La ferrovia FCU e il minimetrò

L’immagine che la ferrovia FCU si porta dietro nel tempo è quella di una linea trascurata, con carrozze lasciate alla mercé dei “graffittari”, con spese di ammodernamento (vedi sottopassi) poi rivelatesi inutili, stante la sospensione del servizio per lunghi anni. La FCU negli anni ’80 doveva essere nel tratto -Stazione di P.S.Giovanni/Sant’Anna- quella metropolitana leggera che avrebbe evitato i costi di investimento e di gestione del Minimetrò, tuttora insostenibili dall’amministrazione comunale, per svolgere un servizio eccezionale ad un bacino d’utenza eterogeneo e molto vasto. Con il parcheggio e la piattaforma merci di Collestrada e dintorni sarebbe stato un asset di logistica eccezionale per Perugia ed il suo Centro Storico, ad evitare le lunghe code che la mattina si formano nelle uscite stradali di Piscille, Prepo, San Faustino, Madonna Alta. Caro Leonelli, stante la sua figura di rilievo nella politica regionale, colgo l’occasione per sottolineare come tutta la problematica della logistica perugina, e regionale sia contraddittoria nella sua programmazione funzionale, commisurata con intelligenza ai bacini d’utenza e nella sostenibilità dei rapporti costi/benefici. Abbiamo voluto per un’esigenza di prestigio municipale un aeroporto (Sant’Egidio) , quando poi la sua gestione diviene reiteratamente insostenibile rispetto ad un modesto bacino d’utenza. Se penso che con il raddoppio della linea FS, almeno da Perugia fino a Foligno, l’aeroporto romano di Fiumicino si sarebbe potuto raggiungere in poco più di un’ora, permettendo così all’utente di imbarcarsi in voli per tutte le mete del mondo. Se penso all’utilizzo che questa linea, resa celere con tale raddoppio, avrebbe significato in tempi di percorrenza dimezzati rispetto agli attuali con l’uso appropriato intermodale auto/treno particolarmente auspicato dagli utenti pendolari, allora devo dedurre che ci sia stata una carenza di intelligenza nel legislatore locale. Ed a questo proposito La prego di leggere un mio “avant progetto”, del quale conosce la filosofia di fondo, che vado ad allegare in un messenger. A volte essere visionari con i piedi per terra può evitare le pericolose incongruenze della miopia/megalomania.

Mercatini e Mercato Coperto e ballo in piazza del Sopramuro, ora Piazza Matteotti

La politica della cosiddetta attrazione del C.S.(Centro Storico) di Perugia ha portato la Giunta Romizi ad una ipercreatività di iniziative. Tutte nell’alone immaginifico dell’evento, ovvero ” qualunque manifestazione o spettacolo che attiri il pubblico”. Ieri sera in Piazza Matteotti,da una postazione musicale ibrida (una voce solista e un accompagnamento da sintetizzatore di fondo registrato) sono iniziate le danze del giovedì di “Perugia is open”. Ed il contorno, costruito su tendopoli e banchi come la piazza lo fu da secoli, a finire negli anni 30, con la costruzione del Mercato Coperto; Podesta di Perugia e ideatore del complesso era a quel tempo il commendatore Giovanni Buitoni che di progetti da attuare e concludere se ne intendeva. Fu il fondatore della Perugina, Cioccolato & Confetture S.p.a. insieme alla grande donna manager Luisa Spagnoli. La terrazza del Mercato Coperto divenne “location” (vedi foto in bianco e nero), come si usa dire oggi di eventi memorabili. Poichè già dal periodo fascista, per finire al periodo comunista, entrambi favorevoli alla classe proletaria, seppure il primo con “libro e moschetto ” ed il secondo con “falce e martello “, la terrazza del Mercato Coperto fu galeotta per incontri di una gioventù che , parafrasando un inno diocesano era in gran parte “gioventù cattolica in cammino”. E non c’erano contraddizioni ideologiche percepibili. Non per nulla gli indici di fertilità della italica popolazione perugina erano alle stelle. Un po’ di amarcord, dunque per rappresentare a chi organizza questi , chiamiamoli pure impropriamente” eventi”, come nel dopoguerra ben altre fossero le adesioni e partecipazioni di “quella meglio gioventù”. E per chi ne volesse sapere di più rimando al mio libro “Quasi come Forrest Gump”. E qualora la libreria sotto casa non lo avesse disponibile, un cenno di FB al sottoscritto e farò avere all’interessato una copia in e-book.

Perugia is open, ovvero come si contribuisce al degrado di un’area protetta

Il presente articolo è stato inviato per e-mail ai “maggiorenti” del Comune di Perugia.

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: venerdì 15 giugno 2018 09:06
A: ‘d.wague@comune.perugia.it’; ‘presidenza@comune.perugia.it’; ‘gruppo.fi@comune.perugia.it’; ‘gruppo.pd@comune.perugia.it’; ‘gruppo.pgrinasce@comune.perugia.it’; ‘gruppo.romizisin@comune.perugia.it’; ‘gruppo.ncd@comune.perugia.it’; ‘gruppo.creapg@comune.perugia.it’; ‘gruppo.m5s@comune.perugia.it’; ‘gruppo.leganord@comune.perugia.it’; ‘gruppo.cer@comune.perugia.it’; ‘corr.umbria@corr.it’; ‘deposito@ilmessaggero.it’; ‘bibliotecasanmatteo@comune.perugia.it’; ‘n.mencarini@comune.perugia.it’; ‘biblio.villaurbani@comune.perugia.it’; ‘cronaca.perugia@lanazione.it’; ‘v.piro@comune.perugia.it’; ‘u.barellli@comune.perugia.it’; ‘cr.bertinelli@comune.perugia.it’; ‘g.calabrese@comune.perugia.it’; ‘c.calabrese@comune.perugia.it’; ‘c.casaioli@comune.perugia.it’; ‘e.cicchi@comune.perugia.it’; ‘m.fioroni@comune.perugia.it’; ‘e.prisco@comune.perugia.it’; ‘t.severini@comune.perugia.it’; ‘v.piro@comune.perugia.it’; ‘an.vitali@comune.perugia.it’; ‘N.Caponi@comune.perugia.it’
Oggetto: Perugia is open, ovvero come si contribuisce al degrado di un’area protetta

 

Caro Sindaco,  ti riporto un mio post dell’altro ieri all’annunzio dell’iniziativa “Perugia is open” appresa su FB da un servizio giornalistico.

 “Perugia is Open” è una delle tante manifestazioni dei commercianti ,la cui mission è quella di animare il C.S.(Centro storico) ovvero un’area di poco più grande di due campi di calcio , limitata da Piazza Grande, Piazza Piccola, Via Baglioni, Corso Vannucci, Giardini Carducci e Piazza Italia con eventi musicali che, riscontrati da me e da altri residenti  negli anni passati, sono di qualità canora e strumentale molto bassa. D’altra parte il budget è quello che è. Ed al solito si vuol fare le nozze con i funghi. La maggiore prestazione d’arte di questa serial killer musicale è quella dei decibel degli amplificatori elettronici, che superano sempre i vincoli che la determina del sindaco , in deroga all’art. 659 del CP (quiete pubblica e riposo delle persone), recita. Le varie performance (si fa per dire) vanno in onda , per la maggior parte dell’esibizione, con un sintetizzatore automatico, che scandisce le percussioni elettroniche ed evita di sostenere per quel lasso di tempo la tassa SIAE sui diritti d’autore. “Perugia is open”, dalle ore 18 alle ore 24, è una vera iattura per i residenti del Centro Storico che, ormai ridotti ad un infima rappresentanza di se stessi, non hanno più voce in capitolo. Ed a nulla perseguiscavarrà, di fronte a tale inquinamento acustico, autorizzato dal Sindaco Romizi, chiamare il Pronto Intervento dei Vigili Urbani, poiché loro ti diranno che non avendo alcun strumento per misurare i decibel del bel canto di questi complessi rock, non ci possono fare nulla. Né tanto meno l’ARPA la quale, come si dice “sta con i frati e zappa l’orto”. Ovvero non può contrastare la lobby dei commercianti ed i loro mallevadori della politica che sta distruggendo il Centro Storico . E per chi ne volesse sapere di più lo rimando al mio blog: rinofruttini.it. E’ l’ora di finirla con queste manfrine dell’attrattività, quando i borghi languiscono di residenti, di attività economiche delle botteghe , di cultura con migliaia di metri quadri di abitazioni e botteghe sfitte o addirittura abbandonate al degrado. Ho da tempo preparato un progetto di implementazioni innovativa di vecchie strutture con attività artigianali di una “smart city”che coniuga antico e moderno. Per chi volesse leggerlo, può mandarmi un messaggio al quale replicherò con il file del documento in PDF.”

Di tale documento te ne ho già mandato una copia, a te ed agli altri destinatari della presente. Della quale non ha avuto alcun cenno di ricezione e/o di approvazione/disapprovazione. Ma tant’é. Ormai questa città è destinata alla marginalizzazione del buon senso comune e dell’apprezzamento estetico e culturale. Né una manifestazione come quella “braccesca”può sopperire al senso di profondo degrado pervasivo dell’Acropoli e dei Borghi.

 

Con osservanza

Dr. Rino Fruttini

 

L’Aeroporto di Sant’Egidio ed i suoi voli a singhiozzo

Dopo la polemica sul Minimetrò circa il suo ruolo di efficienza ed efficacia in quanto mezzo ettometrico per il C.S. (centro storico) di Perugia ed i suoi standard costi/benefici , anche alternativi ad altre soluzioni meno onerose, ora ci si presenta quella dell’Aeroporto di Sant’Egidio. L’ultima compagnia che era stata “ingaggiata” per alcune tratte, la Cobrex, una compagnia rumena , ha deciso di non fare partire i voli per Bucarest e Barcellona. Troppo pochi erano i passeggeri; per cui era caduta ogni convenienza dell’offerta. Un altro caso eclatante sulla logistica perugina è stata la chiusura della linea ferrata Sansepolcro-Perugia-Terni della Centrale Umbra. Tutti questi casi di malgoverno nella programmazione di servizi di trasporto di merci e persone dimostrano l’incapacità di un’intera classe dirigente , sia essa di csx, come quella della Regione Umbria, sia di cdx, come quella del Comune di Perugia che fa pensare ad una “tara” direi atavica degli umbri verso il problema del loro isolamento geografico. E nel ricordare che solo pochi anni or sono, lungo la tratta ferrata Perugia-San Sepolcro vennero effettuati consistenti interventi per costruire sottopassi della strada camionabile, questa “tara” si aggrava ancora di più. Scale mobili; ferrovia Centrale Umbra; Aeroporto di Sant’Egidio sono tutte “perle di incompetenza e incapacità” di una classe dirigente che da 40 anni ad oggi non ha saputo (e non sa) programmare e progettare un quadro di trasporti onestamete compatibile con le esigenze dei cittadini. Solo un’osservazione sull’aeroporto. Invece di spendere soldi ed energie per un’aeroporto che non può avere futuro, stante un bacino d’utenza insussistente rispetto alla sostenibilità dei costi fissi del conto economico, non era meglio ottimizzare la linea ferroviaria, sinergica anche per i pendolari, Perugia-Roma-Fiumicino aeroporto ?. E con poco più di un’ora e un quarto si poteva giungere all’area di imbarco per qualsiasi aereoporto del mondo? Ma, ahimè, la megalomania elitaria di pochi maggiorenti, ci ha portato a questa situazione di tragicomica empasse nella tecnica dello scarica barile.

Vittorio Feltri teologo del Secondo Comandamento Cattolico

Caro Vittorio,

non sapevo delle tue approfondite conoscenze teologiche. Me ne hai dato prova ieri (mercoledì 13 giugno) leggendo il tuo fondo, in compartecipazione con Renato Farina. Col quale , per la verità non polemizzi come hai fatto giustamente con quel chierichetto di un Socci giorni or sono. A questo proposito ti dico subito che mi piacciono gli editoriali in “bench marking”. Scusa l’inglesismo, che a te non piace. Ma la tecnica da te intrapresa è tutta anglosassone. E vengo alla teologia. Concludi il tuo pezzo: “I cristiani dicono di amare il prossimo come se stessi, ma non più di se stessi. E se non ti ami abbastanza e ti fai soverchiare da ogni miserabile come puoi volergli bene ?”.

Ed i miserabili in questione, di cui tu parli, senza alcuna acrimonia o fobia, ma con rispetto della loro miserevole (appunto!) condizione, sono gli immigrati. Il fenomeno lo hai affrontato con intelligenza, di uno che sa di cosa parla. E te la prendi  con gli aborigeni (noi stessi, italiani) che non ci amiamo abbastanza, al punto da non capire che l’accoglienza strutturata, organizzata e gestita come da un decennio a questa parte è dannosa sia per noi stessi  che per gli immigrati. E pertanto non assolviamo verso di loro  al secondo comandamento cattolico. Poi il tuo ragionamento si sposta sulle O.N.G .che salvano i profughi e di fatto rappresentano avamposti della nuova paventata invasione africana; quasi una nemesi storica delle nostre guerre  e possessi coloniali  del ventennio fascista: Etiopia, Eritrea, Somalia, Libia.

Io mi limito ad osservare che l’Italia è una nazione di vecchi : sembra che gli over 70 anni, come te e me, siano in maggioranza a percepire pensioni, nel rincoglionimento più precario. Gli spazi, abitazioni, negozi, aree del demanio, etc. sono  un enorme loculo lasciato al degrado dell’abbandono patrimoniale. Le terre incolte superano di gran lunga il 20% della S.A.U. (Superficie Agricola Utilizzabile) . Da tempo immemorabile l’indice di natalità degli aborigeni è in tragico declino. La voglia di intrapresa delle nuove generazioni è ormai sancita e svilita da Grillo, con la sua teoria che l’economia si autoalimenta per partenogenesi. Per cui la gioventù si aspetta un reddito di cittadinanza per alimentare i consumi di prodotti realizzati secondo lo schema predetto. Ebbene, di fronte a tale scenario di apocalittica demenzialità autoreferenziale, ci si viene a proporre un Salvini che, con la sua efficienza massmediatica  pensa che solo incentivando i respingimenti e incentivando i rimpatri si risolva il problema.

Resta il fatto che l’economia italiana ha estremo bisogno di mano d’opera che sopperisca alla renitenza dei giovani aborigeni, detti anche “bamboccioni” verso l’offerta di posti di lavoro essenziali per la nostra sopravvivenza . Si tratta di filtrare gli arrivi di forza lavoro potenziale, da accogliere e formare. Tutto ciò che non corrisponde alla nostre esigenze va fermato all’origine , con tutti i mezzi disponibili. Inoltre si ritorni alla politica della cooperazione economica  con quelle nazioni africane che , in regime di democrazia, sappiano gestire gli aiuti dell’Europa. Con quelle nazioni in regime di dittatura, occorrerà  un’opera di politica della frusta e della carota. Trump c’è riuscito con Kim Jong.

Con affetto e stima

 

_____________

RINO FRUTTINI

 

L’ossimoro di quattro editorialisti della carta stampata

Caro Vittorio,

la lettura di “Libero” di ieri, domenica 10 giugno, ha stimolato questa mia lettera. E per “par condicio” la devo inviare, in copia, anche all’amico Marco Travaglio. La mia è una lettera estemporanea poiché coinvolge, come comprimario, anche il tuo collaboratore e/o editorialista Filippo Facci. Del quale, essendo fisionomista, ed osservando le espressioni televisive sue e della sua collega Milena Gabanelli, debbo dedurre che i due esimi “opinion leader” se non fratelli, siano  quanto meno cugini.

Dunque, Facci assomiglia alla Gabanelli. Che non c’entra niente con Libero di domenica, dove egli polemizza con Travaglio e lo accusa di parzialità e incoerenza. Sembrerebbe che  il giacobino Marco  ponga degli off limits nelle scelte  dei  suoi interlocutori, da parte delle emittenti televisive:  “ con questo si, che mi piace. Con Filippo  no perché è uno scassa cazzi”. E qui la prima parolaccia. Un modo per introdurre l’articolo , quasi un editoriale di Vittorio, in prima pagina, su ricchioni,  froci, o culattoni o finocchi. Epiteti a identificare un omosessuale, a seconda della geografia, nord-centro-sud  di provenienza della prosa giornalistica. Ma qual’ è il filo logico del mio ragionamento che collega i quattro personaggi in questione ? Esso parte da una curiosità, a confrontare il modo di fare giornalismo , ormai per tutti e quattro  della carta stampata, stante che la Gabanelli è divenuta anch’essa editorialista; ora del “Corriere della Sera” alle dipendenze di Cairo, editore de La 7, un’emittente con palinsesti di politica attiva, quasi di compresenza parlamentare. E vengo a te, caro Vittorio. Con l’articolo sui ricchioni, la tua concione orobica  di costume  è costruita troppo bene , nonostante alcune contraddizioni filo/fobo omosessuali, per non avvalorare inconsapevolmente  il pericolo di una società che invecchia, che si contrae in  un indice di denatalità, frutto della cultura divorzista, abortista , ricchiona, che contesta la famiglia tradizionale, mentre enfatizza “l’utero in affitto”.

E su questa linea pseudo laica e relativista , caro Vittorio vi vedo tutti quattro allineati e coperti. D’altra parte il cambiamento grilloleghista  della linea politica degli italiani,  scaturito dalle ultime elezioni, porta all’ossimoro non solo delle convergenze parallele, secondo lo schema ideologico “marciare uniti , per colpire divisi”; per cui anche l’inciucio laico, anticlericale dei vostri  editoriali avrà un senso per l’arricchimento della nostra democrazia “ricchiona”.

 

_____________

RINO FRUTTINI

allegati train de vie 2 Foto Facci Gabanellli

Un parere sulla governance in economia dei primi 100 giorni del governo Conte

Caro Vittorio,

ieri mi sono dovuto confrontare con un esponente della politica economica Dem che sul Governo  Conte argomentava come segue.

 “Il Contratto di Governo prevede “..2 aliquote fisse per persone fisiche, partite Iva, Imprese e famiglie…”. cioè il 15 ed il 20 per cento.
Attualmente l’aliquota più alta supera abbondantemente il 40 per cento.
Di fronte al dato, di chiara evidenza, che in tal modo i redditi alti andranno a guadagnarci notevolmente, si argomenta che sí, ma poi questi “fortunati” trovandosi con più soldi in tasca daranno fiato all’economia aumentando i consumi o, se imprese, aumentando gli investimenti.
Inoltre pare che il Ministro dell’Economia individui in un aumento delle aliquote Iva una possibile fonte di copertura del minor gettito di cui sopra.
L’Iva è un’imposta sui consumi e, in quanto tale, grava più sui redditi bassi, in quanto quasi interamente assorbiti dai consumi.
I redditi alti invece consentono anche una quota di risparmio che, in quanto tale, sfugge all’imposizione sui consumi.
Un aumento dell’Iva per finanziare una riduzione del prelievo fiscale sui redditi alti combinerebbe l’effetto depressivo sui consumi tipico degli aumenti delle imposte sul consumo con un aumento della già elevata propensione al risparmio tipica dei redditi elevati.
Più o meno l’opposto di quanto viene sostenuto.
Ovviamente quanto sopra senza considerare il valore morale di una redistribuzione da chi ha meno a favore di chi ha più.”

La  mia risposta è stata la seguente:

“Caro Caporizzi,

la sua analisi è del tutto corretta e condivisibile in linea teorica. C’è l’aspetto pratico che non va sottovalutato, ovvero quello della cosiddetta “governance” dell’equilibrio entrate/uscite, risorse/impieghi ed ancora , per entrare nella politica dei redditi/ investimenti, quella del moltiplicatore keinesiano che, per qualsiasi cultura di destra e/o di sinistra che sia diviene il vademecum del ministro dell’economia. Non a caso Tria ha già esorcizzato l’ibernazione dell’IVA. Per cui , con alla mano i prontuari della Ragioneria del Tesoro, e gli algoritmi dell’equilibrio costi/ricavi, storicamente conservati nell’ex archivio della segreteria della Programmazione economica, si troverà la quadra per dimostrare che con un sapiente mix di spending in deficit , nel potere contrattuale immigrazione / vincolo del 3% del deficit; di aumento dell’IVA sugli articoli di acquisto e consumo della classe medio, medio-alta; su alcuni inasprimenti di tariffe, e forse qualche spettacolare intervento di spending review si potrà accontentare qualche centinaio di migliaio di giovani del sud inoccupati ed altrettante P.I. del centro nord in ossessione fiscale. Naturalmente la separazione geografica è stata incisa con la spada, e la trasversalità geografica sarà a ripristinare la giustizia sociale per classi anziché per aree geografiche. Tuttavia i fattori esterni di rischio nel frattempo sembrano guadagnare terreno: lo spread che sale, i tassi di interesse che salgono, il Q.E. in fase di chiusura dei suoi flussi. Una nuova crisi è all’orizzonte. E questa volta l’abbiamo costruita tutta da soli. E’ la Leheman Brothers della nostra stoltezza”.

Mi interessa  conoscere il tuo pensiero al riguardo. E’ infatti un problema di fattibilità programmatica che non mancherà di incuriosire anche i tuoi esperti della redazione.

Cordiali saluti

RINO FRUTTINI

 

La sinistra del Popolo Italiano ed il generale Renzi

La sinistra che si identificava nel PD, pur avendo eletto segretario Renzi che voleva il Partito della Nazione, lo ha poi ridotto dal 40 al 18% dei consensi, con uno sbarramento di “fuoco amico” prima lungo la linea del referendum, e poi sulla linea del Piave, con l’ultima sconfitta di Caporetto di qualche mese fa. Ora non è che sostituendo il Capo di Stato maggiore Cadorna, si possa ovviare ai tanti tradimenti compiuti anche di alti ufficiali nella tragica ritirata, come Dalema, Bersani, e tanti altri figli di un dio minore. E’ bene che le truppe Dem ed i loro capi e capetti locali facciano un esame di coscienza ed un bagno d’umiltà e rendersi conto della propria pochezza di uffciali di trincea e di collegamento. Prendersela solo con il generale Cadorna è grave segno di codardia. Ed in altri tempi sarebbe stata l’esecuzione immediata sul campo. Ma è proprio dell’italiano medio essere piagnone e autolesionista. A fine ‘800 facevamo parte della triplice allenaza, con Germania ed Austria; poi con l’entrata in guerra del 1915, abbiamo cambiato bandiera: con Francia e Inghilterra a fare un’altra triplice. Questa volta si chiamava Intesa. Poi, una volta inneggiato alla guerra del 1939, con Benito Mussolini abbiamo costruito un Asse con Hitler e la Germania. Ma abbiamo visto le brutte e ci siamo messi con gli anglo-americani,vincenti, che da nemici sono divenuti truppe di liberazione e ci hanno redenti il 25 aprile del 1945 da 20 anni di dittatura nazional popolare, nel senso di popolo perennemente festante sotto le finestre di Piazza Venezia. Ora abbiamo un governo con partiti che evidentemente risentono della storia di 100 anni a questa parte. E da nemici/avversari sono diventati amici /cobelligeranti , l’equivalente di condividenti un contratto (contrattisti). Siamo dunque facitori di nuove formule, nuovi movimenti, nuove piattaforme, nuovi sovranismi . Siamo all’avanguardia nell’Italexit , si , ma forse no. Mi verrebbero in mente alcuni apostrofi poetici e/o lessicali di storia patria. Ma me ne faccio venia, appunto, per amor di patria. E poi andiamo a criticare Renzi se va a preparare la battaglia del Solstizio e di Vittorio Veneto,per riportare l’Italia sulla retta via. Ma ben pro gliene faccia.

La nuova e mail a Vittorio Feltri: 31 maggio 2018

Caro Vittorio,

dopo una lunga pausa delle mie e-mail , poi raccolte in un volume cartaceo con i tipi del Gruppo Albatros Editore,in vendita presso le migliori librerie,  torno ora a commentare  i tuoi editoriali e la stessa linea di Libero Quotidiano. Ed il titolo a tutta pagina del 31 maggio  che riporto sopra è il miglior viatico per ripartire in un’impresa editoriale che non potrà essere che epica, visto lo scenario che abbiamo di fronte. Oggi riconosci che  siamo in completa confusione. Proprio tutti, come appare dalle  quattro postazioni avanguardiste che hai messo in prima pagina, sono oggetto di  un  fuoco di fila condotto dai tuoi colonnelli  Renato Farina contro Mastella, Fausto Carioti contro Di Maio, Alessandro Giuli contro Meloni e infine Pietro Senaldi contro i DEM, ed  in particolare Martina e Gentiloni. Matteo Renzi, neppure citato, sembra relegato fuori gara, in attesa di altre bordate. Dunque del “manicomio Italia” secondo la tua analisi non fa parte Matteo Salvini. Egli sarebbe l’unico savio che riesca a tenere il pallino in mano, solo perché i sondaggi lo danno ad incrementare il suo partito,  la Lega (non più “nord”) , dal 17% elettorale al 27% stimato dai guru dei questionari. I quali, si sa, danno risultanze ballerine a seconda di chi li commissioni ed approvi le domande del questionario e loro modalità di espressione.  Eppure, caro Vittorio, bastava che prima del 27 maggio, giorno della rinuncia di Conte a formare il governo, Salvini avesse accolto il suggerimento di Mattarella a non presentare Savona, noto “sfascista” potenziale dell’Euro,  come ministro dell’Economia, ed ora avremmo un governo della maggioranza assoluta del Parlamento. Perché è accaduto tutto ciò. Molto semplice.  I grilloleghisti si apprestavano al decollo di un governo antieuropeista, a prescindere dalle ripetute dichiarazioni , a smentirne le precedenti. Poco importava che il “contratto cosiddetto alla tedesca “ (“nomen , omen” : quale acclarata dimostrazione di  complesso d’inferiorità verso il partner teutonico)  non prevedesse tale iattura. L’equilibrismo dei due campioni di coerenza delle “convergenze-sinergiche-parallele”, della “politica del cambiamento”, dell’avvento della terza repubblica  è ormai consolidato nella prassi delle consultazioni quirinalizie. D’altra parte c’è nell’archivio della memoria, anche di quello tuo e di Libero, tutta una letteratura ed una prosopopea, a vantaggio dell’Italexit che nel mio libro, come tu avrai notato, è più volte enfatizzata. Addirittura avevi bandito un referendum con un inserto sul giornale del 30 dicembre 2016 (vedi “reperto a tuo carico”  a lato). Ed a questo punto, dopo avere assistito in sequenza alla votazione del 60% dei NO nel referendum del 5 dicembre 2015 sulla riforma costituzionale  e conseguente modifica della legge elettorale in chiave maggioritaria, ai risultati di paralisi governativa nelle ultime elezioni del 4 marzo ed alle manfrine di tutti i componenti della sceneggiata, compreso te ed il tuo “Libero Quotidiano”, mi domando chi si salvi da tale “cupio dissolvi”, se non il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Resta da stabilire chi salverà la nostra economia ed i nostri risparmi se una simile coalizione delle convergenze parallele pretenderà di governare e mantenere le  promesse dell’ossimoro grilloleghista.

Come sempre un caro saluto,dal tuo

_____________

RINO FRUTTINI

Titolo dilibero del 31 maggio 2018