Renzi, Fazio , le banche e la cultura del sospetto

 

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviata il : lunedì 30 ottobre 2017 10:41
Da : ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Titolo : Renzi, Fazio , le banche e la cultura del sospetto

Caro Vittorio . mi sono dimentico di farti partecipe di  una e mail inviata al dr. Formigli a corredo della sua puntata “ Piazza Pulita” di giovedì 19 ottobre sul tema” crisi banche”, e in particolare sull’esito dell’intervista al prof. Giavazzi.

Spero possa essere utile al back-ground della tua redazione.

Cordiali saluti

Rino Fruttini

De: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Enviada em: venerdì 20 ottobre 2017 10:23
Para: ‘piazzapulita@la7.it’
Assunto: ENC: Renzi, Fazio , le banche e la cultura del sospetto

Caro Formigli,

ho seguito la puntata di ieri , incentrata sulla mozione parlamentare Dem per una svolta sulle funzioni di “controller” della Banca d’Italia verso il sistema bancario nazionale. Mi ha sorpreso l’intervento del prof. Giavazzi quando sostiene che sulla crisi delle banche oggetto della discussione (Paschi, Etruria, Banche Venete, Carimarche ..) la Banca d’Italia nella  sua funzione di controllo gestionale, preventivo e consuntivo, non ha alcuna colpa di omissione. Mentre, sempre a dire del predetto,  la vera causa della  crisi bancaria è da addebitarsi alla crisi economica, dal 2008 ad oggi, ed il conseguente calo del PIL, dal quale discendono le contrazioni degli altri fondamentali dell’economia: investimenti, reddito, consumi,  occupazione.

Il prof. Giavazzi dovrebbe sapere ( o fa finta di non sapere) che una banca , quando fa un prestito ad un cliente, gli richiede garanzie patrimoniali di solvibilità, più che proporzionali rispetto al valore del  credito concesso. Per cui , se un banchiere sa fare il suo mestiere e soprattutto se concede prestiti che rispondano a tale requisito, nel caso in cui il creditore divenga  insolvibile sul piano della restituzione del prestito , rimane  tuttavia solvibile sul piano patrimoniale, sia esso patrimonio finanziario (fondi di investimento) sia esso patrimonio immobiliare.

Ed allora  ( e qui il caro Giavazzi è stato reticente se non omissivo) cosa è successo al sistema bancario, nella realtà di crisi e fallimenti di impresa e creazione di crediti più o meno “in sofferenza” ? E’ successo che le banche in questione, anziché ridimensionarsi a bilancio, con parametri gestionali e strutturali, in funzione della lievitazione di crediti in sofferenza, hanno adottato la regola della finanza creativa del “fare di necessità virtù” . Così si sono indirizzate verso il rischioso mercato dei cosiddetti “derivati sub prime” ed hanno garantito i loro prestiti con il patrimonio in sofferenza dei loro clienti , falliti o in profonda crisi. Il loro business si è così orientato, nella confusione di ruolo, fra banche d’affari e  banche commerciali, andando a collocare le loro obbligazioni dei derivati nel mercato della loro clientela,  di piccoli risparmiatori male informati di periferia. Che cosa è successo dopo tali operazioni imprudenti se non malavitose ? Lo sappiamo tutti: i derivati si sono rivelati carta straccia, ed ora tutti a prendersela con la Croce Rossa, secondo l’antica formula “piove, governo ladro” , nella fattispecie il governo Renzi, reo solo di avere nella sua compagine una signora , preparata e bella, come la Maria Elena Boschi , che ha un padre che è stato vice presidente della banca Etruria per 9 mesi. Come a dire che le colpe (tutte da provare) dei padri debbano ricadere sui figli.

Ed ora domando all’esimio Prof. Giavazzi: dove era il presidente di Banchitalia , Visco nel momento in cui tali azioni delittuose venivano commesse dai suoi controllati ?

Il professore fa poi un altro ragionamento : “ Ma come, proprio ora che il PIL  da un meno 2% è passato ad uno più 1,5%, ci andiamo a compromettere con le agenzie di rating, ben disposte a premiarci con una tripla AAA, svilendo l’immagine del nostro tutore di buon governo monetario. Laviamoci in casa i panni sporchi  e pensiamo a consolidare la ripresa economica”. E qui la storia attiene alla politica, poiché di fronte alle provocazioni grilline, il PD non può stare fermo e lasciare che l’acqua del fiume scorra , con detriti e scorie, con il rischio che si crei una irreparabile collo di bottiglia di ingovernabilità. La scadenze elettorale è al primo punto all’ordine del giorno. Ed i Dem ci si avviano con diverse frecce al loro arco: una legislatura alla quale Renzi e Gentiloni hanno garantito solidità e continuità (quattro anni); un serie di interventi in economia e nella sfera dei diritti civili che hanno giovato alla credibilità democratica delle istituzioni; un referendum di riforma costituzionale che, seppure inopinatamente perso, ha dimostrato che un 40% dei cittadini è con Renzi e la sua proposta di semplificazione progressiva del sistema di governo e contro la conservazione burocratica.

Ed infine, caro Formigli, mi rendo conto che la materia  (alta finanza, banche, poteri forti, financo la massoneria)  sia stuzzicante per quegli scoop, senza i quali l’audience del suo, come degli altri talk show rischia di cadere, ma condurre la trasmissione con quell’aria di ragazzo perbene, ma ammiccante, insinuante, provocatorio verso il rappresentate del potere, nel caso specifico il bravo e all’apparenza trasparente sindaco di Firenze, mi ha lasciato un po’ infastidito. La ricerca della verità deve “volare alto”, senza “planare” su terreni paludosi, alimentando la cultura del sospetto.

Con i miei cordiali saluti

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RINO FRUTTINI

 

Ecco iI quesito elettorale posto ai padani: “Vuoi bene alla mamma?”

 

 

De: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Enviada em: mercoledì 25 ottobre 2017 14:52
Para: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Assunto: Ecco iI quesito elettorale posto ai padani: “Vuoi bene alla mamma?”

 

Caro Vittorio,

non ti ci facevo così intollerante, inquietante, acrimonioso, fazioso ed infine incompetente di bilanci dell’economia nazionale. Te la prendi con il tuo parigrado, Gian Marco Chiocci,  direttore de Il Tempo che dileggia i padani con la loro smania di autonomia, e tralasci di considerare che i Padani sono stati per 10 anni a governare la Roma Ladrona , a frequentare le Hostarie di Trastevere rimpinzandosi di spaghetti “cacio e pepe” e trangugiando il vino di Frascati. In quegli anni, i tuoi amici padani, alla guida della Nazione non sono riusciti a ridurre l’indebitamento dello Stato, provocato soprattutto dal decentramento della spesa dalla “burosaurocrazia” centrale   all’irresponsabilità dell’apparato regionale. Basta osservare le statistiche dell’indebitamento dalla metà degli anni ’70 fino ai giorni nostri , quando decollò l’attuazione costituzionale del decentramento, voluta dai social comunisti, d’intesa col governo centrale democristiano,  per acquisire più potere nelle cosiddette “regioni rosse”. Ed i padani si riempirono la bocca di teorie sulla “devolution” ed i “costi standard”, a supporto del concetto di autonomia, intesa come decentramento delle entrate ma anche delle spese, senza riuscire a incidere per nulla nel sistema di governo della fiscalità e nei criteri di priorità e allocazione della spesa.  Sei inquietante, quasi un po’ sobillatore nella foga dualistica dei pregi del nord e delle nefandezze del sud. Ma, caro Vittorio, il sud ha una storia di mafia molto lunga, percorsa dall’insipienza di uno Stato, prima albertino-monarchico, e poi nordista-repubblicano, entrambi insediatisi nei palazzi della nobiltà papalina di  “Roma ladrona”, sotto l’influenza preminente  di uomini di provenienza padana. Ebbene come si impegnarono nel riuscire a rendere l’amministrazione periferica   del Mezzogiorno scevra da condizionamenti dello stato parallelo, mafioso e malavitoso? Semmai furono mallevadori di nuovi insediamenti produttivi , con risorse manageriali nordiste (Parmalat, Fiat, Rovelli, tanto per citarne alcune) e capitale di rischio, a carico del “fondo perduto” dello Stato di “Roma ladrona”; ma mai si sognarono di combattere a fondo  l’altro stato, lo stato mafioso. E tu ora vai a pontificare sulla valenza della supremazia nordista in un confronto con il Mezzogiorno, dove l’Italia intera  ha peculiari responsabilità di inettitudine. E non si tratta di una generica e superficiale “chiamata di correo”, ma semplicemente di una obiettiva comprensione della storia ed della cronaca riletta nei giornali dell’epoca.

Libero in queste settimane ha spostato l’attenzione dall’Europa, dall ‘Euro e da  Bruxelles, anch’essa ladrona (tutto ciò che non è padano, è lestofantismo ), alle beghe di una campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento a marzo 2018 , che i padani hanno avuto la dabbenaggine di anticipare in un nuovo referendum il quale, contrariamente alla critiche che fecero a quello sacrosanto della riforma costituzionale dicono che costa poco o niente. Può anche essere stata una prova elettorale, quasi un sondaggio per misurare la fedeltà di un elettorato leghista all’icona del Carroccio. Ma è chiaro che dopo tale genialata, Salvini se la può scordare la campagna sudista; come pure a Berlusconi restano poche frecce nell’arco delle sinergie elettorali di centro destra, dopo averle sprecate in altalene ideologico/pragmatiche  fra riforme elettorali, costituzionali e autonomiste/indipendentiste.

Fassino alcuni giorni prima delle ultime elezioni, alla Gruber che lo intervistava ad “Otto e ½”, definì il quesito elettorale alla stregua di una domanda agli italiani: “Vuoi bene alla mamma?”.

Mai evocazione di freudiana ispirazione fu più azzeccata.

Un caro saluto  dal tuo

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RINO FRUTTINI

 

A tua disposizione per approfondimenti consulenziali …

 

 

Da Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviata il : venerdì 27 ottobre 2017 09:26
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Titolo: A tua disposizione per approfondimenti consulenziali (ovviamente gratuiti) e per consigli sulla innovazione della linea editoriale in materia di P.A., di “renzismo” e di “padanismo” ti saluta cordialmente il tuo….

Caro Vittorio (Feltri),

finalmente un titolo e un contenuto editoriale a firma di Giuliano Zulin, non a caso veneto di Legnago,  che risponde alle mie raccomandazioni, di almeno tre email or sono , ovvero di estendere il parametro di produttività della P.A. delle regioni del nord almeno a quelle del sud   che più si distaccano da tale performance. Ed il concetto va ben oltre l’attenersi ai costi standard semplicemente per l’acquisto centralizzato di siringhe, o commodities  per la Sanità come fa, malamente, la Consip.

 

Vediamo dunque come le regioni virtuose del nord possano  esportare a quelle del Mezzogiorno i loro standard organizzativi e gestionali  di eccellenza, come si usa dire . Una prima ipotesi. La Lombardia decide alcuni spin off in Calabria imperniati su tecnologie e know how lombardi e su finanziamenti di start up del MISE con i soldi di tutti i contribuenti. Si tratta non solo di elaborare idea di impresa e progetto esecutivo, ma anche di seguire l’esercizio di costruzione ed assicurare l’assistenza tecnica almeno per i primi due esercizi di avviamento. I padani sono pronti per svolgere tale ruolo ? Ho recenti  esempi professionali non molto confortanti al riguardo.  Una seconda ipotesi. La regione Calabria deve realizzare un progetto per le infrastrutture. Analisi dei costi di materie prime , di lavorazione e di progettazione debbono essere parametrati, secondo la tecnica del bench marking,  a quelli della regione virtuosa: la Lombardia. Così pure la realizzazione di una nuova struttura organizzativa ospedaliera nella sanità.  E pur tuttavia sia nel primo che nel secondo  e terzo caso si potrebbero porre delle  obiezioni, da parte di tutor  padani del tipo : “ma come, mi vado a fare concorrenza da solo ; e dove lo mettiamo il rischio di cannibalizzazione: non più malati del sud in pellegrinaggio verso i  centri di eccellenza padani, o pubbliche amministrazioni calabresi  che danno in appalto a imprese padane le innovazioni delle infrastrutture o target di acquirenti/consumatori calabri che acquistano beni di largo consumo nella grande distribuzione meridionale realizzati da produttori calabri con l’assistenza tecnica di produttori padani?” .

Potrei citare un esempio concreto di come si sia svolto un programma Padania/Campania in tempi antichi di normale autonomia regionale. La Parmalat nel 1984 trovò rilevanti opportunità nell’Irpinia,  a Nusco, grazie all’amicizia di Calisto Tanzi, proprietario dell’azienda , con Ciriaco de Mita segretario  della DC. Con un investimento di un miliardo di lire di capitale proprio, e 10 miliardi del MISE, Tanzi realizzò una mega struttura lattiero casearia che dava lavoro a centinaia di operai. Poi in Basilicata nacque lo stabilimento di biscotti a marchio Mr. Day.

Il cappuccino dei bar meridionali  veniva preparato “rigorosamente” con latte “uperizzato” (a lunga conservazione) Parmalat la cui materia prima proveniva anche dagli allevamenti  dell’Irpinia e degli altopiani del Pollino della  Basilicata e delle Murge di  Puglia. Nella distribuzione alimentare i prodotti Parmalat avevano raggiunto un’ottima capillarità e giro d’affari in tutto il Mezzogiorno. Poi , dopo un periodo di crisi, una volta tanto addebitabile all’imprenditore padano e non agli handicap meridionali, gli stabilimenti Parmalat sono lì in piena attività. E come questo molti altri esempi di sinergia, Nord/Sud , mediati con   finanziamenti a fondo perduto dello Stato centrale di “Roma ladrona”. Di contro molti sono gli episodi cosiddetti delle “cattedrali nel deserto” , ovvero di insediamenti industriali , finanziati con le risorse dello Stato ,  rimasti  chiusi per fallimento .

Ora i padani non vogliono continuare a finanziare questi processi di integrazione economica e di compartecipazione sociale alla crescita del Mezzogiorno. E possono anche avere ragione, poiché il gettito fiscale padano deve seguire un alveo che non sia dello spreco e dell’incompetenza. Ma l’alveo comunque ha ed avrà sempre tre direzioni: una parte rimane nella Padania, un’altra va a Roma ed una terza a Bruxelles. Forse è sfuggito ad alcuni che , data la overlapping ideologica fra padani e leghisti, anche l’alveo della fiscalità padana verso Bruxelles, in quanto  anch’essa ritenuta “ ladrona”,  è contestato.

Infine, a concludere nella linea di Giuliano Zulin  e del suo articolo, per avere la certezza che la fiscalità di competenza romana  sia controllata dai suoi titolari, ed ottenere quei risparmi di costi di gestione,ovvero del  personale, per  20 miliardi di euro all’anno, si presentano due alternative: blocco del turn over dei dipendenti della P.A. per almeno cinque anni, in modo che la produttività dell’apparato statale raggiunga i livelli della media europea; oppure recupero del personale esuberante verso nuove mansioni in prestazione di servizi della burocrazia 4.0 ,  o verso  la copertura manageriale  efficientistica di strutture di proprietà della P.A. rimaste obsolete per mancanza di implementazione di idee progettuali verso la loro innovazione di destinazione d’uso. Almeno una decina d’anni : è questo il target temporale di un simile progetto per un incremento aggiuntivo del PIL . Il che comporta una stabilità del processo di decisione della politica, ai livelli legislativi ed esecutivi che al momento sono nel libro dei sogni.

Un’altra ipotesi progettuale è quella delle macro regioni , come previste qualche decennio fa dalla Fondazione Agnelli .   In tal caso la combinazione di aggregazioni fra regioni più virtuose  e meno virtuose  e l’accorpamento di  competenze e funzioni avrebbe potuto ottenere senza alcun dubbio miglioramento di efficienza nello svolgimento delle mansione, efficacia nella prestazione dei servizi al cittadino ed economie di scala non solo di costi ma come risultato di sinergie culturali e gestionale-organizzative.

Ed infine, tanto per non infierire sulla dabbenaggine di quel 59,1% di votanti a favore del NO, con la riforma costituzionale respinta il 4 dicembre u.s.   avremmo avuto a disposizione della democrazia e della burocrazia della Repubblica un  Senato in grado di legiferare in materia regionale con quei raffronti di perfomance fra le varie regioni , fonte di economie da “bench marking” che l’amico Giuliano Zulin evoca nel suo articolo di ieri  (26 ottobre).

Al solito siamo un popolo che se la canta ( polemica contro l’Europa e l’Euro) se la suona (polemica contro lo Stato centrale identificato con “Roma ladrona” ) e se la prende nel deretano ( il 59,1% degli italiani ha respinto la riforma costituzionale). Una forma di masochismo mai prima d’ora riscontrato nello scenario della politica.

A tua disposizione per approfondimenti consulenziali (ovviamente gratuiti)  e per consigli sulla innovazione della linea editoriale in materia di P.A., di “renzismo”  e di “padanismo”   ti saluta cordialmente il tuo

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RINO FRUTTINI

 

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A proposito di referendum autonomista

A proposito di referendum autonomista, direbbe il grande Totò : “Ma mi faccia il piacere”

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviata il: lunedì 23 ottobre 2017 12:51
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Cc: ‘renafarina@yahoo.it’
Oggetto: A proposito di referendum autonomista. Direbbe il grande Totò : “Ma mi faccia il piacere”, espressione tipica partenopea che ti rivolgo per competenza.

Caro Vittorio,

non ho terminato il mio articolo di poche ore fa che ancora una volta mi provochi, tramite l’ottimo esegeta Renato  Farina, con parabole, rivolte all’elettorato dell’autonomia/indipendenza , derubricate in un testo laico  : “Devono aver sentito  l’eco di una frase di qualcuno famoso, quando invitò Lazzaro a togliersi le bende: alzati e cammina. Cammina per dove? Verso un pacifico seggio ,per esprimere un desiderio ammesso dalla Costituzione.” Il conseguente  titolo di Libero a caratteri cubitali è una “figata”, direbbero i nostri nepoti, abituati alle sollecitazioni dei mass media:

Ma a me, per converso, viene in mente la Parabola dei Vignaioli, di alcune domeniche fa che tu, caro Vittorio, dovresti ricordare, data la tua lunga consuetudine  di chierichetto nella chiesa orobica di San Michele al Pozzo. Te la riporto per intero, poiché anch’io, nel mio piccolo, come Farina sono un esegeta:

« Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi »   (Matteo 20,1-16)

Ebbene, il significato della parabola nella morale che ci interessa è il seguente. Prima gli alto atesini chiesero lo statuto speciale allo Stato centrale. Ma  Mussolini non glielo accordò . Invece De Gasperi si , mediante l’accordo con il suo omologo austriaco Gruber (che forse era il nonno della Lilli !) ; e poi via via, i siculi, i sardi, i vallostani. Ed ora anche i lombardi veneti che si daranno una lingua propria, aborrendo quel toscanaccio di un Dante Alighieri, che sarà un misto di friulano e meneghino; ed a seguire verranno le autonomia di  province con “specificità” eclatanti, ed ancora gruppi di lavoro con etnie di particolare pregio; fino a noi, poveri  perugini, quasi terroni, dei quali mi onoro essere figlio d’arte e di ben sei generazioni di progenie , i quali andranno  a riesumare le spoglie di Braccio Fortebracci, condottiero del ‘400 e signore di Perugia, capo dei nobili (detti “becherini” ) i quali si alterneranno ai popolari (detti “raspanti”) nella guida della città sotto l’egida del loro conductator Biordo Michelotti. Perché, caro Vittorio, lo Stato centrale, nella sua espressione parlamentare-referendaria- nazionalpopolare- autonomista , farà “carte false” per accontentare tutti e farà sua la massima, che purtroppo vale solo per nostro Signore: “  Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi »   (Matteo 20,1-16)”.

Ed allora si che saremo alla frutta con un popolo sbandato, senza una strategia di stato unitario. Ma è sufficiente vedere come le due regioni abbiano interpretato la democrazia nei rispettivi statuti. Una, il Veneto con il quorum. L’altra , la Lombardia senza  il quorum, Direbbe il grande Totò : “Ma mi faccia il piacere”, espressione tipica partenopea che ti rivolgo per competenza.

Un simpatico saluto a te e all’amico Renato che “mi legge in copia”.

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RINO FRUTTINI

 

E mi fa strano che un intellettuale del tuo calibro non abbia valutato questo rischio

E mi fa strano che un intellettuale del tuo calibro non abbia valutato questo rischio, a prescindere da un patriottismo “orobico” da italietta umbertina.

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviata il: lunedì 23 ottobre 2017 09:20
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: E mi fa strano che un intellettuale del tuo calibro non abbia valutato questo rischio, a prescindere da un patriottismo “orobico” da italietta umbertina.

 

Caro Vittorio,

dalla lettura degli ultimi numeri di Libero mi pare sia stata fatta un po’ di confusione in materia di politica economica, in particolare sulla formazione del PIL e la lievitazione dell’ “economia non osservata” pari a  208 miliardi di Euro (economia sommersa, ovvero non tassata, economia criminale, economia dei soggetti che evadono , siano essi imprese o individui anche senza partita iva) e intorno agli  817 miliardi di crediti in sofferenza dello Stato . Sulla base di queste due notizie resta inspiegabile, caro Vittorio, come siano stati formulati due articoli dal titolo, e contenuto ad esso sotteso, come quello di Ugo Bertone, del 12 c.m. ( “Senza sommerso, debito /Pil sotto il 100%”) ed il tuo fondo del 20 c.m. (“Se il debito pubblico è fuori controllo, colpa di chi froda il fisco”).

Ebbene, a prescindere da questioni morali , che ci impongono di denunciare e deprecare sempre e comunque l’evasione fiscale, che sottrae risorse alla P.A.  e il business del malaffare, che comunque alimenta il PIL , se vogliamo rimanere in una corretta “analisi del valore”, alternativa nei limiti di legge  a tale situazione malavitosa , andiamo a ipotizzare che cosa sarebbe accaduto a PIL, Gettito Fiscale e conseguente livello del Debito Pubblico di fronte ad uno scenario virtuoso, secondo l’ipotesi di scuola di Bertone enfatizzata  nel testo dell’articolo: “ Scegliete voi quel che si potrebbe fare se lo Stato potesse disporre dei 208 miliardi che secondo l’Istat finiscono  ‘nell’economia non osservata’ ” . E’chiaro che la grandezza si riferisce all‘insieme della “economia non osservata”  che si contabilizza  nel PIL, come rilevato dall’Istat,   alla voce : investimenti, consumi e risparmi. Le somme evase, tolte alla disponibilità dello Stato, potrebbero essere stimate intorno al 35% pari a 72 miliardi di Euro.  Lo Stato avrebbe potuto impiegare  tale  gettito per interventi della P.A. , statele e locale, pari a due finanziarie : fra i 20 ed i 30 miliardi di Euro. Ma questo in teoria. In pratica le imposte evase rientrano nel circuito perverso dell’economia non osservata che, per circa la metà ovvero intorno ai 35 miliardi di Euro è semplicemente evasione di imprese e di “lavoratori in nero”. In tal caso si dovrebbe dimostrare che 35 miliardi affidati alla gestione di spese correnti o in conto capitale fatte dallo Stato avrebbero provocato maggiore valore aggiunto che non spesi dalle imprese e dai lavoratori. E’ come fare un confronto fra l’efficacia del “moltiplicatore keinesiano” della spesa dello Stato e il reinvestimento privato di inopinati profitti ricavati da cittadini evasori .  E la dimostrazione non è facile da sostenere. Tu stesso, caro Vittorio,  te la prendi sempre con Roma ladrona , in mano ai ..”mannaccia che sfruttano la gente settentrionale per vivere a sbafo” . Così almeno concludi nel tuo fondo di ieri,  sabato 21 ottobre , quando ti avventuri a sostenere un referendum sull’autonomia di quelle regioni che, a prescindere dalla loro genesi “orobica”,  hai sempre sostenuto fomentatrici di burocrazia e prima causa della lievitazione del debito pubblico degli anni ’70-’80.

Singolare è la tesi che vai a sviluppare , poi  , caro Vittorio, nel tuo articolo di fondo di venerdì 20 ottobre quando  affermi nel titolo sopra citato che : “Se il debito pubblico è fuori controllo colpa di chi froda il fisco”. Insieme alle tesi di  Giuliano Zulin  vai a completare un concetto un po’ estemporaneo : se non vi fossero gli € 817 miliardi ( e non si capisce se siano di evasione, come tu affermi,  o di crediti in sofferenza degli ultimi 10 anni dell’Agenzia delle Entrate verso i contribuenti come invece li riporta Zulin)  l’economa nazionale sarebbe salva. Purtroppo gli ultimi dieci anni  sono stati disastrosi per l’economia reale delle imprese e così, a cascata, per le banche, come per lo Stato. I suoi debitori , evasori  di imposte/tasse sono ormai decotti nell’indigenza. Per di più lo Stato non ha a garanzia beni patrimoniali, nello stesso rapporto con cui le banche lo hanno ottenuto dai loro clienti fruitori di prestiti e mutui. Se si riesce a recuperare almeno il 20%  di questa massa di crediti inesigibili, in sofferenza o a garanzia immobiliare è grasso che cola. E nello specifico siamo di fronte non a imprenditori che hanno goduto di un mutuo bancario, ma di cittadini che non hanno chiuso i bilanci con profitti, ma con perdite. E basta osservare il bilancio  a campione delle PMI dell’ultimo decennio o riprendere la storia dei fallimenti:  è facile comprendere come il fenomeno sia stato fisiologico, in uno scenario di fattori esterni della crisi della globalizzazione dell’economia, rispetto alle limitate funzioni delle imprese a navigare a vista nei tentativi di sopravvivenza. Ed altresì è facile capire che se da una parte si soffre dall’altra gli speculatori beneficiano  dei proventi della cosiddetta “economia non osservata”. In sintesi il  PIL è un valore che assomma tutta la ricchezza di una nazione, comunque e qualunque essa sia. E le “pippe” mentali di percentuali, analisi del valore, etica finanziaria lasciano il tempo che trovano !

Caro Vittorio, ti  prego, accantona conteggi ragionieristici di partita doppia, per la quale né io né tu siamo particolarmente adatti. Per cui le cifre sopraddette lasciamole alla valutazione della Ragioneria dello Stato , unica in grado di verificarne estendibilità ed esigibilità. Pensiamo invece come venirne fuori, da questo “cul de sac” , come quello dell’autonomia delle regioni più ricche, sulla base della loro cosiddetta “specificità”, ovvero mezzucci di fuorviante attenzione del cittadino, dai veri problemi della sopravvivenza nel quotidiano.

Mi domando dove erano i governi di centro destra , con i loro ministri della Riforma della P.A. (Calderoli e Bossi), del Bilancio e programmazione ( Pagliarini) delle Finanze (Tremonti ) dell’Interno (Maroni) tanto per citarne alcuni che in dieci anni di governo non sono stati capaci di ammodernare l’apparato dello Stato, nel senso di renderlo efficiente nella gestione delle funzioni consolidate, innovativo verso nuove funzioni che la moderna tecnologia della gestione della burocrazia comporta, tenendo presente che il personale addetto a tali mansioni  è sempre stato esuberante e inutilizzato (o malamente utilizzato) rispetto alle mansioni da svolgere ? E dove sono i risultati in efficacia dei servizi da ottenere a favore della soddisfazione dei bisogni dei cittadini?

Ora , caro Vittorio, siete andati a ficcarvi nel  “cul de sac” referendario sopramenzionato, che non potrà fare altro che provocare nuova burocrazia, spese  ed inefficienze  della P.A.A.  (pubblica amministrazione allargata) che coinvolge anche quella apparentemente virtuosa delle due regioni che si ritengono depositarie di “specificità” che in corretti bench marking con le altre regioni europee rientrano negli standard usuali. La cosiddetta “devolution”, non a caso trasformata in referendum sull’autonomia/indipendenza rischia di spaccare lo Stato in una babele di piazze referendarie (altro che “piccole patrie” teorizzate dal Censis di De Rita !) questuanti e rivendicazioniste, senza alcuna remora di doverose analisi di comportamenti coerenti con le responsabilità di Status. Così si rischia l’anarchia totale, il nichilismo . E mi fa strano che un intellettuale del tuo calibro non  abbia valutato questo rischio, a prescindere da un patriottismo “orobico” da italietta umbertina.

Cordiali saluti

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RINO FRUTTINI

 

Caro Sindaco Boccali, (Le superfetazioni di Eurochocolate dell’ottobre 2011)

Il 26 ottobre del 2011 inviai un’ email al sindaco di allora, Wladimiro Boccali e ad altri indirizzi.

——– Messaggio Inoltrato ——–

Oggetto:

Re: Intorno alle superfetazioni di marketing territoriale di Eurochocolate

Data: Wed, 26 Oct 2011 10:31:14 +0200
Mittente: Renzo <lacittaditutti@yahoo.it>
A: Rino Fruttini – Promover s.r.l. <r.fruttini@promover.it>

 

Caro Sindaco Boccali,

vedendo il centro storico sovrastato da tende, baracche, stand, “giganti-gadget” e quant’altro funzionale all’attrazione consumistica di uno scandaloso  merchandising, data la sua contraddizione  da sagra paesana , sebbene “di massa” ; osservando la destinazione d’uso del suolo pubblico occupato da tali strutture e strumenti , un giorno si (e un altro pure) dell’intero anno  solare; impattando la quotidiana, normale attività di residente del centro storico verso le sovrastrutture organizzative e strumenti gestionali del fenomeno da circo barnum  in cui si configura l’emergenza da eventi, come quello di Eurochocolate nelle settimane correnti, nell’arco di ben due mesi di tempo; ebbene, tutto ciò premesso, mi viene in mente il concetto di “superfetazione” di marketing territoriale.

Spiego subito l’arcano, egregio sig. Sindaco.

La superfetazione, nel gergo ingegneristico, come Ella ben sa , significa : “ciascuna parte costruita successivamente al completamento di un edificio che modifichi l’assetto originario della struttura e ne deturpi l’estetica “. Aggiungo io , per quanto attiene al marketing territoriale : “ogni elemento strutturale, permanente e/o temporaneo, di superfetazione  architettonica, destinata ad attività commerciale temporanea,legata ad eventi di natura consumistico-commerciale,  che ” cannibalizzi” le attività economico-commerciali proprie delle  strutture preesistenti alla superfetazione stessa”.

Ebbene, ciò detto, resta evidente a tutti che Eurochocolate, con la sua “saga” (e non sagra) del cioccolato di “Casa Guarducci”  sia un fenomeno di “superfetazione di marketing territoriale” verso i consolidati esercizi commerciali del centro storico perugino. E ciò per i seguenti motivi, senza scomodare un’analisi SWOT  ((Acronimo da:  Analisi:  forza (Strengths), debolezza (Weaknesses). Strategia: le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats)) che comunque prima o poi dovrò elaborare , motivato  dalla mie competenze in tale area di marketing territoriale, altrimenti destinata sempre di più al degrado consumistico in un contesto monumentale improprio .

Per ora mi limito a elencare i punti essenziali , in una corretta analisi critica con i seguenti:

PUNTI DI FORZA E  DEBOLEZZA DI EUROCHOLATE.

  • Eurochocolate ha trasformato il centro storico perugino, nato e sviluppato per residenze a dimora fissa e/o temporanea (private e alberghiere) , per  attività artigianali e commerciali , per attività di servizi pubblici e privati ,  in un centro-fiera espositivo, violandone la originaria destinazione d’uso e vocazione socio-culturale.
  • Ha stressato l’ecosistema del centro storico: impatti traumatici nella fase organizzativa di mezzi pesanti e inquinanti (soprattutto a livello acustico) e di mole smisurata rispetto al contesto urbano medievale (si vedano le foto in allegato di Piazza Matteotti  scattata  due giorni prima l’inizio di Eurochocolate e il giorno dopo) ; impatti di flussi di folla senza adeguati servizi igienici; impatti di sovrastrutture espositive; impatti di raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani.
  • E’ divenuto  un business del consumo di cioccolato, prodotto non da artigiani perugini ma da aziende extra regionali i cui prodotti vengono acquistati dalla ditta Apice srl , della famiglia Guarducci ,e rivenduti dagli stand a prezzi astronomici, con lauti guadagni per la famiglia Guarducci. Un esempio: una bustina di cioccolatini tipici  (in gergo definiti dragee)  da 150 gr. ,al prezzo di €. 6,70, ovvero €. 46,0 al Kg. di qualità scadente. Gli stessi dragee, di ottima qualità venduti dalla ditta Galli , rinomato negozio di Piazza Matteotti : gr. 150 al prezzo di €. 3,80 che al Kg.  si prezzano in €. 25,3. Ci voleva la bancarella di Eurochocolate per proporci prodotti più cari di quelli dei nostri negozi di dolciumi di ben il 181% ovvero quasi il doppio.
  • Cannibalizza reddito alle attività commerciali tradizionali  del centro storico  (salvo la squalificata ristorazione del “mordi e fuggi”), promozionando le occasioni di acquisto del flusso di turisti , attratti da Eurochocolate, verso il business degli oltre 85 espositori mono prodotto, dei quali solo tre sono locali.
  • Provoca emissioni acustiche in deroga , non autorizzata , alla legge regionale 447 del 26 ottobre 1995.
  • Sottrae per due mesi  spazi normalmente fruibili dai cittadini : giardini pubblici Carducci e di Piazza Italia; e limita la pedonalizzazione dell’intera area del centro storico.
  • Penalizza tutte le vie e vicoletti adiacenti e confinanti con l’area delimitata da Via Baglioni-Piazza Matteotti-Piazza Danti-Corso Vannucci , nelle quali, a fronte del gran movimento
    .  che anima le predette, risalta ancor più il degrado di una desertificazione ormai cronica da oltre venti anni.
  • Penalizza tutti coloro che, per lavoro o per domiciliazione, con regolare permesso di accesso, devono accedere al centro storico, senza trovare un posto disponibile in ZTL per il parcheggio della propria auto.
  • Stressa tutto il normale sistema organizzativo e logistico di una città , con le punte di flusso di arrivi del sabato e della domenica. Pure il minimetrò, nella giornata di domenica scorsa, si è bloccato dimostrando di essere uno strumento inutile per pochi  e inutilizzabile  per punte critiche di utilizzatori.
  • Sotto un profilo di microeconomia (costi/ricavi) beneficia solo due soggetti del business: la famiglia Guarducci, per il fatturato al consumo; gli espositori extra regionali per le vendite del prodotto, trasferite dal loro magazzino a quello della famiglia Guarducci. I soli benefici all’economia cittadina riguardano la ristorazione, soprattutto, come già detto, quella del “Fast Food”.
  • Sotto un profilo di macroeconomia, occorre valutare bene il rapporto costi  /benefici, due grandezze aggregate , di non facile stima , che possiamo individuare come segue:

11A) Costi:

  • Tutta l’attività supplementare svolta per garantire i servizi pubblici ( Forze dell’ordine, Vigili Urbani compresi,Gesenu; servizi logistici del Comune).
  • Fra i costi sociali possiamo elencare : disagi ai residenti ed agli operatori economici non beneficiati direttamente da Eurochocolate; impatto sull’ecosistema, come già detto.

11B) Benefici:

  • royalty che la famiglia Guarducci paga al Comune (da quantificare almeno in un documento di bilancio di pubblico dominio mai presentato dall’Amministrazione comunale) ;
  • indotto d’immagine di Perugia, città d’arte e di cioccolato verso gli stakeholders, gli opinion leaders, gli opinion makers e chi più ne più ne metta nell’identificazione di persone o enti che , colpiti positivamente  da questo incredibile evento che è Eurochocolate, determinino un flusso  turistico in incoming verso la nostra ricettività (alberghi, bed & breakfast, agriturismi) e ristorazione legata sia al turismo tradizionale sia agli insediamenti di studenti, italiani e stranieri.Resta comunque un fatto: le presenze e le permanenze alberghiere nel periodo di Eurochocolate non si incrementano rispetto alla media annua.
  • Occupazione interinale di ca. 50 giovani che sono impegnati nel periodo di “pre and after”  evento, circa 2 mesi,  per la logistica e di 500 standisti per i 10 giorni della vendita.
  • Stimoli alla creazione di nuove piccole e/o microimprese locali in cui le competenze ed il know how  di ex dipendenti della Perugina si possano sviluppare in new entry di successo. Ma, dopo 18 anni di Eurochocolate soltanto due sono le imprese dolciarie perugine che si sono affacciate al mercato. Vannucci S.r.l. e Augusta Perusia S.n.c. Quest’ultima non ha neppure partecipato alla manifestazione. A tale proposito si veda l’intervista del titolare Giordano Mangano pubblicata su Perugia Free Press del 15 ottobre u.s.

Resta ora da valutare , anche  sulla base di eventuali e doverosi  documenti contabili ufficiali  (business plan dell’iniziativa) ed economici (piano di marketing  territoriale e studio di fattibilità nelle sue componenti funzionali) se  come si dice in sintesi: “il gioco vale la candela” per l’economia cittadina.

E qui cade l’asino. Perché non sfugge al buon senso di chiunque che Eurochocolate è si , un evento di massa, ma soprattutto un affare per pochi eletti; mentre per la maggioranza dei cittadini residenti  e non nel centro storico è un grave inconveniente e comporta una riduzione delle libertà personali, per le quali si potrebbe chiedere anche un risarcimento, al Comune ed agli organizzatori della manifestazione. E per i commercianti del centro non è sicuramente una promozione allo sviluppo delle loro attività. E se qualcuno vuol farci intendere che si può fare un Eurochocolate con la solidarietà de:  “Il consumatore etico e solidale: prospettive e sviluppo di un nuovo stile di vita tra realtà e utopia” come emerge dal convegno del 21 ottobre u.s. a Palazzo Donini, sede della Giunta regionale ,  beh,  allora io dico che non ci sto alle ipocrisie di convegni e prolusioni che mascherano business milionari verso il monopolio dell’ incoming del turismo perugino che attiene alla famiglia Guarducci.

  1. RINO FRUTTINI

Esperto economico finanziario Ministero dell’Economia

Consulente del Ministero Attività Produttive

Imprenditore Terziario Avanzato

E mail: r.fruttini@promover.it

 

 

 

Renzi, Fazio , le banche e la cultura del sospetto

De: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Enviada em: venerdì 20 ottobre 2017 10:23
Para: ‘piazzapulita@la7.it’
Assunto: ENC: Renzi, Fazio , le banche e la cultura del sospetto

 

 

Caro Formigli,

ho seguito la puntata di ieri , incentrata sulla mozione parlamentare Dem per una svolta sulle funzioni di “controller” della Banca d’Italia verso il sistema bancario nazionale. Mi ha sorpreso l’intervento del prof. Giavazzi quando sostiene che sulla crisi delle banche oggetto della discussione (Paschi, Etruria, Banche Venete, Carimarche ..) la Banca d’Italia nella  sua funzione di controllo gestionale, preventivo e consuntivo, non ha alcuna colpa di omissione. Mentre, sempre a dire del predetto,  la vera causa della  crisi bancaria è da addebitarsi alla crisi economica, dal 2008 ad oggi, ed il conseguente calo del PIL, dal quale discendono le contrazioni degli altri fondamentali dell’economia: investimenti, reddito, consumi,  occupazione.

Il prof. Giavazzi dovrebbe sapere ( o fa finta di non sapere) che una banca , quando fa un prestito ad un cliente, gli richiede garanzie patrimoniali di solvibilità, più che proporzionali rispetto al valore del  credito concesso. Per cui , se un banchiere sa fare il suo mestiere e soprattutto se concede prestiti che rispondano a tale requisito, nel caso in cui il creditore divenga  insolvibile sul piano della restituzione del prestito , rimane  tuttavia solvibile sul piano patrimoniale, sia esso patrimonio finanziario (fondi di investimento) sia esso patrimonio immobiliare.

Ed allora  ( e qui il caro Giavazzi è stato reticente se non omissivo) cosa è successo al sistema bancario, nella realtà di crisi e fallimenti di impresa e creazione di crediti più o meno “in sofferenza” ? E’ successo che le banche in questione, anziché ridimensionarsi a bilancio, con parametri gestionali e strutturali, in funzione della lievitazione di crediti in sofferenza, hanno adottato la regola della finanza creativa del “fare di necessità virtù” . Così si sono indirizzate verso il rischioso mercato dei cosiddetti “derivati sub prime” ed hanno garantito i loro prestiti con il patrimonio in sofferenza dei loro clienti , falliti o in profonda crisi. Il loro business si è così orientato, nella confusione di ruolo, fra banche d’affari e  banche commerciali, andando a collocare le loro obbligazioni dei derivati nel mercato della loro clientela,  di piccoli risparmiatori male informati di periferia. Che cosa è successo dopo tali operazioni imprudenti se non malavitose ? Lo sappiamo tutti: i derivati si sono rivelati carta straccia, ed ora tutti a prendersela con la Croce Rossa, secondo l’antica formula “piove, governo ladro” , nella fattispecie il governo Renzi, reo solo di avere nella sua compagine una signora , preparata e bella, come la Maria Elena Boschi , che ha un padre che è stato vice presidente della banca Etruria per 9 mesi. Come a dire che le colpe (tutte da provare) dei padri debbano ricadere sui figli.

Ed ora domando all’esimio Prof. Giavazzi: dove era il presidente di Banchitalia , Visco nel momento in cui tali azioni delittuose venivano commesse dai suoi controllati ?

Il professore fa poi un altro ragionamento : “ Ma come, proprio ora che il PIL  da un meno 2% è passato ad uno più 1,5%, ci andiamo a compromettere con le agenzie di rating, ben disposte a premiarci con una tripla AAA, svilendo l’immagine del nostro tutore di buon governo monetario. Laviamoci in casa i panni sporchi  e pensiamo a consolidare la ripresa economica”. E qui la storia attiene alla politica, poiché di fronte alle provocazioni grilline, il PD non può stare fermo e lasciare che l’acqua del fiume scorra , con detriti e scorie, con il rischio che si crei una irreparabile collo di bottiglia di ingovernabilità. La scadenze elettorale è al primo punto all’ordine del giorno. Ed i Dem ci si avviano con diverse frecce al loro arco: una legislatura alla quale Renzi e Gentiloni hanno garantito solidità e continuità (quattro anni); un serie di interventi in economia e nella sfera dei diritti civili che hanno giovato alla credibilità democratica delle istituzioni; un referendum di riforma costituzionale che, seppure inopinatamente perso, ha dimostrato che un 40% dei cittadini è con Renzi e la sua proposta di semplificazione progressiva del sistema di governo e contro la conservazione burocratica.

Ed infine, caro Formigli, mi rendo conto che la materia  (alta finanza, banche, poteri forti, financo la massoneria)  sia stuzzicante per quegli scoop, senza i quali l’audience del suo, come degli altri talk show rischia di cadere, ma condurre la trasmissione con quell’aria di ragazzo perbene, ma ammiccante, insinuante, provocatorio verso il rappresentate del potere, nel caso specifico il bravo e all’apparenza trasparente sindaco di Firenze, mi ha lasciato un po’ infastidito. La ricerca della verità deve “volare alto”, senza “planare” su terreni paludosi, alimentando la cultura del sospetto.

Con i miei cordiali saluti

 

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RINO FRUTTINI

 

Il punto sulla linea editoriale di Libero con la direzione dell’amico Vittorio.

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviata il: mercoledì 18 ottobre 2017 13:45
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Il punto sulla linea editoriale di Libero con la direzione dell’amico Vittorio.

Caro Vittorio,

a poco più di un anno dall’inizio della tua direzione di Libero  è giunto il momento di fare un bilancio del tuo giornale del quale, come avrai compreso, sono un attento lettore. Bilancio è una parola grossa. Diciamo invece una verifica di come argomenti e approfondimenti della società e della politica siano stati offerti  ai lettori negli scritti della tua interpretazione e di quelle dei tuoi collaboratori , ovvero della linea editoriale di “Libero”. La tua prosa caustica ed essenziale ,nell’argomentare fatti, fenomeni ed avvenimenti porta a conclusioni che non possono che essere di parte; eppure non parziali, ma ecumenici. Ne emerge una caratterizzazione ideologica  che è pregnante per le singole tesi  presentate ai lettori, e al tempo stesso soggetta a rischi di fenomenali “misunderstanding”. Provo a entrare nelle singole operazioni di informazione e di opinion leadership  da te svolte e indirizzate nel corso del 2016-2017. Vado per gradi , in una sequenza di scenari ad algoritmo deduttivo.

Politica estera: la sconfitta della Clinton  alle elezioni presidenziali del dicembre 2016 è stata il frutto di un sistema elettorale che sicuramente non si può definire proporzionale. Con ben 3 milioni di voti nel differenziale a favore della Clinton, Trump tuttavia ha conquistato 304 elettori contro i 227 delle Clinton. La mappa che segue è significativa:

 

 

Gli Stati Uniti d’America, da tutti vagheggiati come un esempio di democrazia diretta, quasi  referendaria nelle volontà del popolo sovrano, in realtà vede soccombere la Clinton con il 48,2% dei voti, di fronte al vincitore Trump con il 46,1% . E qui, caro Vittorio occorre mettersi d’accordo sulla regola da adottare, anche in Italia. Il proporzionale è origine di ingovernabilità; il maggioritario dà garanzie di stabilità di governo; il referendario, non ultimo quello per l’autonomia fiscale e l’egocentrismo secessionista di Lombardia  e Veneto , provoca  caos istituzionale e complicanze gestionali della P.A. Se vogliamo una fiscalità più giusta ed equilibrata , come quella che richiede il Lombardo Veneto non è che con il decentramento possiamo trovare una soluzione. Forse che vogliamo ritornare all’Italia degli 8 staterelli prima del convegno di Plombier del 1858?  (vedi mappa che segue)

E torniamo a Donald Trump, poiché il suo successo, come quello di Macron in Francia e l’affermazione dell’altro ieri del trentunenne Kurz in Austria  sono  fenomeni elettorali da scombinare tutte le analisi sociologiche.

Potrebbe sembrare  che la sua elezione sia la sintesi del malcontento della popolazione proletaria americana. Ma non si capisce dove tale insoddisfazione nasca. Una nazione  con un tasso di fecondità (numero medio di figli per donna)  di 1,8,  , con un trend del PIL degli ultimi cinque anni del 4% medio, e con un tasso  di disoccupazione assestato al 5%  ha dunque  i fondamentali dell’economia, in ordine come si usa dire fra gli addetti ai lavori. In realtà le statistiche, soprattutto quelle sulla disoccupazione spesso sono  formulate secondo lo schema Trilussa dei polli in tavola :

…”da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due”.

La realtà è che , come accade anche in Italia, non tutti i giovani in età da lavoro sono anche in cerca di lavoro comunque e dovunque. E lo scontento che nasce da tale condizione , non propriamente di  grave indigenza economica si chiama “populismo”, ovvero la protesta di coloro che , pur non essendo indigenti, dedicano il loro tempo disponibile, invece che a cercare lavoro ,a protestare sui social network. Un populismo che  Trump è stato molto abile a cavalcare..  Si tratta di quel populismo, caro Vittorio, che anche tu hai stigmatizzato con il titolo di Libero del 14 ottobre: “ Gli studenti protestano: non vogliono lavorare”.

Anche Salvini in Italia è molto accorto nell’alimentare e strumentalizzare uno scontento del cittadino verso la politica  che costa troppo e non produce posti di lavoro, almeno  sotto casa dell’inoccupato (o disoccupato). E come lui anche l’insieme “sinistro” delle opposizioni ai Dem di Matteo Renzi  produce quell’aggregato di fermentazione del malcontento nazionale, che ormai è divenuto uno sport nazionale. E le partite di insulti e dichiarazioni polemiche sono all’ordine del giorno nei campi della competizione sciovinista dei social network. Renzi lancia gli 80 euro mensili a famiglia. Pronta la replica: è un’elemosina , un’offesa alla dignità della famiglia italiana. Renzi  finalmente (Berlusconi ci aveva provato più di una volta a superare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori)  rende più flessibile il mercato del lavoro con il Jobs act. Il sindacato lo attacca , dicendo che è una porcheria perché baratta il contratto e termine con il part time. Renzi trova le risorse per finanziare l’innovazione d’impresa giovanile nel Mezzogiorno. Ed ecco che i leghisti protestano, perché con i loro soldi li va a spendere malamente in investimenti al sud.

Cito solo alcune delle questioni aperte sul tappeto che emergono dalla lettura quotidiana di Libero. Altro tema all’ordine del giorno, ormai da anni, è quello dell’immigrazione, che ora , nell’analisi degli input/output , coinvolge anche l’emigrazione dei giovani talenti dall’Italia. Ebbene, per questo tipo di output chi ne scrive come di un fenomeno negativo, ha preso un colossale abbaglio. Quasi tutti i giovani che hanno voglia di lavorare vanno alla ricerca di un  posto di lavoro, congeniale alle loro competenze, capacità, attese di carriera. E che male c’è se trovano una soluzione quasi al 100% in altri paesi dell’EU. In fondo è una eccezionale prova della validità di questa Unione e Integrazione  degli Stati Europei, che sempre più vanno amalgamandosi nel plafond essenziale degli scambi con  la moneta unica. Certo, tale fenomeno è in contrasto con il populismo dei vari Salvini, Maroni , Zaia, ed ora ci si mette anche Emiliano per la Puglia. Ma che vuoi fare, caro Vittorio, c’è chi rema con l’algoritmo della storia e chi invece ne inceppa il motore, con piccole quisquiglie da cortile. Ma c’è l’altra questione dell’immigrazione. Il suo pericoloso input dal continente africano per il quale la posizione che ha preso Libero mi trova completamente d’accordo. Dobbiamo evitare che si presentino sui nostri mari, sulle nostre coste di confine nel Mediterraneo con l’Africa emergenze di immigrati con minori, donne , potenziali terroristi . Non possiamo correre il rischio di diffondere per le nostre città, in un pericoloso scenario di buonismo e carità cristiana, centinaia se non migliaia di disgraziati che pensano di avere trovato una soluzione ai loro problemi di sopravvivenza elemosinando e/o delinquendo. Occorre invece portare a compimento  quella cooperazione internazionale che seriamente sappia intervenire nelle economie degli stati africani con incentivi agli investimenti ed al lavoro, avendo poi la possibilità di controllare che il  loro sbocco economico    avvenga  con criteri di democrazia e almeno un minimo di produttività.

Infine , caro Vittorio, un piccolo e modesto suggerimento di politica economica. Quando si parla di fondamentali di economia evitate titoli assurdi, come quello di Libero del 12 ottobre pag. 3: “Senza sommerso debito/Pil sotto il 100%” perché se il reddito nazionale fosse stato privato dei 208 miliardi di euro definiti dall’Istat “ Economia non osservata” in realtà il PIL non si sarebbe incrementato di pari importo, e il rapporto Debito/PIL di conseguenza sarebbe aumentato. In buona sostanza anche  il magma del sommerso “produce  PIL”. Certo meglio sarebbe se quei 208 miliardi fossero  stati frutto di attività legali e come tali soggette a prelievo fiscale. E ancor meglio sarebbe se l’apparto dello stato fosse organizzato in modo tale che tutti i suoi componenti, strutturali e gestionali, fossero produttivi , incrementando il numero delle pratiche (o di altre funzioni  dei servizi al cittadino ) svolte, nell’unità di tempo e per unità di lavoro secondo i famosi “costi standard” tanto reclamati dalla Lega.

Spero che questo mio dire abbia contribuito a fare chiarezza sulla linea editoriale di Libero, un quotidiano  che seguo sempre  con simpatia

Tuo aff.mo

Rino Fruttini