Politica

I nostri eroi potrebbero riuscire ad aver formulato una coalizione di governo e di lotta e di opposizione

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 27 dicembre 2018 20:44
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: I nostri eroi potrebbero riuscire ad aver formulato una coalizione di governo e di lotta e di opposizione

Caro Vittorio,

finalmente hai preso una posizione a 360° su questo governo delle due anime ; anche contro quella salviniana. La finanziaria, ormai in corso di promulgazione del Presidente Mattarella,  ha colpito anche l’editoria, avendo ridotto e gradualmente eliminato nei prossimi anni  il contributo dello Stato a sostegno  della cultura, dell’informazione e della democrazia. Ci voleva questa misura che intacca il portafoglio  della tua categoria, per farti capire di che pasta fosse il tuo amico Matteo Salvini. Il quale, nonostante tutto, anche oggi  il caro Renato Farina , con un titolo a tutta pagina “Coraggio Salvini, Reagisci”, lo pone alla vista dell’opinione pubblica come una vittima sacrificale, per pagare pegno alle pretese dei “grillini”. Non è facile fare un bilancio sullo stato di avanzamento del contratto di governo in pesi e contrappesi fra le esigenze elettorali dei due contraenti. Ma una cosa è certa: il segnale compulsivo alla libertà di stampa e di opinione c’è tutto; e di contro , la compiacenza de“Il Fatto Quotidiano”che, seppure con un tiratura metà di quella di Libero,  di non ricevere contributi alla sua sopravvivenza se ne fa un vanto. Mi dispiace che il tuo cavallo di razza, per il quale hai  tifato, nonostante il suo tradimento con un ronzino dell’hinterland   napoletano di Pomigliano d’Arco, non faccia più solo gli interessi del nord est nazionale. La sua ambizione va ben  oltre la Padania,  travalica la linea gotica del centro nord , e volge decisamente verso sud, lasciandosi alle spalle “Roma ladrona”. Per cui, caro Vittorio, il bacino elettorale del nostro è ormai proteso nell’ambito dei confini della Patria del tricolore; proprio quel tricolore che fece esclamare all’Umberto Padano, contro un contestatore della bandiera del Carroccio, che proponeva il tricolore come alternativa: “ Lei se lo metta nel cesso”. Sempre in “Libero” di oggi deleghi alla Paola Tommasi  la questione della manovra , ovvero di quello che sarà il bilancio nazionale del prossimo anno. La Paola è drastica. Per lei questo “papocchio” del contratto del “salvimaio” è tutto sbagliato . Ma si; dal momento che non c’è “flat tax per tutti” , ma semplicemente, sulla linea Salvini, solo un accenno alla revisione della Legge Fornero, con  il magico numerico del 100 (62 di età; 38 di anzianità di servizio), cade l’impalcatura sulla quale poggiava l’intesa notarile della politica dei due forni: quello delle” regalie fancazziste” e quello  delle “economie fiscaliste”. E la Paola fa una previsione, o meglio un auspicio: che costoro che ci governano non riescano a superare lo scoglio dell’esercizio provvisorio;  ma che anzi ci si incaglino bellamente, così, caduto il governo degli inciuci, Mattarella sia costretto a nominare Cottarelli  quale garante verso al UE  di una politica che tenga conto dei vincoli di bilancio che sono propri di un ben altro contratto, che non quello del “salvimaio” , ma di quel contratto serio che venne stipulato a Maastricth nel  1992. Caro Vittorio, nel mio libro “Caro Vittorio ti scrivo” più di una volta ti ho consigliato di non fidarti dei tuoi collaboratori  “italexit” e tanto meno degli economisti leghisti della politica sovranista di una moneta nazionale, che poco filo avrebbe avuto da tessere, nonostante le svalutazioni competitive della moneta sovrana . E soprattutto di non fidarti di quel Salvini che avrebbe fatto un patto col diavolo pur di andare al governo lui solo, senza pesi e contrappesi dell’establishment  padano, orma decotto.

Ora siamo in stand by. E ti consiglio di non prendere alcuna posizione in materia di linea politica. Tanto più che finalmente sei tornato nelle mie posizioni, estremamente critiche verso questo contratto grillo-leghista degli equivoci . Salvo che qualcuno dimostri che , ad evitare manifestazioni di una borghesia proletaria come in Francia o in Ungheria o , a diffondersi a macchia d’olio, in altri paesi europei, in Italia è bene che prenda piede, per la sua pace sociale,  questa nuova formula del nuovo  compromesso storico dove Moro è Di Maio e Salvini è Berlinguer; o viceversa. Tanto ormai i distinguo ideologici non hanno più senso. A tal punto che i nostri eroi potrebbero  riuscire ad aver formulato una coalizione di   governo e di lotta e di opposizione. Qualcun’altro ci riuscì. E fu la Rivoluzione Fascista,  organizzata da Sua eccellenza Mussolini  con il beneplacito di Sua Maestà il re d’Italia Vittorio Emanuele III.

E con ciò concludo e ti auguro un felice anno nuovo

_____________

RINO FRUTTINI

 

AD UN POST DI LUCIO CAPORIZZI RISPONDE RINO FRUTTINI

DA UN POST DI LUCIO CAPORIZZI

Lubiana, capitale verde europea per il 2016.
Una città non molto piú grande di Perugia, elegante, molto viva, il lungofiume pieno di gente, ristoranti e negozi affollati.
Si può camminare per km senza incontrare auto, gran uso di Pilomat a delimitare ampie porzioni del centro storico, in tal modo riservati ai residenti, che non debbono quindi competere con altri per il parcheggio.
Una scelta in direzione di un centro storico “abitato” che però non nuoce alle presenze di turisti e altri visitatori.
Un possibile bench marking di riferimento.

RISPONDE RINO FRUTTINI

C’è un particolare, non di poco conto nel benchmark evocato: il fattore orografico e strutturale medievale del centro storico di Perugia, che evidentemente complica il confronto con la pianeggiante Lubiana e lo rende meno omogeneo di quanto possa sembrare. Per questo il piano intermodale gomma/ferrovia nei collegamenti ettometrici e metrò, passeggeri e merci di Perugia centro con la periferia va saputo costruire, secondo quegli schemi strutturali, organizzativi e di “work in progress” che più di una volta ho espresso e che non sto qui a ripetere per carità di patria. Il “benchmark” forse si potrebbe concepire anche con Bergamo, capoluogo di provincia, con i suoi due segmenti cittadini, di Bergamo alta, a 250 metri s.l., e Bergamo bassa. Perugia ha una sua specificità di valorizzazione del suo centro storico che finora nessun amministratore ha saputo cogliere. L’unico personaggio che è riuscito a sfruttarne il “sentiment”, fra l’ambiente suggestivo e la dolcezza dell’offerta di un prodotto da sballo è l’architetto Guarducci, con il suo “goloseurochocolat”. Lo spot di Lindt , con il messaggio voluttuario e sensuale che ne emerge è un segno di come funzioni l’abbinamento :gola/cioccolato/sesso/bellezza e forse anche cultura (vedi: http://www.uominiedonnecomunicazione.com/lindt-torna-air…/). Ma purtroppo i “ritorni socioeconomici ed antropologici” annuali dell’evento, sono devastanti per l’impatto di massa della la macchina organizzativa nell’acropoli.

 

Un’ altra email a Vittorio Feltri sull’Italexit

Caro Vittorio,

solo ora riesco a leggere il tuo fondo di ieri (4 dicembre) sullo spread, nel confronto con la dotta lezione di finanza degli economisti Becchi -Zibordi.  Una prima osservazione. Ancora una volta te la prendi con Prodi che ci costrinse ad entrare nell’euro. Non sto a ripercorrere quel periodo. Tu lo conosci meglio di me.  Ebbene, non capisco la tua ostinazione da Italexit , quando ormai la nostra storia economica dimostra  che fu l’unica soluzione possibile, sia strutturale, che congiunturale. Strutturale perché una moneta, a valenza ed estensione geopolitica  europea  e competizione mondiale, ci preserva da fenomeni  svalutativi e conseguentemente inflattivi. E ciò è stato ampiamente confermato in questi due ultimi decenni. Congiunturale perché con  il Governo Prodi l’indebitamento fu il più contenuto di tutti i governi che seguirono (109 mln al giorno, con Renzi 119 mln, con Amato al massimo: 342 mln) . La tabella che segue dà un ulteriore conferma del  comportamento di “buon padre di famiglia”  di Prodi con il suo governo.

Vengo poi alle dotte dissertazioni, tutte accademiche , dei due economisti su come fare sponda , dei nostri BTP verso i Bund tedeschi  al fine del calcolo dei famosi punti percentuali dello Spread. Ebbene, se il confronto viene fatto , secondo un parametro virtuale voluto dagli operatori di mercati finanziari, quale un termometro per misurare lo stato di salute degli stati membri della UE, esso va accettato come tale; è una convenzione. Che ci piaccia o no; e lì rimane come una cartina di tornasole, senza che le dotte disquisizioni la possano smontare. Piuttosto sarebbe e , soprattutto, era, necessario che il tuo pupillo Salvini non parli, e che cominci a non parlare, a sproposito. E che finalmente ci dica che cosa vuol fare da grande: ministro degli interni e grande inquisitore di immigrazione e sbarchi clandestini, o ministro degli affari europei, per scardinare il patto di Maastricht ed i suoi beneficiari, o ministro dell’economia per dimostrare che la smobilitazione della legge Fornero sulle pensioni  porterà una ripresa dell’occupazione; tre giovani assunti ogni prepensionamento effettuato.

Caro Vittorio, la verità è che , sia tu che i due esimi economisti, dopo premesse di politica economica discutibili, siete venuti nei vostri articoli di ieri  ad una visione giusta e reale di prospettiva. Ovvero: il nostro debito megagalattico è frutto di arricchimenti patrimoniali e finanziari della nostra borghesia , oggi improduttiva e fancazzista che non solo non sa “fare impresa”, ma non  sa neppure “figliare” onde evitare la crisi demografica. C’è una crisi di valori  aggravata dalla disaffezione verso qualsiasi entità istituzionale, una volta affidabile, come la Chiesa, per i credenti, e lo Stato per i laici, che si è convertita in  punte di consenso elettorale  verso partiti e movimenti che hanno fatto strada sull’egida del nichilismo e della protesta, fine a se stessa: la Lega e il M5S. La cronaca giornaliera delle vicende di questo governo degli inciuci ne è ampia riprova.Ed allora mi auguro, parafrasando la famosa frase di De Filippo : “Ha da passà a nuttata” , che tale stato di anoressia della Politica abbia fine al più presto.In tale spirito di civici auspici,  auguro a te e tutta la redazione i miei migliori auguri di “Buon Natale”

 

_____________

RINO FRUTTINI

Ma vi pare possibile…..

Ma vi pare possibile che da oggi, 17 novembre 2018 fino al 15 gennaio 2019 tutta la piazza Matteotti venga occupata da una pista di ghiaccio i cui requisiti sono i seguenti: “Una pista di ghiaccio è una superficie limitata da un recinto perimetrale in cui si genera e si mantiene uno strato di ghiaccio in modo artificiale, ossia con l’aiuto di un impianto di raffreddamento. Per montare una pista di ghiaccio, il primo requisito è disporre di suolo pianeggiante, solido e livellato. Il suolo viene ricoperto con una cosiddetta copertura frigorifera, costituita da una rete di tubazioni collegate tra di loro che formano un circuito chiuso. Questa copertura frigorifera è collegata a dei collettori principali che si trovano ad uno o ad entrambi i lati della pista di ghiaccio. A loro volta, i collettori principali sono collegati ad una pompa d’acqua, a un serbatoio (chiamato polmone o buffertank) e infine all’impianto di raffreddamento. Tale insieme forma un circuito chiuso che è la base della futura pista di ghiaccio”.
In molte città d’Italia, soprattutto nel mezzogiorno, vengono installate queste piste nel periodo natalizio, ma in nessuna di esse lo spazio è così limitato come nel caso di Piazza Matteotti. C’è un’ ostinazione, degna di miglior causa, da parte di questa amministrazione comunale modificare la naturale compatibilità e funzionalità della “destinazione d’uso ” delle strutture e infrastrutture medievali dell’acropoli verso la loro “distorsione d’uso”. Nel frattempo buona parte degli esercizi commerciali che non siano dedicati alla “refezione alimentare ” del fast food o “cibo di strada” chiudono uno dietro l’altro. Buon ultimo il negozio di abbigliamento della centenaria ditta Fagioli e addirittura la cioccolateria “Mangano” di Via Bonazzi, seppure prospera in altri insediamenti perugini. Come dire che neppure l’indotto di eventi di massa come Eurochocolate ,regge all’impatto negativo di qualsiasi iniziativa contraria alla dimensione storica dell’acropoli. Ma come si fa a fare shopping nei negozi di Piazza Matteotti nel periodo natalizio se sono occlusi da tale assurda superfetazione, della scelta demenziale di un marketing suicida per l’incentivazione commerciale? Ma quello che meraviglia ancora di più è l’acquiescenza dei commercianti dell’acropoli, esclusi i titolari di “fast food”, i quali, nel mentre lamentano il calo di fatturato, non muovono foglia per opporsi a questo andazzo. Ne deriva che per quasi tutto l’anno l’acropoli diviene sede permanente di manifestazioni fieristico/ludico/goderecce, con le implicazioni di allestimento e disallestimento di superfetazioni di marketing territoriale, isteriche e demenziali. (vedi foto allegate)

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Ed allora è inevitabile che la recessione bussi alla porta o per usare un altro aforisma, sia dietro l’angolo.

CARO VITTORIO TI SCRIVO

Caro Vittorio,
da tempo dalla mia postazione nei social , cerco di spiegare agli amici che l’investimento , di per se non è la panacea di tutte le ricette per la crescita. Ad esempio: se lo Stato, come spesso accaduto, soprattutto nel Mezzogiorno, cofinanzia a fondo perduto un capannone per produrre biscotti , e se poi, nonostante le linee impiantistiche installate, l’imprenditore non solo non è in grado di produrli ma neppure di venderli, allora l’investimento è inutile. Ed ecco introdotta la funzione dell’architetto e dell’ingegnere nella progettazione estetico-funzionale ed esecuzione ingegneristica dei rispettivi ruoli; che tu hai significato molto bene nel tuo editoriale (V.F.) di oggi . Tuttavia mi permetto di ricordare che se a fronte di un progetto architettonico ed ingegneristico esecutivo di un immobile, di qualunque destinazione d’uso esso sia, non c’è, chiara , la sua implementazione, funzionale alla ottimizzazione della sua fruizione , sforzi di progettazione e realizzazione edilizia sarebbero stati vani. Anzi, oltre misura dannosi. Infatti per il principio dell’analisi del valore, ogni investimento va commisurato ad una opzione alternativa alla destinazione intrapresa. Avremmo sottratto risorse ad una sorta di “ piano B”, probabilmente di migliore fattibilità.
Ed ecco spiegato, in poche parole il perché il nostro patrimonio immobiliare, pubblico e privato è ben tre volte il valore del PIL. Siamo un popolo, oltre che “..di santi, poeti e navigatori, o meglio: popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori”, anche di “miopi investitori”. Per noi il mattone è, nel contempo, causa ed effetto di ogni piano; esso viene prima di ogni altra esigenza, non solo familiare, ma anche di intrapresa nell’economia. Per cui emerge che potremmo anche mettere sul mercato beni immobili dello Stato per un valore , non si sa bene su quali parametri formulato, di €. 18 miliardi. Ma, mi domando chi possa essere interessato a utilizzarli, se non a puro scopo speculativo: il risparmio è pur sempre il doppio del PIL e propende alla speculazione edilizia. E così , venire incontro alle esigenze di questo “governo degli inciuci” che cerca di far cassa, per replicare alla procedura di infrazione della Commissione Europea sui parametri di Maastricht , è come una partita di giro; solo moneta che circola; ma non produce ricchezza. Ed allora è inevitabile che la recessione bussi alla porta; o per usare un altro aforisma: sia dietro l’angolo.
Un caro saluto dal tuo
Rino Fruttini

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta e testo

Vittorio Feltri: Rino Fruttini mi scrive e io gli rispondo

Vittorio Feltri: Rino Fruttini mi scrive e io gli rispondo

8 Novembre 2018

Vittorio Feltri: Rino Fruttini mi scrive e io gli rispondo

È uscito un libro, ne escono tanti. Ma questo dal mio punto di vista non può essere trascurato. Ecco il titolo: “Caro Vittorio, ti scrivo…”. Editore Albatros. Il testo è rivolto alla mia trascurabile persona, che fra i molti difetti, ha anche quello di dirigere da anni numerosi quotidiani. L’autore, Rino Fruttini, ha compilato quasi 400 pagine nelle quali a tratti mi elogia per ciò che ho fatto nel mestiere di giornalista, e a tratti mi critica, sarebbe meglio dire sfotte. È lo stesso. Io non mi offendo facilmente, accetto tutto tranne gli insulti.

Ciò che mi sorprende è che costui si sia preso la briga di sprecare tanto inchiostro per dichiarare che nel lavoro alterno momenti di lucidità a momenti in cui non capisco un tubo. Lo sapevo già da me. Non c’ era bisogno di un tomo redatto con cura per comunicarmelo, bastava una cartolina, invece mi è toccato leggere un sermone interminabile e a volte – egli mi perdoni – noioso perché troppo cattedratico e professorale. Dalle mie parti si esclama ridendo che l’ ora del coglione piglia chiunque. Ovvio che spesso abbia preso pure me e che, pertanto, abbia dato alle stampe qualche fesseria. Cosa che è accaduta, nella stesura del suo volume, all’ amico Fruttini, benché questi non sia sprovveduto.

Non sempre chi verga un articolo o si impegna a stendere un libro è assistito dall’ ispirazione e dall’ intelligenza. Probabilmente ho commesso tanti errori di cui, qualora ne abbia avuto contezza, mi sono pentito. D’ altronde nel campo delle opinioni non vi sono mai certezze assolute. Le nostre riflessioni dipendono non solo dagli studi e dalle osservazioni della realtà, ma anche dell’ umore e perfino dal malumore. Siamo uomini e non Dio.

Tante idee – Per quel che mi riguarda posso affermare di essere spesso pieno di idee, però sovente non le condivido.
Eppure una volta messe nero su bianco talora si ritorcono contro di me, avendole firmate e divulgate quali prodotti del mio pensiero, diventano capi d’ accusa verso il sottoscritto, anzi, soprascritto. Questo assunto in ogni caso non vale soltanto per me, ma altresì per Fruttini che mi fa le pulci e in alcune circostanze mi ha strapazzato a torto. Nel senso che anche egli non ha sempre ragione come il Duce e gli capita di esprimere sciocchezze. Ne cito una esemplificativa e piuttosto grave.

Accusa una nostra redattrice di dedicarsi ad argomenti che non le competono (politica europea) la quale costui considera indegna di tali argomenti, scambiandola per esperta di cuori infranti, quando si tratta di una signora laureata in scienze politiche e specializzata in relazioni internazionali. Nulla di grave, tuttavia ciò dimostra quanto sia facile, quasi fatale, pestare una cacca spacciandola per una torta farcita di buon senso.

I ringraziamenti – Comunque prendiamo per eccellente, ossia un contributo culturale importante, immagino faticato, il libro di cui discettiamo. Cosicché ringraziamo Fruttini di averci riservato tanta attenzione nel corso degli anni. Non ho la presunzione di aver illuminato con la mia prosa colloquiale la cronaca del Paese disastrato, spero soltanto di essere stato coerente nel narrare e nell’ interpretare, non conformisticamente, quanto si è sciorinato dinanzi ai nostri occhi in questa epoca tribolata, eppure non peggiore delle precedenti. I miei fogli non hanno la pretesa di assurgere a livello dei vangeli, si accontentano di essere lo specchio della vita.

di Vittorio Feltri

 

PERUGIA: UN FUTURO DA DIFENDERE. BARELLI DIXIT.

UN INTERVENTO DI URBANO BARELLI, A PROPOSITO DI EUROCHOCOLATE SULLA RIVISTA “RISONANZE ” NEL NUMERO DI SETTEMBRE 2007. (VEDI ESTRATTO IN ALLEGATO)

Diceva il Vice Sindaco in un intervento nell’ambito di Umbria libri 2006 a proposito di Eurochocolate: ” Perugia ha una grande storia, io in queste ultime settimane ho avuto modo di parlare anche di Eurochocolate, cercando di inquadrare la questione della grandi manifestazioni di massa , CHE SONO COSA BUONA E GIUSTA SE FATTE A PIAN DI MASSIANO , ma sono un problema serio se fatte nel centro storico. Ma anche qui non dobbiamo fare grandi filosofie per dire cose che sono banali? Il grande Bacio Perugina, la grande cazzuola-ognuno ha i suoi gusti- , se uno si vuol, farsi fotografare davanti alla grande cazzuola, va bene ma non a fianco della Fontana Maggiore. Ci sono contesti che vanno usati con criterio.”
Una dichiarazione, quella dell’attuale Vicesindaco di Perugia , fatta 12 anni fa e registrata nel mensile Risonanze nel settembre 2007 , da condividere in pieno.

Una proposta di trasferimento delle manifestazioni di massa a Pian di Massiano : sacrosanta. Solo che allora l’avvocato Barelli era Presidente del direttivo di Perugia di “Italia Nostra”. Ora è vicesindaco. Mi domando come mai in questi anni di crescita esponenziale di eventi di massa nel centro storico, in particolare quello di Eurochocolate, che è a tutti gli effetti una fiera del cioccolato e come tale i suoi stand devono essere ubicati in un’area fieristica, essa invece si sia consolidata in un’area, come quella dell’acropoli , un ambiente “fragile”, sempre a detta dell’avv. Barelli ?
Se andiamo ad analizzare i “plus” ed i “minus” di questa kermesse, i secondi sono di gran lunga superiori ai primi. E per chi ne volesse sapere di più in una corretta analisi swot lo rimando al mio sito.

Basta digitare su Google: rino fruttini.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

LE SUPERFETAZIONI DI EUROCHCOCOLATE

Ho ripreso con foto dalle mie finestre tutti i passaggi, fin dal 14 ottobre, nella fase di allestimento. L’anno scorso gli stand di Guarducci rimasero operativi anche per la Fiera dei Morti. Fu un notevole risparmio di rottura di coglioni, scusa il termine, per i cittadini ed un’economia di costi per la combine Guarducci&Romizi. Lunedì e martedi, 29 e 30 ottobre,ed oggi 31 ottobre disallestimento degli stand di Guarducci ed allestimento delle nuove bancarelle del Comune per la Fiera dei Morti. Per cui la logistica si è complicata ulteriormente. Al riguardo le mie idee sono molto precise: una fiera del cioccolato, molto interessante per un’area vocazionale come quella “Perugina” , va calata, organizzata e gestita in un organico strutturato contesto fieristico. Ne trarrebbe giovamento lo stesso Guarducci con l’espansione dell’idea anche a espositori di tutto il mondo. Ma quando si trova una “nocetta” (ora mi rifaccio all’allegoria del cacciatore , conservatore) per la selvaggina di passo, poi è difficile passare a quella stanziale, magari con una nuova tecnica, quella della “cerca” con il cane da penna. Ecco, Guarducci è ormai il principe che si è consolidato nel “principato dei brocchi perugini”; compreso il vice sindaco Barelli. Ed infine in largo Italia, davanti al Brufani ancora stamane le superfetazioni guarducciane erano ancora sul campo. Lì non sono sostituite ancora dalle bancarelle della fiera.

Gestire

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

UNA STRATEGIA INNOVATIVA PER EUROCHOCOLATE

Quanto riportato in Umbria 24iT del pensiero di Eugenio Guarducci appare riduttivo, rispetto alla strategia della riconversione, ammodernamento e ampliamento del suo format di Eurochocolate; che ormai i 25 anni di età li sente tutti sul groppone. Mi spiego meglio. Guarducci si è ormai reso conto che l’attuale contenitore di Eurochocolate , l’acropoli perugina, seppure con le ancestrali suggestioni culturali e ambientali che lo caratterizzano, non corrisponde più alla potenzialità della manifestazione. Ci sono due soluzioni, non alternative, ma sinergiche da sviluppare. La prima strutturale: l’area del Mercato Coperto con destinazione d’uso “tematica” in materia di cioccolato, e fors’anche di prodotti di varie tecnologie della pasticceria. E la diversificazione dei prodotti potrebbe essere non solo per tecnologia, ma anche per finalità di marketing, in acquisto/consumi: confezioni per le “occasioni sociali” (compleanni, onomastici) , alimentazione alimentare, articoli da regalo rituali (Pasqua ,Natale,Perugia ha tre Patroni, etc.) . Penso alla vasta gamma dei prodotti Perugina e confezioni degli anni 80 . La seconda è quella dell’area fieristica a Pian Di Massiano , del tipo Cibus/Parma e Vinitaly/ Verona. La combinazione di queste due ipotesi, comporta anche una definitiva soluzione della logistica per il Centro Storico, e l’Acropoli in particolare. Il flusso “verso e dall’acropoli” mediante il “cordone ombelicale” Minimetrò deve essere funzionale, non solo per le persone ma a anche per le merci; non solo per il rifornimento dell’aggregato di offerta commerciale e servizi del Mercato Coperto, sebbene per tutti i punti vendita dell’acropoli. Per fare ciò occorre progettare da subito una piattaforma merci di A/P alla base del mercato, da recapitare con mezzi elettrici, snelli, veloci e silenziosi , da metà di via Alessi (una delle due uscite carrabili del Mercato) al centro. Il minimetrò sarà dunque il collegamento della piattaforma di arrivo merci di Pian di Massiano. In tal modo i flussi di persone e merci sarebbero governabili, non inquinanti e non impattanti per la logistica cittadina.

Gestire
L’immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testo

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testo
L'immagine può contenere: una o più persone