i pacchi relativi alle operazioni di supporto al lancio del prodotto in area test. Questo nodo raccoglie sotto di sé anche tutti i pacchi di lavoro relativi alla pianificazione, definizione e sviluppo delle attività di logistica integrata (ILS, Integrated Logistics Support).

e. System Models
Sotto questo nodo sono raccolti i pacchi di lavoro relativi ai modelli-prototipi del sistema utilizzati per la campagna di sviluppo e prove dello stesso. Alcuni esempi sono: Modelli Strutturali che simulano le proprietà meccaniche e sono utilizzati per la qualifica strutturale del sistema, Modelli Termici che simulano le proprietà termiche e temo-ottiche del sistema utilizzati per verificare il progetto termico, Mock-up per verificare e sviluppare requisiti funzionali, etc.. .

8e Gli elementi fondamentali del progetto e del suo business plan a fondamento del suo diagramma di flusso

Analisi dell’ Offerta

a) Individuazione degli 8 soggetti titolari, in partnership di A.T.I. (Ass. Temporanea di Impresa), del progetto per un investimento minimo di €. 12.000.000: Confartigianato, 2 imprese edili; 3 imprese manifatturiere per gli incubatori (sistema moda,arredamento,agroalimentare), 1 impresa di ICT , ed una università.
b) Ricerca e identificazione dei potenziali fruitori dell’offerta (artigiani della periferia da riqualificare in programmi di eccellenza nel C.S. ; giovani con idea progettuale da qualificare e organizzare, ….) per insediare almeno 10 imprese artigiane.
c) Presentazione dell’idea progetto, nella sua definizione di “avant progetto” all’Amministrazione Comunale (Perugia o altra Amministrazione Pubblica) che ne avalli obiettivi e strategie.
d) Piano industriale della realizzazione dell’idea progetto (ristrutturazione , ammodernamento e /o ampliamento dei vari siti individuati) atto a dimostrare modi e tempi di rientro dell’investimento a copertura dell’imprenditore. In particolare dovrà emerge un preventivo di conto economico quinquennale atto a dimostrare tempi e modi di break even point, ovvero quando il fatturato da attività avrà ripagato tutti i costi totali.
e) Approntamento del documento di Idea Progettuale e , collaterale, di almeno 10 Progetti di Innovazione Sociale (insediamenti di attività artigianale e residenziali ad esse collegate) , intesi come workpackages formativi della suddetta Idea Progettuale nei settori della industria manifatturiera e/o edilizia e/o della ICT. Brain storming con personaggi stakeolder e depositari ancestrali di vecchie (ma forse ancora nuove per le attese di un nuovo target) idee di innovazione artigiana-artistica (heritage).
f) Definizione della planimetria ottimale per uno standard di attività.
g) Definizione del layout ottimale per un processo di produzione e di merchandising ottimale.
h) Svolgimento delle attività di MKT research a corredo del programma di ricerca industriale:
a. Ricerca di siti del C.S. del rione di Porta Sant’Anelo e relativi proprietari da mappare secondo criteri di adattabilità al processo di attività artigianale “casa e bottega”:
i. Business plan e piano di marketing, per ciasun titola edi impresa artigiana , imperniati anche su contenuti strumentali di ICT, di ciascun soggetto di nuovo insediamento produttivo nei siti individuati nella ricerca (almeno 2 per ogni settore individuato).
ii. Piano di contrattualistica, ristrutturazione e di eventuale riconversione di attività al fine di programmare modi e tempi di adattabilità del sito al programma funzionale del nuovo insediamento artigianale.
a) Studio dei processi della logistica per superare gli ostacoli organizzativo –funzionali relativi a progetti di nuovi insediamenti di attività di trasformazione artigiana nel rione di Porta Sant’Angelo .
8) Progettazione e realizzazione, nell’ ambito della parte progettuale di sviluppo sperimentale, di almeno 10 prototipi di “Casa e
bottega “ da posizionare in start up (esercizio di costruzione) per almeno due anni dall’inizio di attività gestionale.

Analisi della domanda

A. Ricerca di marketing, nazionale e internazionale, per identificare ,definire e quantificare, demograficamente ed economicamente, anche in flussi temporali, la domanda potenziale per l’offerta come emerge dal punto 1 dell’analisi dell’offerta.
B. Approntare una ricerca per verificare sinergie e overlapping della domanda dei suddetti soggetti dell’offerta verso i benefit degli eventi del C.S. per i suoi fruitori.
C. Approntare una ricerca per verificare come la realizzazione di poli di attrazione di marketing di prodotti di qualità del sistema moda, dell’arredamento, dell’agroalimentare, espressione di un vissuto del C.S. nel rione di Porta Sant’Angelo possa agevolare l’indotto sia verso altre attività collaterali, sia verso le nuove residenze nel C.S.
D. Elaborazione di un piano di marketing, corredato di business plan , per quantificare come la sommatoria delle varie attività artigianali , insediate con la realizzazione del progetto, possa produrre reddito sufficiente alla copertura pluriennale dei costi di ristrutturazione sostenuti dalla imprese edilizie, anche supportate dal finanziamento di Progetto di innovazione sociale.

TABELLA A : CONTO ECONOMICO DEL PROGETTO “ENCLAVE ARTIGIANATO CASA E BOTTEGA NEL RIONE DI PORTA SANT’ANGELO”. (ipotesi di investimento minima: €. 12.000.000 di cui lo 20% per l’attività di coordinamento e impostazione scientifica dell’Università. €. 3.000.000 per n. 10 progetti di innovazione sociale giovani di età < 30 anni) per i primi due esercizi di costruzione (Start up fase organizzativo-strutturale)
Totale investimento di competenza dei soggetti indicati: Tot. 12.600.000 Confartigianato + N. 2 imprese edili + Università ++ 1 imp. ICT N. 10 imprese manifatturiere per incubatori N. 10 imprese di giovani * progetto innovazione sociale (start-up) TOTALE TOTALE inc. % SU INV.
Investimento di ricerca industriale 2.400.000,00 2.400.000,00 0 4.800.000,00 38,1%
Investimento di sviluppo sperimentale 2.400.000,00 2.400.000,00 0 4.800.000,00 38,1%
Progetto di ricerca e formazione (art. 12 D.M. 593/’00 3.000.000,00 3.000.000,00 23,8%
A) Totale investimento 4.800.000,00 4.800.000,00 3.000.000,00 12.600.000,00 100,0%
MIUR: Contributo alle spese 720.000,00 720.000,00 2.400.000,00 3.840.000,00 30,5%
MIUR : Mutuo a tasso agevolato (65% medio) 3.120.000,00 3.120.000,00 0 6.240.000,00 49,5%
B) Coperture finanziarie del MIUR 3.840.000,00 3.840.000,00 2.400.000,00 10.080.000,00 80,0%
Autofinanziamento per costo investimenti, interessi passivi, e start up 960.000,00 960.000,00 600.000,00 2.520.000,00 20,0%

TABELLA B Conto Economico del business C.S. Casa e Bottega – Previsione quinquennale (con start up fase gestionale che decorre da start up fase organizzativo-strutturale). A Previsione di giro di affari (a 5 anni) B Previsione di costi industriali (a 5 anni) C Margine lordo prima dell’ammortamento mutuo (a 5 asnni) D Rate N. 5 di ammortamento mutuo MIUR E Capitale investito dall’imprenditore (autofinanziamento) F Margine lordo al netto di D+E
Per le due imprese edili: a breve termine: realizzazione delle strutture dei tre progetti di innovazione sociale .A medio termine : collocamento sul mercato di aree immobiliari ristrutturate (o ristrutturabili) di pregio secondo i parametri dello smart city . 9.000.000,00 5.850.000,00 3.150.000,00 1.560.000,00 991.200,00 598.800,00
Per le 10 imprese manifatturiere artigiane “casa & bottega” : realizzazione di franchising con le imprese di innovazione sociale. Sperimentazione di nuove forme di “e marketing” urbano . 10.511.850,00 6.832.702,50 3.679.147,50 1.560.000,00 991.200,00 1.127.947,50
Per le tre imprese di innovazione sociale: sviluppo di n. 10 progetti innovativi “casa e bottega” da idee di interesse sociale, collegabili alle 10 imprese . 7.500.000,00 5.625.000,00 1.875.000,00 0 800.000,00 1.075.000,00
Totale 27.011.850,00 18.307.702,50 8.704.147,50 3.120.000,00 2.782.400,00 2.801.747,50

Nella presente tabella si evidenzia che , nell’ipotesi di accordo fra le imprese industriali e di sinergie con le tre imprese di giovani , si può sviluppare un business che, dopo ca. 5 anni dall’inizio della fatturazione delle commesse e delle vendite delle 10 imprese di giovani , si ottiene un margine lordo (colonna F) che va a ripagare sia le prime cinque rate dell’ammortamento del mutuo del Miur, o di ALTRO ENTE FINANZIATORE, sia il capitale proprio investito nell’iniziativa.

CONCLUSIONI
Per le imprese dell’edilizia interessate al presente progetto potremmo anche affermare, per evidenziare e motivare la loro partecipazione in profit minded, che almeno il 50% del costo del progetto potrebbe essere destinato, per la parte di riferimento allo sviluppo sperimentale, alla realizzazione di 10 prototipi di “casa e bottega” ( una cifra orientativamente intorno, nel caso di soglia massima di investimento ammissibile, ai €. 3.000.000), ovvero ristrutturare e/o rimodulare e/o riconvertire una cubatura del Rione di Porta Sant’Angelo C.S. con una tecnologia all’avanguardia, mentre l’ implementazione del processo di produzione verrebbe realizzata con attrezzature (della maglieria ad esempio) di avanzata tecnologia e con una qualche implicazione di carattere sociale con i finanziamenti del Progetto di innovazione sociale , di giovani di età inferiore ai 31 da compiere, collegato alla idea progettuale in oggetto. Dovrebbe essere un progetto da “best practice “ per interventi analoghi nel C.S. come da D.D. (vedi nota 1). Una volta resa adattabile tale location strutturale all’attività dei 10 progetti di “casa e bottega”, il titolare di ciascuno di essi dovrà aver già presentato al Miur il suo progetto di innovazione sociale, ovvero di costituzione di una nuova impresa di giovani, collegato alla idea progettuale in essere, pari ad un investimento massimo di €. 1.000.000, con copertura del finanziamento in contributo a fondo perduto dello 80%. I due soggetti delle imprese edilizie insieme agli altri tre del manifatturiero,le prime per la realizzazione delle strutture, le seconde per lo start up organizzativo-gestionale degli incubatori, entrambe nel ruolo di tutor nella innovazione di impresa di giovani, avranno tutto l’interesse a sostenere le 10 imprese artigiane almeno per gli anni di rientro del proprio piano di ammortamento mutuo del MIUR. Nel frattempo si saranno resi virtuosi i comportamenti di altri soggetti che , per attrazione delle 10 “best practice” (in gergo di MKT si definisce “me too”) vorranno investire le proprie risorse economico-finanziarie e di know how nel C.S. giunto si presume a livelli attrattivi di rilievo per nuovi insediamenti in immobili di sicura ristrutturazione, data la ripresa della domanda.
Abbiamo reso queste ipotesi in numeri che riportiamo nei conti economici delle due tabelle precedenti.

(Allegato N. 1)

ALCUNI ESEMPI DI ARTIGIANATO PERUGINO RILEVATI IN GOOGLE

Artigianato storico-artistico: Laboratorio Giuditta Brozzetti

LABORATORIO DI TESSITURA A MANO GIUDITTA BROZZETTI
Via Berardi 5/6, Ex Chiesa di S. Francesco delle Donne – tel. 075 40236 – cell. 348 5102919 – fax 075 41656

Artigianato storico-artistico: Studio-laboratorio di vetrate artistiche Moretti-Caselli

STUDIO-LABORATORIO DI VETRATE
ARTISTICHE MORETTI-CASELLI
Via Fatebenefratelli 2 , tel. 075 5720017 – cell. 340 7765594 – fax 075 9660807 – maddi@studiomoretticaselli.it – www.studiomoretticaselli.it/

Laboratorio di ceramica artistica Il Pozzo delle Ceramiche di M.A.Taticchi
Via dei Priori, 70 tel. 075 5730252-cell.3035145793
info@ilpozzodelleceramiche.it – www.ilpozzodelleceramiche.it/

Laboratorio di progettazione e produzione montature per occhiali Ozona – occhiali artigianali

OZONA – OCCHIALI ARTIGIANALI –
LABORATORIO DI PROGETTAZIONE E PRODUZIONE MONTATURE PER OCCHIALI
Via del Morone n. 18 (Trav. Via dei Priori) 06123 Perugia
info@ozonaocchiali.com – www.ozonaocchiali.com/ – tel. 075 5732730

Laboratorio Tessitura Creativa di Emiko Miyazaki

Emiko Miyazaki
Tessitura Creativa

Punto Vendita: C/O Bottega Artigiana dei Secchi
Via cartolari 20/A -06122- Perugia Italy
Tel: 333/747 8453 e-mail: ozak69@hotmail.com

Laboratorio Gioielli d’Arte di Anna Fornari

GIOIELLI D’ARTE DI ANNA FORNARI
STUDIO – GALLERIA

Via Deliziosa 9 – 06123 PERUGIA
annafornari@netemedia.net – www.annafornari.com
www.klimt02.net/jewellers anna fornari
Tel. 075- 5721570 – Cell. 347- 4962697

STUDIO D’ARTE APPIA
via Appia, 29 – tel. 338 4609133
info@studioarteappia.it – www.studioarteappia.it/

Lo Studio d’Arte Appia, è un piccolissimo studio artistico incastonato in uno degli angoli più suggestivi della città, in via Appia ai piedi dell’Acquedotto medievale.
Nel piccolo studio, Stefano Alunni Cardinali produce ed espone incantevoli disegni eseguiti con inchiostro di china ed acquarello. Le opere raffigurano gli scorci tipici del C.S. di Perugia e dei borghi medievali umbri, visti attraverso i caratteristici tetti ed il meticoloso incastrarsi delle pietre miste ai mattoncini, che raccontano la storia degli antichi monumenti e delle case, in un sapiente gioco di chiaro scuri e di dettagli.

Per informazioni ed appuntamenti: 338 4609133
Considerando le piccolissime dimensioni dello studio, 11 mq, sono gradite visite di 2 o 3 persone al massimo, con preventiva comunicazione e appuntamento.

Mancini Interiors – Bottega d’Arte

MANCINI INTERIORS
BOTTEGA D’ARTE

Via Baldeschi, 10 a
tel. 075-5728931 cell. 3357501299 fax. 075-9664270
info@mancinint.it – www.mancinint.it

Laboratorio artigianale di abbigliamento per bambini – Coccole e… – di Luisa Lattes
Laboratorio artigianale
di abbigliamento per bambini
“Coccole e…” di Luisa Lattes

La Gigiotta – Atelier di Decorazione di Capretta Cristina

Via Annibale Vecchi 58/A – Perugia
Tel. 339.4906369
lagigiotta@libero.it – www.lagigiotta.com

Bottega Laboratorio d’arte ceramica di Francesco-Maria Giuliani
La bottega-laboratorio d’arte ceramica di Francesco-Maria Giuliani è sita in Via San Giacomo 40/44, presso Porta Eburnea, non lontano sia dalla chiesa di Santo Spirito e dall’Istituto Magistrale Pieralli di Via del Parione, che dall’Arco della Mandorla, presso il Conservatorio di Musica di Perugia, in Piazza Mariotti.
Le visite sono gradite e guidate, nelle ore 09:30/12:30 e nelle ore 5:30/18:30, esclusi il sabato e la domenica.

Per informazioni tefonare allo 340.0825802, oppure allo 347.5823997, ma anche allo 075.5733915 o mandare e-mail a giuliani.fm@gmail.com
Decreto Direttoriale 5 luglio 2012 n. 391/Ric.
ALLEGATO1A
AVVISO PER LA PRESENTAZIONE DI IDEE PROGETTUALI PER SMART CITIES AND COMMUNITIES AND SOCIAL INNOVATION

IL DIRETTORE GENERALE

VISTO il D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e ss. mm. e ii. sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche;

VISTA la Legge 14 luglio 2008 n. 121 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2008 n. 85, recante “Disposizioni urgenti per l’adeguamento delle strutture di governo in applicazione dell’art. 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244” con la quale, tra l’altro, è stato previsto che le funzioni del Ministero dell’Università e della Ricerca, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, sono trasferite al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

CONSIDERATA la Comunicazione COM(2011) 808 def della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni “Horizon 2020” nella quale viene illustrato il quadro strategico comune in materia di ricerca e innovazione per il periodo 2014-2020, e che prevede tre priorità che si rafforzano reciprocamente: 1. generare una scienza di alto livello finalizzata a rafforzare l’eccellenza scientifica dell’UE a livello internazionale; 2. promuovere la leadership industriale mirata a sostenere l’attività economica, comprese le PMI; 3. innovare per affrontare le sfide sociali, in modo da rispondere direttamente alle priorità identificate nella strategia Europa 2020 per mezzo di attività ausiliari che coprono l’intero spettro delle iniziative, dalla ricerca al mercato;

VISTA la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico Sociale e al Comitato delle Regioni “Un’agenda digitale europea” COM/2010/0245f/2;

VISTE le strategie, le finalità e gli obiettivi in cui si articola il Piano e-government italiano e gli orientamenti della Agenda Digitale Europea;

VISTO l’Avviso 84/Ric. del 2 marzo 2012 con il quale il MIUR ha attivato interventi, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Ricerca e Competitività” 2007/2013, finalizzati al sostegno di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nel settore delle Smart Cities and Communities;

VISTO il Decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297 recante “Riordino della disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, per la diffusione delle tecnologie, per la mobilità dei ricercatori” e ss.mm.ii.;

VISTO il Decreto Ministeriale 8 agosto 2000, n. 593 e ss.mm.ii, pubblicato nel S.O. n. 10 alla Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18 gennaio 2001 relativo alle «Modalità’ procedurali per la concessione delle agevolazioni previste dal Decreto Legislativo 27 luglio 1999, n. 297» entrato in vigore il 17 febbraio 2001, e successive modifiche ed integrazioni;

VISTO il Decreto Ministeriale n. 362/Ric. del 22 maggio 2012, registrato dalla Corte dei Conti in data 28 giugno 2012, Reg. 10 foglio 137, con il quale il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, ai sensi dell’articolo 12, comma 1, del richiamato DM n. 593/00 e ss.mm.ii, ha individuato la necessità di interventi nell’ambito “Smart Cities and Communities”, relativamente all’intero territorio nazionale, con una conseguente allocazione di risorse a valere sul Fondo per le Agevolazioni alla Ricerca (FAR) pari a 655 milioni di euro;

RITENUTO la necessità di procedere alla adozione e pubblicazione del presente Bando, in coerenza con le disposizione dell’articolo 12 del predetto Decreto Ministeriale n. 593/00 e ss.mm.i;

DECRETA
Articolo 1
Finalità e oggetto dell’intervento
1. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (d’ora in poi MIUR), in coerenza con gli orientamenti europei di “Horizon 2020”, gli orientamenti dell’Agenda Digitale Europea, il Piano Nazionale di E-Government, le azioni in atto nel quadro dell’Agenda Digitale Italiana, attribuisce agli interventi nel settore delle Smart Cities and Communities il valore di una priorità strategica per l’intera politica nazionale di ricerca e innovazione.
2. In tale quadro, il MIUR, con l’Avviso n. 84/Ric. del 2 marzo 2012 ha adottato uno specifico intervento in materia, dedicato al Mezzogiorno d’Italia. Obiettivo di tale azione è stato quello di sostenere interventi finalizzati a introdurre innovazioni attraverso progetti di ricerca fortemente innovativi che, impegnando competenze integrate dei grandi operatori, nonché delle micro, piccole e medie imprese presenti nei territori della Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e, più in generale, del Mezzogiorno d’Italia nonché del sistema pubblico della ricerca possano contribuire allo sviluppo dei territori grazie ad una migliore allocazione delle risorse e nel contempo al miglioramento della qualità della vita delle collettività.
3. Appare necessario attivare un analogo intervento dedicato alla restante parte del territorio nazionale. I due interventi contribuiranno a promuovere l’utilizzo evoluto delle tecnologie da parte di cittadini, imprese e amministrazioni. In coerenza con tale strategia, gli interventi devono essere in grado di sviluppare soluzioni tecnologiche, servizi, modelli e metodologie che si collocano sulla frontiera della ricerca applicata di origine industriale ed accademica. Il perimetro applicativo è quello delle Smart Communities ovvero dello sviluppo di modelli innovativi finalizzati a dare soluzione a problemi di scala urbana, metropolitana e più in generale territoriale tramite un insieme di tecnologie, applicazioni, modelli di integrazione e inclusione.
4. La Smart Community, quale riferimento per l’individuazione delle aree di ricerca e delle traiettorie di sviluppo, va intesa in senso ampio rispetto alla definizione di agglomerato urbano di grande e media dimensione, e si riferisce al concetto di città diffusa e di comunità intelligente (anche attraverso l’aggregazione di piccoli comuni ovvero sistemi metropolitani) nelle quali sono affrontate congiuntamente tematiche riferibili alle sfide sociali emergenti.
5. Con il presente decreto, il MIUR invita, dunque, i soggetti di cui al successivo articolo 2 a presentare Idee Progettuali di ricerca industriale, estese a non preponderanti attività di sviluppo sperimentale, riferite ai seguenti ambiti:

SICUREZZA DEL TERRITORIO: sostenere lo sviluppo di nuove conoscenze, di tecnologie innovative e di nuovi sistemi integrati per la prevenzione dei rischi, la difesa e la messa in sicurezza del territorio, attraverso l’impiego di soluzioni basate sull’impiego di tecnologie ICT, che consentano un miglioramento dell’efficienza nella gestione delle diverse matrici, nonché delle emergenze derivanti da catastrofi ambientali.

INVECCHIAMENTO DELLA SOCIETÀ: sostenere lo sviluppo di soluzioni innovative per migliorare la qualità di vita e la cura della popolazione anziana, attraverso lo sviluppo di nuovi sistemi e servizi finalizzati ad agevolare la mobilità, il prolungamento della vita attiva e ridurre l’isolamento sociale, ivi inclusa la realizzazione di approcci diagnostici e terapeutici innovativi per malattie particolarmente critiche.

TECNOLOGIE WELFARE E INCLUSIONE: sostenere l’inclusione di categorie a rischio e prevenire forme di disagio sociale, attraverso lo sviluppo di servizi innovativi basati sull’impiego di tecnologie ICT e diretti alla soluzione dei problemi delle persone diversamente abili, all’inserimento sociale e lavorativo di immigrati provenienti da paesi esteri, al sostegno delle famiglie a basso reddito, al reinserimento nel sistema dell’istruzione di giovani che hanno anticipatamente abbandonato la carriera scolastica (drop-out), al miglioramento dell’accesso ai servizi assistenziali e sanitari.

DOMOTICA: promuovere lo sviluppo di nuove conoscenze, soluzioni tecnologiche innovative, impianti, costruzioni e prodotti altamente innovativi che, secondo uno schema di Ambient Intelligence ed “Ambient Assisted Living”, permettano di ridisegnare l’ambiente di vita domestico in modo da garantire una migliore qualità della vita delle persone, l’inclusione, la sicurezza, nonché una piena autonomia delle persone diversamente abili.

GIUSTIZIA: promuovere l’innalzamento dell’efficienza del sistema giudiziario attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie e sistemi innovativi interoperabili per il miglioramento dei modelli organizzativi e gestionali, per l’ottimizzazione della gestione documentale e la sua dematerializzazione, per l’informatizzazione dei servizi al pubblico, anche in un’ottica di contenimento dei costi del sistema.

SCUOLA: sostenere la progettazione di devices innovativi destinati agli studenti, in grado di supportare sia la lettura del libro elettronico, con schermi e risoluzioni idonee, sia l’accesso e l’utilizzo, con architetture aperte ai principali sistemi operativi, di contenuti digitali multimediali accessibili in rete; Learning Management System (LMS) in grado di supportare tutte le funzioni di gestione necessarie alla personalizzazione dei percorsi di apprendimento, in termini di flessibilità degli orari e affiancamento alle attività in presenza, articolazione dinamica dei gruppi e strumenti per la gestione degli studenti; sistemi di Content Management System(CMS), integrabili in ambienti LMS, rivolti agli insegnanti per lo sviluppo di contenuti digitali multimediali.

WASTE MANAGEMENT: sviluppare in un’ottica eco-sostenibile nuove modalità di gestione e valorizzazione dei rifiuti, attraverso lo sviluppo di sistemi tecnologici innovativi integrati per la raccolta, il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti materiali; lo sviluppo di tecnologie per il monitoraggio, controllo e riduzione dei rifiuti solidi, liquidi e gassosi derivanti dall’impiego di sostanze pericolose; la messa a punto di soluzioni tecnologiche per il riutilizzo dei reflui e degli scarti della lavorazione industriale, anche in chiave energetica; lo sviluppo di tecnologie per la realizzazione di nuovi prodotti derivanti dal riciclo dei materiali di scarto.

TECNOLOGIE DEL MARE: coniugare la promozione della tutela dell’ambiente e delle risorse marine con l’innovazione dei settori marittimo e della cantieristica navale attraverso lo sviluppo di nuovi sistemi e tecnologie per la sicurezza, il monitoraggio, la bonifica e la conservazione dell’ambiente marino; lo sviluppo di sistemi innovativi integrati per la gestione delle emergenze; la messa a punto di nuovi metodi e di tecnologie per il miglioramento della qualità del prodotto ittico e il rafforzamento del settore della pesca secondo un approccio di filiera; la realizzazione o ottimizzazione di sistemi e tecnologie innovativi per la navigazione di superficie e subacquea.

SALUTE: promuovere nuovi modelli del sistema sanitario, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie, soluzioni e componenti ICT funzionali e abilitanti che consentano l’attivazione di nuovi modelli di attività nell’area della salute e del benessere, lo sviluppo di servizi di e-sanità a livello sovra/regionale, locale e individuale, il miglioramento del modello di interazione tra strutture sanitarie.

TRASPORTI E MOBILITÀ TERRESTRE: promuovere, nell’ambito della mobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni ICT innovative finalizzate a migliorare l’interoperabilità dei sistemi informativi logistici marittimi o tra i sistemi di infomobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, anche in attuazione delle disposizioni della normativa comunitaria vigente in materia.

LOGISTICA LAST-MILE: promuovere nuovi modelli nel settore della logistica in chiave eco-sostenibile anche attraverso lo sviluppo di sistemi e tecnologie in grado di innalzare l’efficienza nella gestione dei circuiti di distribuzione dei beni.

SMART GRIDS: promuovere lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche e gestionali in grado di favorire la produzione e la gestione integrata a livello locale delle diverse fonti energetiche rinnovabili e dei relativi sistemi di distribuzione, e la loro integrazione con i sistemi nazionali e europei.

ARCHITETTURA SOSTENIBILE E MATERIALI: promuovere, nell’ambito del settore edilizio e in chiave sostenibile, lo sviluppo di nuove soluzioni, tecnologie e nuovi materiali ad alte prestazioni, diretti, secondo il principio dello “Zero Impact Building”, al miglioramento dell’efficienza energetica, alla riduzione dell’impatto ambientale, al controllo e abbattimento dei fattori di inquinamento, al miglioramento delle condizioni di salute nei luoghi abitativi e di lavoro, nonché ad assicurare agli utilizzatori maggiore sicurezza e comfort.

CULTURAL HERITAGE: promuovere lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche per la diagnostica, il restauro, la conservazione, la digitalizzazione, la fruizione dei beni culturali materiali e/o immateriali, al fine di valorizzarne l’impatto in termini ambientali, turistici e culturali, e di favorire l’integrazione di servizi pubblici e privati innovativi, anche con riferimento alla capacità attrattiva dei territori.

GESTIONE RISORSE IDRICHE: promuovere la tutela delle risorse idriche attraverso lo sviluppo di sistemi e tecnologie innovative per il miglioramento della gestione delle acque attraverso un incremento dell’efficienza della rete e degli impianti di distribuzione esistenti nel territorio; lo sviluppo di nuovi sistemi e tecnologie per il monitoraggio, il controllo e la riduzione dei carichi inquinanti; lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche volte alla riduzione dell’impiego dell’acqua destinata all’agricoltura e all’industria.

CLOUD COMPUTING TECHNOLOGIES PER SMART GOVERNMENT: promuovere lo sviluppo di servizi innovativi al pubblico, con particolare riguardo al settore E-government, e alle imprese, con particolare riferimento alle PMI, mediante lo sviluppo di prototipi funzionanti che contribuiscano ad adottare e diffondere piattaforme “cloud” e le relative applicazioni e servizi. Le nuove tecnologie dovranno essere in grado di migliorare la qualità e l’accessibilità dei servizi, garantire elevati standard di interoperabilità tra sistemi “cloud” differenti, promuovere implementazioni di riferimento basate su soluzioni “open source”, ridurre i costi di adozione da parte delle imprese di nuove tecnologie ICT, incrementando il ritorno degli investimenti e riducendo il “time to market” dei loro prodotti/servizi.

6. Le Idee Progettuali dovranno prevedere lo sviluppo di attività di ricerca industriale, estese ad attività non preponderanti di sviluppo sperimentale, finalizzate a nuovi prodotti, processi, servizi, contribuendo anche a far crescere un capitale umano specializzato nell’economia dei servizi che rappresenta la premessa per innestare a livello nazionale meccanismi di “crescita intelligente”. Gli stessi dovranno caratterizzarsi per il ricorso prevalente a tecnologie ICT e i risultati delle attività di ricerca dovranno essere validati mediante sperimentazione condotta con il coinvolgimento delle amministrazioni interessate.

7. Le Idee Progettuali dovranno, altresì, caratterizzarsi per la capacità di potenziare e valorizzare i suddetti ambiti di cui al precedente comma 5 del presente articolo, con specifico riferimento a quelli di particolare rilevanza economica a livello regionale, con contestuale capacità di ricadute su altri ambiti e/o su altre Regioni.

8. Le Idee Progettuali saranno valutate e selezionate sulla base dei criteri di cui al successivo articolo 6 del presente Avviso e secondo le modalità previste dal DM 593/2000 e ss.mm.ii.

Articolo 2
Soggetti ammissibili
1. Sono ammissibili a presentare le Idee Progettuali i soggetti di cui all’articolo 5, commi 1 e seguenti del DM 593/2000 e ss.mm.ii, aventi sedi operative nel territorio nazionale o che si impegnino a ivi costituire una sede in caso di approvazione dei progetti stessi, secondo quanto disposto ai successivi commi 2 e 3.

2. Ogni singola Idea Progettuale può essere presentata da un numero massimo di n. 8 (otto) proponenti, e il relativo costo complessivo non può essere inferiore a 12 milioni di euro né superiore a 22 milioni di euro.

3. Il partenariato di cui al precedente comma 2 del presente articolo deve rispettare i seguenti elementi:

a) la componente industriale del partenariato (articolo 5, comma 1, lettere da a) a d) del DM 593/2000 e ss.mm.ii.), nel suo complesso, anche associata in forma contrattuale e/o societaria, dovrà farsi carico di almeno il 50% dei costi complessivi riferibili alle attività di ricerca e sviluppo sperimentale enucleate nella proposta, ivi inclusi i costi di sperimentazione che non devono essere inferiori al 5%, né superiori al 10% del costo totale della proposta;

b) nell’ambito del predetto 50%, una quota non inferiore al 10% deve essere sostenuta direttamente da una o più PMI, come definite nella normativa comunitaria di riferimento, richiamata dal DM 593/2000 e ss.mm.ii.;

c) nell’ambito del predetto 50% lo stesso soggetto industriale non può sostenere costi per un importo superiore ai 7,5 milioni di euro per l’insieme dei progetti dello stesso ambito;

d) una quota non inferiore al 20% del costo totale della proposta deve essere sostenuta direttamente da Università e Istituti Universitari statali e/o da Enti e Istituzioni Pubbliche Nazionali di Ricerca vigilati dall’Amministrazione Pubblica Centrale.

4. Lo stesso raggruppamento di soggetti di cui al comma 2 del presente articolo non può presentare più di n. 1 Idea Progettuale per ogni singolo ambito.

Articolo 3
Caratteristiche delle Idee Progettuali
1. Ai fini di cui all’articolo 1 dell’Avviso, le Idee Progettuali devono far riferimento a uno solo degli ambiti di cui all’articolo 1, comma 5 dell’Avviso, da considerare quale settore di riferimento applicativo prioritario. La proposta, tuttavia, potrà utilmente collocarsi anche in uno, o più, dei restanti ambiti, da intendersi quali settori di interesse di tipo secondario.

2. Una particolare valutazione premiale è attribuita a quelle proposte che prevedano soluzioni tecnologiche aperte e interoperabili in grado di avere impatto su più di uno degli ambiti individuati.

3. Le Idee Progettuali devono prevedere il completamento delle attività entro il 30 dicembre 2015.

4. Al fine di garantire la massima efficacia delle attività di sperimentazione in ambito territoriale, ogni raggruppamento deve prevedere il coinvolgimento di una o più delle Pubbliche Amministrazioni operanti nei territori ove si svolgeranno le previste attività progettuali, secondo le modalità descritte ai punti h) e i) del successivo comma 5 del presente articolo.

5. L’Idea Progettuale deve essere strutturata sulla base dei seguenti elementi, ognuno dei quali dovrà essere descritto in un massimo di 4.000 caratteri:

a) una complessiva descrizione dell’Idea Progettuale che evidenzi la tipologia di beni e servizi che si intende sperimentare, valorizzando la ricerca riferita ad un ambito prioritario e, eventuali a ulteriori ambiti secondari, tra quelli indicati all’articolo 1, comma 5, dell’Avviso;

b) l’esplicitazione degli obiettivi di ricerca che si intendono perseguire, evidenziando, le attività di ricerca necessarie per la realizzazione di ciascun obiettivo e le ricadute positive in termini di impiego delle risorse e di qualità della vita della collettività, concretamente dimostrabili attraverso la fase di sperimentazione, la novità, originalità e utilità delle attività e delle conoscenze acquisibili, con riferimento allo stato dell’arte internazionale;

c) la descrizione delle competenze scientifico-tecnoloco-gestionali dei soggetti coinvolti, le motivazioni che sono alla base della loro partecipazione al progetto, le eventuali esperienze di realizzazione di proposte equivalenti, l’impegno dei singoli soggetti partecipanti in ciascuna delle attività ricomprese nell’Idea Progettuale;

d) il programma temporale della proposta, articolata per fasi realizzative, la cui fase di sperimentazione non deve essere di durata inferiore a un quarto della durata complessiva prevista;

e) le modalità di valorizzazione dei risultati della ricerca in termini di trasferimento tecnologico, nascita di nuove imprese, spin-off industriali originati dalle attività di ricerca proposte, e la relativa sostenibilità nel tempo dell’iniziativa attraverso l’indicazione schematica della “business idea”, sottesa al progetto di sviluppo sperimentale;

f) il livello di coinvolgimento dei soggetti proponenti in partenariati scientifico-tecnologico-industriali su scala europea e internazionale, con particolare attenzione alla eventuale esplicitazione dei futuri programmi di sviluppo e di investimenti nelle aree territoriali di interesse dell’Avviso, da parte dei soggetti industriali, in forma individuale e/o consorziata, finalizzati a sostenere l’effettiva implementazione sul territorio dei risultati del progetto;

g) il collegamento organico e coerente con altre azioni di sviluppo urbano in via di attuazione nell’ambito internazionale, nazionale, regionale;

h) l’indicazione della Pubblica Amministrazione presso cui si prevede di svolgere le attività di sperimentazione, accompagnata da un atto dell’organo deliberante della stessa Amministrazione attestante la propria disponibilità alla partecipazione, l’inserimento dell’intervento all’interno dei propri strumenti di programmazione e pianificazione relativi agli ambiti dell’Idea Progettuale, nonché l’interesse ad acquisire il servizio sperimentato, eventualmente secondo le forme e le modalità del Precommercial Procurement;

i) la descrizione del modello e dei meccanismi di governance fra il raggruppamento proponente, la Pubblica Amministrazione coinvolta e l’eventuale partenariato locale;

j) l’obbligo di pubblicità sulla piattaforma nazionale per il riuso della descrizione dell’applicazione sviluppata, delle relative specifiche tecniche e delle funzionalità; l’obbligo di includere nel contratto di sviluppo delle clausole che garantiscano il diritto di disporre dei programmi ai fini del riuso da parte della medesima o di altre amministrazioni; nel caso l’applicazione sia rilasciata con una licenza aperta, l’impegno a condividere il codice sorgente o in ogni caso le informazioni necessarie per il riutilizzo da parte di un soggetto terzo.

Articolo 4
Determinazione e ammissibilità dei costi
1. Le spese ammissibili alle agevolazioni sono indicate nel D.M. del 2 gennaio 2008 recante l’adeguamento delle disposizioni del DM 593/2000 e ss.mm.ii., alla Disciplina comunitaria in materia di aiuti di stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione di cui alla Comunicazione 2006/C 323/01 e relativa nota esplicativa del 15 maggio 2008, riferite sia ad attività di ricerca industriale, sia ad attività di sviluppo sperimentale e comprendono:

a. spese di personale (ricercatori, tecnici, ed altro personale ausiliario adibito all’attività di ricerca di cui al progetto, che risulti, in rapporto col soggetto beneficiario dei contributi, dipendente a tempo indeterminato o determinato e/o lavoratore parasubordinato, e/o titolare di borsa di dottorato, o di assegno di ricerca, o di borsa di studio che preveda attività di formazione attraverso la partecipazione al progetto);

b. costi degli strumenti e delle attrezzature nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto di ricerca. Se gli strumenti e le attrezzature non sono utilizzati per tutto il loro ciclo di vita per il progetto di ricerca, sono considerati ammissibili unicamente i costi di ammortamento corrispondenti alla durata del progetto di ricerca, calcolati secondo i principi della buona prassi contabile;

c. costi dei servizi di consulenza e di servizi equivalenti utilizzati esclusivamente ai fini dell’attività di ricerca e per una quota non superiore al 10% delle altre spese ammissibili;

d. spese generali supplementari derivanti direttamente dal progetto di ricerca, imputate con calcolo pro-rata all’operazione, secondo un metodo equo e corretto debitamente giustificato. Tali spese dovranno essere valorizzate in una percentuale del costo del personale che sia adeguatamente supportata dalla contabilità aziendale (generale e analitica) e comunque non eccedente il 50% delle spese di personale. Tale incidenza sarà determinata in base al rapporto esistente tra le spese generali aziendali (riconducibili ad attività di ricerca e sviluppo) e il costo del personale (dipendente e non dipendente), sulla base dei dati contabili relativi all’esercizio di riferimento durante il quale è stato svolto il progetto di ricerca;

e. altri costi di esercizio, inclusi costi di materiali, forniture e prodotti analoghi, sostenuti direttamente per effetto dell’attività di ricerca, costi di fidejussione e di informazione e pubblicità;

2. I costi afferenti le diverse tipologie di spesa sono al netto di I.V.A. nel caso in cui tale imposta risulti trasferibile in sede di presentazione di dichiarazione periodica; sono, invece, comprensivi di I.V.A. nel caso in cui tale imposta non sia trasferibile.

Articolo 5
Risorse finanziarie disponibili e forme e modalità di agevolazione
1. Per la realizzazione dei progetti che saranno approvati a seguito della valutazione delle migliori Idee Progettuali, di cui all’articolo 1 dell’Avviso, il MIUR mette a disposizione risorse a valere sul FAR pari a complessivi 655,5 milioni di euro, di cui 170 nella forma del contributo nella spesa e 485,5 nella forma del credito agevolato, fermo restando quanto previsto al successivo articolo 7.

2. Per il finanziamento dei progetti, il MIUR interviene nelle forme del contributo alla spesa e del credito agevolato, nelle intensità di cui all’articolo 5 del richiamato Decreto Ministeriale n. 593 dell’8 agosto 2000, così come modificate dal Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 10 ottobre 2003 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 25 novembre 2003) e dal Decreto Ministeriale 2 gennaio 2008 Prot. GAB/4.

3. Nei confronti dei soggetti proponenti di cui al precedente articolo 2, comma 3, lettera d), il MIUR interviene nella misura dell’80% dei costi giudicati ammissibili. Fino al limite del 20% dei costi l’agevolazione predetta è riconosciuta nella forma del contributo alla spesa; per eventuali quote aggiuntive di costo giudicato ammissibile l’agevolazione predetta è riconosciuta nella forma del credito agevolato.

Articolo 6
Modalità e criteri per la valutazione delle Idee Progettuali
1. Le Idee Progettuali saranno sottoposte ad una valutazione comparata, che sarà affidata ad un panel di esperti indipendenti individuati dal MIUR.

2. Ai fini di cui al comma 1 del presente articolo, il panel di esperti procede a valutare la rispondenza delle Idee Progettuali ai criteri riportati di seguito:

a. qualità della proposta (max 25 punti) in termini di:
– grado di innovazione dei contenuti e delle metodologie, tenuto conto dell’articolazione delle attività proposte e del loro livello di integrazione;
– novità, originalità e utilità delle attività e delle conoscenze acquisibili, con riferimento allo stato dell’arte internazionale;
– congruità economica delle attività progettuali proposte;

b. qualità dei soggetti proponenti (max 25 punti) in termini di:
– competenze coinvolte, anche attraverso lo sviluppo di forme di partenariato con soggetti pubblici e privati comunitari e internazionali nel quadro di collaborazioni in atto o in fase di avvio a livello europeo e internazionale;
– meccanismi di governance e di coinvolgimento degli stakeholders locali;

c. rilevanza e significatività delle Pubbliche Amministrazioni di cui alla lettera h) del comma 5 del precedente articolo 3 del presente Avviso, nonché grado di coerenza della proposta con la programmazione regione e di rispondenza ai fabbisogni di competitività e di crescita dei territori di riferimento, con specifico riguardo alla evidenziazione delle esigenze delle pubbliche amministrazioni coinvolte nella fase di sperimentazione e di sviluppo di potenziale “domanda pubblica”, con contestuale capacità di ricaduta su altri ambiti e altri territori regionali, così da precostituire i presupposti per successivi interventi di “PreCommercial Procurement” (max 25 punti);

d. grado di collegamento organico e coerente con altre azioni in corso di finanziamento o di valutazione proposte nell’ambito di programmi regionali, nazionali e comunitari con particolare riferimento alle azioni in tema di Cluster Tecnologici Nazionali e Smart Cities già avviate dal MIUR (max 25 punti).

3. Con proprio provvedimento, da adottarsi entro e non oltre 30 giorni dal termine per la presentazione delle Idee Progettuali indicato al successivo articolo 8, comma 1, del presente Avviso, la competente Direzione generale del MIUR procede all’eventuale approvazione delle proposte del panel. Contestualmente, e nei limiti delle disponibilità di cui al precedente articolo 5, comma 1, maggiorate del 100%, invita i soggetti proponenti delle proposte che abbiano conseguito un punteggio complessivo di almeno 70 punti sui 100 conseguibili, comprensivo di almeno 20 punti per il criterio a., di almeno 15 punti per il criterio b., di almeno 10 punti per il criterio c., di almeno 15 punti per il criterio d, a presentare i relativi progetti esecutivi.

4. Saranno invitati a presentare i progetti esecutivi anche i soggetti proponenti delle proposte idonee che avranno ottenuto lo stesso punteggio globale dell’ultima proposta invitata ai sensi del precedente comma 3.

5. La elaborazione dei progetti esecutivi potrà avvenire anche attraverso una attività di concertazione e negoziazione condotta in modo condiviso tra i soggetti proponenti delle relative Idee progettuali in coerenza con le motivate valutazioni di cui al precedente comma 3.

6. La valutazione degli specifici progetti esecutivi sarà condotta secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni normative e regolamentari in materia: in tale quadro, la valutazione tecnico-scientifica dei progetti esecutivi sarà affidata allo stesso panel di esperti di cui al comma 1 del presente articolo, attraverso l’utilizzo degli stessi criteri e punteggi di cui al precedente comma 2.

7. All’esito delle valutazioni di cui al precedente comma 6, il Ministero disporrà l’ammissione al finanziamento dei migliori n. 2 progetti esecutivi per ciascuno degli ambiti di cui al precedente articolo 1, comma 3 del presente Avviso.

Articolo 7
Progetti di Innovazione Sociale
1. Al fine di elevare la capacità delle Idee Progettuali, richieste con il presente Avviso, di realizzare gli obiettivi posti, anche attraverso il coinvolgimento diretto delle più giovani generazioni alla individuazione dei bisogni sociali e delle relative soluzioni tecnologicamente innovative, una quota pari a 25 milioni di euro nell’ambito della quota di 170 milioni di euro di cui al precedente articolo 5, comma 1, è destinata al sostegno di “Progetti di Innovazione Sociale”, orientati alla messa a punto di soluzioni tecnologicamente innovative negli ambiti indicati al precedente articolo 1 del presente Avviso.

2. L’intervento di cui al presente articolo tiene conto di quanto previsto dal Decreto Legge n. 83 del 22 giugno 2012 “Misure urgenti per la crescita del Paese”, con particolare riferimento agli articoli 60, 61, 62 e 63.

3. I Progetti di Innovazione Sociale debbono intendersi quali workpackages formativi delle Idee Progettuali richieste con il presente Invito e che, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 12 del DM n. 593/00 e ss.mm.ii, all’esito delle valutazioni di cui alle disposizioni seguenti, saranno funzionalmente e strutturalmente collegati dal MIUR all’interno dei progetti esecutivi di cui al comma 7 del precedente articolo 6.

4. I “Progetti di Innovazione Sociale” (di seguito “progetti”) debbono avere un costo massimo di 1 milione di euro e debbono essere proposti da giovani residenti nel territorio nazionale di età non superiore ai 30 anni di età.

5. I “progetti” debbono prevedere lo sviluppo di idee tecnologicamente innovative per la soluzione nel breve-medio periodo di specifiche problematiche presenti nel tessuto urbano di riferimento, con specifico riferimento agli ambiti indicati nell’articolo 1 del presente Avviso.

6. I “progetti” debbono essere strutturati sulla base dei seguenti elementi, descritti complessivamente in non più di 40.000 caratteri:

a. una complessiva descrizione delle attività progettuali che evidenzi le idee tecnologiche individuate e le problematiche urbane alla cui soluzione sono rivolte;

b. le competenze e l’impegno dei soggetti coinvolti nelle attività progettuali;

c. il programma temporale delle attività;

d. la descrizione dei costi previsti;

e. la capacità di auto-sostenibilità nel medio-lungo periodo delle soluzioni previste, attraverso la elaborazione di uno specifico business-plan delle attività post-progettuali.

7. Per la determinazione e ammissibilità dei costi si applica quanto previsto al precedente articolo 4 del presente Avviso. L’intervento agevolativo previsto è pari all’80% dei costi ritenuti ammissibili e sarà erogato ai soggetti di cui al precedente comma 4 secondo modalità definite nei successivi Atti Disciplinari.

8. I “progetti” sono valutati dal panel di esperti di cui al precedente articolo 6 del presente Avviso secondo i seguenti criteri di valutazione:

a. qualità delle attività progettuali proposte, in termini di innovatività e originalità delle soluzioni tecnologiche proposte, e in termini di coerente capacità di dare risposte positive e fattibili alle problematiche individuate (max 30 punti);

b. congruità economica delle attività progettuali (max 30 punti);

c. rilevanza del business-plan relativo alle attività post-progettuali, in termini di necessaria auto-sostenibilità e capacità strutturale nel medio-lungo periodo (max 30 punti).

9. I “progetti” che conseguono il punteggio minimo di 60 punti sui 90 conseguibili, sono approvati con Decreto Ministeriale entro e non oltre 30 giorni dal termine di presentazione di cui al successivo articolo 8 del presente Avviso.

Articolo 8
Modalità di presentazione delle Idee Progettuali e dei progetti
1. Le Idee Progettuali di cui al precedente articolo 1, comma 5 debbono essere presentate entro e non oltre le ore 17.00 del 9 novembre 2012 e i progetti di cui al precedente articolo 7, entro e non oltre le ore 17.00 del 7 dicembre 2012, sempre comunque tramite il servizio telematico SIRIO (http://roma.cilea.it/Sirio).

2. Al medesimo indirizzo è possibile registrare la propria utenza e consultare le guide sull’utilizzo dei servizi offerti dal servizio telematico SIRIO.

3. Tutto il materiale trasmesso, considerato rigorosamente riservato, sarà utilizzato solo dal MIUR per l’espletamento degli adempimenti connessi alle assegnazioni di cui all’Avviso.

4. I proponenti dovranno fornire in qualsiasi momento, su richiesta del MIUR, tutti i chiarimenti, le notizie e la documentazione ritenuti necessari dallo stesso.

Articolo 9
Informazioni
1. Il Responsabile del Procedimento per il presente Avviso è: Dott. Emanuele Fidora Direzione Generale per il Coordinamento e lo Sviluppo della Ricerca
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, tel. 06/97727131

2. Il presente Avviso è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed è disponibile, unitamente a tutta la documentazione ivi richiamata, sul sito www.miur.it.

3. Ogni richiesta di informazioni può essere inoltrata al MIUR via e-mail al seguente indirizzo di posta elettronica: smartcitiesnazionali@miur.it.
Roma, 5 luglio 2012
IL DIRETTORE GENERALE
(Dott. Emanuele Fidora)

ALLEGATO 3

ALCUNI PROCESSI DI LAVORAZIONE COMPLESSI DA INSEDIARE NEL TERRITORIO DEL RIONE DI PORTA SANT’ANGELO E CAMPAGNA DI PROSSIMITA’

1. DESCRIZIONE E AMBIENTAZIONE PRODUTTIVA DELLA BACHI-SERICOLTURA FINALIZZATA ALLA TESSITURA.
2. DESCRIZIONE E AMBIENTAZIONE PRODUTTIVA DELLA CONCERIA E SUA INTEGRAZIONE NEL PROCESSO PRODUTTIVO DELLA LAVORAZIONE DEL CUOIO E DEL PELLAME (CALZATURE, BORSE, CINTURE, E ALTRI PRODOTTI TIPICI DELL’ARTIGIANATO)
3. DESCRIZIONE E AMBIENTAZIONE DELLA SUINICOLTURA E LAVORAZIONE DELLE CARNI SUINICOLE .
4. DESCRIZIONE E AMBIENTAZIONE PRODUTTIVA DELL’OVINICOLTURA E LAVORAZIONE DEL FILATO DI LANA INTEGRATO CON LA MAGLIERIA.
5. DESCRIZIONE E AMBIENTAZIONE PRODUTTIVA DELL’APICOLTURA.

DESCRIZIONE E AMBIENTAZIONE PRODUTTIVA DELLA BACHI-SERICOLTURA FINALIZZATA ALLA TESSITURA DELLA SETA
L’allevamento del baco da seta fino all’ attività della bachicoltura è stata un’industria familiare fino al secondo dopoguerra di grande importanza economica. La coltura del baco da seta o filugello parte dalle uova che ora si possono acquistare presso varie aziende (ad esempio Smart Bugs s.s. p.iva: 04659080263 Via Cave, 66 31020 Villorba (TV). «Ripartiamo dai bacolini, i bachi nati da un giorno. Li prendiamo al Cra di Padova, dove sono conservate 193 razze in purezza. Un bozzolo di baco puro produce un filo di 250 metri. Quelli ibridi, che noi usiamo, arrivano a 1.200 metri. Non è una vita bella, quella dei nostri “cavalieri”. Dalla nascita alla morte, passando da uovo, bruco, crisalide, falena, passano appena 28 giorni. Il baco è però come un piccolo maiale, non si butta via nulla. La crisalide viene usata nei mangimi animali e si fa anche un olio per l’industria della cosmesi». Una testimonianza ci arriva da una filanda attiva della Lombardia: «Le filandere — racconta Ugo Franco, il titolare — hanno cominciato a lavorare qui già alla fine dell’800. Una vita dura ma si portava a casa il pane. C’era il ciclo completo, dall’essicatoio che faceva morire la crisalide prima che forasse il bozzolo di seta fino alla filanda vera e propria, con le donne che cercavano nell’acqua calda il capo — filo da avvolgere poi nella matassa». Altre donne avrebbero indossato quella seta.

Schema di diagramma di flusso, allevamento primario zootecnico di bachi da seta in azienda agricola da 1500 mq.
Cos’è la Seta?
La seta è una fibra proteica di origine naturale, prodotta da alcuni insetti e utilizzata dall’uomo per realizzare filati e tessuti pregiati. La maggior parte della seta si ricava dai bozzoli dell’insetto Bombyx mori, volgarmente chiamato bombice, filugello, baco del gelso o baco da seta.
Nell’allevamento controllato in un’ azienda agricola di 1500 mq circa coltivato a rete e in serra, per il contenimento e frazionamento degli insetti allevati si utilizzano inoltre box in materiale plastico per un maggior contenimento e controllo della densità dei bachi prodotti; tale sistema consente inoltre una maggiore salubrità per la vita dei bachi e condizione igienico sanitarie per la facilità di lavaggio e pulizia del materiale. Le fasi di produzione sono:
I fase: ovatura (semina)
Certificata e verificata con analisi parassitologiche e microbiologiche il materiale ha origine interna per deposizione degli ovodepositori allevati o nel caso di carenza con introduzione di materiale seminale acquistato presso fornitori qualificati (vedi elenco fornitori ) il materiale viene messo a dimora nei locali adibiti a nursery ad una temperatura di 35°C con umidità relativa 80% ed una luminosità di circa 1 W si utilizzano circa 500 ovuli per mq (nel caso dei bachi). “Le ovature / o riproduttori provengono da aziende certificate “CRA di Padova” che rilasciano le uova di bachi .
II fase: alimentazione ed allevamento del baco

I bachi vengono nutriti, per i primi anni e in attesa che i gelsi messi a dimora nelle terre limitrofe a Porta Sant’Angelo producano le foglie per la loro alimentazione per un economico e qualitativo processo di produzione a ciclo chiuso, , con formulati dedicati per fase di crescita, all’interno del locale adibito nursery ed allevamento ,utilizzando un mangime biologico a base di farine di soia, grano e mais con l’aggiunta di foglie di gelso, vitamine e sali. Il prodotto viene sottoposto ad analisi per accertare la provenienza da agricoltura biologica delle materie prime ma anche per calibrare il corretto apporto nutrizionale e funzionale alla vitalità dei bachi. La larva di questo insetto elabora la bava all’interno di due ghiandole (dette seritteri o ghiandole della seta), che si aprono all’esterno con due orifizi posti ai lati inferiori della bocca. Da queste aperture fuoriescono le due bavelle che, a contatto con l’aria, si rapprendono e si saldano fra loro in un unico filo continuo detto bava; tale unione è garantita dalla presenza di una sostanza gommosa, detta sericina, prodotta da ghiandole localizzate in prossimità dell’uscita dei seritteri.
Muovendo la testa attorno al suo corpo, come a formare un otto, la bava viene lavorata dal baco per costruire un involucro protettore, chiamato bozzolo, che lo imprigiona e lo protegge durante la metamorfosi in farfalla. All’interno di questo bozzolo, nel giro di 2-3 settimane il baco della seta si trasforma prima in crisalide e poi in farfalla; quest’ultima si apre meccanicamente una via d’uscita dal bozzolo e si libera in volo.
La larva di questo insetto elabora la bava all’interno di due ghiandole (dette seritteri o ghiandole della seta), che si aprono all’esterno con due orifizi posti ai lati inferiori della bocca. Da queste aperture fuoriescono le due bavelle che, a contatto con l’aria, si rapprendono e si saldano fra loro in un unico filo continuo detto bava; tale unione è garantita dalla presenza di una sostanza gommosa, detta sericina, prodotta da ghiandole localizzate in prossimità dell’uscita dei seritteri.
Muovendo la testa attorno al suo corpo, come a formare un otto, la bava viene lavorata dal baco per costruire un involucro protettore, chiamato bozzolo, che lo imprigiona e lo protegge durante la metamorfosi in farfalla. All’interno di questo bozzolo, nel giro di 2-3 settimane il baco della seta si trasforma prima in crisalide e poi in farfalla; quest’ultima si apre meccanicamente una via d’uscita dal bozzolo e si libera in volo. La falena vive al massimo una settimana, durante la quale si accoppia e depone le uova (da 300 a 700 uova per farfalla). L’anno seguente, in aprile-maggio, in coincidenza con la germogliazione delle gemme del gelso, le uova si schiudono facendo nascere i giovani bachi. Per circa un mese, le giovani larve si nutrono avidamente delle foglie di gelso, passando attraverso quattro mute (o cambiamenti di “pelle”). Dopo l’ultima muta le larve di quarta generazione raggiungono dei ramoscelli dove tessono il proprio bozzolo. E il ciclo ricomincia. Il bozzolo del baco della seta è formato da un unico filamento continuo, di lunghezza variabile da poche centinaia di metri a tre chilometri, avvolto in 20-30 strati concentrici. La bava è di natura proteica ed è composta soprattutto da due proteine, la fibroina (72-76%) e la sericina (21-25%); in minima percentuale (2%) si ritrovano anche sostanze grasse cerose, sali minerali e pigmenti naturali. Non tutta la bava può però essere utilizzata; inoltre è necessario rimuovere la componente gommosa data dalla sericina. Pertanto, alla fine del processo produttivo, da 10kg di bozzoli si ottiene indicativamente 1 kg di seta. Per una razza particolare di baco Giapponese la resa è nettamente superiore (bastano 6kg di bozzoli per ottenere 1kg di seta).
III fase: Lavorazione del prodotto eseguita nel locale “laboratorio”.
Vediamo ora le fasi produttive che dal bozzolo portano ai fili di seta utilizzati dall’industria tessile.
1. Raccolta: è importante che al momento della raccolta i bozzoli siano ancora integri (in gergo non sfarfallati); pertanto, devono essere raccolti prima della schiusura della crisalide e della conseguente foratura da parte della farfalla.
2. Spelaiatura: consiste nel rimuovere lo strato esterno dei bozzoli; questo strato di lunaggine, detto spelaia, è costituito dai primi metri di bava utilizzati dal baco per appendere il bozzolo ai ramoscelli o alle strutture artificiali predisposte dai bachicoltori.
3. Cernita e Crivellatura: ha lo scopo di allontanare i bozzoli imperfetti e di classificare i rimanenti in base alle dimensioni e alla qualità (colore, grana ecc.). La selezione migliore di bozzoli è denominata “reale”.
4. Stufatura: la crisalide viene uccisa attraverso un trattamento di circa un’ora con vapore acqueo a 70-90°C.
5. Macerazione: i bozzoli secchi vengono immersi in acqua calda; lo scopo di questo trattamento è di rammollire la proteina gommosa (sericina) che tiene unito il bozzolo, in modo che il filamento dello strato intermedio (il più utile e prezioso) possa essere liberato (dipanato).
6. Scopinatura: in questa fase si cerca in acqua il capo del filo che forma i bozzoli. Con un apposito spazzolino si effettua il pescaggio del tratto iniziale delle bavelle (il capofilo), eliminando le bave di seta che si trovano in superficie. In questo modo sarà possibile effettuare la dipanatura, cioè lo sbrogliamento delle bave dai bozzoli sui quali sono avvolte.
7. Trattura: riunisce più fili in un unico filo, detto seta greggia, che risulta ruvido per la presenza di sericina. Questa fase è necessaria poiché i filamenti tratti dall’acqua sono talmente sottili da rompersi con estrema facilità; di conseguenza le bave di più bozzoli (da tre a dieci a seconda del diametro desiderato) vengono incollate fra loro grazie all’effetto collante della sericina rammollita dall’acqua.
8. Torcitura: serve ad eliminare l’eccesso di umidità e soprattutto a rendere più resistenti i filamenti, tramite un numero di torsioni stabilito e una fase di fissaggio delle singole bave con calore umido; in questo modo i filamenti vengono resi idonei alla tessitura. Terminato questo trattamento i fili vengono avvolti attorno a un aspo a formare le matasse.
9. Sgommatura: in questa fase viene eliminata la parte gommosa della seta greggia, la sericina, che la rende ruvida, opaca e poco adatta alle operazioni di tintura. Sfruttando la solubilità della sericina in acqua calda, si effettuano dei lavaggi, che la trasformano dapprima in seta greggia (attenuazione della gommosità tramite lavaggio leggero) e poi in seta raddolcita o mezza cotta attraverso un lavaggio più spinto; infine, tramite un ultimo lavaggio si ottiene la seta cotta o seta sgommata. Quest’ultimo prodotto è totalmente privo di gomma, è costituito da sola fibroina, e risulta particolarmente lucente.
IV fase: Confezionamento del prodotto
Al termine delle lavorazioni viene sottoposto a controllo visivo e per lotti omogenei, inviato a laboratorio di analisi per la verifica dei parametri microbiologici funzionali alla vendita dei lavorati o semilavorati da confezionare. Il confezionamento avviene manualmente su confezioni da 500 grammi. Tale confezione oltre alle indicazioni merceologiche relative al prodotto compare il lotto di produzione necessario al controllo della filiera di produzione.
Cascami della seta
Come del maiale, è il caso di dire che del bozzolo della seta non si butta via niente. I cascami della seta (sono così chiamati i rifiuti dei bozzoli e i residui della filatura) rappresentano fino al 60-70% del totale ottenuto dai bozzoli. I filati ottenuti dai cascami vengono generalmente denominati schappe. Questi “spezzoni” non vengono utilizzati per produrre fili di seta, ma vengono lavorati – cardati e pettinati come nel caso delle altre fibre naturali spezzate – per ottenere il filo di seta a fibra discontinua; si tratta di una seta di seconda qualità, che comunque al tatto risulta molto fine e più calda rispetto alla seta grezza. Questa seta si usa per tessuti non troppo leggeri – come frange, nastri e passamaneria – ed è chiamata “seta schappa”. I cascami di lavorazione delle schappe sono a loro volta chiamati bourette e, opportunamente lavorati, danno vita a tessuti irregolari, poco luminosi e opachi, con dei nodi che provocano dei forti ingrossamenti. Al tatto, questa seta di terza qualità risulta resistente e piuttosto calda. Altri sottoprodotti sono quelli ottenuti dai ritagli e dai sfridi di lavorazione dei tessuti di seta; il prodotto che se ne ricava è detto seta rigenerata. In Cina e Giappone, lo strato interno del bozzolo che non è dipanabile viene sottoposto ad idrolisi enzimatica e utilizzato come integratore alimentare, poiché ricco di amminoacidi. Dalla crisalide si può ottenere un olio utilizzato per saponi, cosmetici e candele; se fritta in olio, la crisalide è considerata una prelibatezza locale, particolarmente nutriente grazie all’alto contenuto proteico. Può essere anche macinata e utilizzata nell’alimentazione del bestiame.
Impieghi della Seta
La seta viene utilizzata pura per tessuti pregiati, biancheria di lusso, abiti femminili, cravatte, camicie e foulard, lenzuola, tende e tappezzerie (rivestimenti di poltrone e divani o di altri mobili). In particolare, per cravatte e foderami si utilizza soprattutto la seta raddolcita.
La seta può essere utilizzata anche in mischia con la lana, per drapperie e lanerie estive, con il cotone oppure con fibre artificiali (Rayon viscosa, modal o tencell) o sintetiche (poliestere).

Caratteristiche e Vantaggi della Seta
La seta è un materiale leggero, morbido, elegante, sottile, abbastanza elastico e piuttosto resistente allo strappo. Riguardo a quest’ultimo punto, all’inizio del Novecento venne a lungo utilizzata per tessere i paracadute, prima di essere sostituita dal nylon a causa del blocco delle esportazioni orientali durante il secondo conflitto mondiale.
Tra tutte, la lucentezza è una delle caratteristiche più apprezzate di questa fibra naturale, considerata la più nobile e preziosa tra tutte le fibre. La lucentezza è tanto maggiore quanto più è pulita la superficie del filato e quanto più è rotonda la sua sezione.
Freschissima d’estate, la seta è anche calda d’inverno. Analogamente alla lana, nonostante la sua sottigliezza, è infatti straordinariamente isolante; ha cioè caratteristiche coibenti (cattiva conduttrice di calore).
La più nobile tra le fibre naturali può assorbire l’umidità fino a quasi un terzo del proprio peso, risultando per questo particolarmente adatta nei climi caldi e umidi.

I Simonetti di Ponte Pattoli e Pieve Pagliaccia e la coltura dei gelsi

Questa elegante struttura un tempo completamente affrescata veniva utilizzata dai nobili per prendere il sole e ripararsi dal vento. Si ha notizia che nel 1763 la Chiesa fu ammirata dal Vescovo di Perugia Conte Amadei durante la visita pastorale alla parrocchia di Pieve Pagliaccia e ne lodò i tre splendidi altari ed i delicati dipinti alle pareti. Nell’anno 1875 tutta la proprietà fu acquistata da Francesco Simonetti e dalla sua sposa Stella Luporini, che ne fecero l’abitazione loro e dei loro figli sviluppandone il complesso agricolo, adornando la villa e la Chiesa che rimase cappella privata ma aperta al culto. Giovanni Simonetti unico erede fondò nel 1915 uno dei primi conservaturifici di pomodoro d’Italia e Jolanda sua moglie si dedicò intensamente alla coltura dei gelsi per la lavorazione della seta e alla cura meticolosa del parco: l’omonima sala dell’albergo era impiegata nella stagione invernale per mettere al riparo dal gelo le piante di limoni. Nel 1985 uno dei nipoti eredi, Giancarlo Simonetti, imprenditore del legno (tutti i pavimenti in legno dell’albergo sono stati prodotti dalla sua fabbrica di parquet) ebbe l’idea ardita e geniale di trasformare la ricca, elegante, artistica villa ed i caseggiati ad essa adiacenti in un Relais che intitolò a San Clemente appunto perché completato dalla spaziosa e artistica Chiesa omonima. Il Relais San Clemente ha aperto i battenti il 25 aprile 1990. Carlo il più giovane dei pronipoti cura ora, per conto della famiglia Simonetti, l’accoglienza degli Ospiti.

La bachicoltura e la tessitura della seta sono stati per molti secoli il motore dell’economia del nord est italiano. I paesaggi della pianura non erano prati come siamo abituati a vederli ma erano caratterizzati da alberi di gelso le cui foglie fornivano nutrimento ai bachi.
Cogliendo il vero significato della parola crisi, la cui etimologia greca vuol dire cambiamento, alcuni sono tornati a percorrere nuove/vecchie strade cercando opportunità nelle tradizioni locali. Seguendo questi sogni, da un paio di anni sono nate cooperative di bachicoltori e sono tornati ad allevare i “prodigiosi vermetti” che producono il più resistente, lucente e sottile filo che esiste al mondo.
Ci sono molti motivi differenti per cui si era interrotta la filiera della seta, e possiamo riassumere le principali cause del declino nella stupidità e avidità dell’uomo: guerra dei prezzi delle produzioni di massa e inquinamento dovuto ad insetticidi. I bachi da seta, infatti, sono animali molto delicati e non amavano particolarmente un insetticida che per molti anni si è usato in agricoltura. Nonostante sia proibito da più di un decennio su tutto il territorio nazionale tranne la provincia di Bolzano, si è continuato a utilizzarlo illegalmente e solo ora l’utilizzo si è ridotto abbastanza da permettere di ripartire con nuovi allevamenti.
Tutto sembrerebbe semplice: coltivo un albero, prendo le foglie, nutro i bachi e aspetto che questi producano i loro bozzoli. Ma non è così. Dietro ogni azione c’è una profonda conoscenza e chi vuole avviare una attività deve farsi guidare da esperti che possano dargli i giusti consigli.
Ci sono molte varietà di gelso ognuna delle quali predilige certe aree climatiche e ci sono diverse razze di bachi in funzione del tipo di foglia di gelso e del tipo di seta che si vuole produrre. Ci sono le uova del baco da seta da scegliere per far partire gli allevamenti ogni nuova primavera, le cure e i controlli sanitari per i bachi (nell’ottocento quasi tutti gli allevamenti europei del baco furono distrutti per una malattia di questi insetti) e infine le tecniche per la scelta e la selezione dei bozzoli.

Un esempio di bachicoltura che si riperpetua nel Veneto
La conoscenza e il “saper fare” sono la ricchezza di una persona e di una comunità e per fortuna nel Veneto questa conoscenza è stata custodita, accresciuta e ora è a disposizione di coloro che vogliono tornare ad allevare bachi e a produrre seta. Ci sono due istituzioni che sono un punto di riferimento internazionale in Europa: il CRA-API di Padova e Veneto Agricoltura.
Il CRA-API di Padova è un centro fondato nel 1871 proprio a seguito dei problemi sanitari nella bachicoltura europea ed è specializzato nello studio dell’intero ciclo. Conserva le uova di molte varietà e nel corso degli ultimi anni ha studiato forme di utilizzo dei bozzoli nella farmaceutica e cosmetica e nuovi “mangimi” per poter allevare i preziosi bachi anche durante i mesi invernali. E’ il CRA-API che nel corso degli ultimi anni ha supportato tutti coloro che hanno riattivato le produzioni di bozzoli ed in particolare la Cooperativa sociale “Il Cantiere della Povvidenza SPA – società persona ambiente” di Belluno che oggi è pronta a sua volta a formare nuovi imprenditori agricoli.
Il secondo centro è Veneto Agricoltura che nella azienda agricola pilota di Villiago (70 ettari nel comune di Sedico) ha piantato 2600 alberi di gelso per avviare una produzione consistente e dare vita ad un centro di formazione e informazione di bachicoltura per tutti coloro che vogliono tornare a operare in una delle fasi del ciclo della seta.
Nell’antico borgo interno dell’azienda, infatti, potrebbe nascere un centro di bachicoltura dove riprendere a riprodurre i Bachi da seta e contemporaneamente diffondere la cultura della seta a nuovi futuri imprenditori. Le richieste di supporto arrivano in continuazione, e non solo dall’Italia, e serve un luogo dove poter imparare e sperimentare tutte le opportunità offerte dalla coltivazione dei gelsi con l’assistenza di una guida esperta. Dalla seta alla tessitura, dalla cosmetica all’alimentare, dalla formazione al turismo.
Forse sono proprio vicini i tempi in cui il paesaggio del Veneto possa tornare ad essere caratterizzato da gelsi e il frusciare della seta italiana torni a far sognare le dame di tutto il mondo.
Il gelso (Morus L.) è un genere di pianta originario dell’Asia ma anche diffuso allo stato naturale in Africa e in Nordamerica. Comprende alberi o arbusti di taglia media. Le foglie sono caduche, alterne, di forma ovale o a base cordata con margine dentato.
Il gelso bianco (Morus alba L.), specie originaria dell’Asia centrale e orientale, fu importato in Europa con il baco da seta in quanto quest’ultimo è ghiotto delle sue foglie.
Il gelso nero (Morus nigra L.), originario dell’Asia Minore e Iran, fu introdotto in Europa probabilmente nel Cinquecento. Ha foglie più piccole del gelso bianco e produce frutti nero-violacei saporiti.
Le specie del genere Morus vengono coltivate per diversi scopi:
i frutti (more nere e more bianche che sono eduli);
le foglie sono utilizzate in bachicoltura come alimento base per l’allevamento dei bachi da seta;
come piante ornamentali;
per ricavarne legname da lavoro, buona legna da ardere, pertiche flessibili e vimini per la fabbricazione di cesti.
Bombyx mori è una specie di farfalla della famiglia Bombycidae. La sua larva, conosciuta come baco da seta, ha una notevole importanza economica in quanto utilizzata nella produzione della seta. La sua dieta consiste esclusivamente di foglie di gelso. È originaria della Cina settentrionale.Il baco produce la seta in due ghiandole che sono collocate parallele all’interno del corpo. La seta è costituita da proteine raccolte nelle ghiandole, il baco la estrude da due aperture situate ai lati della bocca, i seritteri. La bava sottilissima, a contatto con l’aria si solidifica e, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di seta di lunghezza variabile fra i 300 e i 900 metri. Il filo microscopicamente è formato da due proteine: due fili di fibroina paralleli ricoperti da sericina. Il baco impiega tre-quattro giorni per preparare il bozzolo formato da circa venti-trenta strati concentrici costituiti da un unico filo ininterrotto, dopodiché si trasforma in crisalide e poi questa in farfalla. I bachi da seta hanno un notevole appetito, mangiano foglie di gelso giorno e notte, senza interruzione, e di conseguenza crescono rapidamente. Il loro pasto è interrotto solo quattro volte, le dormite, in corrispondenza di altrettante mute. Le quattro mute suddividono la vita della larva in cinque cosiddette età. Dopo la quarta muta (ovvero nella quinta età) il corpo del baco diventa giallastro per la turgidità delle ghiandole della seta all’interno del corpo e la pelle più tesa; a questo punto il baco è pronto per avvolgersi nel suo bozzolo di seta (in gergo si dice anche che il baco sale al bosco, in quanto il bozzolo viene costruito attorno a rametti secchi).
Prima della filatura del bozzolo la larva deve eliminare tutti i liquidi in eccesso e le feci che non possono essere contenute nel bozzolo, questo momento viene definito dagli allevatori purga.
A questo punto il baco, che fino ad ora si è nutrito sulla foglia fornita dal bachicoltore su ripiani orizzontali, il letto, inizia a cercare un luogo adatto alla filaturata verso l’alto, lontano dal letto di allevamento. Se la metamorfosi arriva a termine e il bruco si trasforma in falena, l’insetto adulto uscirà dal bozzolo forandolo, utilizzando un liquido e le zampe, rendendo il filo di seta che lo compone inutilizzabile. Di conseguenza gli allevatori gettano i bozzoli in acqua bollente per uccidere l’insetto prima che ciò avvenga, oppure il bozzolo viene essiccato in appositi essiccatoi per essere filato successivamente. L’immersione in acqua bollente permette il dipanamento del filo di seta sciogliendo parzialmente lo strato proteico di sericina che avvolge il filo di seta. In alcune culture la crisalide, estratta dal bozzolo, viene mangiata. Alcuni bozzoli vengono risparmiati per consentire la riproduzione del baco. La falena del baco da seta è incapace di volare e di cibarsi. Questa specie di insetto esiste ormai solo come risultato di una selezione esplicita da parte dell’uomo e ha presumibilmente perso gran parte delle sue caratteristiche originarie. Per esempio il bruco è incapace di sopravvivere in pieno campo su un gelso; il colore della sua pelle è bianco e manca del necessario mimetismo per cui è facile preda di animali.

Come per tutti gli animali allevati dall’uomo esistono moltissime razze di baco da seta. Allevato per millenni, ogni paese votato alla bachicoltura ha creato peculiari razze con caratteristiche diverse per quantità di seta prodotta, diametro del filo, colore del bozzolo. Hanno produttività superiore le razze dette poliibrido giapponese, selezionate in quel paese lo scorso secolo. A causa della sua lunga storia e della sua importanza economica, il genoma del baco da seta è stato oggetto di approfonditi studi da parte della scienza moderna. A Cinisello Balsamo, prima dell’industrializzazione, i gelsi riempivano gran parte della campagna e anche i grandi cortili contadini venivano ombreggiati dai gelsi. L’importanza che veniva data alla coltivazione del gelso si può desumere dal fatto che in passato per tale genere di pianta veniva addirittura effettuato un censimento. Si cita ad esempio quello effettuato il 16 novembre 1750, censimento che diede come risultato: Cinisello 921 gelsi per un imponibile di 70.195 scudi, Balsamo 1232 gelsi per un imponibile di 61.025 scudi.L’esistenza dei gelsi nei due borghi risale però a qualche secolo prima; si ha infatti notizia che nel 1637 la piazza Comunale di Cinisello (oggi piazza Gramsci) era circondata da quarantacinque gelsi.
IL PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA SETA : DA BACHICOLTURA A SERICOLTURA
TERRITORIO
La Lomellina, protrusione della Lombardia nel Piemonte, delimitata ad est dal Ticino e ad ovest dal Sesia, è un territorio pianeggiante attraversato da molteplici corsi d’acqua ad andamento sub parallelo e diretti verso il Po che ne rappresenta anche il suo confine sud. La sua estensione è di 1242 Kmq. Il nome di questo territorio deriva da Lomello, cittadina risalente almeno al I° secolo a. C., che fu, fino al 1700, il centro più importante del territorio e sito di passaggio della direttrice che collegava Pavia con l’attuale Cozzo; qui la strada si biforcava nella via per Torino e in quella per Aosta.
Il sistema idrico naturale ha fortemente influenzato l’attività antropica: già i primi insediamenti umani, attraverso opere di bonifica e la costruzione di una fitta rete di canali irrigui, ottimizzarono lo sfruttamento nel territorio e la produzione primaria. L’attività agricola è stata tradizionalmente integrata con la bachicoltura che ha avuto rese crescenti nel ‘700 e nel ’800 al punto che la Lomellina, avvantaggiata della forza motrice ricavabile dalle acque correnti, da area di produzione bozzoli divenne una delle prime aree industrializzate e a maggior concentrazione di mulini, filande e opifici.
Tutto ciò è destinato, con il primo dopoguerra, a estinguersi non solo in Lomellina ma in gran parte d’Italia: i filari di gelsi, ritenuti ostacolare le pratiche agricole moderne, sono stati eliminati con poche eccezioni e le sedi di trattura del bozzolo e lavorazione del filato di seta, dismesse e destinate ad altro uso, oggi costituiscono solo la traccia di una paleo-industrializzazione ormai abbandonata per cause metodologiche, economiche, e sociali.

LA STORIA
Lo sviluppo della bachicultura nelle principali città del centro-nord, in particolare nelle zone della Lomellina, e l’invenzione dei primi meccanismi di torcitura e filatura della seta, originano nel XIV secolo per opera di Lodovico il Moro il quale, a partire dalla zona di Vigevano, crea allevamenti di bachi e semenzai di gelsi diffusi poi nel suo ducato. L’attività di gelsibachicoltura comunque raggiunse il suo primato in Lomellina, dove la bachicoltura subisce un elevato sviluppo grazie alla successiva lavorazione della seta e alla specializzazione acquisita dagli operatori nella selezione qualitativa del seme-bachi e nella gestione degli allevamenti; qui si realizzarono i primi allevamenti attraverso la strutturazione di in ambienti controllati per la crescita degli insetti e si adottarono essiccatori ad aria calda per l’essicazione delle crisalidi. La bachicoltura (o sericoltura) è l’allevamento del baco da seta (Bombix mori) per la produzione di bozzoli da cui si ricava il filo di seta. Il baco appena nato è un verme, in 3/4 settimane diventa adulto e inizia a creare un posto dove preparare il bozzolo. Da un’apertura situata sotto la bocca il baco prepara una bava sottilissima che a contatto con l’aria si solidifica e che, guidati ad otto della testa forma il bozzolo. Il baco impiega 3/4 giorni per prepararlo formato da circa 25 strati costituiti da un solo filo. All’interno del bozzolo si trasforma in crisalide e poi in farfalla. In genere la farfalla vive qualche giorno per poi deporre da 300 a 800 uova prima di morire. La larva o baco è anche chiamata filugello; poiché essa fila un filo di seta.
Il bozzolo del baco da seta (materia prima dell’industria serica) è formato da un filo di seta continuo, lungo circa 700 m, detto bava. Il filo è costituito da due bavelle provenienti dalle due ghiandole del baco che si saldano a livello dello schiacciafili. Ciascuna bavella è formata da fibrille elementari ed è composta di fibroina rivestita da una sostanza di consistenza gommosa, la sericina. La seta propriamente detta è data dalla carta o involucro, cioè la parte mediana della corteccia serica. I bozzoli sono diversi per peso, che diminuisce avvicinandosi lo sfarfallamento, per volume, per forma (sferica, ovale, appuntita) e per colore. Tali differenze sono in rapporto alle razze e alle condizioni di allevamento. Il colore è dovuto alla presenza di pigmenti (carotine, xantofille, flavoni) che il baco ricava dalla foglia del gelso. La seta è prodotta dai bruchi di quasi tutte le farfalle notturne; ma la più pregiata è quella prodotta da alcune specie di saturnidi e bombicidi, in particolare dai bruchi del bombice del gelso.
Il filo serico, che può essere lungo anche 2000 m, ha le caratteristiche imposte dalla razza del baco che lo produce e che lo utilizza per produrre il proprio bozzolo che consterà di almeno una ventina di strati di seta. In merito alle razze bisogna distinguere le razze pure dagli ibridi.
IL FUTURO (ad un ettaro di terreno e 2.500 gelsi ne viene un piano economico come di seguito)
L’esigenza su scala mondiale di seta sta crescendo a causa del decremento della produzione cinese e della qualità in via di peggioramento della materia prima. Queste le premesse affinché l’attività sericola possa tornare ad essere conveniente anche in Europa, dove esiste il sostegno comunitario alla sericoltura (circa 133 euro per telaino, ovvero ogni 20.000 larve allevate, con una produzione minima di 20 kg di bozzolo fresco) , ma dove manca, tuttavia, l’anello finale della catena, il processo di trattura industriale per la trasformazione del bozzolo in seta. Probabilmente la difficoltà di vendita dei bozzoli, tra le altre cause, determina la non ripresa dell’attività e al contempo la mancanza di prodotto interno non stimola la creazione di impianti di trattura del filato.
Di seguito si propone un’analisi economica di massima, suscettibile di modificazioni ma che rispetta l’ordine di grandezza del rapporto costi/ricavi
Allevamento del baco da seta – Costo di produzione
In caso di disponibilità terriera l’analisi del costo di produzione del bozzolo viene articolata in tre parti che si cercherà di analizzare sommariamente:
1. Costo d’impianto del gelseto
2. Costo di produzione della foglia
3. Costo d’allevamento dei bachi
1. Costo d’impianto del gelseto
Naturalmente dipende dalla struttura dell’appezzamento e dal numero di piante che si vogliono coltivare. Esse vanno messe a dimora a distanza di 1,30m nella stessa fila e la distanza interfilare deve essere di 3 metri. Quindi ipotizzando di mettere a dimora 2.500 piante si otterrebbe un gelseto specializzato (polivarietale) di circa 1 ha. La quantificazione esatta del costo di impianto non è fattibile ma orientativamente la tabella 1 è in grado di fornire un’idea dello stesso.
Tab.1 – Spese vive per il costo d’impianto di 1ha di gelseto specializzato polivarietale in terreno pianeggiante o collinare a lieve pendenza
Spese Importo in euro riferito alla fine dell’impianto (terzo anno)
Spese generali
1. acquisto gelsi
2. acquisto e distribuzione fertilizzanti e diserbanti, acquisto carburanti, lubrificanti e materiale vario
3. quote (fondiaria e d’assicurazione, manutenzione e reintegra macchine e attrezzi)
Salario (250 ore manodopera mediamente)

Stipendio (per direzione, amministrazione e sorveglianza)
Mancati redditi (beneficio fondiario, interessi sul capitale agrario)

2.100,00

550,00

240,00 2.890,00

1.960,00

160,00

650,00
Costo totale 5.660,00
N.B. = i costi dell’impianto sono riferiti al termine della fase improduttiva, cioè alla fine del terzo anno d’impianto; dal quarto anno in poi la produzione fogliare del gelseto si può considerare stabilizzata intorno a valori costanti per un periodo di 40 anni. Sul costo d’impianto si calcola la quota d’ammortamento. I costi così ottenuti non tengono conto di possibili redditi ottenibili nei primi anni d’impianto né di eventuali contributi a fondo perduto; se questi venissero considerati il costo dell’impianto potrebbe essere inferiore con ripercussioni anche sul costo del bozzolo.
2. Costo di produzione della foglia
Le spese per la produzione fogliare di un ettaro di gelseto specializzato in terreno pianeggiante o leggermente collinare sono evidenziate in tabella 2.
Tab. n. 2 – Spese di produzione fogliare ad ettaro
Spese Importo
Spese varie e generali (acquisto e distribuzione fertilizzanti e diserbanti, acquisto carburanti, lubrificanti e materiale vario, imposte…)

Quota ammortamento spese impianto gelseto

Quote (fondiarie, di assicurazione, manutenzione e reintegra di macchine e attrezzi)

Salario (100 ore manodopera mediamente)

Stipendio (per direzione, amministrazione, sorveglianza)
Interessi sul capitale agrario
Beneficio fondiario

390,00

220,00

105,00

800,00

75,00

90,00

155,00
Costo totale 1.835,00
3. Costo d’allevamento dei bachi
L’allevatore che dispone di 1 ha di gelseto specializzato polivarietale impiantato in terreno di media fertilità, può contare in una produzione che, stimata prudenzialmente, va dai 110 ai 120 qli di foglia/ha, con cui è possibile allevare circa 25 telaini (1 telaino consuma mediamente 4 qli di foglia non considerando i rami). La voce che incide maggiormente sul costo di produzione è la mandodopera, che, per il pezzone friulano, si aggira attorno alle 300 ore.Per il computo dei costi si considera che l’allevatore disponga di locali aziendali non utilizzati. Ogni telaino occupa 20 mq durante la V età, che dura una settimana a 25°C.
Tab. n. 3 – Spese per l’esecuzione dell’allevamento del baco da seta con la disponibilità di foglia prodotta da 1 ha di gelseto specializzato.
Spese Importo in euro
Seme-bachi
Foglia di gelso
Spese varie rimanenti e spese generali
Quote (reintegra, manutenzione, assicurazione)
Salario (circa 300 ore)
Stipendio
Interessi (sul cap. agrario al 2%)
Beneficio fondiario 200,00
715,00
290,00
300,00
2.400,00
105,00
495,00
350,00
Totale spese produzione bozzolo 4.855,00
Per la realizzazione di quanto sopra bisogna prevedere una dotazione di immobili e attrezzature (di queste ultime viene fornito un preventivo di massima) da impiegare nell’allevamento dei 25 telaini di seme-bachi e che consterebbero di:
a) Immobili
– Locale da mq 30, ricavabile anche provvisoriamente all’interno di capannoni, per l’allevamento dei bachi fino alla III età larvale.
– Capannone o tunnel in plastica (polietilene), opportunamente coibentato e climatizzato, da mq 500 per l’allevamento su pezzone a terra per bachi in IV e V età larvale.
b) Attrezzature d’allevamento
– n. 4 graticci per l’allevamento bachi fino alla 3° età 800,00
– 1 sfogliatrice meccanica 2.000,00
– 1 taglierina per trinciatura foglia prima età 1.900,00
– teli in pvc forati, teli in plastica a maglie fitte, termometro di max. e min.,
igrometro, ceste, sacchi per bozzoli, carrello 500,00
– 600 raggiere in pvc per l’imboscamento 4.200,00
– pettine per sbozzolare 100,00
– spellaiatrice bozzoli 500,00
TOTALE 10.000,00
Considerato che il costo dell’allevamento è riferito ad azienda diretto-coltivatrice, in cui l’allevatore è anche proprietario del fondo, la voce di bilancio che maggiormente interessa è il reddito netto (R.N.) dell’imprenditore, ossia la differenza tra la produzione lorda vendibile (P. L. V.) e i costi diretti dell’impresa. Tali costi sono rappresentati dal costo diretto (o esplicito) della foglia (715,00 euro), dalle spese varie (290,00 euro), dalle quote (300,00 euro), dal seme-bachi (200,00 euro). Pertanto, il R.N. = PLV – Costi espliciti o diretti = 7.075,00 euro – (715,00 + 290,00 + 300,00 +200,00) = 7.075,00 –1.505,00 = 5.570,00.
La PLV è rappresentata dalla somma del contenuto comunitario (133,27 euro per telaino con produzione non inferiore a 20 kg di bozzolo fresco) e il prezzo di mercato del bozzolo fresco (circa 5 euro). Tale somma corrisponde a 7.075,00 euro.
Tenuto conto della forma imprenditoriale a cui ci si riferisce è utile precisare che il reddito comprende: salario, stipendio, interessi, beneficio fondiario, che afferiscono tutti ad unica persona fisica, ovvero il gelsi-bachicoltore. Allo stato attuale, tuttavia, questo costo di produzione è completamente teorico, perché il prezzo internazionale del bozzolo presuppone che sul posto ci sia una filiera che vada dalla produzione seme-bachi all’essiccazione cooperativa e trattura industriale.
Tuttavia non bisogna accantonare l’interesse crescente per gli ulteriori usi della seta che potrebbe e dovrebbe essere anch’esso stimolo per la valutazione della ripresa di una produzione interna della materia prima; anzi, poiché la sintesi di membrane in fibroina non necessita della trattura del bozzolo, forse proprio l’innovativo utilizzo biomedico potrebbero stimolare la ripresa dell’allevamento e quest’ultimo, se ben avviato, a sua volta stimolare il ripristino di una industrializzazione del processo di filatura, portando nel tempo il nostro paese verso una progressiva autonomia nel settore.
SETA
Il filo serico, che può essere lungo anche 2000 m, ha le caratteristiche imposte dalla razza del baco che lo produce e che lo utilizza per produrre il proprio bozzolo che consterà di almeno una ventina di strati di seta. In merito alle razze bisogna distinguere le razze pure dagli ibridi.
Queste prime producono bozzoli di forma sferica o con una strozzatura più o meno accentuata nella zona mediana. In realtà queste forme sono proprie anche dei primi incroci cinesi e giapponesi. La forma semicinturata, con strozzatura mediana poco marcata, è propria invece degli incroci semplici e dei poliibridi. Anche il colore tipico è prerogativa di razze diverse. Razze diverse di bachi rispondono differentemente ai pigmenti contenuti nelle foglie del gelso e possono perciò produrre bozzoli variamente colorati (gialli, rosa, verdi) oltre che bianchi. Sebbene i bianchi siano più diffusi i alcuni casi la selezione di razze in grado di produrre un filato già colorato ha consentito di ridurre i costi appunto della colorazione: è il caso della Sardegna che vede nel giallo un colore fortemente presente nei costumi tradizionali per cui l’ottenimento di bozzoli gialli significava risparmiare sulla colorazione della seta per la quale era utilizzato il costosissimo zafferano.
Non solo il colore ma anche peso e volume sono indicativi della razza: nelle razze pure questi sono sempre inferiori che non negli ibridi, sebbene risentano molto anche delle condizioni di allevamento: allevamento sano e disponibilità di cibo è sempre equivalso alla maggior resa in bozzoli e quindi in seta.
Il carattere più importante in termini economici è quello della ricchezza in seta dei bozzoli: in questo caso le razze pure hanno la supremazia sugli ibridi (25-26% vs 21-23%), sebbene in generale i bozzoli contenenti individui di sesso maschile siano più ricchi in seta di quelli con crisalide femminile.
Infine anche la lunghezza e la qualità del filato sono soggette a differenze con le razze, con un range relativo alla lunghezza che va da meno di 1000m a oltre 2000m. I poliibridi generalmente producono un filato di 1200-1300m.
Sul piano chimico i filati di seta sono essenzialmente di natura proteica e sono costituiti da filamenti di fibroina (65-70%) avvolti nella sericina (20-25%), ma anche da acqua (10-12%) minerali (1-2%), coloranti (0,5%) e grassi (0,1%). Quest’ultima viene eliminata durante un processo chiamato “sgommatura” che si attua con l’impiego dell’acqua bollente, trattamento questo che migliora la lucentezza, la flessibilità e la “mano” della fibra non alterando minimamente la fibroina, incolore e altamente resistente anche a trattamenti con alcune sostanze acide o basiche. Al contrario la sericina è sensibile non solo all’acqua calda ma anche ad acidi e basi, ragione per la quale nei processi industriali viene quasi sempre eliminata.
A seconda della quantità di sericina eliminata possiamo avere: la seta sgommata o cruda, quando la sericina è stata rimossa del tutto e la seta raddolcita o “souplè”, nella quale la sericina è stata tolta solo in parte.
L’impiego tradizionale della seta è quello tessile; tessuti di seta vengono impiegati per arredi, biancheria, tendaggi, paralumi, ombrelli, paracaduti, cravatte, foulard e camicie, tuttavia in tempi recenti le caratteristiche chimico-fisiche della fibroina sono state estensivamente studiate in ingegneria tessutale per applicazioni biomediche in quanto responsabili di biocompatibilità, lenta degradabilità e interessanti proprietà meccaniche del filato. Oggi può essere oggi modellata in vari formati (film, fibre, reti, maglie, membrane, filati, e spugne) e ha dimostrato notevoli capacità di supporto e di adesione per cellule di diverso tipo, promuovendo la riparazione dei tessuti in vivo

Come coltivare il gelso
La coltivazione del gelso, sia che si tratti del gelso bianco che di quello nero, è sostanzialmente simile si differenzia solo per qualche piccolo particolare che indicherò in questo capitolo.
Il gelso è una pianta robusta e longeva che accetta qualsiasi tipo di terreno presentando un’elevata rusticità e capacità di adattamento prediligendo però il terreno umido anche se non bagnato.
Spesso file di gelsi delimitavano i confini dei campi e venivano piantati in prossimità di canali o di fossi.
Tollera il freddo dell’inverno, il gelso bianco è il più resistente potendo resistere sino a -20° C., mentre il gelso nero e rosso preferiscono, per produrre abbondante frutta, zone con un clima meno rigido.
E’ tollerante alla siccità ma per garantire una produzione abbondante di frutta è necessario irrigare la pianta durante il periodo estivo e quando è giovane.
La potatura è una pratica importante nel gelso per ridurre l’estensione della chioma e mantenere la pianta ordinata, utile in special modo se è piantata in filari.
Questa pratica aumenta la produzione di frutta e agevola la raccolta se la coltivazione del gelso ha come finalità la produzione di frutta.
La pianta del gelso è molto vigorosa sin dai suoi primi anni emette numerosi rami laterali quindi la si pota già dal secondo anno dopo il trapianto.
Il periodo più idoneo per potarla è dopo la fine delle gelate più intense, fine febbraio primi di marzo.
Occorre potare prima del risveglio vegetativo perché questa pianta, in attività, reagisce ai tagli emettendo abbondante lattice che la indeboliscono e rendono più difficoltosi gli interventi di potatura.
C’è da tener presente che i frutti sono prodotti sui rami di un anno perciò occorre stimolare la produzione di nuovi rami che possano portare la fruttificazione dell’anno successivo.
Quindi gli interventi di potatura consistono in tagli di ritorno sulle branche di 2 o 3 anni e nello sfoltimento dei rametti dell’anno, quando si presentano troppo fitti, per arieggiare la chioma.
I rametti dell’anno che vengono lasciati non vanno spuntati.
Per quanto riguarda la riproduzione il gelso si riproduce utilizzando la talea di ramo dell’anno precedente che si preleva in estate.
Oppure, con più facilità, se la pianta ha prodotto numerosi polloni come tende a fare, è facile prelevare quelli meglio formati e più robusti forniti di radici e trapiantarli a dimora.
Il periodo migliore per eseguire questa operazione è la primavera appena le piante iniziano a “muoversi”.
La riproduzione tramite la semina non è consigliabile perché prima di vedere la pianta di gelso fruttificare possono passare diversi anni anche 7 o 8 se non di più.

1) Qualità e tecnologia per l’industria conciaria
Incontro con Anna Rita Melai, titolare della Conceria Annarita e figlia di uno dei fondatori
Un comparto costituito da piccole e medie imprese, ma una fama da leader mondiale per l’elevato sviluppo tecnologico e qualitativo. Si tratta dell’industria conciaria italiana che, secondo quanto riporta l’UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria), impiega 17.612 addetti in oltre 1.200 aziende, e ha un fatturato annuo di 5 miliardi di euro.
Il settore si sviluppa principalmente all’interno di distretti specializzati per tipologia di lavorazione e destinazione merceologica; quello che raggruppa il maggior numero di aziende è quello toscano, di Santa Croce sull’Arno, in cui è concentrato il 35% della produzione nazionale di pelli e il 98% di quella di cuoio da suola. Nascono proprio qui, negli anni Sessanta/Settanta, parallelamente al declino dell’agricoltura, le prime lavorazioni, tra cui la piccola realtà della Conceria Annarita, come racconta proprio Anna Rita Melai, figlia di uno dei fondatori ed oggi socia dell’azienda che porta il suo nome: «I fondatori, Alberto e Alviano Melai iniziarono la loro attività a Santa Croce, ma la Conceria Annarita nacque nel 1976. Nel 1981 entrarono a far parte dell’azienda altri due soci, Marco e Walter Melai, e nel 1986 ci siamo aggiunti io e Gianluca Melai, tutti figli dei due fondatori. Proprio quest’anno abbiamo festeggiato i 40 anni di attività». Ma come ha resistito fino ad oggi una piccola realtà artigianale che conta undici dipendenti? La chiave di volta è stato l’uso delle moderne tecnologie conciarie, che hanno reso la Conceria Annarita un punto di riferimento nella produzione di pelli bovine e vitelli per calzature, abbigliamento e pelletteria. Ciò le ha permesso di differenziarsi ed evolvere anche nella qualità dei prodotti: «All’inizio – spiega Anna Rita Melai – realizzavamo anfibi, poi ci siamo orientati verso altri articoli, e questa varietà l’abbiamo mantenuta fino ad oggi, raggiugendo un buon fatturato e mantenendo viva la voglia di migliorarsi. L’obiettivo è quello di essere sempre all’avanguardia, anche perché siamo consapevoli che al giorno d’oggi non si può fare altrimenti». Il continuo studio delle moderne tecnologie per lavorare al meglio il pellame ha fatto sì che la crisi economica non intaccasse la reputazione della conceria Annarita. «Come tutti – prosegue – abbiamo avvertito la crisi senza precedenti che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni, ma l’abbiamo fronteggiata cercando di accrescere la varietà degli articoli prodotti. All’inizio siamo andati per tentativi, ma alla fine abbiamo raccolto i frutti sperati. E oggi siamo perfino riusciti ad ampliare la nostra attività e la nostra presenza sul mercato». D’altronde, sempre di più, un clima di cauto ottimismo pervade il settore conciario, grazie soprattutto al dato confortante dell’export (76%) che conferma la leadership di una delle tante eccellenze manifatturiere italiane. Anche le piccole realtà come la Conceria Annarita dividono i loro prodotti al 50% tra il mercato italiano e quello estero: «Ormai siamo conosciutissimi nel mercato asiatico – spiega la signora Melai – soprattutto ad Hong Kong, e in quello americano. A livello europeo invece lavoriamo molto con la Germania».
Insomma, un successo su tutti i fronti, dovuto anche al rapporto di lunga data che la Conceria intrattiene con Euler Hermes: «Siamo assicurati dal 1999 e il nostro è un rapporto di fiducia che resiste nonostante la tanta concorrenza;ci siamo sempre trovati bene. Ci conosciamo da una vita e la relazione ormai è amichevole con lo staff che ci segue». Quindi non solo un’assicurazione sul credito, attivata per gestire gli insoluti ed avere informazioni su potenziali clienti, ma anche un partner di fiducia in grado di instaurare con gli assicurati relazioni di qualità e durature nel tempo.

Concia delle pelli – Il processo di lavorazione!
2 maggio 2015 by Donato 1 Comment

Il processo di lavorazione delle pelli è chiamato concia ed ha come scopo quello di trasformare la pelle putrescibile dell’animale in un prodotto imputrescibile, igienico, traspirante e resistente.
Le fabbriche dove si lavorano le pelli si chiamano concerie, l’attribuzione di questo nominativo proviene dal processo di lavorazione della pelle: La concia. Solitamente le concerie che si occupano dell’intero processo di concia sono aziende di medie-grandi dimensioni a causa dell’impiego di un ampia varietà di macchinari che ogni fase della lavorazione richiede.
Un’industria troppo spesso dimenticata, eppure l’industria conciaria italiana è tra le eccellenze manufatturiere più apprezzate al mondo, rappresenta il 17% dell’industria conciaria mondiale, basti pensare che ogni anno produciamo circa 129.000.000 metri quadrati di pellami finiti (fonte UNIC), per rendere l’idea, potremmo ogni anno ricoprire la superficie dell’intera Grecia con vera pelle.
Che cos’è la concia?
La concia è un’antichissima arte nata nella preistoria e divenuta mestiere nel medioevo che mira a rendere la pelle ed il cuoio un prodotto gradevole al tatto ed alla vista, versatile per l’uso quotidiano e durevole nel tempo. Nel tempo, questo mestiere si fatto spazio tra la moda e la tecnologia giungendo a risultati strepitosi che permettono al settore del cuoio e delle pelli Made in Italy di essere visto in ambito mondiale come un’eccellenza che spesso ricade nella sfera del lusso.
Qual è il processo di lavorazione delle pelli?
E’ fondamentale chiarire che non esiste un processo unico per la concia delle pelli, esso infatti dipende da moltissimi fattori, primo fra tutti è il risultato finale che si vuole raggiungere, ad esempio il processo di concia cambia se si decide di voler lasciare il pelo, se si vuole ottenere una pelle conciata al vegetale oppure al cromo ecc…
Per i motivi appena elencati, il processo di concia delle pelli si divide in 3 fondamentali macrocategorie, cioè: Lavorazioni di Riviera, Concia , Rifinizione.
Perchè conciare le pelli?
La pelle dell’animale è un materiale organico che se non opportunamente trattato in pochi giorni tende a marcire e decomporsi; nasce così l’esigenza della concia, scoperta in modo casuale dagli uomini primitivi che notarono che se la pelle veniva affumicata o immersa nell’acqua con foglie e tronchi di albero durava più a lungo, queste piccole scoperte divennero nel tempo idee e sperimentazione che fondarono quella che noi conosciamo oggi come la storia della concia della pelle.
Infografica processo produttivo della pelle.
Se l’argomento ti interessa, ma non vuoi perdere troppo tempo a leggere, ho creato per te un infografica processo di produzione della pelle con le fasi più importanti della concia, in modo che tu comprendere questo fantastico materiale e mostrarti preparato ogni qualvolta ti si presenta l’occasione di acquistare un divano, una giacca o un paio di scarpe in vera pelle. Se vuoi saperne di più puoi leggere il mio post su come riconoscere la vera pelle e non farsi ingannare durante gli acquisti.
Indice : Procedimento di concia
• Quali animali si utilizzano
• Lavorazioni di riviera
o Operazioni chimiche di riviera
 Conservazione
 Rinverdimento
 Calcinaio e Depilazione
o Operazioni meccaniche di riviera
 Scarnitura
 Scarnitura
• Concia e Riconcia
o Preparazione alla concia
 Decalcinazione
 Macerazione
 Sgrassaggio
 Pikel o Pickel
o Concia
 Concia al cromo
 Concia al vegetale
 Altri tipi di concia
o Riconcia
 Pressatura
 Scarnitura
 Spaccatura
 Riconcia
 Tintura
 Ingrasso
• Rifinizione
o Lavorazioni meccaniche a secco
 Asciugaggio
 Palissonatura
 Follonatura o Volanatura
 Smerigliatura
o Rifinizione
 A spruzzo
 A Velo (a cascata)
 A Tampone
 A Rullo
 Altri
• Lavorazioni Finali
o Rifilatura
o Misurazione
o Imballaggio
Quali sono gli animali usati per le pelli di giacche, divani, scarpe ecc?
Devi sapere che la lavorazione delle pelli è strettamente correlata all’industria alimentare, poiché il 99% degli animali conciati in Italia appartiene alla razza Bovina, ovina, caprina, vitellina (fonte unic) e quindi viene abbattuto prevalentemente per la sua carne, in questo contesto la pelle è vista come un prodotto di scarto che a seguito di lunghe e laboriose lavorazioni diventerà un prodotto d’eccellenza.
Dunque gli animali che verranno usati per la produzione di giacche, divani, scarpe ecc. sono prevalentemente vitelli, agnelli, maiali, capre e montoni. Per quanto possa sembrare crudele uccidere un animale ed usare la sua pelle, non lo è affatto o meglio “è crudele come mangiare un hamburger”, infondo pensa che se non verrebbe lavorata, la pelle sarebbe comunque un prodotto di scarto e verrebbe in qualche modo buttata.
Una piccola chicca: Contrariamente a quanto si possa immaginare, un vero amante della pelle e del cuoio è spesso anche un amante degli animali (io ad esempio lo sono) ed è contrario al maltrattamento degli animali; sembra strano vero? Per farti capire meglio, ti faccio un esempio: Ammettiamo che io non ami particolarmente gli animali (cosa non vera) e lavoro la pelle, ci tengo che questa sia ottima no?; Ora se l’animale è stato maltrattato, anche la pelle risente del maltrattamento, ad esempio un animale che mangia bene (es. fieno, trifoglio, erba) produce una pelle migliore di un animale che mangia rape barbabietole e patate, un animale che viene rinchiuso in una stalla dove si forma un clima secco e caldo, produce una pelle cascante e floscia, un animale che non viene curato ed è attaccato dai parassiti come l’estro bovino, produce una pelle difettosa. Quindi pur essendo una persona a cui non stanno simpatici gli animali (cosa che non sono) perché dovrei volere il loro maltrattamento? Se proprio dobbiamo dirla tutta (secondo me) la “colpa” del maltrattamento sugli animali da macello, è frutto della clientela che acquista sempre prodotti a prezzi stracciati costringendo l’economia a spostarsi a favore di chi mal nutre e maltratta gli animali solo perché le esigenze del mercato sono quelle di “fare economia” durante gli acquisti. Ribadisco, è solo una mia ipotesi, comunque riflettici, vedrai che non ho poi tanto torto (magari fammi sapere come la pensi nei commenti).
Conservazione
Dopo lo scuoiamento, le pelli devono essere trattate, altrimenti avrà inizio il processo di decomposizione che creerà danni irreparabili al derma della pelle come: fiore guasto, struttura fibrillare vuota ed altri innumerevoli difetti. Per ovviare a questi problemi si fa riferimento alla conservazione, una lavorazione che blocca lo sviluppo e la proliferazione dei batteri. Esistono differenti metodi di conservare le pelli che prendono il nome di: Pelli Secche, Pelli Salate Fresche, Pelli Salate Secche, Pelli Arsenicate, Pelli Patinate, Pelli Piclate. Una volta finito il processo di conservazione le pelli (in gergo dette “grezze”) vengono stoccate e spedite alle concerie che si occuperanno della loro lavorazione.
Rinverdimento
Il rinverdimento delle pelli è una lavorazione utile a reintegrare l’acqua nelle fibre della pelle persa durante la conservazione, il suo scopo è quello di ridonare alla pelle la flessibilità e morbidezza (persa durante la conservazione). Esistono diversi tipi di rinverdimento delle pelli e viene preferito uno all’altro in conseguenza di due fattori: il tipo di pellame e il tipo di conservazione subito.
Calcinaio e Depilazione
Il calcinaio e la depilazione sono due lavorazioni svolte (quasi sempre) per via chimica e sebbène hanno due scopi diversi sono spesso svolti contemporaneamente. Lo scopo del calcinaio è quello di rendere la pelle pronta all’assorbimento dei concianti, mentre la depilazione (come si può immaginare) ha come scopo quello di rimuovere il pelo e l’epidermide. I prodotti più usati per calcinaio e depilazione sono idrossido di calce, solfuro di sodio, solfato di dimetilammina. Oltre che per via chimica, la depilazione può avvenire anche per via del riscaldamento che avvia il processo di decomposizione dando la possibilità ai microbi di formarsi e distruggere la parte profonda dell’epidermide.
Spaccatura
Questa lavorazione è utile nel caso in cui si lavorano pelli molto spesse, come nel caso dei vitelloni e se ne vuole ridurre lo spessore. La spaccatura è una lavorazione è di tipo meccanico e viene effettuata con un macchinario che divide la pelle in 2 o più strati; lo strato superiore è detto fiore ed è anche il più pregiato, mentre gli strati inferiori sono dette croste.
Scarnitura
La scarnitura è una lavorazione meccanica avente come scopo quello di eliminare tessuti sottocutanei ed il grasso in eccesso che restano attaccati alla pelle durante lo scuoiamento dell’animale. La scarnitura è una lavorazione che può essere svolta sia durante le lavorazioni di riviera e di concia (scarnitura in umido) che durante le lavorazioni meccaniche in rifinizione (scarnitura a secco).
Decalcinazione
La decalcinazione è un processo che avviene per mezzo chimico, la sua funzionalità è quella di eliminare la maggior parte della calce attaccata alle fibre della pelle, abbassare il ph ed ottenere uno sgonfiamento del derma. Per farlo è necessario l’impiego di acidi forti o deboli. Una curiosità sulla decalcinazione? In passato non si usavano gli acidi, ma sterco di cane o di uccelli che venivano lasciati macerare ed introdotti nei bottali insieme alle pelli e si attendeva che lo sterco dissolvesse la calce e le sostanze grasse presenti nella pelle.
Macerazione
La Macerazione completa il processo di decalcinazione agendo sulla struttura delle fibre delle pelli, in particolar modo è utile a rilassarle, in modo da preparare i pellami a ricevere ed assorbire appieno gli agenti concianti.
Sgrassaggio
Lo Sgrassaggio è una lavorazione che viene effettuata soprattutto sulle pelli molto grasse (come nel caso dei montoni provenienti dalla Nuova Zelanda). La saponificazione dei grassi> è un modo sicuro per preparare i pellami a ricevere i concianti, dato che il grasso impedirebbe la penetrazione a fondo di questi.
Pikel
La parola piclaggio deriva dall’inglese pickle (sottaceto) ed è una lavorazione che blocca definitivamente la possibile macerazione della pelle, inoltre aiuta la pelle a rilassarsi e prepararsi per la concia.
Concia al Cromo
La concia al cromo è una delle concie più utilizzate al mondo, si stima infatti che oltre l’80% delle pelli lavorate nel mondo siano conciate al cromo. Lo scopo della concia è fondamentalmente quello di dare al cuoio la maggior resistenza all’usura, la massima impermeabilità all’acqua, la giusta permeabilità all’aria ed al vapore acqueo (sudore) attraverso la porosità (quest’ultima caratteristica è tra le più importanti poichè conferisce alle pelli il vanto di essere una dei principali materiali igienici.)
La lavorazione delle pelli con la concia al cromo viene fatta per via del cromo trivalente. Alla fine di questa lavorazioni avremo dei pellami con un colore azzurro chiaro detti propriamente wet-blue.
Concia al vegetale
La concia al vegetale è riconosciuta come una dei tipi di concia più antichi al mondo, molto probabilmente perchè le materie prime con cui essa è svolta sono facilmente reperibili in natura, infatti per questa tipologia di concia vengono usati i tannini (estratti dagli alberi). L’Italia ed in modo particolare il Polo Conciario Toscano è famoso in tutto il mondo per la produzione di pregiatissimi pellami lavorati secondo le antiche tradizioni.
Altri tipi di Concia
Esistono molti altri tipi di concia a cui poter far riferimento, come ad esempio la concia alle aldeidi, la concia al ferro, allo zirconio, all’olio (soprattutto per produzione di scamosciato) e la più recente concia al Titanio.
Pressatura
Dopo aver subito il processo di concia i pellami sono impregnate ed è necessario ridimensionare la quantità d’acqua presente all’interno della pelle. Per farlo si ricorre all’uso di un macchinario che esercita una forte pressione sulle pelli(dalle 10 alle 80 tonnellate) facendo così fuoriuscire l’acqua e stendendo la pelle.
Riconcia
La riconcia è una lavorazione propensa a dare carattere e conferire particolari prorietà merceologiche alla pelle, come ad esempio maggiore resistenza meccanica, uniformità della concia in tutto lo spessore del cuoio, conferire maggiore pienezza, morbidezza, elasticità, cedevolezza, leggerezza ecc… Anche se non è strettamente necessaria, attraverso la riconcia delle pelli è possibile determinare l’alta qualità di una pelle e le sue caratteristiche.
Tintura
La tintura del cuoio può essere effettuata anche durante le operazioni di riconcia, in questo caso le pelli vengono immerse in un bottale contenente soluzioni acquose portate ad una temperatura elevata e vengono introdotti nell’acqua coloranti idrosolubili. Lo scopo principale della tintura, come si può immaginare è quello di conferire alla pelle il colore desiderato. Con questa modalità di tintura in botte è possibile far penetrare la tintura non solo superficialmente ma anche lungo tutto il suo spessore.
Ingrasso
Una delle ultime lavorazioni in umido (quando le pelli sono ancora bagnate) è sicuramente l’ingrasso, un’operazione che serve a modificare le caratteristiche fisico-meccaniche della pelle introducendo nelle fibre oli e grassi solubili che fungono da lubrificanti. Senza l’ingrasso, la pelle essiccata potrebbe non godere della morbidezza, elasticità e resistenza che caratterizza solitamente i pellami, inoltre i grassi e gli oli conferiscono una maggiore idrofobicità della pelle.
Asciugaggio
Come si può immaginare, le operazioni di asciugaggio o essiccamento hanno come scopo principale quello di far perdere alle pelli l’acqua assorbita durante tutte le precedenti lavorazioni. Questa lavorazione inizia quasi sempre con la messa al vento delle pelli dove i pellami attraversano dei rulli che pressano letteralmente la pelle stirandola ed allargandola, permettendo così la perdita di sostanze inutili assorbite precedentemente. Dopo la fase della messa al vento è necessario essiccare ulteriormente i pellami e per farlo esistono diversi metodi:
• Sospenzione dei pellami (essiccazione a catena): i pellami vengono appese su dei bastoni collegati ad un sistema di trasporto che fà circolare i pellami in prossimità del soffitto delle concerie, dove generalmente si forma aria calda che può essere anche controllata tramite l’ausilio di impianti appositi. Questa fase permette ai pellami di perdere l’umidità in iccesso contenuta al suo interno. E’ necessario sapere che durante questa fase, non solo si permette ai pellami di “asciugarsi” ma è anche un ottimo metodo per permettere il fissaggio dei prodotti concianti.
• Essiccamento tramite inchiodatura (intelaiatura) : Le pelli vengono distese ed inchiodate (senza chiodi eh!) con delle apposite pinze su dei pianali (generalmente forati) che verranno introdotti in dei condotti di riscaldamento controllato ed umidificato, in modo da conferire la giusta morbidezza alla pelle e fare in modo che essa non si ritiri per via del calore.
• Essiccamento tramite sottovuoto: I pellami vengono introdotti in dei macchinari aventi delle grosse piastre in acciaio inox che si riscaldano e sovrappongono; una volta in questa posizione viene aspirata l’aria tra le due piastre e si crea un effetto sottovuoto.
Palissonatura
La palissonatura è quella lavorazione che ha lo scopo di ammorbidire i pellami che dopo aver attraversato la fase di essiccazione risultano “duri e cartonosi” al tatto. Questa lavorazione viene svolta solitamente in apposite macchine come il palissone rotativo, dotato di rulli con lame ondulanti che svolgono la funzione di distendere e rilassare la struttura fibrosa della pelle in modo da ammorbidirla; il palissone a vibrazione dove la pelle viene inserita e grazie all’azione dei pioli di questa macchina viene allentata la struttura delle fibre ammorbidendo così la pelle.
Follonatura o Volanatura
Come la palissonatura, anche la follonatura o volanatura ha il compito di ammorbidire la pelle. La differenza risiede nella tipologia del macchinario usato e nella caratteristica merceologica che si vuole conferire al pellame, infatti nella lavorazione a follonare vi è l’impiego di un bottale (a secco) dove è possibile controllare temperatura e valori di umidità; i pellami vengono inseriti nel bottale e vengono scossi meccanicamente dall’azione rotativa facendo in modo che la pelle si ammorbidisca. E’ importante sapere che tramite questa lavorazione è possibile aggiungere prodotti chimici ingrado di stabilire gli effetti moda desiderati.
Smerigliatura
La smerigliatura è una lavorazione che viene effettuata tramite un macchinario dotato di rulli abrasivi e può essere utile principalmente in tre casi, per la creazione delle pelli con effetto scrivente (es. nabuk) dove viene appunto smerigliato (carteggiato) il fiore della pelle; per “riparare” guasti sul fiore della pelle stuccando prima la parte del fiore dove sono presenti difetti (con della speciale pasta) e poi smerigliando la pelle in modo da pareggiare la stuccatura con la superfice del fiore della pelle; Per eliminare eventuali residui sottocutanei dal lato carne della pelle.
Rifinizione delle pelli
Le lavorazioni di rifinizione possono manomettere una grandissima varietà di caratteristiche della pelle, è possibile infatti attraverso questa fase conferire il colore desiderato, l’effetto moda voluto, le prestazioni fisiche e meccaniche, il tatto , l’effetto scivolante o frenante ecc. Esistono tantissime macchine per la rifinizione, ma in questo contesto ci soffermeremo ad elencare soltanto i più importanti.
Rifinizione a Spruzzo
La rifinizione a spruzzo è effettuata per mezzo di macchinari aventi delle grosse cabine dove vengono inserite le pelli, all’interno ci sono una o più giostre di pistole che fungono da aerografi che effettuano movimenti circolatori ad alta velocità spruzzando delle finissime goccioline spinte da aria compressa sulla superfice della pelle, creando così un film sulla parte superficiale della pelle che oltre a modificare il colore, può manomettere anche il carattere della pelle. In questa fase infatti è possibile creare infiniti prodotti moda come ad esempio pellami antiappiccicanti ed antitrasudanti, è possibile manomettere l’effetto frenante al tatto, rendere la pelle impermeabilizzata, aggiungere fissativi, ammorbidire la pelle, creare effetti cerati ecc.
Proprio per la vastità di applicazioni possibili, la rifinizione a spruzzo è tra le più in voga nella produzione industriale di pellami.
Rifinizione a Velo (Velatura)
Questo tipo di rifinizione serve sostanzialmente per la produzione di pelli verniciate, poichè l’applicazione dei prodotti viene fatta tramite un macchinario “la velatrice” adoperato anche per verniciare il legno. Questo macchinario è dotato di un tappeto dove vengono fatte scivolare le pelli e di una testa che tramite delle “labbra” in acciaio fà colare sui pellami un velo liquido che tinge uniformemente le pelli e dona l’effetto desiderato.
Rifinizione a Tampone
La rifinizione a tampone ha origini antiche, infatti è una lavorazione che spesso ancora oggi viene effettuata manualmente senza l’ausilio di macchinari. La metodologia dell’applicazione dei prodotti è molto semplice, viene stesa la pelle su un pancale solitamente in truciolato laminato e tramite l’ausilio di un tampone (una specie di spugna) viene tinta la pelle per via dello strofinio effettuato ripetutamente sulla pelle per creare l’effetto moda ricercato. Oggigiorno è possibile anche l’utilizzo di macchinari appositi che si occupano di effettuare meccanicamente questa lavorazione.
Rifinizione a Rullo (spalmatura)
La rifinizione a rullo è solitamente usata per pelli che devono avere una trama particolare come ad esempio una stampa pitonata leopardata a fiori ecc. oppure per croste (cioè la parte qualitativamente inferiore delle pelli che sono state spaccate) che vogliono assomigliare al fiore.
Le pelli vengono introdotte in un macchinario che applica una carta adesiva contenente il disegno desiderato lungo tutta la superficie della pelle. Come potrete ben immaginare è possibile riprodurre una quantità infinita di prodotti finali tramite questa tecnologia. Inoltre tramite la rifinizione a rullo è possibile recuperare anche quelle pelli che hanno difetti visivamente sgradevoli.
Rifilatura
La rifilatura delle pelli è un’operazione che consente alle pelli di avere dei bordi regolari, vengono infatti ritagliate le parti ritenute inutili lungo il bordo delle pelli. Questa operazione può essere svolta sia su pelli in trippa che in rifinizione, per rifilare le pelli vengono usate solitamente delle forbici o un coltello a seconda della fase in cui vuole essere svolta.
Misurazione
Ti sei mai chiesto come si fa a misurare la superficie di un oggetto dalle forme irregolari? Nell’industria conciaria le misurazioni delle pelli si fanno sia per lo spessore che per la superficie e con le nuove tecnologie non è necessario avere due macchinari appositi per misurare entrambi i parametri.
L’unità di misura usata per la misurazione della superfice delle pelli è il pd² (piede quadrato) che corrisponde a 30.48cm oppure in m², mentre per lo spessore della pelle si usano i millimetri.
La misurazione viene calcolata tramite appositi macchinari che scansionano la superficie della pelle e lo spessore e stampano sul retro della pelle la misura calcolata.
Da: Studio Web Marketing [mailto:info@studiowebmarketing.it]
Inviato: mercoledì 18 aprile 2018 09:29
A: rino.fruttini@gmail.com
Oggetto: Richiesta di Contatto per “DEPUREStudio Web Marketing [info@studiowebmarketing.it]CO – Depuratori Acque Reflue” da Perugia – n. 59 ricevuta

Grazie per averci contattato tramite il sito web www.depurimpianti.it.
Ecco le SCHEDE TECNICHE delle tre tipologie dei nostri Depuratori per Acque Reflue Civili ed Industriali:

1. Impianti di Depurazione Biologici

2. Impianti di Depurazione a Carboni Attivi

3. Impianti di Depurazione a Flocculazione (Chiariflocculatori)
DEPURECO S.p.A. ti ricontatterà quanto prima per soddisfare la tua richiesta.

Ci hai fornito i seguenti tuoi dati di contatto:
nominativo fruttini rino
provincia Perugia
telefono 3470431920
e-mail rino.fruttini@gmail.it

messaggio Sto approntando un progetto di una piccola conceria. Mi occorre un preventivo di massima per lo smaltimento delle acque reflue separato da quello di trattamento dei fanghi di risulta. Grazie per l’attenzione.

in data 16/04/2018 alle ore 16:09:10.

Per eventuali ulteriori richieste di preventivo, in futuro puoi ricontattarci più
agevolmente cliccando direttamente su questo link: www.depurimpianti.it.

Un caro saluto a te da noi tutti e a presto !
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Servizio di Web Marketing a cura di www.studiowebmarketing.it – Google Partner Certificato

Allegato N. 4 al “DOCUMENTO PROGETTUALE “ENCLAVE ARTIGIANATO CASA & BOTTEGA IN UN RIONE DEL C.S. DI PERUGIA”

Tre e mail dialettiche fra Luigi Fressoia e Rino Fruttini a focalizzare ruolo, funzioni, efficienza ed efficacia del Minimetrò quale strumento di trasporto ettometrico di persone e merci. Un contributo alla soluzione con vincoli ambientali della logistica nel C.S.

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 19 aprile 2018 15:40
A: ‘Fressoia Luigi’
Oggetto: E mail su Minimetrò

Caro Luigi, ho molto apprezzato la tua relazione del 1995 sul minimetrò. In allegato il mio commento. Prima di postarlo in fb mi farebbe piacere un tuo commento.
Cari saluti
Rino
_____________
RINO FRUTTINI

(allegato all’email)

Caro Luigi,
la lettura della tua relazione sul progetto del Minimetrò , 13 anni prima della sua inaugurazione , chiarisce, dopo dieci anni di esercizio della sua attività ,alcuni aspetti della efficacia della sua funzione di mobilità alternativa ad integrare quella delle scale mobili preesistenti . Tu nel lontano 1995 fai alcune osservazioni sulla validità dell’insediamento e posizionamento della linea nei suoi parametri baricentrici-strutturali ,di installazione di linea, se non antropologici e gravitazionali verso la fruizione dei bacini di utenza. E poni subito due pregiudiziali alla fattibilità del nuovo investimento, di non poco conto: l’esistenza di un’alternativa con le potenziali linee metropolitane (FS e MCU) ancora non sfruttate ed il trasferimento previsto dell’Ospedale Policlinico dalla zona di Monteluce a quella di Sant’ Andrea della Fratte.
Solo l’attenta valutazione di questi due fattori ,condizionanti la fattibilità dell’opera , l’uno sfavorevole alla sua realizzazione, l’altro di semplice analisi del valore , alla ricerca di alternative esistenti e più economiche di quella progettuale, rilevabili in una doverosa analisi Swot , che normalmente già d’allora doveva essere alla base di uno studio di fattibilità di nuovi impianti e relativi investimenti, sia pubblici che privati, avrebbe dovuto marcare una rilevante riserva alla realizzazione del progetto. Ci sono poi altre ragioni che ad oggi ne determinano notevoli criticità gestionali: il potenziale di attrattività del C.S ., in decremento da alcuni anni a questa parte, stante che la struttura è stata realizzata ad esclusivo beneficio del collegamento delle periferie con il C.S.; la capacità produttiva del mezzo che, come tu affermi nella tua relazione, potendo raggiungere 240.000 utenti nelle 24 ore è evidentemente di gran lunga sottoutilizzata; e di conseguenza il deficit di conto economico che, accumulatosi negli anni, produce l’indebitamento che conosciamo dato che il costo di gestione del Minimetrò, come quello delle strutture ettometriche è sostanzialmente un costo costante nel tempo.
Al punto in cui siamo l’unica linea di strategia di mobilità alternativa che possiamo intraprendere per garantire efficacia (collegamenti continui e certi con il C.S.) ed efficienza ( equilibrio del conto economico) del Minimetrò , visto che dobbiamo farne “di necessità virtù”, è quella di renderlo ancor di più indispensabile , sollecitandone le utenze , sia in frequenza di fermate sia nell’ampliamento dei bacini di utenza. Pertanto il parcheggio del capo linea di Pian di Massiano deve essere un hub dove convergono tutti gli arrivi automobilistici a Perugia nelle ore di punta, anche da tutti i bacini sia della E/7 che della superstrada da Foligno (snodo di Collostrada). In tal modo si eviteranno i colli di bottiglia alle ore di punta per l’accesso alla città dalle uscite della superstrada a Piscille, Prepo e San Faustino. Il collo di bottiglia unico sarà all’uscita di Madonna Alta, per il parcheggio a Pian di Massiano. Ma basterà incrementare le corsie di svincolo , e il risultato è garantito. Inoltre i vagoni del minimetrò potranno essere dedicati nelle ore di flesso delle corse passeggeri anche al trasporto merci, in arrivo e partenza dalla piattaforma di Pian di Massiano a quella del Mercato Coperto e da qui, con mezzi veloci ed ibridi di smistamento merci, risalire per Via Alessi e fare le consegne ai P.V. dell’Acropoli. Ritengo che con pochi e parziali interventi strutturali (tapis roulant) si possa risolvere il problema della continuità e integralità del servizio.
Certo è che fintanto l’Amministrazione comunale, con una politica incoerente dello “stop & go” pretende di incrementare il flusso dei passeggeri con la immaginifica campagna pubblicitaria del “torzone” e nel contempo ridurre l’orario della Z.T.L. per favorire l’accesso al C.S. agli automobilisti (da alcuni mesi anche il sabato è aperto aggli ingressi auto private) , mi domando chi sia più “torzone “ il Sindaco o i perugini che non prendono il Minimetrò?

_____________
RINO FRUTTINI

Inviato: venerdì 20 aprile 2018 12:19
A: ‘rino.fruttini@gmail.com’
Oggetto: R: E mail su Minimetrò

Rino caro una precisazione tecnica prima di tutto: scrissi 5.000 passeggeri/ora per senso di marcia poiché nel primo progetto questi erano i dati vantati; sta il fatto che l’impianto realizzato ha una capacità dichiarata di 3.000passeggeri/ora per senso di marcia quindi 3.000x2x16ora totale 96.000 passeggeri potenziali al giorno.
Ciò premesso dico che puntare anche oggi al parcheggi di Pian di Massiano è ripetere lo stesso errore del progetto, che è errore non perché non piace a questo o a quello bensì perché non funziona, la gente non ci va e non ci va per un motivo semplice: non ha senso provenire da nord, est e sud, andare ad ovest (Pian di Massiano) per poi risalire verso nord-est (C.S.): possiamo provarci col mitra ma tanto non ci andranno lo stesso. Concetto essenziale per me è questo: giusto aiutare il Minimetrò per quanto possibile, PERO’ NON CERTO IMPONENDOSI ALTRI ERRORI STRATEGICI. Sbagliare è umano ma perseverare non è perdonabile, non possiamo piegare sul Minimetrò qualsiasi altra opera strategica di cui Perugia ha assoluto bisogno ora più che mai col fallimento Minimetrò e una mobilità automobilistica sopra il 90%. Dobbiamo cambiare passo: analizzare, capire e di conseguenza proporre IN COMPLETA AUTONOMIA DI GIUDIZIO, dopo di che quanto verrà anche in favore del Minimetrò sia benvenuto, ma nulla più. L’uso in chiave urbana e metropolitana delle ferrovie (ottimizzato dalla tecnologia TramTreno) o è valido o non lo è in sé, non per il beneficio che porta o non porta al Minimetrò. Non commettiamo altri errori solo perché è stato commesso il primo. Se il primo è un errore, per tale deve essere considerato, aiutarlo se possibile ma nulla più e se serve abbandonarlo o cose simili. Pensa che appena dopo un anno, a fronte dei dati disastrosi di utenza (1/5 dell’atteso), tutta la rete dei bus fu piegata sulle fermate del Minimetrò: grazie a ciò quest’ultimo aumentò di 1.000 utenti/giorno ma gli utenti dei bus tracollarono. Ugualmente i parcheggi a corona intorno all’Acropoli: sono tenuti semivuoti tramite prezzi esagerati proprio per non danneggiare (come facilmente previsto nel 1995) il Minimetrò. Il Minimetrò porta pochissimo, meno delle sole Scale Mobili della Rocca Paolina (12.000 utenti/giorno) pur essendo lungo sei volte di più e costato 30 volte di più: ha il difetto strutturale irrimediabile di pescare in un bacino troppo ristretto, di imporre cambio di mezzo (rottura di carico) rispetto ad altri vettori (treni e bus), di esser chiuso in se senza connessione agevole con atri mezzi: lo possiamo aiutare quanto ci pare ma non risolveremo mai i suoi deficit. Esso è un nano che per quanti tacchi gli applichiamo non potrà mai essere quel corazziere che vorrebbe essere (“Asse portante della mobilità cittadina”…). Il TramTreno lo aiuterà meglio di chiunque altro (si toccano in tre punti: alla Cupa, a case Bruciate e a Fontivegge), lo aiuterà perché sa raccogliere/portare utenti andandoli a prendere nei pressi delle rispettive abitazioni grazie al patrimonio ferroviario esistente che tra Fcu e Fs è di quasi 300 kilometri. Insomma non è –per me- accettabile, sarebbe irrazionale, giudicare il TramTreno alla luce del Minimetrò. Confido di vederti all’assemblea dei soci del 2 maggio da Umbrò, magari interverrai anche su questo argomento, se vuoi, buona domenica, luigi f

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: lunedì 23 aprile 2018 10:12
A: ‘Fressoia Luigi’
Oggetto: R: E mail su Minimetrò

Caro Luigi,
io parto da presupposto che il minimetrò ormai ce lo dobbiamo tenere e semmai contribuire ad ottimizzare nei costi/ricavi/benefici la sua gestione a regime. E ciò si ottiene soltanto nel far confluire il flusso di automobili in arrivo delle ore di punta in uscita da Piscille, Prepo e San Faustino verso l’uscita di Madonna Alta per il mega parcheggio di Pian di Massiano. Si tratta, con poca spesa di adeguamento viario dello svincolo ed un minimo sforzo informativo a convincere gli automobilisti in arrivo su tale percorso che, sebbene si allunghi di appena 3 chilometri il tragitto, comunque semplifica di molto il collegamento con il C.S. E su tale innovazione di uscita preferenziale andava impostata la campagna promozionale: altro che suggestione del messaggio antropologico del “torzone”. Andava invece prospettata una, come dicono gli addetti ai lavori, “reason way” sui tali innegabili e consistenti vantaggi del minimetrò . Poi i ruoli pregressi e innovativi della F.S e della ex M.C.U. , quest’ultima in perenne rifacimento e sopravvivenza dalla sua precaria gestione : se ne parla da decenni, senza alcun costrutto.
Stiamo dunque con i piedi per terra e cerchiamo di valorizzare , astenendoci dal denigrare quello che abbiamo. La storia perugina , nei secoli , è ricca di episodi iconoclasti che non hanno portato buona sorte alla sua evoluzione. Comunque sempre pronto ad un confronto sereno e costruttivo. Un caro saluto,
Rino

Allegato N. 5

FORMAZIONE PROFESSIONALE, STARTUP E INCUBATORI

1) SALESIANI DEL PENNA RICCI E LORO ESPERIENZA NELLA FORMAZIONE AL RIONE DI PORTA SANT’ANGELO
I Salesiani sono venuti a Perugia per essere presenti in mezzo ai giovani e per aiutarli ad essere buoni cristiani e onosti cittadini. Sono presenti a Perugia dal 1922. Sono gli anni del “Penna Ricci” che tanta commozione suscitano ancora oggi in coloro che beneficiarono della infaticabile opera dei Salesiani.
Nel 1959, con lo spostamento in Viale Pellini, sorge l’Istituto che offre alle Famiglie una Scuola Media e Superiore di qualità. Nel nuovo complesso riprende vigore nell’ambito sportivo e nell’animazione nel tempo libero. La PGS Don Bosco occupa circa 300 giovani, maschi e femmine, che praticano calcio, basket e volley.
A partire dal 1982 si apre il nuovo fronte della formazione dei giovani che sia avviano al lavoro. Il CNOS FAP offre la possibilità di qualificarsi nei diversi settori a seconda delle richieste provenienti dal mercato del lavoro (settore elettrico, meccanico, termoidraulico, controllo numerico e altre diverse) ed aiuta ai giovani al loro inserimento nel mondo del lavoro. Le altre sedi del CNOS-FAP nell’Umbria ( Foligno e Marsciano) dimostrano l’importanza e la validità di questo tipo di servizio.
Con i cambiamenti socio-culturali i Salesiani adattano le loro strategie alle nuove esigenze. Uno dei problemi, affrontano da molti anni e legato con la scarsa richiesta scolastica da parte delle famiglie di Perugia, matura con la decisione dei Salesiani di cambiare le priorità educative. Nel 2010 i Salesiani si ritirano dalla stagione delle scuole (scuola media e liceo) e passano tutta la tradizione e il patrimonio scolastico di Don Bosco di Perugia ai collaboratori laici. L’associazione Centro Studi Don Bosco, composta in prevalenza dalle ex-scuole salesiane continua a gestire le scuole nello stile di Don Bosco.
L’Istituto Don Bosco si apre di più alla cittadinanza di Perugia e, insieme con le Autorità di Perugia, entra a far parte del Progetto del Quartiere. Visti i diversi problemi legati con i parcheggi, i Salesiani mettono gratuitamente a disposizione del Comune il loro terreno, l’ex-orto, dove viene costruito un moderno parcheggio, inagurato solennemente, in presenza del sindaco di Perugia e delle altre autorità, nel mese di Maggio 2011.
Una delle scelte prioritarie del carisma di Don Bosco si rivolge attualmente al mondo del lavoro e al mondo Universitario. Le strutture delle ex-scuole vengono trasformate in una moderna Residenza Universitaria che aprirà le sue porte ai giovani universitari a cominciare dal mese di ottobre 2012.
A proposito dei “Corsi professionali regionali” per ragazzi offerti dal “Don Bosco” in Perugia (riconosciuti dalla Regione Umbria), don Colajacomo ricorda che «sono ancora aperte le iscrizioni gratuite fino al prossimo 22 novembre, finanziati attraverso Fondi europei e riguardanti i settori professionali di meccanico, elettrotecnico, termoidraulico ed ora anche di ristoratore». Sempre rivolgendosi ai parroci, il direttore dell’Istituto Salesiano sottolinea loro che «sarebbe cosa buona farlo sapere alle famiglie che hanno figli/e di 16 anni che preferiscono una scuola più operativa con possibilità di qualifica professionale che dia loro maggiori opportunità di lavoro una volta conclusa la formazione».

2) DISTRETTO MILITARE DI PORTA SANT’ANGELO . ESPERIENZA NELLA FORMAZIONE
3) STARTUP E INCUBATORI

Cos’è una Start up.
Con il termine startup si identifica una nuova impre¬sa nelle forme di un’organizzazione temporanea o una società di capitali in cerca di un business model ripetibile e scalabile. Inizialmente il termine veniva usato unicamente per startup operanti nel settore Internet o tecnologie dell’informazione. Oggi, con la crescente influenza del software, anche altri settori sono interessati dal fenomeno.
Come emerge dalla definizione universalmente ri¬conosciuta di Steve Blank “la scalabilità è un ele¬mento cardine di questa tipologia di impresa. L’av¬vio di un’attività imprenditoriale non scalabile, come l’apertura di un ristorante, non coincide dunque con la creazione di una startup ma di una società tradi¬zionale. La startup company non deve inoltre essere confusa con lo start up di un nuovo business: con il verbo “to start up” si fa riferimento alla fase di avvio di un nuovo business, o di una business unit all’in¬terno di una società consolidata.” [1]
Le startup companies sono di solito imprese ap¬pena costituite, nelle quali vi sono ancora processi organizzativi in corso e, essendo state appena av¬viate, utilizzano generalmente una limitata quantità di capitale, lavoro e terreni. Questo tipo di imprese, in caso di insuccesso, non sono particolarmente rischiose data l’esigua quantità di capitali investiti. Start-up è diventato nel tempo un termine molto in¬flazionato per indicare un’azienda fondata da poco tempo, che generalmente – ma non sempre – lavora sul web, alla ricerca di un modello di business sca¬labile (attività facilmente replicabile con la possibi¬lità di aumentare le dimensioni e il giro di affari in maniere anche esponenziale.)
Queste aziende, molto spesso fondate e dirette da giovani imprenditori, sono spesso in fase di svilup¬po e ricerca sul mercato, oppure di test dello stes¬so. Sono, nella gran parte dei casi, finanziate da Bu¬siness Angel o Venture Capitalist che credono nel progetto e decidono di investirci somme di denaro che vanno dalle poche migliaia sino alle decide di milioni di euro.
Il finanziamento di una start-up può avvenire con interlocutori, modalità, implicazioni e tempi diversi, a partire da esigenze e criticità legate allo stadio di sviluppo dell’impresa. Il fabbisogno finanziario in genere nasce dalla necessità di proseguire attività di ricerca o studi di fattibilità, di sviluppare softwa¬re per la costruzione di piattaforme tecnologiche, di sostenere spese vive per avviare le prime attività in marketing e pubblicità. Nella pratica questi sono tutti elementi molto intangibili, quindi di difficile va¬lutazione per il finanziatore esterno.
Ogni start-up affronta una o più fasi di finanziamen¬to e per poter accelerare la propria crescita è fonda¬mentale avere un buon network di relazioni.
Le fasi di finanziamento di una startup si possono suddividere in 4 step principali:
1. Pre-Seed: l’investitore interviene nella fase di sperimentazione, in cui non esiste ancora un pro¬dotto e l’azienda non è strutturata, ma viene finan ziata solo un’idea o un’innovazione. Sotto il pro¬filo del rischio-rendimento sono caratteristici del pre-seed apporti finanziari molto contenuti e livelli di rischio molto elevati, poiché l’impresa si trova in stato embrionale. Gli enti che finanziano questo tipo di startup sono Family&Friends (ossia familiari e amici), business angels, incubatori e banche con programmi specifici di investimento in start up.
2. Seed: Apporto di capitali nella fase di avvio dell’attività produttiva, quando l’impresa già esi¬ste, ma non si conosce ancora la validità commer-ciale del prodotto o del servizio; il più delle volte le fasi di sperimentazione a livello di prototipo e di brevettazione sono già state fatte e la società e il suo management sono già esistenti. Relativamente contenuti, servono nella maggior parte dei casi a coprire le spese iniziali di una nuova attività e van¬no a beneficio di individui o gruppi che intendono sviluppare l’idea su scala industriale. Il rischio per il finanziatore è molto alto e necessita da parte sua di buone competenze tecniche.
3. Round A: Si parla di first stage financing (Round A) quando l’avvio dell’attività produttiva è completato, ma la validità commerciale del prodotto o servizio è ancora da verificare e sostenere. L’imprenditore in questo caso cerca fondi per finanziare un business già esistente, ma che necessita di essere lanciato e crescere. In questo tipo di operazioni sono già su¬perate le fasi di ideazione, progettazione, sperimen¬tazione, è quindi possibile che l’investitore abbia un profilo meno tecnico e più commerciale: il suo in¬tervento si basa prevalentemente sul finanziamento e sulle competenze manageriali necessarie per il successo nella commercializzazione del prodotto.
4. Round B: Si tratta di una modalità di investi¬mento particolarmente adatta alle esigenze di una 51 startup di media dimensione, mature per fare quel salto dimensionale necessario per consolidare o migliorare la propria posizione all’interno del conte¬sto competitivo. Vengono attivati finanziamenti che aiutano imprese che si trovano in una situazione stabile, consolidata, che hanno bisogno di capitali per realizzare operazioni di crescita, quali ad esem¬pio acquisizioni di altre società, ingresso in nuovi mercati, realizzazione di cambiamenti interni che comportano investimenti ingenti.
I soggetti disposti a finanziare una startup sono molteplici. Esiste il mondo dei Venture Capital ge¬stito da investitori che operano investendo capitali di terzi. Forniscono il capitale finanziario agli sta¬di iniziali, ad alto potenziale e ad alto rischio, alle imprese a forte crescita. Il fondo di venture capital guadagna attraverso il possesso di partecipazioni in società nelle quali ha investito. Il Venture Capita¬list di solito fornisce capitali per la crescita e acqui¬sendo quote di minoranza.
Se l’idea è particolarmente interessante e innova¬tiva potrebbe anche attirare l’interesse di qualche Business Angel, in genere ex imprenditori e mana¬ger che dispongono di mezzi, esperienza e cono¬scenze da investire in progetti innovativi e start-up promettenti con capitali propri.
Una forma di raccolta fondi che va sempre più dif¬fondendosi nel mondo e, a poco a poco anche in Italia, è quella del crowfounding (reinterpretazione della raccolta fondi nell’era digitale), un vero e pro¬prio finanziamento “dal basso”.
Il canale tradizionale per avviare un’impresa resta comunque quello delle banche, molte delle quali prevedono finanziamenti agevolati per start-up av¬viate o in fase iniziale, ognuna con le sue condizioni e offerte particolari da studiare e valutare molto at¬tentamente Esistono infine i finanziamenti pubblici dedicati all’avvio delle imprese, che in genere passano at¬traverso bandi a livello regionale o nazionale.
In Israele sono presenti circa 3.850 start up che, con la loro attività impiegano oltre 70.000 persone (praticamente una start up ogni 1.844 persone) [2] . I campi principali nelle quali si concentrano le loro attività sono: software, internet, media, elettronica, tecnologia militare, biotecnologia, apparati clinici e clintek (tecnologie per migliorare l’qualità dell’am¬biente)
I maggior parte dell’aziende sono concentrate nella zona ormai battezzata “Silicon Wadi” che si esten¬de lungo la costa d’Israele. L’area totale di questa zona è di circa 6.000 km2 e si concentra nel centro d’Israele nei dintorni di Tel Aviv e in altri piccoli clu¬ster nelle città di Ra’anana, Petah Tikva, Herzliya e Netanya.
È seconda come importanza solo alla Silicon Valley in California, sia per la sua estensione sia per im¬patto sul mondo hi-teck. L’interesse per le startup è nato negli anni novanta, con la decisione del Go¬verno Israeliano di investire grossi capitali in questo campo. Da quegli anni il numero di aziende è con¬tinuato a crescere con numerosi progetti che han¬no avuto successo su scala mondiale come: Waze, Babylon, Conduit e tanti altri.
Riferimenti
[1] Steve Blank e Bob Dorf, The Startup Owner’s Manual, Pescadero, California, K and S Ranch Inc., 2012
[2] Dan Sinor e Shaul Zinger, Start up Nation: the story of Israel’s Economic Miracle, Tel Aviv, 2009

Come funziona un incubatore

Secondo la definizione data dalla Commissione Europea, un incubatore d’impresa è un’organizza¬zione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese fornendo loro una vasta gamma di servizi di supporto integrati che includono gli spazi fisici dell’incubatore, i servizi di supporto allo sviluppo del business e le opportunità di integrazione e networking.
L’erogazione di tali servizi e il contenimento delle spese derivante dalla condivisione dei costi e dal¬la realizzazione di economie di scala, fanno sì che l’incubatore d’impresa migliori in modo significativo la sopravvivenza e le prospettive di crescita di nuo¬ve start up. [1]
L’Associazione Nazionale degli incubatori d’impre¬sa degli Stati Uniti, sebbene ponga maggiore ac¬cento sugli aspetti intangibili che caratterizzano un incubatore d’impresa “definisce in modo analogo gli incubatori di impresa come delle organizzazioni che accelerano lo sviluppo delle imprese attraverso una serie di servizi e risorse di supporto al business organizzati e sviluppati dal management dell’incu¬batore e offerti sia nell’incubatore che attraverso la sua rete di contatti.” [2]
Gli incubatori d’impresa mirano a promuovere lo svi¬luppo economico e la creazione di lavoro integran¬do talenti, tecnologie, know-how e capitale all’in¬terno di una rete che favorisce la crescita di nuova impresa. Per realizzare tali obiettivi gli incubatori forniscono sia servizi di struttura che consulenziali a elevato valore aggiunto che vanno dall’affitto di moduli per ufficio alla consulenza sulla definizione e lo sviluppo del business plan e la formazione im¬prenditoriale, dalla consulenza legale al monitorag¬gio dei finanziamenti, dal networking con altre im¬prese ai servizi di comunicazione e marketing. Nel corso degli anni si sono sviluppate metodologie che hanno caratterizzato diverse fasi di sviluppo dell’In¬cubazione. Si possono infatti riconoscere tre generazioni di supporto alla nascita di nuova imprenditoria.
• Incubatori di prima generazione: caratterizzati dall’offerta di spazi di lavoro e servizi in comune. I clienti sono le piccole imprese e la locazione degli immobili rappresenta la fonte di finanziamento per l’incubatore stesso. Questa prima generazione ha raggiunto un grado di maturità soprattutto nell’Eu¬ropa Occidentale e negli U.S.A. Il valore creato è soprattutto di tipo immobiliare e del relativo sfrutta¬mento commerciale.
• Incubatori di seconda generazione: completano l’offerta degli incubatori di prima generazione con l’offerta di servizi di incubazione. I clienti sono le neo-imprese e gli spin-off ed il business è finalizzato a supportare lo sviluppo economico a livello locale e regionale. Questi incubatori, al valore immobiliare aggiungono il valore economico sociale raggiunto nella comunità di riferimento. Questa generazione di incubatori sta raggiungendo il livello di maturità iniziale nell’Europa occidentale e negli U.S.A.
• Incubatori di terza generazione: caratterizzati dalla specializzazione dei servizi di supporto all’accesso al mercato e ai clienti, di supporto alla cooperazione nell’ambito di cluster e network e nell’acquisizione di uno stile di gestione imprenditoriale. I clienti sono imprese neonate, spin-off e imprese mature. Questi incubatori sono focalizzati a supportare la nascita e lo sviluppo di imprese tecnologiche e innovative, generando valore in termini di valore immobiliare, valore derivante dal suo sfruttamento, valore economico-sociale raggiunto nell’ambito delle comuni¬tà e valore delle imprese supportate.
La quantità di tempo che trascorre una società in un programma di incubazione può variare notevol¬mente a seconda di una serie di fattori, tra cui il tipo di attività e le conoscenze specifiche dell’imprendi¬tore. Le attività di “Life Sciences”, e altre imprese con lunghi cicli di ricerca e di sviluppo, richiedono più tempo in un programma di incubazione rispet¬to alle attività manifatturiere, o di quelle di fornitura di servizi che possono immediatamente produrre e portare un prodotto o un servizio al mercato. In me¬dia, i clienti degli incubatori passano 33 mesi in un programma.
Molti programmi di incubazione fissano i requisiti di conclusione del programma tramite lo sviluppo di parametri di riferimento, come ad esempio i ri¬cavi societari o i livelli del personale, piuttosto che la durata del programma stesso. Circa un terzo dei programmi di business incubation sono sponsoriz¬zati da organizzazioni di sviluppo economico. Enti di governo (ad esempio, città o contee) rappresen¬tano il 21% dei programmi di sponsorizzazione. Un altro 20% sono sponsorizzati da istituzioni accade¬miche, tra cui college, università e istituti tecnici.
In molti paesi, i programmi di incubazione sono fi¬nanziati dalle amministrazioni regionali e dai gover¬ni nazionali come parte di una strategia di sviluppo economico. Negli Stati Uniti, tuttavia, la maggior parte dei programmi di incubazione sono indipen¬denti, a base comunitaria e progetti dotati di ri¬sorse. La Economic Development Administration statunitense è una frequente fonte di fondi per lo sviluppo di programmi di incubazione, ma una volta che un programma è aperto e operativo di solito non riceve finanziamenti federali; pochi stati offro¬no un finanziamento centralizzato agli incubatori. I canoni di locazione e/o le rette dei clienti costitui¬scono il 59% dei ricavi di un incubatore, seguiti da contratti per la fornitura di servizi (18%) e da sussidi in contanti (15%).
Molti programmi di incubazione a fini di lucro o pri¬vati sono stati avviati alla fine degli anni novanta da investitori che cercano di schiudere rapidamente le imprese e incassare grandi ricavi. All’epoca, l’NBIA stimava che quasi il 30% di tutti i programmi di in¬cubazione sono stati investimenti a scopo di lucro. In seguito al collasso delle dot-com, tuttavia, molti di questi programmi sono stati chiusi. Nel sondag¬gio dell’NBIA del 2002 sullo stato della business incubation, solo il 16% degli incubatori che hanno risposto erano a scopo di lucro. Nel SOI (State of Incubation) del 2006, solo per il 6% degli intervistati si trattava di attività a fini di lucro. Anche se alcu¬ni programmi di incubazione (indipendentemente dal fatto che il loro status fosse o meno a scopo di lucro) acquisiscono partecipazioni nelle imprese clienti, la maggior parte non lo fanno. Solo il 25% dei programmi di incubazione riportano di acquista¬re partecipazioni in alcuni o in tutti i loro clienti. [4] In Israele sono presenti 26 incubatori attivi, grazie soprattutto al programma del Governo avviato nel 1990 per l’apertura di incubatori al fine di dare lavo¬ro alla nuova ondata migratoria proveniente dall’u¬nione sovietica composta da un alto numero di in¬gegneri [5]. Con il programma “Business Incubators Tecnology” sono stati avviati sei incubatori a Dimo¬na, Ofakim, Ramat Ha’Golan, Rehovot e Technion con un investimento iniziale di un milione di Shekel (circa 200.000 Euro). Dopo un anno il programma è stato ampliato ad altri quattro incubatori disposti nelle zone periferiche. Dopo altri tre anni c’erano 28 incubatori in Israele che ospitavano ogni anno tra gli 80 e i 100 nuovi progetti. In totale, nel 2009, si pote¬vano contare circa 2.000 startup con un budget di 186 milioni di Shekel (circa 37.2 milioni di Euro). Nel 2010 molti di questi incubatori sono stati privatizzati e ad oggi sono presenti 24 incubatori sul territorio Israeliano, ognuno dei quali conta circa 150- 200 startup che lavorano al suo interno investendo so¬prattutto nel settore tecnologico, ingegneristico e di industrial design. Inoltre sono presenti altri 2 incu¬ batori industriali militari. In questi anni, il Governo israeliano tende ad investire annualmente il 4.5% del bilancio economico del paese nello sviluppo di startup e incubatori (negli U.S.A. l’investimento è pari al 2.7% del bilancio economico.[6] Il successo di questo modello è dettato soprattutto dal networ¬king tra gli incubatori i quali, scambiandosi le infor-mazioni utili, riescono a sviluppare i progetti in più velocemente e con un maggior tasso di successo. Questo modello è stato adottato anche da altri pa¬ese con dimensioni simili a quello d’Israele come l’Ungheria, l’Irlanda e la Finlandia. In quanto per¬mette agli imprenditori di fare il primo salto (dove si trova maggior rischio) in modo più preparato e sicura.
Il successo degli incubatori, e delle start up in ge¬nerale, viene associato alla politica adotta in Israele con la quale si cerca di mettere al centro il “nuovo Ebreo”, colui che crea e costruisce per un futuro migliore. La continua guerra per la sopravvivenza insegna fin da piccoli a prendersi le proprie respon¬sabilità e a combattere fino al raggiungimento dello scopo. Inoltre, il servizio militare che viene assolto da tutti i cittadini crea una base comune e rafforza le reti sociali tra le persone provenienti da diversi background e zone geografiche. In particolare si può affermare che il Kibbutz [7] sia un catalizzatore di rapporti umani grazie alla ideologia della vita co¬mune caratterizzato dalla vita sociale e dall’istruzio¬ne comune.
Gli incubatori sono diretti sotto la supervisione del Governo e sono previste delle regolamentazioni molto precise per lo sviluppo delle startup e del loro possibile Exit (il momento in cui una start up decide di vendere il business a una grossa aziende oppure viene quotata in borsa)
Ogni progetto può essere ospitato in un incubato¬re per un periodo massimo di due anni durante i quali sono previsti costi che vanno dai 350.000 ai 600.000 Dollari dei quali l’85% vengono coperti dal Governo. Ogni startup detiene una quota che può variare dal 25% al 65% per i gli imprenditori mentre il 35%-75% va ai direttori dell’incubatore. Il Gover¬no ha preferito costruire degli incubatori in periferia, per beneficiare dei costi minori legati all’acquisto del terreno e per sfruttare l’opportunità di svilup¬pare una nuova area dal punto di vista sociale ed economico. Mishmar Ha’Emek entra nelle zone in¬teressate dal Governo per la costruzione e sviluppo di nuovi incubatori proprio per questi motivi. La sua posizione strategica vicina alla città di Haifa, sede dell’Università di Technion, presente un’opportuni¬tà di scambio di conoscenze, know-how grazie alle gradi aziende che offrono i loro servizi d’informazio¬ne e istruzione in campo tecnologico.
Riferimenti
[1] European Commission Entreprise Directorate General, Benchmarking of Business Incubators, Centre for strate¬gy and evaluation services, February 2002
[2] INBIA ,State of the Business Incubation Industry, 2006
[3] Rapporto sistema d’incubazione in Toscana
[4] State of the Business Incubation Industry, 2006
[5] Israeli-Hungarian Technology Incubation and Techno¬logy Transfer
[6] Sito del ministro dell’economia e industia d’Israele
[7] Dan Sinor e Shaul Zinger, Start up Nation: the story of Israel’s Economic Miracle, Tel Aviv, 2009

ALLEGATO 6 – RESOCONTO DELLA RICOGNIZIONE DI LOCALI NON UTILIZZATI NEL RIONE DI PORTA SANT’ANGELO DEL 2 MAGGIO 2018 CON ADRIANO PIAZZOLI

Si parte dall’inizio di Corso Garibaldi, a Piazza Braccio Fortebracci (piazza Grimana) .Al n. 7: abitazione sfitta al primo piano di proprietà del prof. Univ. Bufori. Mq presunti: 90 mq. Al N. 9 : vecchio locale adibito a vendita di pelletteria. Proprietario parente di Leandri (piazza Matteotti: Mq. 30. Al n. 11. Locale per att. commerciali. Ora biblioteca privata del prof. Mancini. Si passa in un vicolo a destra , Via della Spina dove troviamo una serie di fondi per un vicolo che porta in via del Bulagaio (vedi foto) mq 30 . Al N. 21 vi era un calzolaio. Il locale sfitto e abbandonato è di ca. 20mq. Si passa in via dei Pellari dove ai n. 2,3,4 e 11 sono rimasti locali destinati alla concia delle pelli. Così pure ai n. 8,10. Ai n. 14 e 2/g vi sono ampli locali , vi era una falegnameria, sul retro della Chiesa di Sant’Agostino di proprietà della Congregazione Agostiniana. L’insieme di tutti questi locali somma a non meno di 400 mq.
Poi si passa in Via dei Barutoli, che sbocca in via del Bulagaio. In via dei Tornitori (nomen omen) al N. 5 un magazzino abbandonato (mq. 50). Così pure in via del Senso (vedi foto).In Via Lupattelli 3 ci sono appartamenti sfitti. (Mq 80) e grandi locali al n. 15-19 dove avevano sede alcuni idraulici. (mq. 80) (vedi foto). in Via Graziosa al n. 7 e 13 locali di una vecchia falegnameria di proprietà di Gasdia Renzo (. mq 50). In via Gentile al N. 13 magazzini e al n. 5 un orologiaio: tot. mq. 40. Poi dove abitava Regnicoli un grande magazzino di falegname. Al N. 2 vendevano le rose in occasione dell’anniversario di Santa Rita.In Corso Garibaldi, dal N. 36 al 42 tutti locali sfitti da almeno 2 anni di proprietà del Preside Alunni . (mq. 150). A livello n. 56 di Via Garibaldi, cartello vendesi Al n. 58-60 vi era un elettricista; al n. 45 grande locale dismesso (mq 60) al 64-66 un fondo (mq 30) ; al n. 64-68 botteghe e abitazione di Osvaldo Peccini (mq 70) ; al n. 70 casa terra- cielo da tempo disabitata di proprietà del dr. Pampanelli (mq 60) : Sempre in Corso Garibaldi al n. 65: casa terra/cielo del sig. Mommarelli. E’ abbandonata. (mq. 80). In Via dell’oro N. 5 dove abitava il Gorini , alcuni fondi abbandonati (mq. 30). In corso Garibaldi, angolo Via dell’oro al n. 73 grande locali dove teneva i prosciutti Cascioli. Proprietario Pierini (ricercare se era mio compagno di scuola) mq. 60. In corso Garibaldi, N. 83 locali di Gerbi, parente del macellaio di Piazza Matteotti ampi magazzini (mq. 70). In via Lucida 2°, casa cielo terra. Vi abitava e sede di lavoro un falegname. in Corso Garibaldi da l 96 al 102 , di proprietà del Collegio della Mercanzia e del Cambio via era una falegnameria , Passeri, per casse da morto (mq. 300); al 103 ex negozio alimentari di Angelella Adenore (mq. 30). In Via della Cera n. 12,

13, fondi (mq. 30). Corso Garibaldi N. 106: ex falegameria. Corso Garibaldi N. 137,139,141: locale di un tappezziere ) Pimpinelli) ora Bartolini proprietario. (mq. 70) .Via del Moro 1 : immobile cielo e terra (mq. 60). Via Benedetta N. 23: Magazzino e abitazione (mq. 90). al n. 35 Garage di Ciurnalla Pirro. Al N. 39 vi era un tornitore, Canestrelli che realizzò il baldacchino della Madonna Maria Ausiliatrice.
to del sig. Adriano Piazzoli: tutta la terra dopo gli ex Telefoni di Stato (Strda Ponte Doddi, finoa Cenerente) di proprietà di tale Apponi è vincolata.
Torniamo a corso Garibaldi: al N. 156: 80 mq di un locale fronte strada sfitti da tempo al N. 169: Monastero di santa Caterina , esperte di rilegatura libri (come Piazzoli); al n. 180; ex circolo PSI (mq. 50) proprietari io un avvocato. al N. 187 Soprintentendenza archivistica carabinieri al 191 monastero della Beata Colomba. Specializzate in collane. al 197 ex falegnameria; al 226 : ex tintore; al 236 : ex iutaio; al 238: ex negozio di riparazione computer ora vuoto; al n. 225 e 244 ex tornitore. Tot. mq. 150.
Al Bulagaio: casa del boia dopo ristorante cinese (segnalazione folkloristica del Piazzoli)
IL totale Mq. sfitti e/o abbandonato sono all’incirca 2.500. I costi
• Il costo di ristrutturazione per mq. 2.500 * 600 €. a mq =€. 1.500.000
• Il costo affitto mensile a mq € 8* 12 mesi* 2500 mq=….. €. 240.000
• Costo impianti e attrezzature per incubatore….
• Costo impianti e attrezzature per 10 nuovi insediamenti artigiani…
• Costo impianti e attrezzature per filiera conce-pelletteria, bachisericoltuta, apicoltura ….

Alcuni scorci di vie e vicoli visitate sotto l’ esperta guida del sig. Adriano Piazzoli memoria storica del borgo Sant’Angelo.

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ALLEGATO 7
(…a proposito di smart city e Perugia 4.0-Banda larga)
Ho chiesto all’amministrazione comunale , nella persona dell’ass. Fiorucci , postato su fb, quanto segue: “Gentile Assessore, siccome, come esperto pluriennale e multifunzionale di marketing ho un qualche scetticismo verso i progetti della P.A.A sulla visione di qualsiasi progetto esteso alle dimensioni di target group, per il conseguimento dell’obiettivo anche in termini di successo nel rapporto costi/benefici, chiedo cortesemente di indicarmi dove possa trovare copia del Progetto Perugia Ultradigitale al fine di poterlo visionare e , se del caso, emendarlo e/o integrarlo secondo le mie considerazioni che, dato il mio curriculum pluriennale in materia di progettazione di terziario avanzato, saranno tuttaltro che peregrine. Resto dunque in attesa di Vs, corstese input e porgo cordiali saluti. Dr. Rino Fruttini -Esperto emerito di economia e finanza del MEF” . Attendo risposta .

Sarà una coincidenza che con l’avvento della fibra 1 Gbps a Perugia adesso il Comune è riuscito a siglare un accordo con Cisco per smart city, start up, industria 4.0 e formazione?
Poche ore fa (14 dicembre 2016) il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, e l’Amministratore Delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni, hanno siglato un accordo biennale che prevede lo sviluppo di progetti dedicati al mondo smart city, start up, industria 4.0 e formazione. Prevista anche la collaborazione dell’Università di Perugia, che è sede di eccellenza proprio in questi ambiti, e di K-Digitale, una start up innovativa perugina.
“La firma di questo Memorandum rappresenta un ulteriore passo verso la realizzazione dell’ambizioso progetto ‘Benvenuti nella Perugia Ultra Digitale’, e rappresenta il primo passo in un’ideale integrazione tra hardware e software”, ha commentato il sindaco.
“Perugia è una città ricca di storia e di eccellenze nella formazione, al centro di un tessuto di imprese molto ricco e dinamico. In più, ha una rete di comunicazione a banda ultra larga in costante sviluppo, capace di sostenere oggi e in futuro la creazione di servizi digitali innovativi per i cittadini e le imprese”, ha aggiunto l’AD di Cisco Italia.
Nello specifico si parla di un impegno per lo sviluppo di nuovi servizi digitali per tutti i cittadini usando video e collaborazione online. Su tutti la circoscrizione 2.0, quindi comunicazioni più immediate tra circoscrizioni e Comune – partendo sperimentalmente dalla zona di Ponte Felcino.
Poi didattica da remoto per gli studenti, utilizzando strumenti per la collaborazione, la comunicazione in video e la condivisione di applicazioni.
Il progetto Smart Gate invece punta alla creazione di un luogo per i professionisti e i talenti del digitale. Nell’area di Fontivegge nascerà una struttura che diventerà “punto di riferimento per i professionisti del digitale, della tecnologia e della creatività, per offrire loro strumenti con cui lavorare, connettersi, apprendere”.
Per quanto riguarda l’Industria 4.0, sempre nella stessa area, nascerà un laboratorio dedicato alla digitalizzazione delle imprese.
Infine per la formazione Cisco “sceglierà uno o più istituti tecnici cittadini in cui sviluppare dei percorsi di formazione orientati alle professioni del futuro, dedicati ai temi dell’Internet delle Cose e della Cybersecurity”. Il tutto sfruttando l’esperienza del Programma Cisco Networking Academy, che l’azienda porta avanti da 20 anni in Italia per offrire ai giovani le competenze digitali più richieste nel mondo del lavoro.
Per Cisco, il protocollo di intesa con il Comune di Perugia è un nuovo impegno che fa parte del programma Digitaliani, il piano di investimenti che Cisco ha lanciato nel gennaio 2016, mettendo a disposizione 100 milioni di dollari in tre anni per accelerare la digitalizzazione dell’Italia, a partire dai suoi diversi territori.
Il mondo sta cambiando. La tecnologia sta rivoluzionando quasi tutti gli aspetti delle nostre vite. L’unico ostacolo che può fermarci in questo momento è costituito dalle conoscenze specifiche. Le aziende di tutto il mondo hanno bisogno di persone esperte, dotate delle capacità e delle conoscenze necessarie per raggiungere il successo nella Internet economy. Per informazioni scrivi a netacad@cisco.com

l corso offre una piattaforma pratica che permette agli studenti una continua interazione con il materiale a loro disposizione, aumentando così il loro coinvolgimento e le loro conoscenze.
“LPI è orgogliosa di sostenere questo nuovo corso Linux offerto da Cisco Networking Academy e dal nostro partner NDG. Il miglioramento della qualità e il corso pratico interattivo di formazione Linux disponibile per la comunità globale, contribuirà ulteriormente allo sviluppo di nuove iniziative open source e a dare più opportunità agli utenti Linux di prepararsi per una futura carriera professionale ” – ha detto Jim Lacey, CEO del Linux Professional Institute.
La disponibilità del corso nell’ambito del sistema di gestione Cisco NetSpace Learning aiuterà le istituzioni accademiche ad inserire l’istruzione open source nel loro curriculum di studi, fornendo un’offerta che elimina la necessità di hardware aggiuntivo per sviluppare un laboratorio di computer Linux.
“Abbiamo progettato questo corso per aiutare gli studenti a migliorare e consolidare la conoscenza di Linux, necessaria al completamento del programma di certificazione LPI Linux Essentials. La nostra piattaforma interattiva aiuta gli studenti ad esercitarsi in quegli argomenti che sono spesso ostici o difficili da conoscere a fondo” – ha detto Rich Weeks, presidente di NDG –. “Fornendo un ambiente di laboratorio integrato nel corso, abbiamo reso più facile per le istituzioni accademiche l’introduzione al corso di Linux, consentendo agli istruttori di concentrarsi sulle lezioni con tutor a disposizioni degli studenti. NDG è entusiasta di lavorare con Cisco e LPI per aiutare gli studenti a sviluppare la conoscenza di Linux, strumento importante per il futuro successo professionale ”, ha aggiunto.
Il corso NDG Linux Essentials è ora disponibile per tutti i Cisco Networking Academies in tutto il mondo.
Il corso indirizza gli studenti ad una professione nel mondo ICT, e prepara come tecnico di computer, amministratore Linux e sviluppatore software.
CHECK LIST RIFERIMENTI INTERESSATI
1) Giacomo Leonelli
2) Franco Mezzanotte
3) Alberto Grohman
4) Adriano Piazzoli
5) Primo Tenca
6) Franco Ivan Nucciarelli
7) Sandro Allegrini
8) Martina Barro
9) CNA
10) Confartigianato
11) Mise, Miur : Rafael Limatola, Ponticelli
12) Agenzia dell’Impiego
13) Sviluppumbria
14) Comune di Perugia. Unità organizzativa Smart City, MKT territoriale, Cultura
15) Adriano Ciani
16) Marco Nicoletti
17) Gianfranco Pannacci
18) Cenerini Sergio
19) Lucio Caporizzi
20) Renzo Zuccherini
21) Luigi Fressoia
22) Maria Antonietta Taticchi
23) Giorgio Corrado
24) Sldo Belloni
25) Mauro Monella
26) Marina Bon Valsassina
27) Leonardo Varasano
28) ………………………………………………

Dr. Rino Fruttini
Perugia, maggio 2018

UN ALBERO DI 300 ANNI

UN ALBERO DI 300 ANNI: UN GELSO ALLE PENDICI DEL MONTE TEZIO. UN MESSAGGIO DI NUOVA INTRAPRESA

 

Fino agli anni ’40 , prima delle seconda guerra mondiale anche le campagne perugine di prossimità cittadina erano folte e irte di gelsi. Le foglie del gelso erano l’alimentazione primaria per i bachi da s

eta. I bachi producevano, con una solerzia, facondia e regolarità giornaliera alla fine dell’estate i bozzoli, dai quali si ricavava il filo da seta poi lavorato sapientemente dalle maestranze della Spagnoli in quel di Santa Lucia.
In un unico ciclo di produzione : approvvigionamento agricolo (foglie dei gelsi) -materia prima (bozzoli) – prodotto finito (filati e tessuti di seta) tutto umbro-perugino, ancora oggi si potrebbero conseguire capi di moda di prim’ordine, avendo a disposizione un designer di buon livello creativo. Il discorso vale anche per la pelletteria, nella sua integrazione con la conceria, e per l’agroalimentare suinicolo.

Per questo Vi propongo di leggere il mio avant progetto su tali idee progettuali nel link :www.rinofruttini.it/category/case-history/

P.S. Un amarcord dai Promessi Sposi del Manzoni: “Un venticello d’autunno , staccando dai rami le foglie appassite del gelso, le portava a cadere qualche passo distante dall’albero”.

La ferrovia FCU e il minimetrò

L’immagine che la ferrovia FCU si porta dietro nel tempo è quella di una linea trascurata, con carrozze lasciate alla mercé dei “graffittari”, con spese di ammodernamento (vedi sottopassi) poi rivelatesi inutili, stante la sospensione del servizio per lunghi anni. La FCU negli anni ’80 doveva essere nel tratto -Stazione di P.S.Giovanni/Sant’Anna- quella metropolitana leggera che avrebbe evitato i costi di investimento e di gestione del Minimetrò, tuttora insostenibili dall’amministrazione comunale, per svolgere un servizio eccezionale ad un bacino d’utenza eterogeneo e molto vasto. Con il parcheggio e la piattaforma merci di Collestrada e dintorni sarebbe stato un asset di logistica eccezionale per Perugia ed il suo Centro Storico, ad evitare le lunghe code che la mattina si formano nelle uscite stradali di Piscille, Prepo, San Faustino, Madonna Alta. Caro Leonelli, stante la sua figura di rilievo nella politica regionale, colgo l’occasione per sottolineare come tutta la problematica della logistica perugina, e regionale sia contraddittoria nella sua programmazione funzionale, commisurata con intelligenza ai bacini d’utenza e nella sostenibilità dei rapporti costi/benefici. Abbiamo voluto per un’esigenza di prestigio municipale un aeroporto (Sant’Egidio) , quando poi la sua gestione diviene reiteratamente insostenibile rispetto ad un modesto bacino d’utenza. Se penso che con il raddoppio della linea FS, almeno da Perugia fino a Foligno, l’aeroporto romano di Fiumicino si sarebbe potuto raggiungere in poco più di un’ora, permettendo così all’utente di imbarcarsi in voli per tutte le mete del mondo. Se penso all’utilizzo che questa linea, resa celere con tale raddoppio, avrebbe significato in tempi di percorrenza dimezzati rispetto agli attuali con l’uso appropriato intermodale auto/treno particolarmente auspicato dagli utenti pendolari, allora devo dedurre che ci sia stata una carenza di intelligenza nel legislatore locale. Ed a questo proposito La prego di leggere un mio “avant progetto”, del quale conosce la filosofia di fondo, che vado ad allegare in un messenger. A volte essere visionari con i piedi per terra può evitare le pericolose incongruenze della miopia/megalomania.

Un parere sulla governance in economia dei primi 100 giorni del governo Conte

Caro Vittorio,

ieri mi sono dovuto confrontare con un esponente della politica economica Dem che sul Governo  Conte argomentava come segue.

 “Il Contratto di Governo prevede “..2 aliquote fisse per persone fisiche, partite Iva, Imprese e famiglie…”. cioè il 15 ed il 20 per cento.
Attualmente l’aliquota più alta supera abbondantemente il 40 per cento.
Di fronte al dato, di chiara evidenza, che in tal modo i redditi alti andranno a guadagnarci notevolmente, si argomenta che sí, ma poi questi “fortunati” trovandosi con più soldi in tasca daranno fiato all’economia aumentando i consumi o, se imprese, aumentando gli investimenti.
Inoltre pare che il Ministro dell’Economia individui in un aumento delle aliquote Iva una possibile fonte di copertura del minor gettito di cui sopra.
L’Iva è un’imposta sui consumi e, in quanto tale, grava più sui redditi bassi, in quanto quasi interamente assorbiti dai consumi.
I redditi alti invece consentono anche una quota di risparmio che, in quanto tale, sfugge all’imposizione sui consumi.
Un aumento dell’Iva per finanziare una riduzione del prelievo fiscale sui redditi alti combinerebbe l’effetto depressivo sui consumi tipico degli aumenti delle imposte sul consumo con un aumento della già elevata propensione al risparmio tipica dei redditi elevati.
Più o meno l’opposto di quanto viene sostenuto.
Ovviamente quanto sopra senza considerare il valore morale di una redistribuzione da chi ha meno a favore di chi ha più.”

La  mia risposta è stata la seguente:

“Caro Caporizzi,

la sua analisi è del tutto corretta e condivisibile in linea teorica. C’è l’aspetto pratico che non va sottovalutato, ovvero quello della cosiddetta “governance” dell’equilibrio entrate/uscite, risorse/impieghi ed ancora , per entrare nella politica dei redditi/ investimenti, quella del moltiplicatore keinesiano che, per qualsiasi cultura di destra e/o di sinistra che sia diviene il vademecum del ministro dell’economia. Non a caso Tria ha già esorcizzato l’ibernazione dell’IVA. Per cui , con alla mano i prontuari della Ragioneria del Tesoro, e gli algoritmi dell’equilibrio costi/ricavi, storicamente conservati nell’ex archivio della segreteria della Programmazione economica, si troverà la quadra per dimostrare che con un sapiente mix di spending in deficit , nel potere contrattuale immigrazione / vincolo del 3% del deficit; di aumento dell’IVA sugli articoli di acquisto e consumo della classe medio, medio-alta; su alcuni inasprimenti di tariffe, e forse qualche spettacolare intervento di spending review si potrà accontentare qualche centinaio di migliaio di giovani del sud inoccupati ed altrettante P.I. del centro nord in ossessione fiscale. Naturalmente la separazione geografica è stata incisa con la spada, e la trasversalità geografica sarà a ripristinare la giustizia sociale per classi anziché per aree geografiche. Tuttavia i fattori esterni di rischio nel frattempo sembrano guadagnare terreno: lo spread che sale, i tassi di interesse che salgono, il Q.E. in fase di chiusura dei suoi flussi. Una nuova crisi è all’orizzonte. E questa volta l’abbiamo costruita tutta da soli. E’ la Leheman Brothers della nostra stoltezza”.

Mi interessa  conoscere il tuo pensiero al riguardo. E’ infatti un problema di fattibilità programmatica che non mancherà di incuriosire anche i tuoi esperti della redazione.

Cordiali saluti

RINO FRUTTINI

 

I tre Re Magi: gli economisti Bagnai, Aquilini, Siri recano a Matteo Salvini il “libro dei sogni”

Caro Vittorio,

dopo le reiterate manifestazioni ed attestati antieuropeisti, tuoi personali e dei tuoi collaboratori, finalmente con l’intervista di oggi (Libero, 29 gennaio 2018) ai tre economisti che Matteo Salvini ha candidato sotto le insegne del Carroccio, ti sei bruciato tutti i ponti alle spalle, per dare la stura ad ogni eventuale remora al riguardo. Ed, in sostanza, finalmente hai trovato la corda per impiccarti, te e la tua congrega di esperti di politica economica, al cappio del più assurdo karakiri del farsi del male: l’uscita dallo Euro.Al di fuori di ogni tono polemico, mi interessa venire al merito delle teorie dei tre esperti che, per quello che promettono e per il tono in cui evocano scenari futuribili, mi viene da paragonarli agli immaginifici  Tre Re Magi, portatori di oro, incenso e mirra. Con una piccola differenza: i Tre Re Magi sono una granitica espressione della Evangelica narrazione della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo. I tre esperti in questione, invece, con l’imprimatur di un certo Matteo Salvini, pretendono di fornire soluzioni draconiane alla dinamica della nostra economia nazionale che, vedi caso, secondo tutti i dati ufficiali (Istat, Union Camere, Ufficio Italiano  dei Cambi, BCE, Banca d’Italia, FMI…)  ha trovato finalmente una svolta positiva alla crisi  aperta nel 2008 (Lehman Brother: finanza; Mutui superprime: speculazione edilizia).

I tre esperti in questione sostengono, seppure con toni e modalità diverse, che l’unica salvezza per la nostra economia trova sponda in due ancore : il ritorno alla Lira, come moneta nazionale sovrana (da qui l’aggettivo “sovranista”) che i seguaci della Meloni si sono attribuito, avendo carpito  per il loro  partito il marchio  “Fratelli d’Italia” patrimonio nazionale nel titolo incardinato nell’inno nazionale di Goffredo Mameli. La seconda àncora sarebbe la “flat tax” ovvero un’imposta diretta, sia per le famiglie che per le imprese (chissà perché tutti questi soloni dell’economia continuano a far confusione fra tassa e imposta) che prevede una sola aliquota (il 15% o il 23%, a seconda dell’umore degli estensori della proposta) a sopprimere tutte le classi di reddito IRPEF, attualmente ripartire in 5 scaglioni: dal 23 al 43%.

Diverse sono le obiezioni, caro Vittorio, quasi tutte benevole, che l’intervistatore di Libero, il direttore Senaldi, pone ai tre esperti (Alberto Bagnai, Claudio Borghi Aquilini, Armando Siri); le quali tuttavia li trovano tutti allineati in granitiche convinzioni sulle loro tesi. Ad esempio. Se i nostri risparmi venissero convertiti da €. in Lire, “..sul mercato interno non cambia il potere d’acquisto del singolo. La svalutazione poi pomperebbe il mercato “ (Bagnai) . Ecco, due risposte in una. E comunque insussistenti. Vorrei proprio vedere se i miei fondi comuni di investimento in €., un domani, convertiti in una moneta, come la Lira, senza mercato della domanda  e per di più fortemente indebitata sui mercati dell’offerta a causa di un debito sovrano come quello attuale, non si deprezzerebbero oltre ogni ottimistica previsione. Tant’è che il Bagnai si sente in dovere di aggiungere, come vantaggio dell’operazione, al di là dell’aerea del risparmio, che i benefici della conversione si farebbero sentire tramite una brutta parola, il “pompaggio” della svalutazione sul mercato. Ecco, dunque il solo beneficio dell’operazione: la svalutazione che consentirebbe al prezzo del mercato internazionale delle nostre merci di essere competitive semplicemente per una continua svalutazione della nostra moneta rispetto al mercato del dollaro e del marco, come avvenne negli anni ’80. Meglio ancora se, tramite i “tirms of trade” si potesse acquistare materie prime nel mercato del dollaro, svalutato, e rivendere il prodotto finito nel mercato del marco, rivalutato. Ma fu una competizione effimera, perché sulla scia della svalutazione si innestò il fenomeno dell’inflazione, anche a due cifre, che condizionò a tal punto la nostra politica economica, costringendoci ad entrare nella zona Euro fin dai primi anni ’90. Poi l’economista Bagnai esterna altre amenità : “Nel ’92 svalutammo del 25% ma le bollette aumentarono del 4%”. E certo, che poi la differenza venne allocata a indebitamento della PA, data la resistenza del potere sindacale a tenere a freno l’inflazione, ma senza potere alcuno per il controllo della moneta, in balia delle speculazione internazionale. E mai gli impianti di stampa di nuova emissione della lira in  Via Nazionale furono così attivi come allora. Poi se la prende con la Germania della Merkel che ci ha costretto all’austerità. Ma caro prof. Bagnai, di cosa parla , se l’altro giorno il Ministro Calenda ha denunciato un residuo passivo di ben 10 miliardi di €. non spesi per incentivi a  nuovi investimenti industriali in quanto è venuta meno la domanda  di imprenditori a tali progettualità. Per quanto riguarda la crisi delle banche, con il loro crack evitato dal governo Renzi, trasformando le popolari in banche d’azioni, l’altro Re Magio Claudio Borghi Aquilini rivendica il diritto dei titolari di obbligazioni ad essere rifusi del loro valore nominale. Cosa che sta avvenendo nei fatti. Restano con un palmo di naso i titolari delle azioni che, essendo capitale di rischio, seguono le vicende della banca nei suoi alti e bassi di rivalutazione e svalutazione del capitale azionario. E nel caso di specie perdono i loro risparmi, non avendoli gestiti al meglio: fa parte del gioco finanziario. Poi il prof. Borghi Aquilini fa una netta sequenza di ipotesi di studio, alla domanda “Chi paga” riguardo alla crisi delle banche. “ Se un istituto fallisce, lo si venda. Se restano buchi tocca a Bankitalia, che ha omesso di vigilare, tapparli. Quanto agli amministratori che l’hanno fatto fallire, vadano in cella”.  Beh: qui siamo alle comiche finali. Chi comprerà un istituto bancario in fallimento ? Basti vedere ciò che è accaduto in MPS della quale lo Stato si è accollato il debito ad evitare i licenziamenti del personale e l’evaporazione dei conti correnti di centinaia di migliaia di operatori. “Se ci sono buchi di bilancio, Banca Italia interviene”. Ma quando mai tale istituto ha assolto ad un compito non previsto, almeno in tali termini, nel suo Statuto ? Ed infine: “gli amministratori vadano in cella”. La gestione di una banca è talmente complessa e oscura che non c’è sentenza che finora ne abbia mai condannato un amministratore  per bancarotta o altri reati connessi alla sua attività. Se tutt’al più il prof. Aquilini non vuole cambiare il Testo Unico Bancario.

Poi la chicca finale del Re Magio Armando Siri. Qui entriamo nella materia fiscale. La dinamica è la seguente. Da quando il centro destra andrà al potere, le imposte dirette saranno commisurate ad un’unica aliquota: il 15%. E’ chiaro che i primi anni ci sarà una caduta certa delle entrate tributarie; ma la prospettiva, incerta, secondo il sottoscritto  e non quantificabile con alcuna simulazione credibile, secondo la  Ragioneria dello Stato, sarà quella di far emergere una pletora talmente estesa di evasori e collusi, per cui l’estensione della base contributiva farà aggio sull’attuale sistema di prelievo fiscale di 5 aliquote. Poi ci sarà l’apporto di PIL e di occupazione, ovvero, a seguito di una maggiore disponibilità di capacità di spesa in mano a famiglie e imprese, si evidenzierà un incremento di consumi e investimenti e posti di lavoro. Infine il debito sovrano, essendo il numeratore della frazione  “DEBITO/PIL” , dal momento che il PIL (il denominatore) cresce a ritmo sostenuto rispetto al debito(numeratore) che rimane pressoché fermo, si ridurrà dall’attuale 133% al disotto del 100%.Dimenticavo di dirti, caro Vittorio, che il terzo Re Magio, oltre a portare mirra, aveva con se il libro dei sogni per una Lega che certo, con questa combine, non può ambire ad alcuna competizione di coppa.

Come sempre ti saluto con amicizia e simpatia, tuo

Rino Fruttini

Come si fa ad avere nostalgia per la lira e la politica di svalutazione competitiva e di inflazione che la caratterizzò?

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 7 dicembre 2017 09:12
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: come si fa ad avere nostalgia per la lira e la politica di svalutazione competitiva e di inflazione che la caratterizzò?

 

Caro Vittorio,

anche oggi (leggi : 6 dicembre)  , nonostante argomenti di eccezionale  importanza, per l’evoluzione delle coscienze laiche e l’incipienza sulle problematiche del mondo cattolico  convergenti sulla discussione alla Camera della legge sul biotestamento non hai tralasciato di accanirti sulla presunta  iattura che l’avvento dell’Euro ha provocato nei destini della italica economia.   Hai delegato  il tuo vice , Franco  Bechis di riprendere la questione dell’Italexit. Egli nel suo articolo: “ Ormai è ufficiale: l’euro ci ha fatto più male della crisi” riepiloga l’andamento del PIL, ovvero la ricchezza nazionale,  dal 1996 e nota come da allora ad oggi il suo andamento negativo ci abbia relegato, nella graduatoria fra i paesi europei , dallo 11° al 28°  ° posto . Bechis è incorso in uno dei tanti equivoci dei commentatori ed esperti di macroeconomia, con pregiudiziali  su Euro e integrazione politico-economica dell’Europa. Si fa presto ad enfatizzare  il PIL , come valore di sintesi, senza entrare nelle sue componenti , spesso valori che hanno contribuito non solo a fenomeni inflattivi del processo della ricchezza, ma soprattutto a drogare ed equivocare sulla percezione di una economia reale in  evoluzione. Se consideriamo le spese dello Stato nel periodo anteriore alla conversione della lira in euro,  a comporre il PIL, sia in conto investimenti (incentivi a fondo perduto e mutui per le leggi di riconversione industriale,della Imprenditorialità giovanile, tanto per citarne alcune ) e in conto gestione ordinaria per il funzionamento della macchina pubblica , di cui quelle per il personale erano (e sono )  le più cospicue, emerge una singolare correlazione fra incremento  dell’indebitamento dello Stato e quello del PIL.  Ed entrambi contribuiscono alla composizione del rapporto PIL/Indebitamento dello Stato , in quella  famosa percentuale propinata all’opinione pubblica a supporto di risultati trimestrali  dell’economia nazionale. Ebbene, nel periodo ante Euro che Bechis prende in esame,  le spese dello Stato si incrementarono più che proporzionalmente rispetto al periodo post Euro quando  il fiscal compact ci vietava certe operazioni di moke up di bilancio.

La sostanza di quanto vado dicendo è semplicemente questa: prima di entrare nella moneta unica la triade: Governo, Ministero dell’Economia, Banca d’Italia era padrona di governare l’economia, avendo le leve finanziarie della spesa pubblica e del prelievo fiscale, tutte protese verso lo sviluppo . Solo che venne commesso un errore di stima nel ritorno di valore aggiunto che sarebbe derivato dalla spesa per investimenti in termini di reddito, consumi, esportazioni . Ed allora , a fronte di incremento di Pil in spesa pubblica ed analogo indebitamento in obbligazioni e monete forti, negli anni seguenti non vi fu quello sviluppo di economia reale che la triade si aspettava da tali interventi. Infatti  , buona parte degli investimenti in conto capitale furono destinati dai fruitori a scopi di patrimonializzazione in bilancio  e non  ad innescare un processo di trasformazione industriale. Il fenomeno diviene eclatante ancora oggi quando gli scoop dei mass media evidenziano il fenomeno delle “cattedrali nel deserto” : interi capannoni abbandonati per l’incapacità imprenditoriale ad uno start up adeguato all’investimento realizzato, in buona parte con il fondo di perduto dello Stato; interi complessi edilizi , destinati a ospedali o carceri o scuole, o centri sportivi abbandonati prima ancora di avere ricevuto le autorizzazioni all’inizio di attività; branche di autostrade rimaste incompiute ; ed altro ancora: tutti fenomeni dovuti all’incapacità di enti locali figli del decentramento amministrativo, in balia di spinte di localismo demagogico,  di saper traghettare la realizzazione progettuale  dall’esercizio di costruzione  a quello della gestione , per l’avviamento verso l’esercizio a regime. Ed in conclusione nella fase della spesa e degli investimenti in lire, che Bechis decanta come l’età dell’oro, non erano ancora venuti al pettine le diseconomie del loro mancato ritorno economico, mentre  l’indebitamento sul PIL  era giunto dal 60% del 1980 al 121% del 1996.   Con l’adesione all’Euro la musica cambiò , tanto più che l’esposizione verso la finanza internazionale era divenuta insostenibile. L’euro fu dunque la nostra ancora di salvezza. Per la verità negli ultimi anni il debito si è incrementato , ma secondo un trend di molto inferiore rispetto agli anni precedenti.

Ora di fronte ad una ricognizione obiettiva dei fatti di economia del recente passato, come si fa ad avere nostalgia per la lira e la politica di svalutazione competitiva e di inflazione che la caratterizzò?

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RINO FRUTTINI

 

Facciamo il punto sulle banche.

Facciamo il punto sulle banche. I finanziamenti a imprese e famiglie del periodo in contestazione (2005-2008) è stato segnato da una crisi economica e finanziaria, tale da non consentire ai suddetti fruitori di onorare gli impegni presi nei tempi e modi della restituzione del prestito.

E’ mancato dunque il flusso di denaro necessario alle banche per continuare la loro gestione ordinaria (conti correnti e piccoli prestiti).

Il primo errore compiuto dai loro amministratori è stato quello di ricorrere al finanziamento del loro fabbisogno corrente con le obbligazioni derivate, ovvero una bufala. Lehman Brothers insegna.

La crisi attuale deriva semplicemente dal fatto che la garanzia di beni patrimoniali che le banche hanno presentato ai loro prestatori di derivati , banche internazionali, è la stessa che ricevettero dai loro clienti debitori, ora insolventi. Pertanto non è vero che non siano state date garanzie,a fronte dei finanziamenti di quel periodo. E’ che tali garanzie,ovvero il patrimonio dei clienti ipotecato dalle banche a fronte del finanziamento a imprese e famiglie, sono state impiegate due volte, la prima per erogare liquidità vera ai loro clienti, poi risultati insolventi per la crisi economica. La seconda per ottenere i derivati , poi girati ai clienti ad un tasso improbabile dello 8%-10% ,per ottenere il successo della loro sottoscrizione.

Con ciò le banche realizzarono quella liquidità che alla fine non è risultata sufficiente per superare la congiuntura sfavorevole. Un gioco delle tre carte che evidentemente è sfuggito a Banca d’Italia e Consob e Amministratori delle Banche (Collegio sindacale, in primis) e svolto secondo lo schema ideologico delle tre scimmiette: io non vidi , io non parlai; io non sentii.

Ma cosa c’entri in tutto questo ambaradan Matteo Renzi ed Elena Boschi mi sfugge.

Anche perché il gioco prevede non più di tre scimmiette.

Solo da un risultato favorevole ai berlusconiani ed ai renziani si potrà giungere a tale congiunzione astrale favorevole.

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 30 novembre 2017 19:21
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Solo da un risultato favorevole ai berlusconiani ed ai renziani si potrà giungere a tale congiunzione astrale favorevole.

 

Caro  Vittorio,

apprezzo molto, nel metodo,  il confronto di due articoli monotematici fra due tesi contrapposte. E dunque , sulla proposta di Berlusconi dell’altra sera da Fabio Fazio di portare le pensioni minime a €.1000 nette al mese tu, Vittorio,  la vedi in modo opposto alla tua free lance Paola Tommasi. Lei, allineata al trumpismo d’oltre oceano  ed al berlusconismo di casa nostra si è già fatta tutti i calcoli sia sui costi dell’intervento (4 miliardi,secondo  Renato Brunetta)  sia sul target della sua efficacia (842.551 pensionati beneficiati  e relativi soggetti familiari  indotti , per non meno di 2,5 milioni di elettori potenziali) . Tuttavia non ci spiega a quali risorse aggiuntive,  di un bilancio dello Stato costantemente in deficit, si possa attingere. Semmai la tesi è quella di un’opzione fra vecchi e giovani , considerando che questi ultimi “faticano a trovare un lavoro che li soddisfi”. E’ sottintesa la critica della Tommasi ai giovani “bamboccioni”. Ma in tal caso per loro  la coperta sarebbe troppo corta.  Ella  comunque sostiene che non è buona politica continuare a dare ai giovani €. 80 mensili , visti i risultati finora raggiunti. Ora mi pare una grave lacuna , della seppur brava Tommasi , confondere l’incremento di €. 80 mensili in busta paga ai lavoratoti dipendenti  (vedi tabella che segue), con il Bonus cultura da €. 500 per beni e servizi erogato ai giovani di età superiore ai 18 anni.

Tu, invece, caro Vittorio, fai una questione di competenze funzionali- istituzionali . Affermi che l’INPS dovrebbe essere solo un fondo pensione degli italiani, e come tale non essere compromesso nella sua entità e naturale destinazione, in spese di assistenza verso soggetti  che non abbiano  versato quei contributi necessari a farli maturare, secondo un semplice algoritmo di calcolo finanziario-attuariale ,in rendita vitalizia. Infatti la “spesa assistenziale reale” (non legata a contributi individuali) costituisce impropriamente almeno il 19,18% della spesa totale INPS.

Tuttavia qui siamo di fronte ad una disquisizione che in primo luogo è estemporanea, quasi un ‘ipotesi del terzo tipo ! Non penso che qualsiasi governo della repubblica, presente o futuro, e da qualsiasi parte tragga origine possa riformare l’INPS. Inoltre la composizione welfare  delle erogazioni INPS  ed il suo livello di indebitamento è tale che il ragionamento di imputazione di prelievi dalle sue casse per nuove pensioni minime  o incrementi di quelle già stanziate non possa che tracciarsi in  incremento di prelievo fiscale tout court , secondo lo schema di opzioni alternative : locale/nazionale ; imposte/tasse/tariffe; oppure di un incremento della spending review.

Ma vengo alla conclusione. Qualsiasi spesa debba sostenere lo Stato, nel rispetto dei vincoli del fiscal compact non può prescindere che da un atto di fede che il Governo fa nei confronti dell’equilibrio del rapporto debito/pil. Se l’economia reale “tira”, ovvero il pil anno su anno si incrementa, anche a vantaggio del gettito tributario , ed il debito rimane costante si realizza l’ipotesi più favorevole di capienza per la copertura, e, nel caso specifico, delle pensioni minime. Il Governo che verrà, ad esempio, potrebbe fare una scommessa in tal senso e se la vincesse , avendo già mantenuto  la promessa elettorale con l’aumento delle pensioni , non avrebbe bisogno di ricorrere alla clausola di salvaguardia, ovvero, aumentare le imposte , nei vincoli del  fiscal compact.

Questo meccanismo, di fare programmi e promesse elettorali anche gli improvvidi grillini di 5 Stelle lo hanno capito, come ha dimostrato il  “cittadino” (o onorevole) Roberto Fico. Ma solo il politico che ha più naso e immaginifica “palla di vetro” lo può intuire secondo l’algoritmo psicologico-matematico: congiuntura economica favorevole/ pace sociale/ottimizzazione del gettito fiscale / Pil in incremento/ indebitamento fermo o in incremento inferiore al PIL.

Solo da un risultato favorevole ai berlusconiani ed ai renziani si potrà giungere a tale congiunzione astrale favorevole.

In conclusione, caro Vittorio, devo sottolineare con un segno blu i due vostri articoli odierni (30/11/’17) poiché dovevate giungere alle mie stesse conclusioni. Spero nella prossima volta.

Un caro saluto

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RINO FRUTTINI