I tre Re Magi: gli economisti Bagnai, Aquilini, Siri recano a Matteo Salvini il “libro dei sogni”

Caro Vittorio,

dopo le reiterate manifestazioni ed attestati antieuropeisti, tuoi personali e dei tuoi collaboratori, finalmente con l’intervista di oggi (Libero, 29 gennaio 2018) ai tre economisti che Matteo Salvini ha candidato sotto le insegne del Carroccio, ti sei bruciato tutti i ponti alle spalle, per dare la stura ad ogni eventuale remora al riguardo. Ed, in sostanza, finalmente hai trovato la corda per impiccarti, te e la tua congrega di esperti di politica economica, al cappio del più assurdo karakiri del farsi del male: l’uscita dallo Euro.Al di fuori di ogni tono polemico, mi interessa venire al merito delle teorie dei tre esperti che, per quello che promettono e per il tono in cui evocano scenari futuribili, mi viene da paragonarli agli immaginifici  Tre Re Magi, portatori di oro, incenso e mirra. Con una piccola differenza: i Tre Re Magi sono una granitica espressione della Evangelica narrazione della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo. I tre esperti in questione, invece, con l’imprimatur di un certo Matteo Salvini, pretendono di fornire soluzioni draconiane alla dinamica della nostra economia nazionale che, vedi caso, secondo tutti i dati ufficiali (Istat, Union Camere, Ufficio Italiano  dei Cambi, BCE, Banca d’Italia, FMI…)  ha trovato finalmente una svolta positiva alla crisi  aperta nel 2008 (Lehman Brother: finanza; Mutui superprime: speculazione edilizia).

I tre esperti in questione sostengono, seppure con toni e modalità diverse, che l’unica salvezza per la nostra economia trova sponda in due ancore : il ritorno alla Lira, come moneta nazionale sovrana (da qui l’aggettivo “sovranista”) che i seguaci della Meloni si sono attribuito, avendo carpito  per il loro  partito il marchio  “Fratelli d’Italia” patrimonio nazionale nel titolo incardinato nell’inno nazionale di Goffredo Mameli. La seconda àncora sarebbe la “flat tax” ovvero un’imposta diretta, sia per le famiglie che per le imprese (chissà perché tutti questi soloni dell’economia continuano a far confusione fra tassa e imposta) che prevede una sola aliquota (il 15% o il 23%, a seconda dell’umore degli estensori della proposta) a sopprimere tutte le classi di reddito IRPEF, attualmente ripartire in 5 scaglioni: dal 23 al 43%.

Diverse sono le obiezioni, caro Vittorio, quasi tutte benevole, che l’intervistatore di Libero, il direttore Senaldi, pone ai tre esperti (Alberto Bagnai, Claudio Borghi Aquilini, Armando Siri); le quali tuttavia li trovano tutti allineati in granitiche convinzioni sulle loro tesi. Ad esempio. Se i nostri risparmi venissero convertiti da €. in Lire, “..sul mercato interno non cambia il potere d’acquisto del singolo. La svalutazione poi pomperebbe il mercato “ (Bagnai) . Ecco, due risposte in una. E comunque insussistenti. Vorrei proprio vedere se i miei fondi comuni di investimento in €., un domani, convertiti in una moneta, come la Lira, senza mercato della domanda  e per di più fortemente indebitata sui mercati dell’offerta a causa di un debito sovrano come quello attuale, non si deprezzerebbero oltre ogni ottimistica previsione. Tant’è che il Bagnai si sente in dovere di aggiungere, come vantaggio dell’operazione, al di là dell’aerea del risparmio, che i benefici della conversione si farebbero sentire tramite una brutta parola, il “pompaggio” della svalutazione sul mercato. Ecco, dunque il solo beneficio dell’operazione: la svalutazione che consentirebbe al prezzo del mercato internazionale delle nostre merci di essere competitive semplicemente per una continua svalutazione della nostra moneta rispetto al mercato del dollaro e del marco, come avvenne negli anni ’80. Meglio ancora se, tramite i “tirms of trade” si potesse acquistare materie prime nel mercato del dollaro, svalutato, e rivendere il prodotto finito nel mercato del marco, rivalutato. Ma fu una competizione effimera, perché sulla scia della svalutazione si innestò il fenomeno dell’inflazione, anche a due cifre, che condizionò a tal punto la nostra politica economica, costringendoci ad entrare nella zona Euro fin dai primi anni ’90. Poi l’economista Bagnai esterna altre amenità : “Nel ’92 svalutammo del 25% ma le bollette aumentarono del 4%”. E certo, che poi la differenza venne allocata a indebitamento della PA, data la resistenza del potere sindacale a tenere a freno l’inflazione, ma senza potere alcuno per il controllo della moneta, in balia delle speculazione internazionale. E mai gli impianti di stampa di nuova emissione della lira in  Via Nazionale furono così attivi come allora. Poi se la prende con la Germania della Merkel che ci ha costretto all’austerità. Ma caro prof. Bagnai, di cosa parla , se l’altro giorno il Ministro Calenda ha denunciato un residuo passivo di ben 10 miliardi di €. non spesi per incentivi a  nuovi investimenti industriali in quanto è venuta meno la domanda  di imprenditori a tali progettualità. Per quanto riguarda la crisi delle banche, con il loro crack evitato dal governo Renzi, trasformando le popolari in banche d’azioni, l’altro Re Magio Claudio Borghi Aquilini rivendica il diritto dei titolari di obbligazioni ad essere rifusi del loro valore nominale. Cosa che sta avvenendo nei fatti. Restano con un palmo di naso i titolari delle azioni che, essendo capitale di rischio, seguono le vicende della banca nei suoi alti e bassi di rivalutazione e svalutazione del capitale azionario. E nel caso di specie perdono i loro risparmi, non avendoli gestiti al meglio: fa parte del gioco finanziario. Poi il prof. Borghi Aquilini fa una netta sequenza di ipotesi di studio, alla domanda “Chi paga” riguardo alla crisi delle banche. “ Se un istituto fallisce, lo si venda. Se restano buchi tocca a Bankitalia, che ha omesso di vigilare, tapparli. Quanto agli amministratori che l’hanno fatto fallire, vadano in cella”.  Beh: qui siamo alle comiche finali. Chi comprerà un istituto bancario in fallimento ? Basti vedere ciò che è accaduto in MPS della quale lo Stato si è accollato il debito ad evitare i licenziamenti del personale e l’evaporazione dei conti correnti di centinaia di migliaia di operatori. “Se ci sono buchi di bilancio, Banca Italia interviene”. Ma quando mai tale istituto ha assolto ad un compito non previsto, almeno in tali termini, nel suo Statuto ? Ed infine: “gli amministratori vadano in cella”. La gestione di una banca è talmente complessa e oscura che non c’è sentenza che finora ne abbia mai condannato un amministratore  per bancarotta o altri reati connessi alla sua attività. Se tutt’al più il prof. Aquilini non vuole cambiare il Testo Unico Bancario.

Poi la chicca finale del Re Magio Armando Siri. Qui entriamo nella materia fiscale. La dinamica è la seguente. Da quando il centro destra andrà al potere, le imposte dirette saranno commisurate ad un’unica aliquota: il 15%. E’ chiaro che i primi anni ci sarà una caduta certa delle entrate tributarie; ma la prospettiva, incerta, secondo il sottoscritto  e non quantificabile con alcuna simulazione credibile, secondo la  Ragioneria dello Stato, sarà quella di far emergere una pletora talmente estesa di evasori e collusi, per cui l’estensione della base contributiva farà aggio sull’attuale sistema di prelievo fiscale di 5 aliquote. Poi ci sarà l’apporto di PIL e di occupazione, ovvero, a seguito di una maggiore disponibilità di capacità di spesa in mano a famiglie e imprese, si evidenzierà un incremento di consumi e investimenti e posti di lavoro. Infine il debito sovrano, essendo il numeratore della frazione  “DEBITO/PIL” , dal momento che il PIL (il denominatore) cresce a ritmo sostenuto rispetto al debito(numeratore) che rimane pressoché fermo, si ridurrà dall’attuale 133% al disotto del 100%.Dimenticavo di dirti, caro Vittorio, che il terzo Re Magio, oltre a portare mirra, aveva con se il libro dei sogni per una Lega che certo, con questa combine, non può ambire ad alcuna competizione di coppa.

Come sempre ti saluto con amicizia e simpatia, tuo

Rino Fruttini

UN CENTRO STORICO MEDIEVALE, QUASI UN’ENCLAVE CHE SI “RIPERPETUA” NELL’ANTICA TRADIZIONE DI BOTTEGHE DEL COMMERCIO E DELL’OPIFICIO ARTIGIANALE

UN CENTRO STORICO MEDIEVALE, QUASI UN’ENCLAVE  CHE SI “RIPERPETUA” NELL’ANTICA TRADIZIONE DI BOTTEGHE DEL COMMERCIO E DELL’OPIFICIO ARTIGIANALE

Ogni Centro Storico (C.S.)  delle centinaia di città d’arte  e comuni medievali dell’Italia ha la sua storia, la cultura della propria intima antropologia e l’esteriorità dei suoi habitat paesistico-monumentali. L’insieme di questi parametri contribuisce a formare nel tempo lo “zoccolo duro” di una struttura socio-economica non facile da scalfirsi, in funzione di esigenze, anche pressanti e vessatorie, che  progresso tecnologico, di mode contingenti, e di improbabili bench marking nella riconversione  funzionale del rapporto risorse/impieghi, reclamano a furor di popolo. In particolare Perugia, e il suo C.S. delimitato dalle 5 porte medievali, con le sue evoluzioni di civiltà, dall’etrusco-romana-laica, alla medievale-rinascimentale-pontificia, fino alla risorgimentale-sabauda-massonica- è sempre stata gelosa della sua prerogativa di specificità identitarie.

Tuttavia, a partire dal dopoguerra degli anni ‘50 e dalle  prime influenze d’oltreoceano, di capitalismo e società dei consumi, con la connessa e correlata progressività dell’automazione dei trasporti privati, Perugia, ed i perugini in particolare,  hanno  cambiato i propri connotati. Tutto doveva essere sacrificato al progresso della mobilità individuale. L’identità dell’individuo da valorizzare , ormai superate le classi di censo e di sangue,  transitò prima nella cittadinanza, poi nel consumismo ed infine nell’automobilismo. Prova ne sia che a Perugia, per vicoli e vicoletti non vi era alcun divieto di transito per le automobili. Addirittura negli anni ’70 la magnifica scalinata che da Via Bartolo porta a Piazza Grimana, venne trasformata in un’ incredibile anaconda per automobili, lasciate in discesa ripida nell’agevolare il loro deflusso. In tal modo le attività produttive del commercio-turismo e dell’artigianato e le nicchie di cittadinanza dei residenti in “caduta libera”, riuscirono a convivere con quelle dei servizi pubblici e della pubblica amministrazione, in un clima di squilibrata  ecocompatibilità.

Con l’introduzione della Z.T.L. (Zona a Traffico Limitato) ed il varo del sistema di locomozione ettometrica (scale mobili) e del Minimetrò si cercò di preservare il C.S. dall’inquinamento atmosferico ed acustico, limitando il traffico automobilistico privato. Da allora (anno 1978) ad oggi il C.S. mostra progressivi segni di declino: calo dei residenti, degli esercizi commerciali, a fronte di  incremento di locali nelle tipologie di destinazione d’uso di  negozi e civili abitazioni, ormai sfitti da anni.

Recentemente l’assessore al Marketing Territoriale, dr. Michele Fioroni ha focalizzato alcuni punti critici del C.S. considerato nel suo assetto odierno , ovvero di piena crisi identità strutturale e funzionale: 1) Sulla domanda: “Chi ha tempo di consumare non dispone delle risorse per farlo e viceversa”. Il che significa che non è facile trovare il target group giusto per soddisfare  l’offerta del C.S. .2) Sull’offerta: il C.S. non è organizzato a sostenere “..un mix commerciale in grado di rendere l’esperienza del consumatore gratificante..”. In altri termini domanda e offerta non sono compatibili. 3) L’Assessore auspica che “.. l’esperienza di acquisto nel C.S. deve diventare più avvolgente, più ricca….perché sia i centri commerciali che l’ online …” fanno una concorrenza rilevante sia di prezzi, che di gamma che di qualità dei prodotti.

Ma il punto critico non è questo. L’Assessore parte da un C.S. nell’ottica strutturale conservativa del “sic stantibus rebus”o peggio ancora dello ”Hic manebimus optime. Io invece ribalto la questione, secondo il seguente format.

  • Il C.S. ha risorse strutturali naturali da implementare con operatori dell’artigianato e del commercio e con residenti  ad essi in sintonia di sinergie di funzioni e di scopo. Basta una ricerca e relativo censimento dei locali ed ambienti sfitti nei rioni, nell’ambito delimitato dalle 5 porte medievali per dimensionare il fenomeno nella sua realtà.
  • Va innescato un progetto che formi giovani dalle attitudini di manualità e creatività, congeniali ad un artigianato artistico che rievochi le vocazioni settoriali e di aerea che possiamo rinvenire , ad esempio, nei lavori e ricerche di Luigi Catanelli sugli antichi opifici della lavorazione della pelle, della meccanica, dell’agroalimentare, della cosmesi, della maglieria, della cartotecnica, del restauro, della liuteria, tanto per citarne alcune sparse nei vari borghi delle 5 porte.
  • Una strategia vincente potrebbe essere quella che dimostri che i nuovi insediamenti di “Casa & Bottega” divengono permanenti, in una dinamica di composizione di mestieri ed affetti familiari; cosicché l’insediamento divenga non univoco-individualista, ma biunivoco-familistico con il rifiorire di un’anima artigiana e il recupero di operatività di mestieri in locali destinati a laboratori e “lande” del C.S. da troppo tempo deserte.
  • Il modello dello start up dell’insediamento artigiano lo ho già formulato e disegnato nel mio progetto “Casa & Bottega” nella categoria “Case history” del mio blog : rinofruttini.it. Tuttavia in questa sede sento la necessità di dare una visione compiuta di come vedrei un insediamento di tal fatta, già funzionante secondo linee di marketing di successo e conto economico, a saldo attivo. In primo luogo occorre mettere al bando ogni forma di trasporto privato, sia in sosta che in movimento,  nell’ambito di un’area di insediamento di artigianato e di tutti quei servizi che sono di supporto sia al lavoro che alla residenza dei soggetti della comunità. Se pensiamo, ad esempio ad un borgo come quello che si estende da Piazza Grimana fino al Cassero di Porta Sant’Angelo e che assorbe un’area come quella della mappa che segue…..:

 

…..ebbene, potremmo identificarla e connotarla come un’“enclave polifunzionale ed autarchico” caratterizzata (o caratterizzabile)  da un’autonomia socio economica in quanto i suoi componenti, che possiamo  stimare, a regime del nostro progetto, in circa 1.000 soggetti,  si mantengano con i proventi della propria attività. I consumi derivano da prodotti autarchici, di provenienza dalla piana tiberina, ricca di ortofrutta e carni di varia tipologia, fornite a mezzo di un addetto all’approvvigionamento ed alla commercializzazione dei prodotti in una superette che potremmo insediare in posizione baricentrica, a metà di Corso Garibaldi. Da tenere presente, ad esempio, che esiste già un produttore di tali caratteristiche di “agribusiness di prossimità”, l’impresa “L’Az. Ortofrutticola Settolmi di Zandonai Giuseppe”. L’itinerario dell’approvvigionamento è molto semplice: risale dalla strada comunale Ponte Pattoli/Ponte Felcino, risale per il Bulagaio, svolta per la strada di Fra Andrea da Perugia ed entra per Via Sperandio  dalla porta Sant’Angelo. Lo stesso itinerario sarà quello seguito dai fornitori di materiali e materie prime per gli opifici e laboratori delle attività artigianali e di prodotti finiti per le esigenze dei residenti. L’area enclave, del tipo di quella dei quaccheri, anche se nel caso di specie di origine laico laburista, anche se la religione cattolica potrà avere un suo  ruolo preminente tramite l’identità del rione di Porta Sant’Angelo,  sarà interdetta ai mezzi privati; mentre i collegamenti di residenti, turisti, curiosi di passaggio saranno garantiti da un service tipo “Uber”, attivato e reso organico nella gestione dagli stessi residenti. Per quanto riguarda i servizi della P.A. essi saranno previsti, in un loro insediamento e potenzialità a seconda di come potrà svilupparsi l’enclave il quale tuttavia potrà beneficiare dei collegamenti innovativi cibernetici  della banda larga da poco operativa a Perugia.  In tal modo tutto il corso Garibaldi, libero da auto in sosta, potrà essere fruito pienamente dai soggetti interessati alla zona.

  • Il marketing dei prodotti dell’enclave sarà progettato, programmato e gestito in relazione allo sviluppo che avrà il suo brand,  monoprodotto o pluriprodotto. La strategia commerciale, dopo aver verificato, con una serie di blind & as market product test, la valenza dei prodotti ottenuti a “standard di produzione”, sarà  orientata verso la vendita diretta dal laboratorio dell’artigiano, dal punto vendita concordato con esercenti dell’acropoli (Via Baglioni, Piazza Matteotti,Corso Vannucci, Piazza IV Novembre, Piazza danti e limitrofe)  dove l’offerta si incontra , soprattutto negli eventi, con l’incoming turistico, ed infine con l’”e-commerce”, ormai molto attento ad offerte mirate a specifici target di acquirenti/consumatori.

 

  • Come si sviluppa il progetto per il rione di Porta Sant’Angelo, così sarà anche per gli altri 4 rioni, tenendo presente che quello di Porta Santa Susanna e Porta Eburnea per le loro analogie strutturali e logistiche potranno essere conglobati in un unico progetto.

 

  • Per i due rioni del Borgo Bello (Porta San Pietro) e Porta Sole (Porta Pesa Corso Bersaglieri) c’è molto da imparare da quello che le rispettive Associazioni sono state capaci di realizzare da qualche anno a questa parte. Manca tuttavia lo start up di iniziative stabili e consolidate in produttività e risultati economici.

 

  • Infine il paragrafo, non peregrino, di tempi, metodi e coperture finanziarie. Posso solo dire che i tempi sono a medio-lungo termine (5-10 anni) il metodo è quello di trovare e selezionare soggetti con un profilo ben definito, che siano i proprietari degli immobili, i giovani potenziali artigiani da formare , gli esperti del marketing da affiancarli, idonei allo scopo. Il  finanziamento sarà cospicuo, visto che le poste di costo sono:
  1. Ristrutturazione e/o restauro conservativo dei locali.
  2. Finanziamento dei corsi di formazione
  3. Finanziamento del progetto e relativo start up di ogni opificio artigianale.
  4. I titolari di attività artigianali e commerciali innovative : almeno 200.

La fonte dei finanziamenti non potrà che essere il Ministero dello Sviluppo Economico.

Perugia, 20 gennaio 2018.

Dr. Rino Fruttini

 

 

Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.. Un promemoria per Vittorio.

 

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: lunedì 15 gennaio 2018 09:34
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: I: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.. Un promemoria per Vittorio.

 

Caro Vittorio,

mi è piaciuta la tua critica di ieri al direttore di Repubblica sul rapporto che realmente esiste fra Direttore e Proprietà del giornale. Qualche settimana addietro affrontai  simile questione in una mia a Travaglio, il quale ebbe a rispondermi come segue.

Buona lettura

Rino Fruttini

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: sabato 30 dicembre 2017 20:49
A: ‘Segreteria Il Fatto Quotidiano’
Oggetto: R: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Caro  Travaglio,

non mi aspettavo certo una risposta a focalizzare nel  merito la mia e mail , se non la caustica e apodittica reazione giacobina. D’altra parte questa è la sua  consuetudine dialettica. Per quanto riguarda le marchette, Ella si esprime con un linguaggio che denota una scuola di giornalismo  che non Le fa onore e non pare minimamente adeguata a quella di colui  che Ella menziona come suo mentore: Indro Montanelli ; il quale ogni volta che la sente fruire con cupidigia  di tale signorile  eloquenza, reiterata anche nelle esternazioni televisive,  sicuramente si rivolterà nella sua dimora ultraterrena.

Con immutata antipatia, la saluto

R.F.

 

Da: Segreteria Il Fatto Quotidiano [mailto:segreteria@ilfattoquotidiano.it]
Inviato: sabato 30 dicembre 2017 18:26
A: rino.fruttini@gmail.com
Oggetto: Re: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Gentili Fruttini,

vedo che lei non ha capito nulla di quello che siamo e scriviamo. Le consiglio uno dei tanti giornali finanziati direttamente o indirettamente dalla collettività in cambio di marchette.

 

Cari saluti e buona fortuna

 

Marco Travaglio

 

From: rino.fruttini@gmail.com

Sent: Sunday, December 24, 2017 5:53 PM

To: segreteria@ilfattoquotidiano.it

Subject: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Caro Direttore ,

ho l’altro ieri comprato “Il fatto Quotidiano”, a rendermi conto di come un quotidiano di nuova generazione, fondato nel 2009,sia stato organizzato nell’implicazione di costi, sia stato impostato  nella linea redazionale e articolato nell’impagino per argomenti e target group. Ebbene, la prima annotazione che  risalta   è la dicitura sotto la testata : “ NON RICEVE ALCUN FINANZIAMENTO PUBBLICO”  , quasi una dichiarazione taumaturgica  del tipo :  “excusatio non petita , accusatio manifesta” . Ed il lettore si pone subito la domanda “ Evidentemente tutti gli altri quotidiani  hanno un finanziamento pubblico, come la RAI, la quale campa non solo di pubblicità ma anche del canone dei cittadini che possiedono un televisore, ovvero di  tutti i cittadini”. Ed il lettore ,ancora ,si pone la domanda: “Ma come fanno a quadrare il bilancio con un tiratura di appena 35.000 copie e scarsi introiti pubblicitari in quanto proporzionali a tale audience?”. Avranno dunque un padrone anche loro , che ne può condizionare la linea editoriale. Poi mi soffermo a leggere l’articolo di fondo di Marco: “AAA Di Maio Cercasi” in cui il direttore dice le seguenti cose, in sintesi : a) Ormai Matteo Renzi e il PD sono alla frutta, a causa dello scandalo banche; ed a comprova di ciò, in seconda e terza pagina un pedissequo report sul  diario dei viaggi della Maria Elena Boschi, quasi una “Sinfonia italiana di  Mendelssohn”. Come se agli italiani possa interessare se , come Minzolini, la Maria Elena sia passibile di denuncia alla A.G. per malversazione ai danni dello Stato. Due pagine, dunque di pettegolezzi. Solo che ad Alfonso Signorini, direttore di “CHI” sarebbero venute meglio !  b) I grillini, con il loro portavoce, presidente in pectore, capo del partito,(al netto dei consigliori  Grillo & Casalecchio) non sono capaci di fornire all’opinione pubblica un minimo di  sentiment di  un partito che sappia  controllare la barra di direzione; c) le iniziative in economia del governo attuale e del precedente non hanno provocato alcun miglioramento nei portafogli degli italiani (checché ne dicano i comunicati ISTAT) ; d) In conclusione Marco si mete lui medesimo ad elaborare una strategia per i grillini , e non poteva essere altrimenti essendo “Il Fatto Quotidiano” come noto l’house organ di M5S” . “Prima del responso elettorale- dice Marco , sintetizzo io per lui-  presentatevi  agli elettori d’intesa con Bersani ed il suo gruppo di reduci dal bolscevismo piacentino perché solo con loro potreste togliere alla Banda Bassotti degli evasori , titolari dell’economia in nero, un tesoretto di  ben 200 miliardi di €.” . Ecco proprio questo è  il grande equivoco che il prode Marco, come il prode Luigi (Di Maio)  millantano  davanti al corpo elettorale prossimo venturo. I 200 miliardi , intesi come imponibile sottratto al Fisco, ovvero circa  60 miliardi di imposte, sono già stati contabilizzati a redditi nel PIL nei rispettivi  anni  di competenza. Per dimostrare che essi avrebbero recato all’economia nazionale un valore aggiunto maggiore  di quanto sia accaduto con la loro  destinazione all’evasione fiscale, si dovrebbe svolgere un’analisi del valore e rispondere alla domanda : “L’evasore, con le sue spese in consumi , investimenti e risparmi , ha provocato  più o meno valore aggiunto per l’economia  di quanto avrebbe fatto lo Stato mettendo in bilancio quella somma fra le spese da sostenere ?” E’ questa la stessa logica dei picciotti , per cui  se la mafia toglie loro il lavoro illegale  dello spaccio di droga e del pizzo, il sistema dell’economia legale  non è in grado di sostituirla (la mafia)   come datore di lavoro legale.  L’evasione esiste perché lo Stato non è efficiente e non è in grado di possedere competenze efficaci  per ottimizzare le sue funzioni  istituzionali , nel nostro caso  con un budget ridotto  almeno di quei 60 miliardi all’anno, a beneficio di una riduzione della pressione fiscale di pari importo. Ed allora si tratta di mettere a regime un meccanismo che con correlazione progressiva, attui la spendind review, efficienti l’accertamento e l’esazione delle imposte, e riduca le imposte alle categorie con maggiore propensione ai consumi e agli investimenti .   Caro Marco, se tu ed i tuoi amici grillini non avete recepito questo semplice assioma e vi appendete al gancio giustizialista dell’evasione fiscale e dell’economia in nero da perseguire lancia in resta  non andrete molto avanti , non tanto nel consenso e popolarità dell’opinione pubblica (il popolo bue fin dai tempi di Robespierre ha sempre osannato  chi ergeva i pendagli da forca)  ma nell’interesse dello Stato, ovvero della intera collettività. E qui mi taccio. Avrei altre cose da dire. Sarà per la prossima volta.

Cordiali saluti

Rino Fruttini

 

Se vuoi sapere chi è il tuo interlocutore , visita il mio blog: www.rinofruttini.it

____________

RINO FRUTTINI

 

Certo, con il senno di poi è facile riscrivere la storia.

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 4 gennaio 2018 13:26
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto:Certo, con il senno di poi è facile riscrivere la storia.

 

Caro Vittorio ,

la passione nello scrivere libri di storia  che mi ha preso da alcuni anni a questa parte mi ha consentito di approfondire anche le cause della Grande Guerra . Era necessario parteciparvi ? Eravamo pronti militarmente? Il costo bellico, rispetto ai benefici, era congruo? Era sentita dal popolo come una difesa del sacro suolo della Patria ? Nel ricostruire il periodo che precede la dichiarazione di guerra, con le polemiche , anche cruente fra “neutralisti” e “interventisti” ho capito che l’Italia non poteva rimanere neutrale. E’ questa la linea che ho  intrapreso nel mio nuovo libro “ Lamberto, ragazzo perugino, aviatore del ‘99” del quale riporto .

Le due guerre mondiali del secolo scorso furono provocate dal fanatismo germanico ed austriaco di grandezza nazionale, verso  l’espansione dei loro territori e dal vittimismo  nel considerarsi popoli  che non sentivano sicuri i propri confini, verso la Russia e la Francia. E l’Italia per due volte nel secolo scorso  fu coinvolta in alleanze teutoniche che sicuramente il nostro popolo non sentiva congeniali alla propria storia . Allora le grandi potenze europee comandavano anche militarmente il continente. Il rapporto di forza era molto semplice . O tiravi su la testa a dimostrare che anche tu, Italia, potevi guadagnarti il “bel suol d’amore” in Africa , potevi esibire una forza bellica di rispetto , altrimenti rischiavi tu Nazione italiana, da poco unificata ed ancora debole nell’amalgama di genti e territori, di essere sottomessa. Ricordo che dopo la ritirata di Caporetto , tutta la piana veneta poteva essere conquistata fino a Verona dalle truppe austro-tedesche.

Dopo l’attentato di Sarajevo e la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia del 28 luglio 1914, l’Italia che faceva parte della Triplice Alleanza con Austria e Germania aveva due opzioni di fronte a se: o schierarsi con le due potenze, in una guerra che poi  avrebbe coinvolto tutte le potenze europee, finanche  l’intervento degli Stati Uniti, oppure rimanere neutrale. Ebbene, caro Vittorio, questa scelta che anche a me in un primo tempo sembrava la più saggia,poiché i due schieramenti  in campo , seppure con alcune variazioni , ci garantivano a guerra compiuta  l’annessione di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia e alcune sovrintendenze a Valona, in Albania ,  invece avrebbe rischiato di non fare rispettare gli impegni presi dalle potenze in guerra, una volta finito il conflitto. Prova ne sia che, quando alla conferenza di Parigi si dovevano confermare gli impegni che le potenze della Triplice Intesa avevano assunto con l’Italia, il presidente americano Wilson, si oppose al riconoscimento di parte dell’Istria  e Fiume nei  nostri confini. Certo, con il senno di poi è facile riscrivere la storia. Nella peggiore delle ipotesi, avendo scelto la neutralità, non ci sarebbe stato riconosciuto alcun territorio, e magari tutta la Venezia Giulia l’Istria e la Dalmazia,  Wilson l’avrebbe ceduta alla Serbia ed alla Croazia che gli stavano particolarmente a cuore , per la loro posizione strategica verso i Balcani. Mi immagino, con i vari Mussolini, D’Annunzio, Salandra…… quello che sarebbe accaduto in Italia. Per fortuna è andata altrimenti.

La morale è che le guerre nascono per volontà dei popoli i quali non hanno il buon senso di capire che ci sono altri modi per sopperire alla violenza delle armi. Ma tant’è. Basta guardarsi intorno  e la guerra è all’ordine del giorno.

_____________

RINO FRUTTINI

 

PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DEL CENTRO STORICO DI PERUGIA

 

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: martedì 2 gennaio 2018 08:23
A: ‘sandroallegrini@libero.it’
Oggetto:

 

Gentile  Sandro Allegrini,

faccio seguito alla tua richiesta e riporto di seguito, in sintesi , la mia visione di come minimetrò e progetto “casa & bottega” possano far parte di un unico progetto che intitolo:

 

 

PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE  DEL CENTRO  STORICO DI PERUGIA

 

PREMESSA

Il Centro Storico di Perugia sta vivendo un periodo critico da almeno un ventennio. Da una parte la riduzione progressiva dei soggetti, residenti e commercianti,  deputati a presidiarne il territorio in termini di sicurezza e vivibilità ecosostenibile ed a fruirlo  economicamente e culturalmente in una visione  totale delle sue risorse, opportunità e vincoli. Dall’altra le amministrazioni comunali che in questo periodo si sono avvicendate nel governo della cittadinanza le quali, a perseguire l’obiettivo della sua rivitalizzazione,  hanno svolto una progettualità di rilancio effimero e superficialmente congiunturale, incrementando i flussi di arrivi e presenze, di visitatori e visite nell’acropoli con eventi e occasioni di aggregazione turistica, culturale , congressuale o di semplice provenienza extra moenia. In tale configurazione critica, neppure il minimetrò è stato in grado di svolgere un ruolo di promozione strutturale, con efficaci risultati rigeneranti di valore aggiunto.

 

L’IDEA PROGETTUALE

L’idea progettuale parte dall’analisi dei plus che il Centro Storico di Perugia possiede nella sua estensione più completa ed esaustiva per le esigenze di una comunità integrata secondo i parametri noti della convivibilità : religione, cultura, professioni-mestieri, equilibrio sociale. Ebbene, se andiamo a ripercorrere le aree di questo scenario  che nella forma geometrica a stella le racchiude nelle mura medievali –rinascimentali delle cinque porte: Porta Sole ( compresa l’area di  porta sant’Antonio e porta Pesa), Susanna, Eburnea, San Pietro, Sant’Angelo, non possiamo  che pensare (o ripensare) ad un enclave di arti e mestieri che secondo il progetto da me elaborato dal titolo di “Casa & Bottega”(rimando al mio blog: www.rinofruttini.it, alla pagina “Case history”), può riuscire ad implementare in residenze e mestieri le centinaia di abitazioni e aree commerciali da tempo desolatamente e progressivamente  vuote ed inutilizzate. Esse, come dimostra il libro di Marcello Catanelli  dal titolo “Luigi Catanelli” , suo padre, erano sede di attività  operose e residenze  a misura d’uomo, nella dimensione esistenziale “Casa & Bottega”.

E qui comincia la parte strategica dell’idea progettuale, di maggiore difficoltà a renderla percepibile a chi governa i fattori di successo di start up manifatturieri: le competenze da ricercare e quelle da formare, soprattutto in settori più congeniali all’artigianato d’arte perugino, come ad esempio  la maglieria, l’agroalimentare, l’arredamento; il finanziamento di progetti di giovani che hanno necessita di integrare la  propria funzione di rischio con l’abbrivio di un doveroso  finanziamento dello Stato a rilanciare l’occupazione giovanile; la disponibilità dei proprietari dei locali interessati ad affittarli e renderli così disponibili alla nuova (o antica, se vogliamo) attività ; la piena conoscenza dei fattori di rischio e di successo relativi al marketing della produzione artigianale che, per essere appetibile sia attraverso l’incoming turistico sia con l’e-commerce, ormai ben consolidato nel nuovo rapporto strutturale e promozionale domanda/offerta, deve essere di sicura aspettativa del mercato potenziale. Infine c’è un altro elemento non secondario da prendere in esame: quello della logistica. Si dovranno prevedere   almeno il 50% dei nuovi insediamenti artigianali non facilmente raggiungibili per le consegne di materie prime della lavorazione nel laboratorio. Per questo lancio l’idea di vagoni del minimetrò che da Pian di Massiano, dove si insedierà la piattaforma di raccolta delle merci, per gli esercizi commerciali  del centro storico  e delle materie prime e materiali  da lavorare nei laboratori artigianali , esse andranno a confluire nella piattaforma del Mercato Coperto del Pincetto e da lì, con veloci mezzi meccanici  ibridi, dall’uscita di Via Alessi, si faranno  risalire al Centro o scendere verso le aree esterne all’acropoli.

Nel contempo, siccome il minimetrò è sottodimensionato nella sua fruizione rispetto alle sue potenzialità, si  organizzerà  un Hub , come negli aeroporti, ovvero un nodo di smistamento,secondo la seguente dinamica : a) Il soggetto che vuole recarsi nel Centro Storico per shopping, lascia l’auto in sosta al parcheggio di Pian di Massiano e con il minimetrò viene in centro 2) Svolge la sua attività di cliente, turista e/o  acquirente ed i suoi acquisti, anche voluminosi, nel mentre svolge altre commissioni , gli vengono portare con il Minimetrò dalla piattaforma del Pincetto  a quella  di Pian di Massiano. Se l’idea si può verificare con un minimo di fattibilità, avremmo risolto gran parte del caos di consegne nell’acropoli e di flusso merci/persone “da e per il Centro Storico”.

 

CONCLUSIONI

Senza le idee forza, innovative e visionarie rischiamo di macerare nelle nostre fisime e polemiche provinciali. Un’idea per divenire progettuale deve essere sottoposta ad un’Analisi SWOT , ovvero un processo di verifica di fattibilità. Poi si scende nei particolari del progetto esecutivo, avendo realizzato un piano di marketing ed un business plan. Infine il lancio del nuovo prodotto e/o servizio  dei laboratori artigianali sarà il momento dello start up. Ci vorrà almeno uno-due anni di esercizio commerciale per capire se l’idea /idee funzionano. Ma ne sarà valsa  la pena.

E comunque prima di tutto ciò ci deve essere una consapevolezza condivisa che vada a focalizzare su un gruppo omogeneo di cittadini a  prendersi a cuore il progetto e convintamente riescano a superare tutte quelle obiezioni, con la forza della ragione scientificamente dimostrabile, a consolidarne la validità.

 

_____________

RINO FRUTTINI