Sinossi dei miei libri

La rievocazione del XX Giugno attraverso le parole di Rino Fruttini, storico perugino discendente del Burchia

La rievocazione del XX Giugno, attraverso le parole di un discendente del Burchia, al secolo Bartolomeo Fruttini.

Intervistiamo Rino Fruttini, economista di vaglia e storico della Vetusta, accreditato da numerose e qualificate pubblicazioni. Nel libro “La saga del Burchia. Bartolomeo Fruttini: Garibaldino, Anarchico e Imprenditore”, Rino racconta la Perugia che si ribella al governo pontificio.

Ci puoi brevemente ricordare qualche passaggio significativo?

Ecco una cartolina: “Tra l’acclamazione della folla, Francesco Guardabassi, Zeffirino Faina e Tiberio Berardi, Nicola Danzetta e Carlo Bruschi si recarono a Palazzo dei Priori, ove imposero al legato pontificio, Monsignor Giordani (un mite a cui Roma aveva intimato di prendere tempo in attesa dei rinforzi), la cessione dei poteri.

Dunque, cosa accadde?

“Si deliberò per un costituendo governo provvisorio i cui componenti furono tutti massoni: Guardabassi presidente, Zefferino Faina, Nicola Danzetta, Tiberio Berardi con un comitato di difesa affidato a Filippo Tantini e Antonio Cesarei e con la gendarmeria affidata a Raffaele Omicini”.

Come si comportò il delegato apostolico?

“Lasciò la città, senza colpo ferire. Si sviluppò un fermento di popolo a rivendicare la propria autodeterminazione, che culminò, neppure un anno dopo al Frontone, nella sfortunata e tragica giornata del venti giugno di dura resistenza all’attacco dei lanzichenecchi papalini”.

In breve, i fatti

“Sotto il comando del colonnello Schmidt, i soldati pontifici riconquistarono la città ribelle, all’indomani della demolizione, seppure parziale, della Rocca Paolina. Fu il culmine di una volontà iconoclasta, che fece esplodere tutto il risentimento contro il governo delle imposte e delle gabelle; quella sul sale era stata la più eclatante”.

Come entra il questa storia la figura del tuo bisnonno Burchia?

“Fra i giovani della resistenza antipapalina, al Frontone c’era anche il mio bisnonno, Bartolomeo Fruttini, detto il ‘Burchia’”.

Quale la sua biografia?

“Uomo di multiforme ingegno, figlio di Domenico e di Pedini Maria, vero capostipite della nostra famiglia: nel 1859, ad appena 17 anni, si trova coinvolto nella ribellione della città alle truppe papaline al Borgo XX Giugno”.

E successivamente? Ho letto che si trattava di un tipo piuttosto intraprendente e coraggioso.

“Un anno dopo, nel 1860, fu nelle truppe dei “Cacciatori del Tevere” al comando di Luigi Masi; partecipa alla Campagna garibaldina dell’Agro Romano al fianco di Garibaldi, nel tentativo della conquista di Roma”.

Riportò anche delle ferite, ma se la cavò, vero?

“Nella battaglia di Monterotondo del 1867, fu gravemente ferito. Poi, tornato in patria, a San Martino in Campo, divenne esponente di spicco dei socialisti anarchici, sempre oggetto di indagine da parte del delegato di pubblica sicurezza, in una Perugia “autodeterminatasi” sotto l’egemonia del governo sabaudo, da poco governo d’Italia. Allora il potere, sia pontificio che sabaudo, fu comunque vessatorio e illiberale, occhiuto e diffidente. Fra l’altro, il mio bisnonno era a buon diritto considerato una testa calda”.

Dicono che il Burchia, anche negli affari, ci sapeva fare, come commerciante e industriale. È così?

“Bartolomeo Fruttini seppe arrangiarsi e cavarsela in ogni circostanza. Fu anche “bottegaio”, uomo di affari e mediatore nella compravendita di bestiame; proprietario terriero e immobiliarista in quel dell’Elce. Imprenditore tessile, con una piccola filanda dei bozzoli della seta. Fu anche imprenditore edile nel realizzare la strada dall’Elce a Monte Tezio. All’anagrafe dello “Stato delle Anime” dei registri gregoriani è così censito: “di professione possidente”.

Insomma, un personaggio che fu testimone, e protagonista, di un’epoca di grandi trasformazioni

“Il Burchia è la testimonianza dell’evoluzione di un’epoca che, dalla società codina del governo temporale della Chiesa Cattolica, seppe transitare al ventennio della Belle Époque umbertina, per poi ritrovarsi nei copiosi lutti e nelle celebrazioni della vittoria della Grande Guerra”.

Insomma, un perugino doc, simbolo del nostro carattere

“Un excursus della storia patria che, al di là di celebrazioni patinate e delle rivendicazioni di parte, mostra la vera anima della storia perugina e del nostro carattere: verace e senza vincoli autocelebrativi oleografici”.

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Dal commento di un articolo di Andrea Scaglia una strategia per l’artigianato artistico

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: mercoledì 16 gennaio 2019 12:23
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Dal commento di un articolo di Andrea Scaglia una strategia per l’artigianato artistico

 

Caro Vittorio,

leggo con interesse l’articolo di Andrea Scaglia “ I contadini del terzo millennio. Ormai zappare non basta più. Agricoltura in cerca di manager”

(Libero del 16 gennaio ’18) . La cosa più significativa è la conclusione con un commento di un addetto ai lavori: “Si, si,tutto giusto, tutto nuovo. Computer, manager. Però guarda te lo dico, quando si tratta di campagna qualcuno che metta  le mani nella merda ci vorrà sempre”. Analoga riflessione ho svolto qualche tempo fa in materia di artigianato, con una relazione tenuta al convegno a Perugia di Italia Nostra. Ti allego due documenti su tale argomento. Sono sicuro che qualcuno dei tuoi collaboratori esperti in materia di economia,  anziché accanirsi sempre sulla UE ed € , contrapponendo il  sostegno di un sovranismo fasullo, in competizione con la globalizzazione inevitabile, possa trovare spunti di riflessione, su strategie di un localismo nel contesto dell’e-commerce e del web.

Buona lettura.

Con affetto

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RINO FRUTTINI

 

DA UN POST DI LUCIO CAPORIZZI

DA UN POST DI LUCIO CAPORIZZI

Lubiana, capitale verde europea per il 2016.
Una città non molto piú grande di Perugia, elegante, molto viva, il lungofiume pieno di gente, ristoranti e negozi affollati.
Si può camminare per km senza incontrare auto, gran uso di Pilomat a delimitare ampie porzioni del centro storico, in tal modo riservati ai residenti, che non debbono quindi competere con altri per il parcheggio.
Una scelta in direzione di un centro storico “abitato” che però non nuoce alle presenze di turisti e altri visitatori.
Un possibile benchmark di riferimento.

Un breve commento ad un post di Lorenzo Lotito su Face book

Un breve commento ad un messagio in face book di un amico che, a fronte di una foto sul mio link  sui miei antenati, fra i quali evidenzio Paola Mori, mia cugina di secondo grado moglie di Orson Welles, mette in dubbio tale “rivendicazione” genealogica. Ebbene, a sgombrare ogni dubbio, allego l’albero genealogico della mia famiglia, i cui componenti risalgono fin dal 1660 , contadiniin quel di San Martino in Colle, campagna di prossimità della città di Perugia Albero genealogico Fruttini completo (2)

Uno scambio di opinioni in FB : post/chat con Paolo Brutti

Da queste elezioni americane ho imparato a detestare due cose, il trumpismo e gli americanisti. Sul primo non aggiungo parole, se non un po’ di pena per i blue-collar che seguitano a votare per un riccastro proprietario di case di gioco e campi di golf considerandolo uno di loro.
Sul secondo termine serve qualche precisazione. Americanismo, lo prendo da Gramsci, è quel modo di pensare per cui ciò che accade in America sia il futuro di tutti i paesi industrializzati. È diffuso anche a sinistra tra l’amoroso entusiasmo dei Veltroniani e l’odio grigio dei Cossuttiani.
Per tutti loro l’America è un faro, verde per gli uni e rosso per gli altri. Invece l’America è una nazione in decadenza, dominata da un capitalismo animale e primitivo che si auto divora in una fame finanziaria inesausta.
In quel frullatore i democratici stanno insieme solo perché il sistema elettorale presidenziale e maggioritario c’è li costringe. Se i voti dei grandi elettori venissero distribuiti stato per stato in proporzione ai risultati dei vari candidati tutto il sistema cambierebbe natura.
È la democrazia europea il faro di quella americana e Ocasio Cortez e Sanders lo sanno bene. Biden non è un unificatore ma un politico accorto che ha saputo mettere insieme una coalizione eterogenea con molte probabilità di disfarsi. Nello stato delle disuguaglianze la battaglia non si vince al centro, come mostra il voto ispanico. Si vince sui movimenti e prendendo coscienza che in America c’è una frattura di classe larga come il Grande Canyon e che l’ascendore sociale americano è rotto anche se Kamala Harrys non sembra crederlo.
Cosa possono fare i democratici americani? Salvare il capitalismo da se stesso, civilizzandolo e riformandolo come hanno cercato di fare gli europei. Bestemmio in chiesa (cioè sul Das Kapital) e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Sono in buona compagnia. Anche il PCC ammette che i capitalisti privati e pubblici si approprino del plusvalore dei loro dipendenti. Forse al prossimo congresso scopriranno il sindacato.
Poi c’è il tema dei democratici americani e la guerra ma, come disse Fermat del suo celebre teorema, non ho spazio per mostrarlo in questo margine di foglio.
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Paolo Brutti è un intellettuale dalle molteplici esperienze , anche nello scenario della politica. Egli affronta tematiche con proprietà di linguaggio e sapiente dosaggio di riferimenti, anche di dotta cultura. Tuttavia nella sua analisi, eppure sintetica , della società statunitense, come appare anche recentemente ai suoi occhi di disincantato uomo della sinistra, ma non troppo, egli dimentica una valutazione fondamantale; quella della democrazia liberale che la caratterizza da sempre. Ed il termine, democrazia-liberale, non a caso abbina due valenze di popolo, fondamentali. I tre poteri istituzionali , legislativo, esecutivo e giudiziario , tutti e tre sono diretti “verso e da il popolo (bottom up/top down)”. Tutto il popolo, come status symbol e singoli cittadini ne è consapevole e formato culturalmete e didatticamente a tale consapevlezza. Gli U.S.A. inoltre sono uno Stato liberale , perchè l’individuo è al centro del processo di formazione della decisioni (D.M.U.) , politiche ed economiche; e se ne sa assumere le responsabilità; a tal punto che negli U.S.A. la divaricazione , il gap sociale ed economico fra le categorie è fra i più equilibrati nel mondo (Nella foto: Differenze in uguaglianza dei redditi tra le nazioni del mondo come misurate dal coefficiente di Gini nazionale. Il coefficiente di Gini è un numero tra 0 e 1, dove 0 corrisponde alla uguaglianza perfetta (nella quale tutti hanno lo stesso reddito) e 1 corrisponde alla disuguaglianza assoluta (dove una persona ha tutto il reddito e tutti gli altri hanno reddito nullo).In conclusione: c’è ben poco da criticare , soprattutto se andiamo a guardare, privi di lenti da presbite della retorica fenomeni di storia contemporanea di ier e o da miopi di cronaca politica di oggi ,

Quando si focalizza un progetto , una visione della città di Perugia nei prossimi venti anni

Tre sono i lavori in corso o di realizzazione progettuale a breve del Comune di Perugia. Il raddoppio dei binari della linea ferroviaria della Centrale Umbra, dalla Stazione di sant’Anna a quella di Ponte San Giovanni: il cantiere è in corso d’opera. La sistemazione del quartiere di Fontivegge: area stazione ferroviaria F.S, Centro direzionale Broletto, Minimetrò , secondo un progetto di riqualificazione logistica e di assetto cittadino e arredo urbano ; è il secondo step nella time table delle istituzioni locali. A questo si aggiunge la realizzazione del nuovo stadio a Pian Di Massiano, in sostituzione di quello esistente;che sembra verrà demolito. Evidentemente la Sicel Spa, quando lo realizzò nel 1975, su incarico per appalto del Comune di Perugia, non pose in essere una costruzione duratura, se dopo appena 45 anni appare obsoleta e forse neppure ammortizzata , da gettare in discarica. Ebbene questi tre progetti , benché caratterizzati da matrici comuni : strutturali, organizzative e funzionali, non fanno parte di un unicum, ovvero di un grande progetto di città, a nuova visione di comunità che progredisce in qualità della vita. E visto che  l’amministrazione comunale non ha trovato quest’unicum , lo sintetizzo io, agli amici di FB, sulla base dei miei studi fatti al riguardo. Innanzi tutto l’Acropoli sarà liberata dal traffico automobilistico privato, sia di persone che merci, grazie al processo di “shoppinghub in” che a quello di fornitura di merci e servizi tramite le due piattaforma di Pian di  Massiano e Mercato Coperto (piano terra) (vedi linkhttp://www.rinofruttini.it/2020/04/03/per-lo-shopping-hub-in-nel-centro-storico-in-alternativa-al-drive-in-nei-centri-commerciali/)
La stazione di Sant’Anna sarà il terminale di una nuova metropolitana leggera, a collegare i passeggeri dalla stazione di Ponte San Giovanni . Costoro,espressione del flusso verso Perugia, dalla fitta convergenza di strade a Collestrada, dopo avere lasciato l’auto al parcheggio della piattaforma di collegamento ettometrico , stazione di Ponte San Giovanni/stazione Sant’Anna, arriveranno al centro di Perugia, una volta scesi a quest’ultima, mediante le scale mobili preesistenti. Con tale iniziativa verrà meno anche l’esigenza di costruire quella assurda bretella che da Collestrada dovrebbe smaltire il traffico verso l’area corcianese. Non solo. La ferrovia della Centrale Umbra sarà la cerniera per rifornire Perugia ed il suo hinterland direttamente dalla campagna della piana tiberina di derrate alimentari, mediante il “Train de vie”. (Vedi Link: http://www.rinofruttini.it/2020/03/22/train-de-vie/)
Pian Di Massiano sarà la naturale appendice del centro cittadino, per manifestazioni di massa, come Eurochocolate, Umbria Jazz e altre simili, per afflusso di gente e complicazioni di gestione della logistica; e nel contempo la sua colleganza concettuale e funzionale, tramite il “cordone ombelicale minimetrò”, sarà molto stretta con l’acropoli ed i rioni. Per essi si ripropone uno schema di nuovi insediamenti di mestieri artigiani, famiglie e nuove performance di qualità della vita, fisica e dello spirito, eppure di buon livello di reddito, a corredo anche di un web marketing, in un ambito di moderno borgo. Si parte dal borgo di Sant’Angelo. Vedi link http://www.rinofruttini.it/…/sinossi-del-libro-come-sbocci…/.
Conclusione: è bene che il Sig. Sindaco prenda buona nota di tale proposta organica di riassetto cittadino, secondo moderni criteri di mobilità, logistica con mobilità “hub in” di merci e persone e nuovi insediamenti di PMI artigiane, in un’economia circolare, integrata con l’agricoltura di prossimità. Quasi un ritorno al Medio evo, non “dei secoli bui” ma della nuova comunità cittadina, protesa verso la felicità.
Nella foto allegata, una panoramica dei lavori della ferrovia Centrale Umbra alla Stazione di Sant’Anna.

Sinossi del libro: “COME SBOCCIA UN AMORE ED UN MESTIERE NELLA CASA&BOTTEGA

Sinossi del libro: “COME SBOCCIA UN AMORE ED UN MESTIERE NELLA CASA&BOTTEGA DELL’ENCLAVE AL BORGO DI PORTA SANT’ANGELO”.

 Un gruppo di giovani universitari , di diverse facoltà, che poi divengono amici molto legati fra loro, si ritrovano una sera a parlare del loro futuro. Ambizioni, talenti nascosti, amori possibili, e perfino il tema: “io tengo famiglia”,sono gli argomenti che emergono.

Il corso dell’università non li soddisfa. Sì: giungere alla laurea. Ma poi ? Che possibilità di un lavoro, se non se ne vede una traccia, appagante delle loro attese, speranze e ambizioni ?

Si mettono a ragionare e ciascuno di loro guarda indietro, nel passato dei suoi genitori, nonni ed oltre. Ne viene uno spaccato nella Perugia che fu, dell’artigianato di qualità e delle sue ambizioni. Il gruppo inoltre è eterogeneo per educazione, estrazione sociale, intelligenza, carattere, esigenze, provenienza geografica. Fra loro c’è anche un mulatto, detto con ironia ed ammirazione “il meticcio”, perché il più intraprendente e intelligente del gruppo. Ed è quello che sarà in grado di vedere più lontano di tutti, realizzando in pieno i suoi progetti di vita e di lavoro.

Le loro riunioni, quasi frequenti occasioni di “brain storming”, man mano esteso nel tempo  anche ad altri amici, li porterà non solo ad analizzare criticamente il loro percorso universitario, nelle facoltà di economia, scienza della comunicazione, lettere classiche, scienze agrarie, ingegneria, ma alla decisione di fare un esperimento. Si dividono in gruppi di lavoro, maschi e femmine, secondo le simpatie e le potenziali talentuosità di mestiere , ricavate dai ricordi giovanili delle tradizioni vissute nelle rispettive famiglie del settore merceologico dell’artigianato o del commercio.

Da ciascun gruppo deriveranno progetti di insediamento di impresa artigiana, di qualità nella pelletteria, nel tessile abbigliamento, nell’arredamento e nell’agroalimentare  che si svilupperanno, nell’arco di quindici anni, in quell’area che loro vanno ad immaginare come un’encla ve naturale, ideale, nato nel ’200 come quartiere a forte densità di popolazione,  ovvero il Borgo Sant’Angelo di Perugia detto “Borgo d’Oro”. “Nonostante nel ‘300 il borgo venga cinto da nuove mura, ben oltre quelle etrusche di piazza Grimana, e dunque inglobato nel circuito urbano, mantiene la definizione di “città bassa”, popolare, contrapposta alla nobile città “alta” .[1]

[2] Vedi appendice 1

[3] Seta: Fibra tessile prodotta dalle secrezioni ghiandolari della larva di un lepidottero prima di iniziare la sua metamorfosi a crisalide e poi ad insetto perfetto e cioè farfalla; questo insetto ha molti nomi di origine: scientificamente è chiamato Bombix mori (per il fatto che si nutre esclusivamente di gelso), mentre comunemente è chiamato baco da seta o filugello (dal latino “follicellus“, sacchetto , alludendo alla sua abitudine a produrre bozzoli). Il baco secerne due bave di materia fibrosa che, con l’aria e tramite la sericina, si solidificano fra loro costituendo in forma di bozzoli dei filamenti continui lunghi fino a 800 mt.

 

“Covid 19 tra emergenza sanitaria ed emergenza economica. Riflessioni dal mondo delle scienze sociali.”

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Ho letto con molto interesse il libro dal titolo : “Covid 19 tra emergenza sanitaria ed emergenza economica. Riflessioni dal  mondo delle scienze sociali.” a cura del prof. Luca Ferrucci. Edizioni Morlacchi.  Un testo non sicuramente per un’audience di larga diffusione ed estesa   stratificazione, intellettuale e sociale, sebbene elitaria; e sicuramente essenziale per chi voglia capire le conseguenze di questa pandemia, sul comportamento degli individui, con le ripercussioni sul sistema delle loro aggregazioni, secondo le categorie sociali, le sapienze della  politica e gli interessi dell’ economia. Un  testo che avrebbe contribuito a completare gli input conoscitivi della brillante tesi di laurea di Lorella Pesaresi: “L’Economia Circolare:principi teorici e prassi a livello locale nella gestione integrata dei rifiuti a Perugia” che  di conserva ho avuto il piacere di leggere.

Gli effetti del “covid 19”, peraltro ancora in “corso d’opera”, sono stati misurati sotto diversi profili, ognuno dei quali si identifica con le peculiarità accademiche dell’esperto “convocato” da Ferrucci a dire la sua sulla pandemia. Per cui l’emergenza sanitaria ha posto problemi di limitazione del diritto individuale alla libertà, con riverberi sull’etica  di governo ed i suoi limiti impositivi e sulle contraddizioni costituzionali. Infatti se da un lato si invocano i diritti individuali, dall’altra si richiamano le responsabilità per la salute dei cittadini.  Il tutto analizzato da esperti di diritto privato, diritto pubblico, di misuratori dell’ efficacia della governance, circa i provvedimenti presi e da prendere in materia. Un dilemma che ancora oggi si dibatte fra i cosiddetti negazionisti e coloro che rivendicano l’efficacia e le legittimità del “lock down”, in primo luogo. Ed allora il dibattito si allarga a coinvolgere i vari gradi dell’amministrazione dello Stato e le sue evidenti discrasie e incoerenze di grado geografico  e di merito funzionale. Ma una cosa è certa. Se la pandemia in atto si deve  assimilare ad una guerra e per di più verso un nemico di diabolica presenza “carsica”, magari di untori “asintomatici”, con improvvise manifestazioni di focolai pandemici, che nascono e vanno tamponati di continuo, è certo che il negazionista andrebbe identificato come un sabotatore, al soldo del nemico, e il Governo dello Stato unico gestore e responsabile dello stato dell’andamento dello sforzo per combattere il nemico comune. Il libro poi elabora i dati statistici significativi della pandemia, per regione, per classe sociale , per incidenza sui settori dell’economia. Non solo. Svolge riscontri di natura sanitaria, sia strutturale “ex ante” , sia  di efficacia strumentale , attualmente in corso, delle cure e di ricerca dei farmaci e vaccini. Poi viene svolto un excursus dell’andamento dei fondamentali dell’economia, nei vari aggregati di soggetti della finanza, dell’ economia reale, e soprattutto delle prospettive dell’economia verde, ovvero quell’economia circolare che fa profitti e nel contempo previene i rischi dell’inquinamento globale. Ed in tale ottica, la tesi della giovane laureanda e quelle degli emeriti Proff. coincidono. Eppure, “giunto in fin della licenza io tocco”parafrasando  il famoso duellare di Cyrano de Bergerac; ed allora mi domando, quali siano state le cause di questa pandemia. Puntuale come un orologio svizzero rispondono i proff. F. Rizzi, G Buzzao,  come da estratto del libro che riporto nella foto in allegato. In sostanza è l’uomo, con le sue attività economiche  intensive , avulse dal rispetto dei naturali vincoli ambientali , ad aver manipolato gli equilibri della natura e fatto sortire “il mostro invisibile” delle pandemie. Ed allora il tocco finale di tutto il processo anti “covid 19” è a favore della “green economy”, con un “j’accuse” al progresso del XX secolo dell’economia lineare.

 

L’AMICO DI FB ALBERTO GIOVAGNONI DEL GRUPPO “AMICI DI CIUENLAI”

L’AMICO DI FB ALBERTO GIOVANNONI DEL GRUPPO “AMICI DI CIUENLAI” HA DIFFUSO UN PAMPHLET DE “IL MANIFESTO” CHE VADO BENEVOLMENTE  AD ANALIZZARE .

Si forniscono alcune “dritte” di economia per superare la crisi della “combinazione disposta” , direbbero i grand commis romani, nella sinergia ecoambientale-economica-pandemica  del “corona virus.” L’esordio dell’articolo è perentorio: “La pandemia si batte con l’ecologia”. Ma obietto che occorre stabilire se esista una correlazione causale fra inquinamento, deforestazione, miseria ambientale e diffusione del virus nelle economie occidentali o nelle regioni di economie, in parte medievali ed in parte affluenti  come la città di Whuan nella regione di Hubei in Cina .

Un primo indizio si può trarre dal fenomeno del primo focolaio che nasce in Cina, a causa della vicinanza di periferie di ambienti medievali ,di sporcizia e di pratiche ancestrali con animali di quantomeno dubbia commestibilità , notoriamente humus virali , con l’evoluta città di Whuan.

Giunti finalmente ad una svolta, verso il post pandemia, Il manifesto  raccomanda:

  • Riproduzione sociale batte produzione economica : La pandemia dimostra come nessuna produzione economica sia possibile senza garantire la riproduzione sociale, come il pensiero femminista da sempre ricorda.” Viene posta implicitamente e artatamente una distinzione fra  riproduzione sociale  e riproduzione naturale, quella della specie umana. Non si capisce poi che ruolo abbia avuto il femminismo, con i suoi epigoni divorzisti, ateisti, omosessualisti, abortisti, eutanasisti, genderisti  nel sostenere il ruolo essenziale della donna nella famiglia, unico nucleo di creatività sessuale generatrice.
  • Riappropriarsi della ricchezza sociale: “La pandemia ha reso evidente la trappola artificialmente costruita intorno al tema del debito pubblico, utilizzato come ricatto per poter deregolamentare i diritti sociali e del lavoro e mettere sul mercato i beni comuni e i servizi pubblici. Se la protezione delle persone implica il superamento del patto di stabilità, del fiscal compact, dei parametri imposti da Maastricht in avanti, significa che questi vincoli non solo non sono necessari, ma sono la causa principale, grazie ai drastici tagli alla spesa pubblica sanitaria, della trasformazione di un serio problema sanitario in una tragedia di massa.”                                                                                                                                               Almeno nella critica verso la UE e l’€ la posizione de il manifesto è simile a quella dei sovranisti della destra. Solo che il manifesto va oltre . E senza mezzi termini parla di : “E’ giunto il momento di riappropriarsi della ricchezza sociale espropriata dalla libertà incondizionata dei movimenti di capitale, dalla finanziarizzazione dell’economia e della società, dalla privatizzazione dei sistemi bancari e finanziari, dall’usura degli interessi sul debito.”. E’ ancora una volta la terapia di Karl Marx, adottata dal bolscevico Lenin, esasperata da Stalin e diffusa in tutto il mondo al canto dell’Internazionale Comunista, o dell’Armata Rossa. Come avviene in questi giorni, da molti commentatori alla ricerca di facili alibi , quale causa della crisi, tutte le stilettate vanno verso l’Europa ed i suoi simboli. Ancora una volta destra e sinistra convergono, come già più volte accaduto nella storia dell’Europa.
  • Beni comuni e servizi pubblici fuori dal mercato:  qui siamo al paradosso per cui le recenti esperienze di parziale screpanze iniziali nella gestione antipandemica debbano imputarsi alla dicotomia sanità pubblico/privato, quando invece debbano allocarsi nella sfera dell’improntitudine disorganica, di una catena di comando nella non sufficiente sintonia fra potere centrale e poteri regionali. Avrei voluto vedere come, in una situazione di sanità gestita con uffici periferici , da una stessa fonte di comando ministeriale, in un unico organigramma gerarchico/funzionale, come avrebbe risposto il sistema sanitario, tanto più partecipato da eccellenze statali e private.
  • Fuori dalla precarietà/reddito per tutti: Sicuramente il Manifesto, scevro da ogni considerazione sul come si sviluppa il reddito nazionale, nella combinazione organizzativa, fra capitale e lavoro, non aveva ancora letto gli ultimi risultati della misura sul “reddito di cittadinanza. “Se, da settembre 2019, i beneficiari tenuti al Patto per il lavoro che si sono presentati supera i 200mila, il 6% di successo non è un risultato saliente”. (Il sole 24 Ore)
  • Riprendiamoci il Comune: dice  Il Manifesto: Ripensare l’organizzazione della società comporta la rilocalizzazione delle attività produttive a partire dalle comunità territoriali, che dovranno essere il fulcro di una nuova economia trasformativa, ecologicamente e socialmente orientata.” Sono perfettamente d’accordo su attività locali, perfettamente circolari, ecocompatibili, smart 4.0. Figuriamoci. Ne ho fatto un progetto, e fra poco uscirà il mio decimo libro. Ma è chiaro che ogni iniziativa imprenditoriale farà capo al suo ideatore e rimarrà nella responsabilità istituzionale, patrimoniale e gestionale del suo titolare. L’economia di mercato, seppure con i controlli a prevenire  degenerazioni, soprattutto ecologica e  finanziaria, non mi pare possa avere prospettive di un suo superamento collettivista.
  • Realizzare la democrazia. In un’economia mercatistica e capitalista, ad elevato tasso di competizione, il Manifesto si raccomanda: “La questione della democrazia è più che mai centrale. Tutto quanto sopra descritto può avere la possibilità di realizzarsi solo in un contesto di reale democrazia, intesa come partecipazione consapevole del massimo numero di persone possibili alle decisioni che tutti ci riguardano.” Ebbene, qui si sfonda una porta aperta. La classe operaia mai come in questo momento è salvaguardata nella sua salute ed interessi, sia dai Sindacati che dalle Istituzioni.

Concludendo, si può dire che le preoccupazioni de “il manifesto quotidiano comunista” si conciliano  in un modello di ripresa economica “post pandemia”, in cui società dell’economia e dei diritti civili e sociali più di prima tengano conto degli equilibri della qualità della vita verso l’ambiente e le sue implicazioni di comportamento ecologico; anche a scapito di profitti in contrasto con esso.