ce la cantiamo, ce la suoniamo e ce la prendiamo nel deretano”. E scusa se è poco.(Seconda parte)

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: lunedì 5 settembre 2016 14:20
A: ‘Direzione Libero’
Oggetto: R: “ce la cantiamo, ce la suoniamo e ce la prendiamo nel deretano”. E scusa se è poco.

Caro Vittorio,

al solito, la metafora del bicchiere,mezzo pieno e/o mezzo vuoto, torna sempre utile a salvare “capra e cavoli”. La fabbrica del dissenso rischia di provocare anarchia, nichilismo; può sfociare in  paradossi sinallagmatici che esondano  nel banale della sintesi :  “piove , governo ladro”, ovvero l’esaltazione del qualunquismo. Ormai la fabbrica del dissenso s’identifica con il IV° potere, con le sue divisioni diversificate in audience di stampa, radio TV e soprattutto “rete mass-mediatica dei social”  che io riscontro nell’ultima disavventura (si fa per dire) della Ministra Lorenzin. Un’idea buona, ma messa alla gogna per un messaggio che a me (che un po’ di advertising me ne intendo!) pare focalizzato , ma non evidentemente alla massa dei dissacratori, per professione. Ed allora, si, sono un “leccaculo”di Renzi che almeno ci fa sognare la governabilità di questo Paese. Come fu con quel tale che risponde al nome di Silvio Berlusconi.

Ho appena finito di leggere il tuo articolo sulla eutanasia. Non entro nel merito, poiché ognuno può avere le idee, le esigenze ed i programmi di sopravvivenza (almeno in questa vita terrena) che vuole. Ma se tanto mi da tanto , allora ritengo che tu , e di conseguenza la linea editoriale di “Libero” sia a favore dell’utero in affitto, della seminazione di sperma “N’do coglio, coglio” , delle droghe leggere , e via, via a risalire secondo le strade maestre dell’aborto e del divorzio. Ed allora , parafrasando la canzone di Battisti (che non è Cesare!) , concludo con la frase “Chiamami reazionario, se vuoi”.

Ma una cosa è certa. Se tu continui con Brexit, e campagne anti UE, Euro , alimentate da una tedescofobia degna di miglior causa , il brindisi al quale mi auguravo di presenziare per le 140.000 copie di tiratura, ce lo possiamo scordare !

Ed infine un inciso. Quando negli anni ‘80 riscontravo al Ministero del Bilancio i dati dell’export italiano, con surplus della bilancia commerciale Italia/Germania a saldi  stratosferici, a nostro favore, si evidenziava come il 25% del  suo valore fosse da imputarsi ai “tirms of trade”. L e nostre PMI acquistavano materia prima in valuta Lira/dollaro, in continua svalutazione verso il marco , per rivendere il prodotto in marchi , in continua rivalutazione verso il dollaro. Ma il fenomeno, benché pluriennale,  non poteva durare a lungo. La Germania Est ed Ovest si unirono. La loro industria manifatturiera delle PMI si è sviluppata in progressione geometrica. Ed ora, senza l’aiuto della svalutazione , dobbiamo fare i conti con il nostro partner commerciale più importante: la Germania . Ma oggi  i conti si basano solo sui parametri innovazione, costi, efficienza nei servizi logistici, marketing della penetrazione commerciale  e così via. Combattiamo dunque la battaglia della competizione ad armi pari. E tornando alla lira, come tu auspichi con la tua testardaggine sull’Italexit,  non avremmo più i vantaggi dei “tirms of trade”, ma solo la  iattura di una epocale e strutturale  svalutazione della nostra moneta nazionale. Il nostro debito sovrano è lì, in lista di attesa !

Ed allora, parafrasando la famosa tiritera dell’inno di FI, oso esclamare  : “Per fortuna che Merkel c’è!”.

 

Un caro saluto,

Rino Fruttini