Uno scambio di e-mail con Marco Travaglio

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: sabato 30 dicembre 2017 20:49
A: ‘Segreteria Il Fatto Quotidiano’
Oggetto: R: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Caro  Travaglio,

non mi aspettavo certo una risposta a focalizzare nel  merito la mia e mail , se non la caustica e apodittica reazione giacobina. D’altra parte questa è la sua  consuetudine dialettica. Per quanto riguarda le marchette, Ella si esprime con un linguaggio che denota una scuola di giornalismo  che non Le fa onore e non pare minimamente adeguata a quella di colui  che Ella menziona come suo mentore: Indro Montanelli ; il quale ogni volta che la sente fruire con cupidigia  di tale signorile  eloquenza, reiterata anche nelle esternazioni televisive,  sicuramente si rivolterà nella sua dimora ultraterrena.

Con immutata antipatia, la saluto

R.F.

 

Da: Segreteria Il Fatto Quotidiano [mailto:segreteria@ilfattoquotidiano.it]
Inviato: sabato 30 dicembre 2017 18:26
A: rino.fruttini@gmail.com
Oggetto: Re: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Gentili Fruttini,

vedo che lei non ha capito nulla di quello che siamo e scriviamo. Le consiglio uno dei tanti giornali finanziati direttamente o indirettamente dalla collettività in cambio di marchette.

 

Cari saluti e buona fortuna

 

Marco Travaglio

 

From: rino.fruttini@gmail.com

Sent: Sunday, December 24, 2017 5:53 PM

To: segreteria@ilfattoquotidiano.it

Subject: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Caro Direttore ,

ho l’altro ieri comprato “Il fatto Quotidiano”, a rendermi conto di come un quotidiano di nuova generazione, fondato nel 2009,sia stato organizzato nell’implicazione di costi, sia stato impostato  nella linea redazionale e articolato nell’impagino per argomenti e target group. Ebbene, la prima annotazione che  risalta   è la dicitura sotto la testata : “ NON RICEVE ALCUN FINANZIAMENTO PUBBLICO”  , quasi una dichiarazione taumaturgica  del tipo :  “excusatio non petita , accusatio manifesta” . Ed il lettore si pone subito la domanda “ Evidentemente tutti gli altri quotidiani  hanno un finanziamento pubblico, come la RAI, la quale campa non solo di pubblicità ma anche del canone dei cittadini che possiedono un televisore, ovvero di  tutti i cittadini”. Ed il lettore ,ancora ,si pone la domanda: “Ma come fanno a quadrare il bilancio con un tiratura di appena 35.000 copie e scarsi introiti pubblicitari in quanto proporzionali a tale audience?”. Avranno dunque un padrone anche loro , che ne può condizionare la linea editoriale. Poi mi soffermo a leggere l’articolo di fondo di Marco: “AAA Di Maio Cercasi” in cui il direttore dice le seguenti cose, in sintesi : a) Ormai Matteo Renzi e il PD sono alla frutta, a causa dello scandalo banche; ed a comprova di ciò, in seconda e terza pagina un pedissequo report sul  diario dei viaggi della Maria Elena Boschi, quasi una “Sinfonia italiana di  Mendelssohn”. Come se agli italiani possa interessare se , come Minzolini, la Maria Elena sia passibile di denuncia alla A.G. per malversazione ai danni dello Stato. Due pagine, dunque di pettegolezzi. Solo che ad Alfonso Signorini, direttore di “CHI” sarebbero venute meglio !  b) I grillini, con il loro portavoce, presidente in pectore, capo del partito,(al netto dei consigliori  Grillo & Casalecchio) non sono capaci di fornire all’opinione pubblica un minimo di  sentiment di  un partito che sappia  controllare la barra di direzione; c) le iniziative in economia del governo attuale e del precedente non hanno provocato alcun miglioramento nei portafogli degli italiani (checché ne dicano i comunicati ISTAT) ; d) In conclusione Marco si mete lui medesimo ad elaborare una strategia per i grillini , e non poteva essere altrimenti essendo “Il Fatto Quotidiano” come noto l’house organ di M5S” . “Prima del responso elettorale- dice Marco , sintetizzo io per lui-  presentatevi  agli elettori d’intesa con Bersani ed il suo gruppo di reduci dal bolscevismo piacentino perché solo con loro potreste togliere alla Banda Bassotti degli evasori , titolari dell’economia in nero, un tesoretto di  ben 200 miliardi di €.” . Ecco proprio questo è  il grande equivoco che il prode Marco, come il prode Luigi (Di Maio)  millantano  davanti al corpo elettorale prossimo venturo. I 200 miliardi , intesi come imponibile sottratto al Fisco, ovvero circa  60 miliardi di imposte, sono già stati contabilizzati a redditi nel PIL nei rispettivi  anni  di competenza. Per dimostrare che essi avrebbero recato all’economia nazionale un valore aggiunto maggiore  di quanto sia accaduto con la loro  destinazione all’evasione fiscale, si dovrebbe svolgere un’analisi del valore e rispondere alla domanda : “L’evasore, con le sue spese in consumi , investimenti e risparmi , ha provocato  più o meno valore aggiunto per l’economia  di quanto avrebbe fatto lo Stato mettendo in bilancio quella somma fra le spese da sostenere ?” E’ questa la stessa logica dei picciotti , per cui  se la mafia toglie loro il lavoro illegale  dello spaccio di droga e del pizzo, il sistema dell’economia legale  non è in grado di sostituirla (la mafia)   come datore di lavoro legale.  L’evasione esiste perché lo Stato non è efficiente e non è in grado di possedere competenze efficaci  per ottimizzare le sue funzioni  istituzionali , nel nostro caso  con un budget ridotto  almeno di quei 60 miliardi all’anno, a beneficio di una riduzione della pressione fiscale di pari importo. Ed allora si tratta di mettere a regime un meccanismo che con correlazione progressiva, attui la spendind review, efficienti l’accertamento e l’esazione delle imposte, e riduca le imposte alle categorie con maggiore propensione ai consumi e agli investimenti .   Caro Marco, se tu ed i tuoi amici grillini non avete recepito questo semplice assioma e vi appendete al gancio giustizialista dell’evasione fiscale e dell’economia in nero da perseguire lancia in resta  non andrete molto avanti , non tanto nel consenso e popolarità dell’opinione pubblica (il popolo bue fin dai tempi di Robespierre ha sempre osannato  chi ergeva i pendagli da forca)  ma nell’interesse dello Stato, ovvero della intera collettività. E qui mi taccio. Avrei altre cose da dire. Sarà per la prossima volta.

Cordiali saluti

Rino Fruttini

 

Se vuoi sapere chi è il tuo interlocutore , visita il mio blog: www.rinofruttini.it

____________

RINO FRUTTINI

 

Il confronto fasullo sul voto/non voto Feltri/Zulin di Libero.

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: sabato 30 dicembre 2017 14:16
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Il confronto fasullo sul voto/non voto Feltri/Zulin di Libero.

Caro Vittorio,
già da tempo volevo scriverti a proposito di Europa (EU/€ ) da abbandonare (leggi: Italexit) e di riforma italiana della fiscalità, da proporre secondo “il nuovo piano Marshall” (Leggi: flat tax alla Trump). Ma poi mi sono detto: lasciamolo alle sue melanconie natalizie, il povero Vittorio che, fra generi, nuore e nepoti ne avrà ben donde ! Ma oggi, cosa mi leggo su Libero. Il Tuo confronto, “votare o astenersi dal voto”, con il caro Giuliano Zulin, veneto di nascita, come di origini, giovane promettente tuo vice di Libero. E vengo al punto.

Fino a qualche decennio fa chi non votava aveva una segnalazione sulla propria fedina penale. Non che ciò togliesse diritti civili e/o politici. Ma era pur sempre un’ etichetta di biasimo. Poi venne la legge sul divorzio, poi quella sull’aborto, ed infine quella sull’eutanasia. E non è che la società italiana ne abbia avuto grandi benefici.

Ora verrà anche quella del legittimare un potere in grado di governare anche con la minoranza di un golpe bianco, come sarà quello di Grillo con la partecipazione fasulla e minoritaria nel consenso via “face book”. Infatti, visto che la maggioranza degli italiani se ne fregano, come tu dici, di assumersi le proprie responsabilità e , quelli che se lo possono permettere, come il tuo amico Zulin , se ne vanno alle Maldive, gli altri, la maggioranza degli italiani, ignoranti, influenzati da mass media e raccomandazioni qualunquiste come le vostre, saranno costretti a subire le prepotenze di una nuova dittatura: quella oligarchica della piattaforma software denominata Rousseau della ditta Casaleggio/Grillo.

Vedi, caro Vittorio, se anche tu, dichiari di “Turarti il naso” ma di votare comunque (almeno Indro Montanelli votava DC, per un partito democratico, interclassista) senza dare un indirizzo di voto è come se invitassi gli italiani di andare alle urne, ma di votare scheda bianca. Il che equivale ad astenersi.

Ebbene, che diamine ! Fai venire un po’ di coraggio, a te ad al tuo amico veneto. Tirate fuori la testa da sotto la sabbia. Non fate come gli struzzi e prendete virilmente una posizione. Ricordo che il tuo collega Paolo Mieli in una elezione di qualche anno fa dichiarò di votare contro Berlusconi. Dimmi allora per chi vuoi votare: per Salvini, per Berlusconi, per Renzi,per la Meloni, per la Boldrini …o per chi altro. Diccelo, per cortesia anche a costo di sollevare obiezioni e polemiche. Non fare come la maggior parte dei sapientoni dei tuoi colleghi giornalisti che per garantirsi un po’ di audience fanno i panciafichisti del nuovo millennio.
_____________
RINO FRUTTINI

L'immagine può contenere: una o più persone

Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: domenica 24 dicembre 2017 17:54
A: ‘segreteria@ilfattoquotidiano.it’
Oggetto: Ho letto il Fatto quotidiano del 22 dicembre u.s.

 

Caro Direttore ,

ho l’altro ieri comprato “Il fatto Quotidiano”, a rendermi conto di come un quotidiano di nuova generazione, fondato nel 2009,sia stato organizzato nell’implicazione di costi, sia stato impostato  nella linea redazionale e articolato nell’impagino per argomenti e target group. Ebbene, la prima annotazione che  risalta   è la dicitura sotto la testata : “ NON RICEVE ALCUN FINANZIAMENTO PUBBLICO”  , quasi una dichiarazione taumaturgica  del tipo :  “excusatio non petita , accusatio manifesta” . Ed il lettore si pone subito la domanda “ Evidentemente tutti gli altri quotidiani  hanno un finanziamento pubblico, come la RAI, la quale campa non solo di pubblicità ma anche del canone dei cittadini che possiedono un televisore, ovvero di  tutti i cittadini”. Ed il lettore ,ancora ,si pone la domanda: “Ma come fanno a quadrare il bilancio con un tiratura di appena 35.000 copie e scarsi introiti pubblicitari in quanto proporzionali a tale audience?”. Avranno dunque un padrone anche loro , che ne può condizionare la linea editoriale. Poi mi soffermo a leggere l’articolo di fondo di Marco: “AAA Di Maio Cercasi” in cui il direttore dice le seguenti cose, in sintesi : a) Ormai Matteo Renzi e il PD sono alla frutta, a causa dello scandalo banche; ed a comprova di ciò, in seconda e terza pagina un pedissequo report sul  diario dei viaggi della Maria Elena Boschi, quasi una “Sinfonia italiana di  Mendelssohn”.  Come se agli italiani possa interessare se , come Minzolini, la Maria Elena sia passibile di denuncia alla A.G. per malversazione ai danni dello Stato. Due pagine, dunque di pettegolezzi. Solo che ad Alfonso Signorini, direttore di “CHI” sarebbero venute meglio !  b) I grillini, con il loro portavoce, presidente in pectore, capo del partito,(al netto dei consigliori  Grillo & Casalecchio) non sono capaci di fornire all’opinione pubblica un minimo di  sentiment di  un partito che sappia  controllare la barra di direzione; c) le iniziative in economia del governo attuale e del precedente non hanno provocato alcun miglioramento nei portafogli degli italiani (checché ne dicano i comunicati ISTAT) ; d) In conclusione Marco si mete lui medesimo ad elaborare una strategia per i grillini , e non poteva essere altrimenti essendo “Il Fatto Quotidiano” come noto l’house organ di M5S” . “Prima del responso elettorale- dice Marco , sintetizzo io per lui-  presentatevi  agli elettori d’intesa con Bersani ed il suo gruppo di reduci dal bolscevismo piacentino perché solo con loro potreste togliere alla Banda Bassotti degli evasori , titolari dell’economia in nero, un tesoretto di  ben 200 miliardi di €.” . Ecco proprio questo è  il grande equivoco che il prode Marco, come il prode Luigi (Di Maio)  millantano  davanti al corpo elettorale prossimo venturo. I 200 miliardi , intesi come imponibile sottratto al Fisco, ovvero circa  60 miliardi di imposte, sono già stati contabilizzati a redditi nel PIL nei rispettivi  anni  di competenza. Per dimostrare che essi avrebbero recato all’economia nazionale un valore aggiunto maggiore  di quanto sia accaduto con la loro  destinazione all’evasione fiscale, si dovrebbe svolgere un’analisi del valore e rispondere alla domanda : “L’evasore, con le sue spese in consumi , investimenti e risparmi , ha provocato  più o meno valore aggiunto per l’economia  di quanto avrebbe fatto lo Stato mettendo in bilancio quella somma fra le spese da sostenere ?” E’ questa la stessa logica dei picciotti , per cui  se la mafia toglie loro il lavoro illegale  dello spaccio di droga e del pizzo, il sistema dell’economia legale  non è in grado di sostituirla (la mafia)   come datore di lavoro legale.  L’evasione esiste perché lo Stato non è efficiente e non è in grado di possedere competenze efficaci  per ottimizzare le sue funzioni  istituzionali , nel nostro caso  con un budget ridotto  almeno di quei 60 miliardi all’anno, a beneficio di una riduzione della pressione fiscale di pari importo. Ed allora si tratta di mettere a regime un meccanismo che con correlazione progressiva, attui la spendind review, efficienti l’accertamento e l’esazione delle imposte, e riduca le imposte alle categorie con maggiore propensione ai consumi e agli investimenti .   Caro Marco, se tu ed i tuoi amici grillini non avete recepito questo semplice assioma e vi appendete al gancio giustizialista dell’evasione fiscale e dell’economia in nero da perseguire lancia in resta  non andrete molto avanti , non tanto nel consenso e popolarità dell’opinione pubblica (il popolo bue fin dai tempi di Robespierre ha sempre osannato  chi ergeva i pendagli da forca)  ma nell’interesse dello Stato, ovvero della intera collettività. E qui mi taccio. Avrei altre cose da dire. Sarà per la prossima volta.

Cordiali saluti

Rino Fruttini

 

Se vuoi sapere chi è il tuo interlocutore , visita il mio blog: www.rinofruttini.it

____________

RINO FRUTTINI

 

”ricere a nòra accussì socra inticchia” (dico a Vittorio, perché Renato intenda)

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: martedì 12 dicembre 2017 21:21
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: ”ricere a nòra accussì socra inticchia” (dico a Vittorio, perché Renato intenda)

Caro Vittorio,
questa volta il mio dire è indirizzato esclusivamente al tuo “alter ego” Renato ed al suo fondo di geo- politica di ieri su Libero: “Perché stiamo con gli israeliani e non con i Turchi”. E , in quel dialetto che ormai ti è familiare, ”ricere a nòra accussì socra inticchia” (dico a Vittorio, perché Renato intenda) , vado ad argomentare come segue.
Renato (Farina) ci propina una tesi quanto meno bizzarra nel sostenere Israele e la sua battaglia di Gerusalemme capitale , secondo l’editto “trumpiano” dei giorni scorsi. Il non riconoscere agli israeliani , o meglio agli ebrei tutti, Gerusalemme , capitale dello stato di Israele, è come “..impedire ai cattolici di riconoscere che il vescovo di Roma possa essere papa, mentre va bene una città sul mare, tipo Tel Aviv come surrogato di Gerusalemme: va bene Formia o Anzio al posto di Roma? Via, non si scherza con l’anima dei popoli”.
Caro Vittorio, capirai bene come strampalato sia questo ragionamento analogico di Renato. Ed allora io ne faccio un altro, che mi pare più calzante, a interpretare il pensiero del nostro. Considerato che Israele è uno stato confessionale, dove vige lo ius sanguinis di ebreo come condizione per il riconoscimento della cittadinanza israeliana (tutti gli altri, cattolici, protestanti, musulmani, induisti,… non hanno gli stessi diritti ); ebbene, così come prima della data del XX Giugno 1870 confessionale lo era anche lo Stato Pontificio (fra l’altro contemplava al suo interno anche una buona rappresentanza di ebri ) , perché non facciamo un flash-back alla storia e , d’accordo con Renato, proponiamo che i cattolici di tutto il mondo che lo desiderino possano migrare nello Stato Pontificio , una volta tornato ai confini con lo Stato Borbonico del Mezzogiorno, e con il Granducato di Toscana e il Regno Lombardo Vento al Nord ? Il ragionamento di Renato porta ad una convalida della sovrapposizione stato israeliano con la confessione israelita. E l’enfatizzazione di tale overlapping suona male per un giornale che già dalla sua testata si proclama vessillifero delle libertà laiche e critico di ogni atto di fede confessionale, a influire nella vita dello Stato sovrano . Mi si obietterà : “Il Pontefice dopo l’unità d’Italia ha avuto il riconoscimento della sua sede temporale : lo Stato del Vaticano” . Ma vogliamo confrontare tale situazione con quella dello Stato di Israele sorto con le incessanti attività di mezzo secolo di espropri, volte all’ occupazione della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, e della Striscia di Gaza, dando luogo a sistematiche violazioni dei diritti umani ai danni dei palestinesi. Semmai per il regno pontificio e la sua natura temporale è accaduto l’esatto contrario.
Poi Renato prosegue a lungo nel suo articolo , scagliandosi contro la Turchia ed Erdogan che inveisce contro Trump e la sua idea , apparentemente strampalata di Gerusalemme capitale dello Stato di Israele. Ma ancora una volta egli sbaglia. Occorre essere realisti e lungimiranti. Al punto in cui siamo non vale la pena, tanto per sollecitare l’amor proprio di un target di lettori filo israeliani, ribadirne le ragioni di fanatismo religioso . Invece, dopo aver riconosciuto che fu un grave errore aver previsto per la Palestina nel 1948 due stati sovrani , accettiamo lo status quo e provochiamo un cortocircuito che possa trovare una scintilla di geniale buon senso e far ritrovare ai palestinesi la strada fondativa del loro Stato sovrano. E Gerusalemme sarà la capitale anche della religione ebraica, ma non dello stato israeliano. Insomma come Gerusalemme è stata il crocevia di più religioni (ebrea, cattolica, musulmana) così non può divenire la capitale di uno stato confessionale. Non ci vuol molto a capirlo. E se Trump fa finta di non averlo capito è perché ha una strategia in mente, che è quella di stancare le parti in causa e poi farle sedere ad un tavolo e trovare finalmente una soluzione di pace, formalmente e attualmente condivisa. E se ciò avvenisse, come il repubblicano Nixon, dopo lo storico accordo con la Cina comunista nel 1972 venne apprezzato in tutto il mondo,così avverrà per Trump se riuscirà nell’impresa di pacificazione del Medio Oriente.
Non si capisce come genti, per secoli laboriose in contatto quotidiano di preghiere, cultura e interessi non possano ritrovarsi intorno a questi valori comuni.

Rino Fruttini

L'immagine può contenere: 1 persona
Mi piaceVedi altre reazioni

Commenta

Il Santo Natale a casa di Vittorio fra nepoti figli e generi/cognati: una congrega di sana orobia

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: domenica 10 dicembre 2017 18:05
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Il Santo Natale a casa di Vittorio fra nepoti figli e generi/cognati: una congrega di sana orobia

 

Caro Vittorio,

una combine davvero eccezionale, la tua, che vado a rilevare in Libero di ieri ( 9 dicembre) . Calcio e “do you remember?” sul Natale si intersecano in un parapiglia di idee e colleganze che nella mia fervida mente si sintetizzano per una parte in una figura d’oltre oceano, retorica ed analogica per le mie argomentazioni.

Come Trump Donald ha scatenato le ire dei palestinesi e di tutto il mondo arabo per la sua decisione di spostare,secondo modi e tempi tutti da definire, la capitale di Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, così tu, Feltri Vittorio, hai innescato una bomba mediatica di sollevazione di tutto il Mezzogiorno con l’articolo  ironico, un po’ beffardo ed incommensurabilmente provocatorio :  “ Salutame sorete”, da te vergato  per la sconfitta del Napoli , squadra di calcio, alla coppa di Champion.  Ancora una volta l’orobico “scassacazzi” del Nord  ha inteso sollevare dal torpore mediterraneo un’intera classe dirigente, con una nemesi  trasversale che dal calcio va alla politica,  all’economia ed al sistema della “mammasantissima” . E’ stata una mossa geniale, che porta il Sud che ancora “ fatica a faticà “ (vedi la canzone di Arbore : “Sud, Sud, noi simmo do Sud..”) di fronte alla sue responsabilità di cittadinanza operosa e di intrapresa efficiente. Così  si spera possa essere per la provocazione di Trump che finalmente sciolga il nodo della contrapposizione ebrei/musulmani e israeliani/palestinesi .

E veniamo al  “do you remember?”. E’ strano che un bofonchiatore e brontolone del tuo calibro riesca a esprime una prosa così sensibile ai valori della famiglia numerosa e genetliaca che si intesta nelle celebrazioni del Santo Natale, con  le sue tradizioni liturgiche. In fondo non hai fatto altro che lanciare il manifesto dei nonni che, ancora non completamente rincoglioniti, riescono a dare , forse il meglio di se. E tu ed io , modestamente , ne siamo la “prova provata” . Il Natale della tua infanzia, molto simile a quello della mia, che tu rievochi con dovizia di particolari ( a me è rimasto impresso  il profumo dei mandarini appesi a guarnire su un ramo di pino , tagliato “abusivamente” ad essere albero di Natale,  nella vicina campagna)  oggi si è trasformato in quello dei nostri figli, generi e nepoti. Si, di tali ricorrenze, ormai appiattite da settimane di martellanti spot e subliminali messaggi pubblicitari, ci stanno provocando una noiosa controindicazione alla cerimonia del cappone e cappelletti in brodo  e del torrone e del panettone, fino a qualche anno fa, anch’esso di marca meneghina: Motta. Tuttavia, all’atto esecutivo dell’avvenimento, la vigilia di Natale, hai voglia a dire “ …me ne sto in silenzio, seduto alla poltrona più lontana dal centro sismico…”, caro Vittorio. Ti vorrei proprio vedere a snobbare figli, nepoti e generi/cognate, invitati a casa tua per il cenone della vigilia. Farai come me che ti metti a giocare con quelle diavolerie della cibernetica ludica (che però ci consentono di fare con meno fatica il nostro lavoro) regalate ai nepotini   e magari sgomberi  il tavolo per una chiassosa giocata al”mercante in fiera” . Caro Vittorio, dilla come la sai. Non ti ci vedo a recitare la parte del disfattista: “ ’O presepe nun me piace” . Anche tu sarai vittima consapevole e sacrificale dei rituali di un Natale moderno e pantagruelico il quale ti fa immergere, nonostante tutto ,  anche in momenti dello spirito , come quando  eri chierichetto in tunica e cotta a servir messa alla Santa Messa di mezzanotte, nella chiesa orobica di San Michele al Pozzo.

Penso che da qui a Natale avremo altre cose da dirci. E se ciò non fosse ti auguro fin d’ora Buon Natale a te ed alla tua numerosa progenie. A proposito . Ho fatto una ricerca sui miei avi e ne è scaturito l’albero genealogico che ti allego, qualora non lo avessi rilevato dalla mia opera prima “La saga del Burchia” o dalla seconda “ Quasi come Forrest Gump”.

 

_____________

RINO FRUTTINI

 

A proposito di funamboli,

A proposito di funamboli, riporto in anteprima un estratto del mio ultimo libro :”LAMBERTO, RAGAZZO PERUGINO DEL ’99 (DA PERUGIA) PILOTA MILITARE NELLA GRANDE GUERRA, POI LEGIONARIO, ALLA YOGA, CON D’ANNUNZIO A FIUME NEL 1919.

Buffalo Bill e il funambolo triestino Arturo Stroschneider a Perugia. Altri avvenimenti eccezionali

Qualche anno prima della grande novità del cinema muto, nel 1906 i perugini seppero dell’arrivo alla stazione di Fontivegge di ben quattro treni che trasportavano 500 cavalli, numerosi bisonti, i long horns (lunghe corna) vaccine del Texas oltre a 800 inservienti, cow boys, indiani, arabi e giapponesi. Era il grande circo di Buffalo Bill, ospitato con il suo grande carrozzone a Piazza d’Armi: “stette solo un paio giorni ma l’eco del suo nome si sparse per le campagne, risalì i monti, raggiunse anche plaghe più lontane”. Solo la lunga carovana che dalla stazione risaliva a Piazza ….

Una panoramica fotografia di piazza d’Armi durante l’esibizione west side story del circo di Buffalo Bill.

….D’Armi fu di per sé già uno spettacolo, al quale Lamberto ed i suoi fratelli assistettero estasiati e un po’’ intimoriti da tutti quegli animali dalle lunghe corna. Lo spettacolo alla Piazza era rappresentato dalla maestria dei vaquero di lanciare il lazzo per la cattura di cavalli e bisonti, poi l’attacco alla diligenza degli indiani, e il massacro del generale Custer a Little Big Horn da parte di …..

Il funambolo triestino Arturo Stroschneider durante la sua acrobatica esibizione aerea sulla piazza Grande a Perugia nel 1910.

…..toro seduto e dei suoi Sioux. Ed infine l’esibizione di Buffalo Bill con la sua carabina nel tiro al volo, con una precisione che sbalordì gli spettatori cacciatori, presenti nelle gradinate installate per il pubblico pagante lungo il lato più lungo di Piazza d’Armi. Quel primo d’aprile del 1906 Lamberto e tutti i perugini se lo ricordarono per molto tempo.
Un altro momento di forte attrazione per impegnare il tempo libero dei cittadini perugini e lasciarli letteralmente a bocca aperta e con il naso all’insù fu nel 1910 l’esibizione rischiosa e pericolosa del funambolo Arturo Stroschneider. Su un cavo d’acciaio teso fra il tetto del Duomo ed i merli di palazzo del Palazzo dei Priori in piazza Grande, il temerario triestino si esibì numerose volte con una bicicletta, senza gomme e con equilibrismi decisi lungo il non breve tragitto : non meno di 150 metri. Si dice che spesso lo Stroschneider si offrisse di trasportare sulle sue spalle in quel tragitto “ciclopico”uno spettatore che coraggiosamente si fosse offerto. Si trattava, secondo la leggenda, di uno studente di medicina, Mario Morosi precettore dei fratelli marchesi Bourbon del Monte di Sorbello.
Ma è certo che il Morosi fu il primo e l’ultimo che si offerse in una simile impresa; anche perché il funambolista triestino si accorse dopo l’immane fatica perugina di aver osato troppo. Quella tiepida sera di maggio Lamberto fu uno dei tanti perugini con la bocca spalancata e il naso rivolto all’insù trepidando per il buon esito dell’esibizione. E i dieci centesimi che infilarono ciascuno dei suoi fratelli nella sacchetta del milite della Croce Verde per il compenso al coraggioso funambolo e l’offerta all’ente benemerito furono ben spesi.
Un altro avvenimento del 1913 che impressionò molto il giovane Lamberto fu il concerto al teatro Morlacchi di un giovanissimo direttore d’orchestra di appena 6 anni. Si chiamava Willy Ferrero e sbalordì i presenti in un teatro gremito fino all’inverosimile con un programma di musica sinfonica e melodrammatica. In particolare gli applausi furono trascinati da un’esecuzione della sinfonia dal Gulielmo Tell di Gioacchino Rossini. Ferruccio portò tutta la famiglia al Morlacchi, tanto più che Vera frequentava il conservatorio nel triennio di violino e Maria, che aveva una bella voce, prendeva lezioni di canto .

Figlio di due giocolieri circensi, Vittorio Ferrero e Nerina Moretti, Willy nacque nel 1906 nel Maine e già da piccolo dimostrò la sua capacità nel dirigere un’orchestra. Ebbe modo di farsi conoscere al Trocadéro a quattro anni e il 4 novembre 1912 al Teatro Costanzi di Roma.
Infine un evento contornato da sensazioni misteriose, essendo di origine stellare destò la curiosità ed anche apprensione a Perugia. Era l’anno 1910, nella notte fra il 19 e il 20 maggio anche Lamberto, come tanti perugini poté vedere la cometa di halley, un corpo celeste relativamente piccolo, simile a un asteroide ma composto prevalentemente di ghiaccio che nella sua orbita lascia delle code di polveri e di ioni. Per l’occasione comitive di giovani, accompagnate da chitarre e mandolini erano già in punti di osservazione, al Frontone e nelle alture fuori di Porta Sant’Angelo. Altri per il corso ed ai giardinetti, nello sfondo dei campanili più volte richiamati .

Foto del passaggio della cometa di Halley nel 1910.

Qualche anno dopo, nell’aprile del 1914 , un altro fenomeno trovò i perugini, ed il nostro Lamberto, altrettanto impegnati in una lunga osservazione di gesta aeree .Questa volta si trattava di un dirigibile che giunto sopra il Subasio , volò su Perugia e poi si avviò verso Todi. Il tempo era sereno e i perugini ancora una volta erano appostati tutti sui tetti a godersi lo spettacolo. L’aeromobile veniva da Verona, a bordo quattro ufficiali dei Bersaglieri. Una delle poche volte che potevano esimersi dal passo di corsa cadenzato dalla fanfara !

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi
L'immagine può contenere: una o più persone, cielo e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: notte
Mi piaceVedi altre reazioni

Commenta

Come si fa ad avere nostalgia per la lira e la politica di svalutazione competitiva e di inflazione che la caratterizzò?

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 7 dicembre 2017 09:12
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: come si fa ad avere nostalgia per la lira e la politica di svalutazione competitiva e di inflazione che la caratterizzò?

 

Caro Vittorio,

anche oggi (leggi : 6 dicembre)  , nonostante argomenti di eccezionale  importanza, per l’evoluzione delle coscienze laiche e l’incipienza sulle problematiche del mondo cattolico  convergenti sulla discussione alla Camera della legge sul biotestamento non hai tralasciato di accanirti sulla presunta  iattura che l’avvento dell’Euro ha provocato nei destini della italica economia.   Hai delegato  il tuo vice , Franco  Bechis di riprendere la questione dell’Italexit. Egli nel suo articolo: “ Ormai è ufficiale: l’euro ci ha fatto più male della crisi” riepiloga l’andamento del PIL, ovvero la ricchezza nazionale,  dal 1996 e nota come da allora ad oggi il suo andamento negativo ci abbia relegato, nella graduatoria fra i paesi europei , dallo 11° al 28°  ° posto . Bechis è incorso in uno dei tanti equivoci dei commentatori ed esperti di macroeconomia, con pregiudiziali  su Euro e integrazione politico-economica dell’Europa. Si fa presto ad enfatizzare  il PIL , come valore di sintesi, senza entrare nelle sue componenti , spesso valori che hanno contribuito non solo a fenomeni inflattivi del processo della ricchezza, ma soprattutto a drogare ed equivocare sulla percezione di una economia reale in  evoluzione. Se consideriamo le spese dello Stato nel periodo anteriore alla conversione della lira in euro,  a comporre il PIL, sia in conto investimenti (incentivi a fondo perduto e mutui per le leggi di riconversione industriale,della Imprenditorialità giovanile, tanto per citarne alcune ) e in conto gestione ordinaria per il funzionamento della macchina pubblica , di cui quelle per il personale erano (e sono )  le più cospicue, emerge una singolare correlazione fra incremento  dell’indebitamento dello Stato e quello del PIL.  Ed entrambi contribuiscono alla composizione del rapporto PIL/Indebitamento dello Stato , in quella  famosa percentuale propinata all’opinione pubblica a supporto di risultati trimestrali  dell’economia nazionale. Ebbene, nel periodo ante Euro che Bechis prende in esame,  le spese dello Stato si incrementarono più che proporzionalmente rispetto al periodo post Euro quando  il fiscal compact ci vietava certe operazioni di moke up di bilancio.

La sostanza di quanto vado dicendo è semplicemente questa: prima di entrare nella moneta unica la triade: Governo, Ministero dell’Economia, Banca d’Italia era padrona di governare l’economia, avendo le leve finanziarie della spesa pubblica e del prelievo fiscale, tutte protese verso lo sviluppo . Solo che venne commesso un errore di stima nel ritorno di valore aggiunto che sarebbe derivato dalla spesa per investimenti in termini di reddito, consumi, esportazioni . Ed allora , a fronte di incremento di Pil in spesa pubblica ed analogo indebitamento in obbligazioni e monete forti, negli anni seguenti non vi fu quello sviluppo di economia reale che la triade si aspettava da tali interventi. Infatti  , buona parte degli investimenti in conto capitale furono destinati dai fruitori a scopi di patrimonializzazione in bilancio  e non  ad innescare un processo di trasformazione industriale. Il fenomeno diviene eclatante ancora oggi quando gli scoop dei mass media evidenziano il fenomeno delle “cattedrali nel deserto” : interi capannoni abbandonati per l’incapacità imprenditoriale ad uno start up adeguato all’investimento realizzato, in buona parte con il fondo di perduto dello Stato; interi complessi edilizi , destinati a ospedali o carceri o scuole, o centri sportivi abbandonati prima ancora di avere ricevuto le autorizzazioni all’inizio di attività; branche di autostrade rimaste incompiute ; ed altro ancora: tutti fenomeni dovuti all’incapacità di enti locali figli del decentramento amministrativo, in balia di spinte di localismo demagogico,  di saper traghettare la realizzazione progettuale  dall’esercizio di costruzione  a quello della gestione , per l’avviamento verso l’esercizio a regime. Ed in conclusione nella fase della spesa e degli investimenti in lire, che Bechis decanta come l’età dell’oro, non erano ancora venuti al pettine le diseconomie del loro mancato ritorno economico, mentre  l’indebitamento sul PIL  era giunto dal 60% del 1980 al 121% del 1996.   Con l’adesione all’Euro la musica cambiò , tanto più che l’esposizione verso la finanza internazionale era divenuta insostenibile. L’euro fu dunque la nostra ancora di salvezza. Per la verità negli ultimi anni il debito si è incrementato , ma secondo un trend di molto inferiore rispetto agli anni precedenti.

Ora di fronte ad una ricognizione obiettiva dei fatti di economia del recente passato, come si fa ad avere nostalgia per la lira e la politica di svalutazione competitiva e di inflazione che la caratterizzò?

_____________

RINO FRUTTINI

 

Facciamo il punto sulle banche.

Facciamo il punto sulle banche. I finanziamenti a imprese e famiglie del periodo in contestazione (2005-2008) è stato segnato da una crisi economica e finanziaria, tale da non consentire ai suddetti fruitori di onorare gli impegni presi nei tempi e modi della restituzione del prestito.

E’ mancato dunque il flusso di denaro necessario alle banche per continuare la loro gestione ordinaria (conti correnti e piccoli prestiti).

Il primo errore compiuto dai loro amministratori è stato quello di ricorrere al finanziamento del loro fabbisogno corrente con le obbligazioni derivate, ovvero una bufala. Lehman Brothers insegna.

La crisi attuale deriva semplicemente dal fatto che la garanzia di beni patrimoniali che le banche hanno presentato ai loro prestatori di derivati , banche internazionali, è la stessa che ricevettero dai loro clienti debitori, ora insolventi. Pertanto non è vero che non siano state date garanzie,a fronte dei finanziamenti di quel periodo. E’ che tali garanzie,ovvero il patrimonio dei clienti ipotecato dalle banche a fronte del finanziamento a imprese e famiglie, sono state impiegate due volte, la prima per erogare liquidità vera ai loro clienti, poi risultati insolventi per la crisi economica. La seconda per ottenere i derivati , poi girati ai clienti ad un tasso improbabile dello 8%-10% ,per ottenere il successo della loro sottoscrizione.

Con ciò le banche realizzarono quella liquidità che alla fine non è risultata sufficiente per superare la congiuntura sfavorevole. Un gioco delle tre carte che evidentemente è sfuggito a Banca d’Italia e Consob e Amministratori delle Banche (Collegio sindacale, in primis) e svolto secondo lo schema ideologico delle tre scimmiette: io non vidi , io non parlai; io non sentii.

Ma cosa c’entri in tutto questo ambaradan Matteo Renzi ed Elena Boschi mi sfugge.

Anche perché il gioco prevede non più di tre scimmiette.

Appunti su Facebook

Ci sono due considerazioni da fare sulla politica odierna (anno 2017), precedute da un’analisi (breve) sul come sia nato lo scontento popolare assimilato e organizzato dalla combine “pensiero ed azione “(lo schema mazziniano è ancora efficace!) Beppe Grillo/ Gianrobertro Casaleggio. La crisi politica, come sempre, ha una matrice economica. Economia reale prima, ed economia della finanza poi, in un contesto di globalizzazione del fenomeno, hanno provocato anche in Italia squilibri sociali. Per di più la soglia di povertà man mano negli anni si è elevata nei suoi livelli qualitativi di “item” statisticamente rilevabili. Un esempio. Oggi il cellulare è ritenuto un bene di prima necessità, come il pane, il vestiario, l’alloggio. Inoltre le aspettative delle categorie meno affluenti si sono sempre è più elevate. Mi viene in mente la dicotomia fra offerta e domanda di posti di lavoro per i giovani che disdegnano occasioni di lavoro che siano fuori del loro baricentro di residenza. A fronte di questo scenario, governi di centro sinistra o di centro destra non si sono resi conto del fenomeno grillino, organico alla strumentalizzazione (detta in senso organizzativo) della protesta. Poi è arrivato il governo di questo giovane toscanaccio che risponde al nome di Matteo Renzi il quale, cosa ti fa ? Elabora, insieme alla ancor più giovane Maria Elena Boschi una riforma della Costituzione ed all’altra giovane Ministro delle P.A. Marianna Madia , quella dell’apparato della burocrazia ministeriale e degli enti locali. Non l’avesse mai fatto. Tutti a scagliarglisi contro: da destra a sinistra, mass media accaniti, e da Grillo, sinistro/destro all’occorrenza. Non solo . Renzi con il Jobs Act ha superato l’art. 18 dello Satuto dei Lavoratori, sollevando le ire del sindacato conservatore e bigotto. Non s’era mai visto nelle storia della nostra repubblica un giovane che, in così poco tempo avesse messo il dito in una piaga che da tutti era ritenuta purulenta : burosaurocrazia, processi farraginosi di governance, mercato del lavoro ingessato. Tutti dunque contro Renzi, accusato poi, quando i provvedimenti non andarono in porto, come la Riforma Costituzionale, di averla personalizzata; e siccome restava antipatico, con quel suo modo di dialogare, di averla affossata. Si tratta di un  tipico e raro caso di autolesionismo collettivo degli italiani i quali , nel momento in cui si avvedono di aver preso un granchio (il 60% contrario alla riforma costituzionale; sindacato e confindustria d’accordo nel criticare il jobs act)  Ora, caro Remo siamo messi in un tale “cul de sac” che né tu, con i tuoi grillini, né io con i miei renziani potremo alle prossime elezioni ottenere niente di buono. Per cui non mi rimane che dire come al liceo verso la supplente che doveva arrivare: “Speriamo che Dio ce la mandi buona” . Infine, solo un inciso: Renzi ha governato, avendo realizzato quel po’ po’ di produzione legislativa summenzionata, con un margine risicato di maggioranza al Senato. R.F.