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Il Progetto di Giuseppe Garibaldi per il Tevere di Roma e le sagge obiezioni di Quintino Sella

Il Progetto di Giuseppe Garibaldi per il Tevere di Roma e le sagge obiezioni di Quintino Sella
Nel “Corriere dell’Umbria” dell’11 marzo 1875, ovvero circa 8 anni dopo le vicendegaribaldine sulla questione romana, e l’epopea dell’Agro Romano, quando Giuseppe Garibaldi era senatore del regno, viene riportato ancora una volta un suo progetto di irrigazione dell’Agro Romano mediante un canale alimentato dal Tevere. Nel 1875, arrivato a Roma come parlamentare, risuscitò l’idea di Cesare di deviare il corso del fiume presentando il progetto con un disegno di legge alla memorabile seduta della Camera del 26 maggio 1876. Il concetto era analogo a .a quello proposto da Giulio Cesare, come viene riferito da Plutarco:  il Tevere, anziché scorrere fra il Campo Marzio e il Campo Vaticano, veniva deviato fra il Campo Vaticano e i Gianicolo, per arrivare al mare vicino a Terracina, attraverso le paludi pontine. Il Mommsen, accennando a questa soluzione, osserva come Giulio Cesare mostrasse di volere sconvolgere la stessa natura.
Tale grandioso progetto mirava a tre risultati importanti: aumentare l’area fabbricabile nel centro di Roma, concedendo tutto il Campo Marzio per la costruzione di edifici pubblici e privati: sistemare le paludi pontine: congiungere Roma con un porto comodo e a1 tempo stesso sicuro; veniva tutelata Roma contro le inondazioni,
veniva dotata di un canale che ripristinasse le comunicazioni commerciali e
risolvere al tempo stesso, colla irrigazione, il risanamento dell’agro romano.
L’ipotesi suscitò gran dibattito, apparendo ad alcuni quasi blasfema, ma facendo
balenare, ad altri, il sogno di ritrovamenti smisurati di tesori, archeologici o propriamente preziosi, inabissati nel fiume lungo i secoli. Di tale suo progetto Garibaldi
ne parlò con Quintino Sella, ex ministro delle finanze ed allora deputato del
Parlamento. Da ministro delle finanze realizzò il pareggio di bilancio. Nel 1876,
senza più incarichi politici di rilievo, Sella tornò ad occuparsi in maniera più attiva
del lanificio di famiglia, dopo la morte del fratello Giuseppe Venanzio. Era molto
amico di Garibaldi. Ed ecco il reportage dal titolo:
Sella e i progetti di Garibaldi
Un corrispondente della Neue Freie Presse le invia da Roma una lunga relazione su di una conversazione da lui avuta con Quintino Sella, accompagnandola con vari cenni di particolare encomioper questo illustre statista italiano. Noi ne riproduciamo il seguente brano, che riteniamo di maggiore
interesse per il pubblico, poiché in esso, sulla fede del corrispondente tedesco, sono esposte
le idee con cui Sella giudica il progetto di prosciugamento dell’Agro Romano. Pertanto dunque a
discorrere su tale argomento, con un accenno all’invito che egli ebbe da Garibaldi di porsi a capo
della grande intrapresa, il Sella avrebbe risposto: “Sfortunatamente ho dovuto rifiutare, perché non
mi riuscì di accordare con la mia persuasione le vedute del generale, il cui generoso spirito patriottico
tutti ci colma di grande ammirazione. Il generale ha la sua idea fissa; il suo piano consiste,
per dire in breve, nella costruzione di un canale di Tevere al mare. Esso dovrebbe essere lungo
trentamila metri, largo cento e dieci metri profondo, cioè 30 milioni di metri cubi di escavazione,
che calcolati ad una lira importerebbero 30 milioni di lire. Secondo i calcoli di Garibaldi, occorrerebbero
adunque 30 milioni di lire all’impresa. Ora, in questi calcoli non sono punto prevedute
le eventuali difficoltà del terreno, si può incontrare dei punti in cui si renda necessario uno scavo
maggiore e di quelli ove necessiti empimento. In entrambi i casi ne conseguirebbe un notevole
aumento di spesa. Oltre ciò alla foce del canale, presso Fiumicino si dovrebbe costruire un porto;
da ultimo occorrerebbe la formazione di un capitale per assicurare la costosa manutenzione del
canale-le spese in una parola risulterebbero incalcolabili, ed io non garantirei che, non 40 o 50
ma forse più di 100 milioni sarebbero necessari all’esecuzione del progetto di Garibaldi. Dovendosi
una volta spendere tanto denaro è bene ragionevole la domanda, se poi l’utilità dello scopo
vi corrisponderebbe. Ma anche in ciò purtroppo debbo essere di contraria opinione al generale;
noi avremmo un canale ma non bastimenti che lo navigano; una nuova via commerciale ma non
commercio: la concorrenza con Livorno non potrebbe essere sostenuta da Roma, e la produttività
dell’Agro Romano, per quanto abbondante possa essere, non basterebbe ad alimentare da sola la
via commerciale… D’altronde col canale solo, si sarebbe fatto ben poco. Noi abbiamo calcolato già
nell’anno 1870 ciò che costerebbe ridurre Roma allo stato di una moderna capitale: una somma
favolosa. Un Governo, che già due volte si tramutò di residenza, trascinandosi dietro un grandioso
meccanismo amministrativo, si vede obbligato a spese di cui non si può avere idea altrove. In Roma
stessa sono maggiori le spese di Governo che non lo erano al tempo del Papa; un regime secolare
costa più che un regime ecclesiastico. Un monaco non spende quanto una famiglia d’impiegato. Un
Governo di preti fa ancho meno per iscopi morali, per scuole, istituti scientifici ed altro. Abbiamo
calcolato che ad ogni trasporto di capitale la seguivano circa 60 mila persone, gente della Corte, impiegati,
banchieri, commercianti. Questo fu il numero, allorché andammo a Firenze; eguale quando
venimmo a Roma. Or si pensi una città ad un tratto invasa da 60 mila uomini! Roma in cui la vita
era così a buon mercato, da un giorno all’altro divenne una città oltremodo cara, le pigioni soprattutto
salirono rapidamente a prezzi straordinari. Una penosa penuria di abitazioni era inevitabile.
Perciò io sostengo che la prima cosa da farsi è di fabbricare case per i 60 mila individui che qui
giunsero alle calcagna del Governo. Si tratta di dover fondare una vera città ed è facile il calcolo di
quello che questa città costerebbe: per 60mila persone occorrono 60 mila camere; la costruzione di
una camera costa 4.000 lire, per cui avremo un importo di 240 milioni. Spese di studi preliminari,
piani ed altro, 60 milioni; in tutto 300 milioni. Una volta costruita la nuova Roma e ampliata la capitale
italiana ad una città abitabile: allora possiamo rivolgere le nostre cure al contado. Deve essere
regolato il corso del Tevere, ed a ciò fare non occorrono meno di 100 milioni; deve essere fatto
innanzi tutto qualche cosa per il miglioramento dell’Agro Romano, e fra tutte le imprese questa sarà
la più difficile e costosa. Per concludere: onde fare di Roma un centro di attrazione, per tramutare
la campagna circostante in condizioni rispondenti ad una capitale, non occorre meno, secondo i
nostri calcoli di mille cinquecento milioni.”
Se le parole del corrispondente del giornale viennese sono vere, si vede che il Sella non è di massima
avverso al progetto di Garibaldi, ma che lo giudica dal punto di vista dell’opportunità, come
un’impresa intempestiva. Secondo il finanziere italiano, la regolazione del Tevere ed il prosciugamento
dell’Agro Romano è un’opera colossale che ha d’uopo di essere maturata dal tempo e che
soverchia di troppo le forze di cui può disporre al presente l’Italia. Non sempre, è vero, la logica
delle cifre è la più saggia; ma pure, di fronte ad intraprese come quella progettata dall’idea generosa
del generale Garibaldi, anche il patriottismo deve patteggiare col calcolo!

Post in Face Book Accadde oggi. 1 anno fa Rino Fruttini.PER UNA RIFORMA DI EUROCHOCOLATE

Accadde oggi
1 anno fa
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PER UNA RIFORMA DI EUROCHOCOLATE
Fra qualche mese inizierà la solita liturgia di allestimenti di stand , tendopoli , merchandising, promozioni. Sarà giunta l’ora fatidica della 26esima edizione di EUROCHOCOLATE. La possiamo definire come vogliamo: una manifestazione di massa, un evento monotematico, un festival del cioccolato, per soddisfare la gola di grandi e piccini ; che è appunto il suo target group di successo. Ed il successo anche quest’anno sarà assicurato. Con il minimetrò che per quei dieci giorni avrà raggiunto il “picco” di utenze; con gli standisti che, indirettamente, fatturando i loro prodotti al prezzo all’ingrosso (perché la società di Eurochocolate è l’ultimo anello della fatturazione del processo economico che sottende la manifestazione) avranno realizzato il loro margine di profitto; con il Comune di Perugia che avrà racimolato qualche entrata aggiuntiva al suo “magro bottino” di esattore. Ma “il resto è silenzio “.
I commercianti dell’acropoli non mi pare siano coinvolti in tale formula di festival del cioccolato. Nè gli artigiani, cioccolatieri locali compresi : solo tre o quattro , rispetto agli oltre 130 espositori provenienti dalle altre città. Probabilmente gli arrivi e le presenze extralberghiere, bed&breakfast e agriturismo del turismo “incoming” possono avere dei vantaggi. Si dice, con qualche illusione, che in tal modo Perugia e la sua acropoli diviene attrattiva. Tale fenomeno, circoscritto all’acropoli, è come una meteora, arriva improvviso e con la stessa velocità se ne va, senza lasciar traccia. Mi sono divertito con l’indice statistico del Bravais di trovare una correlazione, in termini socio economici, fra Eurochocolate e le sue ricadute sul tessuto economico cittadino nell’ultimo decennio. Ma i segnali sono molto fiochi. Ergo, senza rischiare di penalizzare questa creatura della Famiglia Guarducci, con facili o demagogici moralismi del tipo “cui prodest”, vediamo invece di riposizionarla, in chiave di sinergie con i veri, ma sempre originali ed atavici , interessi cittadini.
Mi si consenta un riferimento alla manifestazione su Braccio Fortebracci , “Perugia 1416”. Essa coinvolge tutta la città, insieme ai cinque rioni, con sfilate storiche, gare, danze, canti. Si è sviluppata una sorta di identità dei “borgaroli” alla loro storia e per alcuni anche alla loro residenza, da sempre. Ebbene, da tale esperienza anche la strategia e l’organizzazione di Eurochocolate dovrebbe trovare qualche buono spunto, a migliorare in qualità di proposta e di efficienza nella logistica, l’andamento organizzativo e di resa nella soddisfazione delle decine di migliaia di turisti , sebbene stereotipo del mordi e fuggi nei dieci giorni cioccolatieri.
La formula di Eurochocolate va estesa non solo geograficamente ma anche tematicamente. Capisco le esigenze del Patron del festival, Eugenio Guarducci, di tenere sotto controllo del suo organigramma gerarchico-funzionale la manifestazione e difenderla da ogni interferenza e/o contaminazione di terzi . E pur tuttavia egli deve capire che se per ben un mese e mezzo, fra allestimenti, gestione degli stand, manifestazioni e disallestimenti degli stand,tutta l’acropoli, ed i residenti in primo luogo devono sopportare tale dinamica inconsueta, perché propria di aree dedicate alla fiere e non di contesti medievali, è bene che accolga di buon grado proposte di estensione geo-logistica e diversificazione merceologica, se non addirittura di processo artigianale/commerciale geograficamente ma anche tematicamente cointeressato.
Geograficamente, la prendo sotto un profilo storico-culturale, significa che i “loci “ della manifestazione vanno intesi secondo il concetto di Cicerone. Egli creava dei percorsi all’interno di spazi che lui conosceva (casa sua, la strada per andare in Senato, e via dicendo); identificava in ciascun percorso, una dopo l’altra, delle “stazioni” o stanze. Associava ad ogni stazione una delle immagini che doveva ricordare. In questa maniera era in grado di passare in maniera ordinata da un concetto al successivo, mentre “camminava” cerebralmente nel percorso che si era creato mentalmente. “Aveva avuto insomma, 2 mila anni prima dello sviluppo delle neuroscienze, la grande intuizione di capire che abbiamo 2 memorie, una di lungo termine e una di breve termine.”
Ebbene i loci di Eurochoclate li vedo in funzione di aree geografiche del Centro Storico e della sua memoria che non si limitino solo all’acropoli, ma si estendano anche ai 5 rioni. Non solo, ma i “loci” dovranno essere anche quelli di carattere “funzionale”, deputati ad indispensabili attività ricreative e culturali che solo nel recupero dei locali ormai dismessi o inoperosi, come Il Turreno, il Lilli, l’Auditorium di San Francesco al Prato , Il Pavone si potranno registrare le loro performance . Ed ancora, i loci saranno anche quelli dove gli operatori della pasticceria e comunque del forno, in tutte queste aree geografiche, potranno manifestare la loro capacità di expertise e creatività pasticcera e di abbinamenti, con bevande di provenienze locale al seguito. Faccio un piccolo esempio. Mio nepote nel suo podere, nella campagna perugina di prossimità ha realizzato ottime marmellate da ciliegi selvatici, prugne selvatiche, more di rovo; ed ancora ottimi liquori a base di ginepro e di bacche di rosa canina.
Essendo la strategia di coinvolgere tutto il Centro Storico,negli effetti di indotto culturale e manifatturiero ed anche di ritorno di immagine di “buona qualità della vita” che da esso promana, l’obiettivo che ne consegue sarà di contare sugli arrivi di queste decine di migliaia di visitatori i quali non più nella fretta del “mordi e fuggi”, potranno divenire turisti , perché convinti a presenze un po’ più estese nella giornata, se non diluite in giorni di permanenze.
Vedo uno dei “loci” più vicini all’acropoli ed agli svincoli della logistica, nella ex Piazza D’Armi, per la parte ormai dismessa dei campi da bocce. Un pianoro una volta piuttosto esteso, ricco di storia ,appena fuori le mura. Prima del campo di calcio e di atletica leggera, fu addirittura uno slargo di sperimentazioni aviatorie di decollo ed atterraggio nei primi del ‘900, . Ed ancora la piazza a fianco della stazione di Sant’Anna, oggi posteggio per auto; e la Piazza del Bacio a Fontivegge, chiostro del Broletto; e lo spazio all’aperto sopra il parcheggio di Piazzale Europa. E più sopra il piazzale di fronte alla Fondazione “Istituto di Formazione Culturale S. Anna”; ed infine il Frontone. Senza trascurare le magnifiche piazza e chiese dei rioni: Piazza Lupattelli della Chiesa di Sant’Agostino, e vicino al Cassero, l’esterno della Chiesa di Porta Sant’Angelo; gli spazi erbosi di san Francesco al Prato; e con poche centinaia di metri percorsi a piedi, come d’altra parte per raggiungere tutti i rioni, si giunge a Monteluce, con le sue piazze ed i suoi meravigliosi scorci della Perugia vecchia compreso quello che da borgo XX Giugno, con le chiese ed i campanili di San Domenico e San Pietro che svettano su tutte, prosegunedo da sinistra a destra ci fa vedere il colle più alto di Perugia: Porta sole, “onde Peroscia sente freddo e caldo”.
L’estensione di Euchocolate a buona parte del Centro Storico non sarà sporadica, occasionale, ma strutturale come localizzazione dei “loci”, e permanente come focalizzazione di opportunità non peregrine ma consolidate, e pervasiva come estensione di impegno, alle varie componenti delle aggregazioni di cittadini e di iniziative di operatori economici, del manifatturiero e del commercio nei rioni.
Uno scenario della Nuova Eurochocolate, visto in tale ottica, avrà bisogno di essere realizzato per gradi e secondo idee e programmi fattibili, che coinvolgano soggetti creativi e dinamici , in affiancamento al patron di Eurochocolate ed alla sua direzione. Il quale in tal modo vedrà ancora di più estese le sue competenze ed “a fare business” anche con altri operatori perugini.
“E questa sarà la carta vincente per un rilancio del Centro Storico, perugino, BELLEZZA” !! Un auspicio formulato secondo la metafora di successo di Humphrey Bogart nel film Casablanca.
Perugia, 11 Febbraio 2020
Rino Fruttini

Una sintesi della logistica intermodale per il centro storico

Posso dare un contributo di chiarezza alle questioni ancora aperte di un collegamento ferroviario decente. Lasciamo perdere, per carità di patria, la eclatante “Alta velocità” su tratte a binario unico costruite nel lontano 1866. Basti considerare l’incredibile ansa Ellera, stazione di Perugia-Fontivegge. Per esperienza da ultra decennale viaggiatore pendolare, sia verso Milano che Verso Roma, posso affermare che l’unica soluzione, per evitare ancora una volta beghe polemiche da umbri-perugini provinciali e per di più scornati da continui piccoli e miopi progetti, poi abbandonati a se stessi, mancandone i requisiti di fattibilità tecnica ed efficienza funzionale rispetto al bacino d’utenza, posso affermare dunque che l’unica soluzione è il raddoppio dell’intera tratta Terontola-Foligno e quel che rimane della Foligno-Orte. La linea va non solo raddoppiata ma ammodernata in modo che la velocità media dei convogli sia almeno 220 Km/h. In tal modo il bacino d’utenza sarà attivato sia per i pendolari baricentrici per 50-100-150 Km, e sia per coloro che debbano raggiungere per diporto o per lavoro “una tanum” città importanti come Roma, Firenze, Bologna, Milano; ed anche l’aeroporto di Fiumicino. Talché anche questo orpello di nostre grandeur, l’aeroporto di Sant’Egidio intendo, non continui a registrare perdite, senza una prospettiva di centralità strategica. Ricordo che Chiusi è stata riconosciuta fermata dell’alta velocità Milano-Roma per servire le utenze di Chianciano e Siena. Terontola potrebbe divenire facilmente stazione di collegamento con Firenze, Bologna, Milano sia di Perugia, che Siena, e Chianciano, avendone ben valutate le rispettive convenienze e sinergie logistiche. Per Roma poi , e l’hub di Fiumicino, il raddoppio della ferrovia sarebbe provvidenziale, in modo diretto ai nostri scopi. Se si elabora un conto economico di lungimiranza strategica, si comprenderà come i costi di tale soluzione siano ben più conveniente che non l’insieme di sporadiche soluzioni spot come quelle di altre linee non sicuramente proporzionali al bacino d’utenza come quello esistente baricentrico all’asse Terontola-Perugia-Foligno–Roma. Una volta potenziato con in due binari esso sarà attrattivo e gravitazionale per tutte le altre utenze potenziali dell’Umbria, medianti collegamenti intermodali. https://www.perugiatoday.it/…/progetto-velocizzare…

Recensione del libro di Fausto Pelliccia: “Ponte D’Oddi com’era na volta”

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Fausto Pelliccia è un perugino talmente d.o.c., per la sua residenza di cittadino di Perugia e la sua storia di abitatore di campagna, che riesce a interpretare tutti i benefici dell’una e dell’altra condizione. Ponte D’Oddi, dal nome della famosa nobile famiglia perugina, è un lungo crinale solare, proteso nord , nord-ovest, verso il MonteTezio. Se ne individua il lungo percorso, partendo da Piazza Grimana, risalendo per tutto Corso Garibaldi , ed una volta usciti dalla Porta Sant’Angelo, detta anche “de la salaia” , magazzini medievali del sale, la prosecuzione del crinale della quinta porta perugina giunge fino all’incrocio con la strada che porta ai Rimbocchi. Questa passeggiata di poco più di tre chilometri, consente dapprima una “full immersion” nella Lungara, la vecchia via spina dorsale del rione di Porta Sant’Angelo , e poi la vista di panorami bellissimi: salendo ad est il Subasio, monte Bagnolo e le campagna che degradano verso il Tevere; ad ovest , le colline dei “lignatici”di Monte Malbe, la Trinità , e la strada dei Conservoni dell’acquedotto di Monte Pacciano, che portava l’acqua fino alla fontana MAGGIORE .
Ebbene su questi declivi della campagna perugina, ma contigua al rione di Porta Sant’Angelo si è organizzata, soprattutto nell’ultimo secolo una comunità di perugini con forti connotazioni familiari,sociali, religiose ed economiche. Fausto Pelliccia ne ha intervistati nel suo libro “ Ponte d’Oddi com’era una volta “ ben 120, rappresentanti di altrettante famiglie che andavano a implementare una piccola area di paese, quella del crinale, ma una vasta area di campagna del circondario. E questi cittadini-contadini che al momento delle interviste, negli anni 2004 -2015 erano di età compresa fra i 60 e gli 80 anni ed oltre, raccontano aneddoti della loro vita; esperienze familiari, amicizie intraprese e poi consolidate; e quasi sempre l’evoluzione di simpatie amorose, concluse felicemente con un matrimonio e con una progressione di nascite a partire da quattro sei figli nel dopoguerra, fino ai due figli ad appena un lustro da ora, danno il chiaro segnale di come l’acquisito benessere, non fosse un segnale di incremento demografico, ma al contrario. Quasi a voler dimostrare che la maggiore consapevolezza della natalità, andava vissuta in un nucleo familiare sempre più contenuto. Ponte D’Oddi e dintorni , con i suoi fedeli “abitatori” faceva perno su una intensa vita sociale. Innanzi tutto la famiglia. Che fosse incentrata su una forma di conduzione a mezzadria , od a coltivazione diretta , sul podere e le sue risorse , la famiglia, o più famiglie ci campavano. Non solo, ma procuravano al padrone le sue spettanze e , se coltivatori diretti, riuscivano anche a mettere da parte qualche soldino per le generazioni future. La famiglia era benedetta da Dio, in una cerimonia di Matrimonio celebrato in chiesa. Ed il riferimento alla Chiesa di santa Caterina Vecchia è sempre ricorrente nelle testimonianze degli intervistati. Così pure le Comunioni , le Cresime dei figli ; le processioni, quella dell’Ottavario dopo Pasqua la più popolare, con le occasioni sociali di balli , canti, teatrini organizzati da una compagnia di attori che ancora oggi Fausto Pelliccia riesce a far rappresentare in esilaranti commedie in vernacolo. Dalle interviste emerge, dal dopoguerra fino all’ultima decade degli anni novanta l’evoluzione delle attività economiche. Prima esclusivamente agricole, di un’economia agricola mista, in cui la casa colonica ed il podere erano il nerbo di coltivazioni di grano, della coltura della vite e dell’olivo e dell’allevamento di avicoli e cunicoli. Erano la garanzia della sopravvivenza. E tutte le componenti della famiglia,fin dalla verde età di sette otto anni dovevano contribuire allo sviluppo del reddito del nucleo. Momenti “topici” dell’intrapresa contadina erano la mietitura e battitura del grano, la vendemmia e la raccolta e molitura dell’oliva. Tutte le testimonianze dei 120 intervistati, di età dai 65 agli 80 anni ed oltre ricordano con grande nostalgia quei momenti, non solo di fatica, ma anche di soddisfazioni nel toccare con mano il risultato di un lavoro che non conosceva pause o consentiva distrazioni. Accanto al lavoro dei campi, Ponte D’Oddi conosceva anche quello dell’indotto: i maniscalchi, le mercerie, il frantoio, il molino, il sarto, il barbiere, il bar “Sali & tabacchi”….E quello del tempo libero: il ballo ai saloni della Torre Sant’Angelo, il gioco delle bocce e del ruzzolone, il biliardo, le corse podistiche e in bicicletta. Tutte occasione a far nascere forti simpatie amorose ed amicizie durature. La religione , con la chiesa il prete- parroco, e la scuola con la maestra sono ricordi indelebili nei simpatici vecchietti , narratori della propria vita; e le fotografie che li rappresentano nel libro ne sono documento ineccepibile.
C’è una costante in tutte le interviste che Pelliccia è riuscito a raccogliere: il passaggio del fronte della seconda guerra mondiale. Nel giugno del 1944 le truppe tedesche emaciate e sfinite si ritiravano da Perugia, per riparare al nord nella Repubblica Sociale Italiana, ultimo baluardo del nazifascismo. I tedeschi erano tallonati dagli alleati: truppe inglesi e soldati indiani delle loro colonie. Per cui anche gli abitanti di Ponte D’Oddi e dintorni si ritrovarono in casa , ospiti imprevisti e non certo desiderati, questi soldati; dei quali ormai non era chiaro chi fosse l’alleato e chi il nemico. Per fortuna dagli episodi raccontati, non sembra che vi furono soverchierie eclatanti. Semmai conseguenze di sparatorie e cannoneggiamenti , con danni materiali, anche importanti alle case di Ponte D’Oddi.
Col passare degli anni dai racconti dei testimoni si rileva l’evoluzione dei costumi e della società. Il reddito familiare non deriva più soltanto dall’attività agricola del podere, ma da occasioni di lavoro che le industrie nate e cresciute nel dopoguerra offrivano: Saffa Fiammiferi, Perugina Cioccolato, Piccini Officine, Spagnoli , Sicel, Telefoni di Stato e poi Telekom,Enti locali …Ed ancora , la motorizzazione , non solo di linea: rimarrà famoso il Postale della Canestrelli, ma privata con motori e motorette, Vespa e Lambretta; ed ancora le quattro ruote, la Cinquecento e la Seicento Fiat in particolare. Nella memoria di quest’appendice del Borgo di Porta San’Angelo rimane nitida la poetica di questa campagna perugina , con l’intercalare delle stagioni, il freddo dell’inverno nelle veglie intorno al focolare, o della tiepidezza del “prete” con lo scaldino nel letto; il caldo soffocante delle mietiture e battiture nell’aia, fra un bicchiere di “trubbianello” e l’altro a dissetare gli astanti, tutti organizzati in una mastodontica linea di produzione: gregne, barcone, tramoggia, finalizzate a produrre grano in sacchi, pula per la stalla, e fieno a formare il pagliaio per l’alimentazione dello strumento fondamentale per lavorare la terra: un paio di “bovi” che trainano il vomero o altri strumenti di lavoro.
Ecco in sintesi il bel libro di Fausto Pelliccia che consiglio di leggere agli amici di FB. Nelle foto: la copertina del libro; una delle foto più significative e simpatiche dei giovani abitatori di Ponte D’Oddi degli anni ’60.

Copertina I due forchini Bisello dal libro di Pelliccia

Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri …..

Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri , dopo la pubblicazione dell’ultimo decreto sul rilancio dell’economia ha iniziato il giro delle “sette chiese” massmediatiche: Rai, Mediaset, La7. La musica e lo spartito sono i soliti. Si raccolgono le proteste delle varie categorie produttive della comunità nazionale. E si stigmatizzano i ritardi delle erogazioni ai beneficiari. La burosaurocrazia imperversa. Il quadro è chiaro. Non c’è una categoria che non abbia ricevuto o stia per ricevere “cassa integrazione guadagni”, contributo forfettario una tantum, azzeramento o riduzione e/o rimodulazione di imposte o tasse, mutui a tasso agevolato e garantiti dallo Stato, ristori vari e articolati per le varie poste contabili del conto economico aziendale.
Non sara facile recuperare lo standard di vita cui siamo abituati, senza sacrifici rilevanti.
E veniamo al fenomeno della crisi come si presenta nell’acropoli perugina. In prima linea le vittime più colpite sono quelle della ristorazione: dei fast food nati come funghi negli ultimi anni. L’iniziativa privata va dove l’imprenditore stima che ci sia una domanda, adeguata per il proprio business. Egli calcola il rischio di impresa, che emerge nella competizione, i “costi di costruzione” del suo investimento patrimoniale e piano di ammortamento per recuperarli, almeno in cinque anni di attività, possibilmente a regime dopo i primi due anni di esercizio. L’acropoli perugina, in seguito ai successi di festival e sagre di grande richiamo di gente del fine settimana, è stata percepita dagli imprenditori del fast food come un mercato di buona ricezione della propria offerta. Ma è evidente che come viene meno tale afflusso di acme congiunturale festivaliero, cade tutta l’impalcatura del piano di marketing che l’imprenditore si era costruito.
L’errore delle giunte comunali degli ultimi decenni è stato quello di aver illuso le prospettive di intrapresa dei soggetti sopradetti, con una politica di agevolazione all’incontro dell’ offerta del fast food, verso la domanda del “mordi e fuggi”. In tal modo è venuta meno una prospettiva di consolidamento di categorie di abitatori residenziali, in un ambito di comunità integrata di offerta artigiana, di attività commerciali, legate anche al tessile abbigliamento, con la maglieria, della quale Perugia è un distretto propulsivo. La ristorazione avrebbe avuto “ristoro” da una domanda legata anche al turismo alberghiero ed extra alberghiero, collegato anche ai festival , progettati e organizzati secondo un palinsesto non vincolato al massivo flusso del “mordi e fuggi”. Avremmo avuto dunque una ripartizione del rischio, a fronte del quale, una pandemia di tal fatta, non avrebbe provocato la desertificazione di queste “lande paesistiche cittadine” perché almeno un 10.000 residenti, avendo recuperato gli antichi “loci”medievali , opportunamente e creativamente riadattati alle esigenze della domotica, ne avrebbero garantito la sopravvivenza.
Ammesso che si voglia ritornare, pedissequamente, ai vecchi schemi dei flussi dei passeggeri festivalieri e degli attavolamenti estivi e della soddisfazione degli incontenibili bisogni del mordi e fuggi, ci vorranno almeno due anni per recuperare lo standard “ante quo”.
Mi domando allora se non valga la pena impostare un progetto di riconversione di tali attività, verso l’artigianato del tessile abbigliamento o di altri comparti del sistema moda, nel quale Perugia ha dimostrato più di una volta di avere le giuste potenzialità.

Un commento al libro di Luca Ferrucci: “: “Covid 19 tra emergenza sanitaria ed emergenza economica. Riflessioni dal mondo delle scienze sociali.”

Ho letto con molto interesse il libro dal titolo  a cura del prof. Luca Ferrucci. Edizioni Morlacchi. Un testo non sicuramente per un’audience di larga diffusione ed estesa stratificazione, intellettuale e sociale, sebbene elitaria; e sicuramente essenziale per chi voglia capire le conseguenze di questa pandemia, sul comportamento degli individui, con le ripercussioni sul sistema delle loro aggregazioni, secondo le categorie sociali, le sapienze della politica e gli interessi dell’ economia. Un testo che avrebbe contribuito a completare gli input conoscitivi della brillante tesi di laurea di Lorella Pesaresi: “L’Economia Circolare:principi teorici e prassi a livello locale nella gestione integrata dei rifiuti a Perugia” che di conserva ho avuto il piacere di leggere.
Gli effetti del “covid 19”, peraltro ancora in “corso d’opera”, sono stati misurati sotto diversi profili, ognuno dei quali si identifica con le peculiarità accademiche dell’esperto “convocato” da Ferrucci a dire la sua sulla pandemia. Per cui l’emergenza sanitaria ha posto problemi di limitazione del diritto individuale alla libertà, con riverberi sull’etica di governo ed i suoi limiti impositivisulle contraddizioni costituzionali. Infatti se da un lato si invocano i diritti individuali, dall’altra si richiamano le responsabilità per la salute dei cittadini. Il tutto analizzato da esperti di diritto privato, diritto pubblico, di misuratori dell’ efficacia della governance, circa i provvedimenti presi e da prendere in materia. Un dilemma che ancora oggi si dibatte fra i cosiddetti negazionisti e coloro che rivendicano l’efficacia e le legittimità del “lock down”, in primo luogo. Ed allora il dibattito si allarga a coinvolgere i vari gradi dell’amministrazione dello Stato e le sue evidenti discrasie e incoerenze di grado geografico e di merito funzionale. Ma una cosa è certa. Se la pandemia in atto si deve assimilare ad una guerra e per di più verso un nemico di diabolica presenza “carsica”, magari di untori “asintomatici”, con improvvise manifestazioni di focolai pandemici, che nascono e vanno tamponati di continuo, è certo che il negazionista andrebbe identificato come un sabotatore, al soldo del nemico, e il Governo dello Stato unico gestore e responsabile dello stato dell’andamento dello sforzo per combattere il nemico comune. Il libro poi elabora i dati statistici significativi della pandemia, per regione, per classe sociale , per incidenza sui settori dell’economia. Non solo. Svolge riscontri di natura sanitaria, sia strutturale “ex ante” , sia di efficacia strumentale , attualmente in corso, delle cure e di ricerca dei farmaci e vaccini. Poi viene svolto un excursus dell’andamento dei fondamentali dell’economia, nei vari aggregati di soggetti della finanza, dell’ economia reale, e soprattutto delle prospettive dell’economia verde, ovvero quell’economia circolare che fa profitti e nel contempo previene i rischi dell’inquinamento globale. Ed in tale ottica, la tesi della giovane laureanda e quelle degli emeriti Proff. coincidono. Eppure, “giunto in fin della licenza io tocco”parafrasando il famoso duellare di Cyrano de Bergerac; ed allora mi domando, quali siano state le cause di questa pandemia. Puntuale come un orologio svizzero rispondono i proff. F. Rizzi, G Buzzao, come da estratto del libro che riporto nella foto in allegato. In sostanza è l’uomo, con le sue attività economiche intensive , avulse dal rispetto dei naturali vincoli ambientali , ad aver manipolato gli equilibri della natura e fatto sortire “il mostro invisibile” delle pandemie. Ed allora il tocco finale di tutto il processo anti “covid 19” è a favore della “green economy”, con un “j’accuse” al progresso del XX secolo dell’economia lineare.

SCHEMA DI PROGETTO “TRAIN DE VIE” (Treno della vita)

 

SCHEMA DI PROGETTO “TRAIN DE VIE” (Treno della vita)

 

Premessa  e scenario di riferimento

 

Vi sono tre focus che si pongono all’attenzione di chi ha interesse, in Umbria,  a sviluppare innovazione di impresa, prospettare nuove opportunità di mercato di prodotti  autoctoni e beneficiare di economie e risparmi energetici.

In una visione di green economy , infatti, tale da coniugare consumi dell’agribusiness con l’ offerta dell’agriturismo ed enfatizzare la qualità della vita con la  valorizzazione di risorse della logistica , le esigenze/opportunità che emergono per un qualsiasi soggetto, sensibile  alla fruizione delle valenze storico-culturali  di area geografica ed antropologica  della Alta e Media Valle del Tevere, si articolano in tre focus  funzionalmente vincolati e ideologicamente identificati con il percorso umbro del fiume Tevere, in assioma logistico con quello della FCU (Ferrovia Centrale Umbra) ad esso parallelo.

Comunque occorre partire da una premessa ecologica: la bonifica del Tevere oggi, purtroppo, fortemente inquinato. E da tale premessa si potrà cogliere la sinergia turistico-culturale e di prospettiva  socio-economica che emerge da un confronto strategico  dei due percorsi , fluviale e ferroviario, alla base del progetto che andiamo ad illustrare.

I tre focus

 

  • 1°- Focus  di sistema : rendere produttiva, sinergica e trainante la F.C.U. (Ferrovia Centrale Umbra), ovvero una  infrastruttura strategica e baricentrica  per la valorizzazione di  fenomeni emergenti nell’area della Valle del Tevere.
  • 2°- Focus di settore :sviluppare l’agricoltura ortofrutticola di prossimità ed i suoi potenziali fenomeni marketing oriented di filiera corta  nell’area dell’Alta e Media Valle del Tevere.
  • 3°- focus di area : sviluppare nella area della Valle del Tevere  il sistema dell’agriturismo intermodale ed ecologico  : ferro-gomma-bici.

1° : FOCUS DI SISTEMA

Lo scenario  di sistema comporta la riorganizzazione della rete infrastrutturale FCU come risorsa per la rimessa in valore del sistema territoriale, ad essa baricentrico,  con il suo patrimonio ambientale, storico-paesistico e culturale, nonché l’accessibilità a questo sistema da quelli contermini e viceversa.

Vanno  individuati alcuni assi di sviluppo strategici :

  • la promozione di un “distretto rurale agroambientale” multifunzionale: agricoltura e allevamento di qualità, filiere agroalimentari, agriturismo e turismo ambientale ed escursionistico, valorizzazione ambientale e paesistica;
  • la qualificazione ambientale e territoriale delle aree produttive, in funzione della riqualificazione del sistema fluviale.
  • la promozione di attività artigianali tipiche;
  • il ripopolamento rurale, la dotazione di servizi e la valorizzazione economica delle aree contermini collinari e montane;
  • la valorizzazione delle aree protette e del sistema ambientale in generale,come elemento portante della sostenibilità del territorio e risorsa delle nuove economie agrituristiche;
  • la promozione di servizi culturali, informativi e tecnici, a supporto degli assi di sviluppo sopra indicati.

Questi assi strategici su cui si può fondare l’economia futura e la qualità dell’abitare e del fruire dei servizi-risorse, possono rappresentare le scelte operative di piano nel progetto di promozione del territorio e degli indirizzi normativi.

2° FOCUS DI SETTORE: sviluppare l’agricoltura ortofrutticola di prossimità nell’area dell’Alta e Media Valle del Tevere ed i suoi potenziali fenomeni  marketing oriented di filiera corta  .

 

L’ Idea Business

 

Nasce dall’osservazione di due fenomeni e dalla sintesi dei loro epiloghi fra loro interdipendenti.

Primo fenomeno: la presente crisi economica e la crescente consapevolezza di corretti comportamenti alimentari,  si riverbera sensibilmente sulla propensione di acquisto e di consumo agroalimentare della popolazione, secondo due parametri fondamentali : il rapporto prezzo/qualità e la valenza nutrizionale – organolettica del prodotto.

Secondo fenomeno: l’offerta di prodotti orto-frutticoli delle nostre campagne trova difficoltà a proporsi sul mercato, per volumi di vendita al dettaglio significativi e per prezzi al consumo , al netto di zavorra di intermediazioni, a volte anche “di posizione”. E’ sempre molto difficile che l’agricoltore possa superare gli ostacoli logistici e la sua ritrosia a imporsi commercialmente con la “filiera corta” ed a competere con l’offerta della Grande Distribuzione, per posizionare la propria offerta sui “mercati di prossimità”.  C’è dunque una discrasia, economico-funzionale, fra offerta e domanda ,nella realizzazione di un marketing a “filiera corta” dei prodotti alimentari deperibili.

L’obiettivo del progetto “Train de vie” è quello di superare  tale discrasia, con un sistema organizzativo integrato fra offerta e domanda di prodotti alimentari deperibili e garantiti nella loro tracciabilità.

 

Il Marchio “Train de vie”

La metafora nasce dal film “Train de vie” (Il treno della vita).Uno shtetl, un piccolo villaggio ebreo nell’Europa dell’Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare? Il matto ha un’idea: raccogliere il denaro sufficiente per mettere insieme un treno, travestirsi da nazisti e da deportati e tentare così di passare le linee. L’impresa ha inizio tra consensi e dissensi (nasce persino un’agguerrita cellula comunista). Si beffano i nazisti, si disorientano i partigiani, ci si incontra (sul piano umano) e ci si scontra (su quello musicale) con gli zingari. Finché si giunge in una terra di nessuno. Ma sarà proprio così? Romeno ebreo, il regista Mihaileanu gira un film che non ha dietro le spalle la spinta della Miramax, ma che ben più di La vita è bella meriterebbe l’Oscar. Perché è girato con mano sicura, perché mescola ironia e profonda conoscenza della cultura ebraica, perché ha una musica travolgente, perché ha una prima e una seconda parte che non formano due film ma un tutt’uno.

 

Il progetto agroalimentare “Train de vie”

Fuor di metafora, il nostro “Train de vie” si può identificare con il treno della Centrale Umbra che, nel suo percorso da Sansepolcro a Terni  , attraversa l’Alta, la Media e parte della Bassa Valle del Tevere con un incredibile potenziale di “assorbimento” e difusione delle sue espressioni culturali e delle istanze socio-economiche.

Il suo percorso è mediano, lungo grandi distese di campi  fertili, con notevoli risorse irrigue, con vocazioni, attuali ma soprattutto potenziali verso i prodotti orticoli e frutticoli e verso specificità e tipicità locali , emergenti e/o da recuperare , magari in specialità della tradizione contadina, verso una fruizione dello “slow food” .

 

Le sue stazioni intermedie, da Sansepolcro in poi (vedi allegato),  soprattutto quelle dei ponti (Ponte Pattoli, Villa Pitignano, Ponte Felcino, Ponte Valleceppi, Ponte san Giovanni) tanto per citare quelle dell’hinterland perugino, ma senza tralasciare quelle dell’hinterland di Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide, sono preziose potenziali piattaforme-scalo merci, oggi desuete, per organizzare sia l’approvvigionamento di tutti quei prodotti alimentari ortofrutticoli (funzione dell’offerta) della piana tiberina  sia per l’allestimento e la presentazione degli stessi, verso la domanda ,opportunamente esposti sul banco di vendita dello scalo merci della stazione di destino (stazione della domanda commerciale).

 

Tale assetto strutturale della Mediterranea Centrale Umbra consente di rimuovere un vincolo di fondo alla realizzazione della filiera corta : il vincolo della logistica, sia dal profilo dell’offerta (produzione: gamma prodotti degli agricoltori della Valle del Tevere; piattaforma-raccolta prodotti ortofrutticoli; )  sia dal profilo della domanda ( presentazione dei prodotti; gestione della vendita e del marketing; garanzia dello standard qualitativo- organolettico dei prodotti; packaging per una vendita “porzionata”). E pertanto tutte le funzioni  sopradette sarebbero programmate e gestite direttamente dai produttori agricoli.

 

Elementi di plus innovativi 

 

Il progetto rappresenta alcuni notevoli spunti di coerenza e di interpretazione con i più significativi  parametri del recente bando del MIUR sulle “Smart cities & commodities “ al quale potrebbe attingere per impostazione di valenze tecnologiche in materia di :

 

  • “TRASPORTI E MOBILITÀ TERRESTRE: promuovere, nell’ambito della mobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni ICT innovative finalizzate a migliorare l’interoperabilità dei sistemi informativi logistici marittimi o tra i sistemi di infomobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, anche in attuazione delle disposizioni della normativa comunitaria vigente in materia.”
  • “LOGISTICA LAST-MILE: promuovere nuovi modelli nel settore della logistica in chiave eco-sostenibile anche attraverso lo sviluppo di sistemi e tecnologie in grado di innalzare l’efficienza nella gestione dei circuiti di distribuzione dei beni.”

 

Secondo tali parametri, le fasi di  commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, attinenti la logistica, sarebbero semplificate, con notevoli economie di risparmio, dall’utilizzo dell’asse ferroviario FCU , con i suoi effetti dinamici di mobilità  nell’avvicinamento della offerta alla domanda  e con  gli spazi degli scali merci delle stazioni di partenza sia per l’approvvigionamento dei prodotti in fase di allestimento sia per la presentazione e la vendita nei mercati di ortofrutta organizzati negli scali merci  di arrivo.

 

Diagramma di flusso per la commercializzazione di prodotti deperibili

 

Nella fase originaria del progetto il marketing dell’ortofrutta sarà vissuto secondo il format tradizionale, ormai noto e consolidato dell’ortolano al mercato del giovedì, ad esempio  (Perugia -Pian di Massiano , Ponte San Giovanni, Ponte Felcino) o del sabato.

La variazione organizzativa  rispetto a tale format è la seguente:

 

  • I produttori ortofrutticoli che gravitano in modo baricentrico intorno ad una delle stazioni dell’offerta, piattaforma del ricevimento merce deperibile (ne elenchiamo alcune: Palazzaccia, Solfagnano, Resina, Ponte Pattoli, Ramazzano, Ponte Valleceppi, etc.) , non devono preoccuparsi di organizzare il banco di vendita al mercato al dettaglio, né rinunciare al valore aggiunto incorporato nella vendita al dettaglio tramite intermediario; infatti le stazioni dell’offerta sono raggiungibili con il trattore ed il rimorchio che traina la merce fino allo scalo merci e direttamente la colloca sul vagone-punto vendita mobile verso la piattaforma della domanda .
  • La piattaforma della domanda si localizza in una delle stazioni mercato di destinazione, di vasto bacino di acquirenti-consumatori, dove lo scalo merci ha un grande spazio-mercato  per l’accoglienza dei clienti ed il parcheggio delle loro auto. Possiamo pensare alla Stazione di Sant’Anna (Perugia) a quella di Ponte San Giovanni ed a quella di Fontivegge o a quella di una delle stazioni baricentriche per la domanda  dell’hinterland San Sepolcro-Città di Castello-Umbertide.
  • Il vagone punto vendita mobile a fine mercato rientra alla stazione di partenza per riportare i resi merce ed essere nuovamente riempito il giorno dopo di altre vettovaglie.

In sintesi, si tratta di organizzare un sistema di tentata vendita dove il furgone per il trasporto dei prodotti deperibili  è sostituito dal vagone ferroviario, il punto vendita è il vagone ferroviario medesimo, l’operatore della vendita è un diretto incaricato dei produttori agricoli e il mercato è la piattaforma delle stazioni, ad alto bacino di acuirenti consumatori,  attrezzate con scalo merci .

 

Caratteristiche del rapporto commerciale e delle responsabilità connesse

 

Possiamo dunque pensare ad una sorta di tentata vendita: il vagone si carica di ortofrutticoli, lungo gli scali merci delle “stazioni dell’offerta”  , pesati per tipologia e fornitore-produttore agricolo al momento del carico, e il conteggio della scheda contabile, dare/avere,  di ogni fornitore  viene aggiornato al rientro della giornata.

Il responsabile della attività di tentata vendita può essere un solo soggetto, identificato dai produttori-fornitori al loro interno o anche secondo altri criteri. Essenziale è che ogni produttore sia rendicontato di quanto consegna la mattina e quanto riceve la sera (merce consegnata – resi merce =  ricavo).

Se i produttori sono numerosi, si potranno anche organizzare più vagoni – punto di vendita, e magari ognuno con specialità diverse ed un proprio marchio. La merce viene esposta e venduta nel mercato della stazione della domanda, da identificare con un’apposita ricerca con la tecnica delle “aree gravitazionali”.

 

Fasi del progetto

 

Il progetto si può articolare in un’evoluzione di trasformazione commerciale e progressiva formazione di valore aggiunto.

1a Fase: commercializzazione “tal quale” dell’ortofrutta.

2° Fase : lavorazione dell’ortofrutta per prodotti della 4° gamma (ortaggi/frutta freschi lavorati e confezionati) .

3° fase  : linee di surgelazione per prodotti tipici umbri (riconversione da rapi del lago a rapi del Tevere, ad esempio se compatibile con l’ambiente).

 

Studio di fattibilità

 

La presente idea progetto va verificata, di intesa con la MCU,  in uno studio di fattibilità nel quale andrà misurata la domanda attuale del mercato, nella sua composizione merceologica ed economica, e le attese verso una nuova proposta di marketing,  relativa agli acquirenti-consumatori perugini, che gravitano nell’area centro storico (stazione Santa’Anna)  e periferia (Stazione Fontivegge) e hinterland (Stazione Ponte San Giovanni). Medesima considerazione va fatta  verso il mercato dell’area Sansepolcro-Città di castello-Umbertide.

Occorre in pari grado verificare se gli aspetti della logistica (vagone punto di vendita; piattaforma dell’offerta; piattaforma della domanda) sono sufficientemente predisposti nelle strutture esistenti della MCU, alle esigenze progettuali ,  almeno nella prima fase del progetto; ed ovviamente il consenso della MCU e la sua partecipazione al progetto.

Inoltre occorre quantificare qualità e quantità dell’offerta , attuale e potenziale, dei produttori agricoli che gravitano sulle stazioni-piattaforme dell’offerta, in modo di “tararla” ai perimetri e dimensioni della domanda.

Ovviamente lo stesso studio si può commisurare ad altre aree gravitazionali nei rapporti offerta (colture ortofrutta tiberina) domanda ( aggregazioni mercatistiche della domanda (Sansepolcro-Arezzo; Città di Castello-Umbertide; Terni).

Prevediamo anche l’elaborazione di un piano architettonico (sistemazione di esterni)  per l’area della domanda (Stazione di Sant’Anna e Fontivegge) e di strumenti di carico e scarico per l’area dell’offerta (Stazioni di raccolta dei prodotti).

 

Business Plan e compagine sociale della nuova impresa

 

Il bilancio quinquennale della nuova iniziativa  dovrà tener conto delle seguenti schede:

  • Stato patrimoniale relativo all’investimento ed alla sua copertura finanziaria ( incentivo a fondo perduto; capitale proprio; mutuo a tasso agevolato) .
  • Conto economico, elaborato secondo un piano di marketing, con una previsione di clienti acquisiti, loro fidelizzazione e volume di vendita per un fatturato che riesca a coprire le spese ed i costi di struttura e di gestione corrente. Il punto di pareggio viene superato dopo sei mesi di vendite.
  • Flusso di cassa che tenga conto degli interessi passivi e della redimibilità del mutuo in conto capitale entro un anno dall’inizio di attività

La compagine sociale sarà costituita  da giovani coltivatori in cerca di nuove esperienze imprenditoriali nell’agribusiness.

 

 

3°- FOCUS DI AREA : sviluppare nella suddetta area  il sistema dell’agriturismo intermodale: ferro-gomma-bici.

 

Questa fase del progetto “Train de vie” si può assumere dopo che la funzionalità dello strumento “treno”, come veicolo per la commercializzazione di prodotti deperibili, come sono appunto quelli dell’ortofrutta delle campagne tiberine, abbia  raggiunto un obiettivo di successo.

A quel punto si possono mettere in rete funzionale anche le altre risorse di area, come gli agroturismi e i centri di interesse paesistico-culturali (abazie, ville , borghi, …) sparsi per le pittoresche campagne collinari, contigue alla valle tiberina, la cui proposta commerciale può essere fruita anche con una logistica intermodale che , facendo perno sul servizio della FCU, possa innescare un fenomeno ad esempio di “car sharing” , a mo di navetta che collega stazioni della FCU con destinazioni dei più significativi terminali di agriturismi nell’ambito di  percorsi di interesse storico-culturale. Il tutto compreso in una carta di servizi che consenta l’accesso al mercato ortofrutticolo, la fruizione di un menù di particolare interesse “agrituristico” e una completa visita guidata ai beni storico paesistici della zona. Il tutto senza che il turista-acquirente-consumatore debba minimamente preoccuparsi di organizzare mezzi e finalizzare programmi per una o più giornate di acquisti, ristorazione tipica, visite culturali, attività sportivo-motorie e percorsi di salutare attività fisica. Da cui viene naturale il riferimento al marchio “Train de vie” della FCU.

 

4° DIAGRAMMA DI FLUSSO  DEL PROGETTO

 

Il diagramma di flusso che segue analizza i tre focus,  per funzioni operative e ne evidenzia le  interrelazioni nello sviluppo sistemico  che legano il focus di sistema delle risorse della Valle Tiberina  (Alta e Media in particolare) con  il focus di settore e quello di area.

Riteniamo che il progetto, per avere prospettive di successo, debba partire dalla fase di  fattibilità esecutiva più semplice e concreta, nella sua realizzazione, e soprattutto nel rapporto di auditing : progetto/esecuzione/risultati del business plan che potrà essere realizzato. Perciò abbiamo già elaborato, nella fase del 2° focus di settore, l’itinerario di una start up imprenditoriale per il marketing dell’ortofrutta di prossimità , secondo uno schema innovativo di “tentata vendita per ferrovia”.

 

 

 

 

 

Perugia, 27 dicembre 2012

 

Dr. Rino Fruttini
Amministratore Unico

PROMOVER S.R.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allegato al progetto “Train de vie”

Storia della MCU

Tratta Inaugurazione[2]
UmbertideCittà di Castello 5 aprile 1886[3]
Terni–Umbertide 12 luglio 1915
Perugia Sant’Anna–Perugia Ponte San Giovanni 19 febbraio 1920

Caratteristiche e percorso

La linea fece constatare subito la sua grande utilità; il traffico si sviluppò sensibilmente fin dall’inizio anche per l’interesse presentato dal punto di vista turistico. All’inizio collegava Terni ad Umbertide, importante stazione sulla Ferrovia dell’Appennino Centrale, a scartamento ridotto (entrata in servizio nel 1886), che collegava Arezzo (Toscana) a Fossato di Vico. A seguito della chiusura di quest’ultima (avvenuta in seguito agli eventi bellici dell’ultima guerra) nel 1956 la FCU fu prolungata da Umbertide a Sansepolcro riutilizzando in parte il tracciato della linea dismessa.

La Ferrovia Centrale Umbra nasce a Terni, stazione della linea RFI RomaAncona e capolinea della trasversale TerniL’AquilaSulmona; lasciata la città sale verso le colline e dopo un succedersi di gallerie e di viadotti giunge alle stazioni di Sangemini e di Acquasparta. La linea, attraversate le zone boschive di Massa Martana e Rosceto, segue la valle del Naia raggiungendo Todi. Da Todi la linea corre sulla riva sinistra del Tevere e, scavalcando il fiume con un ponte in ferro a due travate, passa sotto Monte Castello di Vibio, prosegue per Fratta Todina, Marsciano, Deruta, San Martino in Campo e Ponte S. Giovanni, nodo ferroviario sulla linea RFI FolignoTerontola. Da questa stazione si dirama il tronco, caratterizzato da una forte ascesa che in alcuni tratti raggiunge il 60 per mille, per il centro della città di Perugia (stazione di Sant’Anna).

Le progressive chilometriche originano da Umbertide, sede di deposito e officina, in direzione sud; anche sulla tratta Umbertide-Sansepolcro, aperta successivamente, le progressive hanno origine ad Umbertide (in direzione nord).

La velocità massima raggiungibile sulla linea è di 90 km/h, benché le automotrici ALn.776 possano raggiungere i 150 km/h (peraltro questa potenzialità consente loro di poter essere impiegate sulla Direttissima Roma-Firenze, in particolare nella tratta Orte-Settebagni).

Le potenzialità della Ferrovia Centrale Umbra

La Ferrovia Centrale Umbra costituisce il collegamento da Terni, attraverso la valle del Tevere, con Perugia e Sansepolcro, in provincia di Arezzo; assolve ad una funzione regionale, collegando il capoluogo, Perugia, con Terni e altri centri, come Città di Castello, Umbertide e Todi.

Non esiste invece sbocco verso nord, mentre fino alla II guerra mondiale era costituito dalla Ferrovia Appennino Centrale la quale scavalcava la sella di Anghiari mettendo in relazione diretta Umbertide con Arezzo. Peraltro, un collegamento verso la Romagna era stato immaginato ancora prima della realizzazione della linea per Arezzo: l’ingegnere perugino Coriolano Monti aveva proposto la realizzazione della ferrovia Adriatico-Tiberina (talvolta detta Adriaco-Tiberina) che avrebbe messo in comunicazione Venezia con Roma passando per Cesena e Perugia (in sostanza attraversando lo spartiacque appenninico nel punto in cui, un secolo dopo, lo ha fatto il corridoio stradale europeo E45).

Servizi urbani

Perugia

A Perugia è attivo un servizio ferroviario metropolitano lungo la diramazione Ponte San GiovanniSant’Anna. Il servizio metropolitano è improprio poiché non prevede l’orario cadenzato (anche se le corse sono abbastanza frequenti con corse ogni 15/30 minuti) e la linea non è numerata. È invece attiva l’integrazione tariffaria (UnicoPerugia).[4]

Terni

Per approfondire, vedi la voce Servizio ferroviario suburbano di Terni.

Allo stesso modo per la tratta urbana ternana, dalla stazione Dante fino alla piccola stazione di Cesi, è in atto la riconversione della linea per l’attivazione di in servizio ferroviario suburbano, con otto fermate urbane, l’intera elettrificazione ed il raddoppio dell’attuale singolo binario. Una volta ultimata, attraverserà la zona nord-est della città.

Percorso

Stazioni e fermate della tratta MCU San  Sepolcro-Terni
linea FAC per Arezzo † 1945
0 Sansepolcro
1 Trebbio
2 Dogana
5 San Giustino
9 Selci Lama
11 Cerbara
14 Città di Castello Zona Industriale
16 Città di Castello Fornace
17 Città di Castello
18 Baucca Garavelle
fiume Tevere
24 San Secondo
26 Canoscio Fabbrecce
28 Trestina
30 Ranchi
33 Montecastelli Ponte Tevere
34 Montecastelli
36 Niccone
fiume Tevere
40 Umbertide
43 Montecorona
linea FAC per Fossato di Vico † 1945
47 Pierantonio
49 Palazzaccia C.C.
52 Solfagnano-Parlesca
54 San Bartolomeo-Resina
57 Ponte Pattoli C.B.
60 Ramazzano
fiume Tevere
61 Villa Pitignano
64 Ponte Felcino
66 Pretola
67 Ponte Valleceppi
linea RFI per Foligno
69 Perugia Ponte San Giovanni (RFI)
linee FCU per Perugia Sant’Anna e RFI per Foligno
76 Balanzano
81 San Martino in Campo
84 Deruta
87 Fanciullata
90 Papiano
94 Cerqueto
97 Marsciano
Casello km 56
104 Fratta Todina-Monte Castello di Vibio
fiume Tevere
108 Ilci-Pian dei Mori
110 Pian di Porto
111 Todi Ponte Rio
114 Todi Ponte Naia
121 Collevalenza
124 San Faustino-Casigliano
127 Massa Martana
132 Acquasparta
136 Montecastrilli
140 Sangemini
146 Cesi
149 Terni Borgo Rivo
linee RFI per Roma e per L’Aquila
153 Terni
linea RFI per Ancona
Stazioni e fermate
0 Perugia Ponte San Giovanni (RFI)
2 Piscille
4 Perugia Pallotta
5 Perugia Sant’Anna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal commento di un articolo di Andrea Scaglia una strategia per l’artigianato artistico

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: mercoledì 16 gennaio 2019 12:23
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Dal commento di un articolo di Andrea Scaglia una strategia per l’artigianato artistico

 

Caro Vittorio,

leggo con interesse l’articolo di Andrea Scaglia “ I contadini del terzo millennio. Ormai zappare non basta più. Agricoltura in cerca di manager”

 

 

(Libero del 16 gennaio ’18) . La cosa più significativa è la conclusione con un commento di un addetto ai lavori: “Si, si,tutto giusto, tutto nuovo. Computer, manager. Però guarda te lo dico, quando si tratta di campagna qualcuno che metta  le mani nella merda ci vorrà sempre”. Analoga riflessione ho svolto qualche tempo fa in materia di artigianato, con una relazione tenuta al convegno a Perugia di Italia Nostra. Ti allego due documenti su tale argomento. Sono sicuro che qualcuno dei tuoi collaboratori esperti in materia di economia,  anziché accanirsi sempre sulla UE ed € , contrapponendo il  sostegno di un sovranismo fasullo, in competizione con la globalizzazione inevitabile, possa trovare spunti di riflessione, su strategie di un localismo nel contesto dell’e-commerce e del web.

Buona lettura.

Con affetto

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RINO FRUTTINI