L RITORNO DI MR. GODOT NELLA FIFTH AVENUE

SINOSSI

IL RITORNO DI MR. GODOT NELLA FIFTH AVENUE

 

Aforismi e  didattica letteraria: la manipolazione intellettuale della parola

 

Non voler dire, non sapere ciò che si vuol dire, non poter dire ciò che si crede di voler dire, e dire sempre, o quasi, ecco cosa è importante non perdere di vista, nell’ardore della stesura.”
Samuel Beckett

 

Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire, e soffrire è soffrire. Essere felice è amare: allora essere felice è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici. Pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità. Io spero che tu prenda appunti.

Dal film “Amore e guerra” di Woody Allen

 

Memento

L’uomo moderno, privato dei suoi ammennicoli informatici,  spogliato delle sue “vestimenta” tecnologiche, atte a prevedere le escursioni termiche delle stagioni o ad evitare i cataclismi in arrivo, ma sopratutto a testimoniare e dimostrare lo status del suo essere, membro della società dell’immagine  e della perfezione informatica e delle interlocuzioni virtuali, si ammutolisce di fronte all’eventualità del proprio  scompenso di identità anagrafiche. A volte l’effetto del trauma psicologico subìto, può sconfinare nella perdita di memoria. Tuttavia “ L’uomo di buona memoria nulla ricorda, perché nulla dimentica.[1]

 Purtroppo Godot aveva perso la memoria; per cui aveva dimenticato tutto il suo passato. L’uomo delle società cosiddette” affluenti”, fornito di tutti gli archivi della conoscenza e gli avamposti delle previsioni, verso  un futuro scientificamente prevedibile, andava sempre più assimilandosi ad un robot; tant’è che a breve, con gli incredibili progressi della robotica, l’intelligenza artificiale sarebbe entrata in competizione con quella naturale. Ma Godot era stato anche il protagonista della commedia “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, seppure un personaggio sempre evocato  e mai presente nella scena. Una sorta di convitato di pietra, dunque.  Allora immaginiamoci come possa essere costui, in una consustanziale sintesi, fra il suo ruolo di protagonista evanescente , evocato   in commedia, seppure mai comparso nel palcoscenico,  e la sua natura umana, da me medesimo autore immaginata, e poi compromessa in un drammatico evento, che lo traumatizza con la perdita della memoria. Egli ci ricorda come la condizione dell’uomo sia fragile, di fronte alle difficoltà dello stare al mondo e quanto i legami con gli altri esseri umani siano necessari, per resistere alla difficoltà del destino e per continuare il nostro viaggio terreno con una missione da compiere.L’uomo dei primi anni del terzo millennio, riesce a monitorare il suo passato, a seguire il percorso quotidiano del suo presente  ed avere la certezza di una  governance adeguata per il suo futuro; tutti parametri di vita vissuta e da vivere, contenuti nel suo inseparabile zainetto, a mo’ di marsupio posteriore, con gli strumenti di conforto primario: telefonini, computer, tablet e di assicurazione finanziaria come la carta di credito e di identità personale; ed ancora,  sacco a pelo ed ombrello;  non si sa mai sulle bizze di sua eccellenza, il tempo meteorologico, scandito dall’orologio a pendolo dei nostri nonni, con l’incombente “memento” scritto sul quadrante: “tempus fugit”. Eppure tali pregiudiziali di una vita scandita a ritmi regolari, in un ambiente come la sua storia ed il suo presente promettevano di accadere, per Godot non potevano valere. Da un certo momento in poi, il racconto delle sue vicende nella Fifth Avenue sarà calato in un’alchimia di realtà vissuta ed una fantasia da elaborare coerentemente ad essa.[1] Un aforisma di Samuel Beckett