Sinossi dei miei libri

L’AMICO DI FB ALBERTO GIOVANNONI DEL GRUPPO “AMICI DI CIUENLAI” HA DIFFUSO UN PAMPHLET DE “IL MANIFESTO” CHE VADO BENEVOLMENTE AD ANALIZZARE .

L’AMICO DI FB ALBERTO GIOVANNONI DEL GRUPPO “AMICI DI CIUENLAI” HA DIFFUSO UN PAMPHLET DE “IL MANIFESTO” CHE VADO BENEVOLMENTE  AD ANALIZZARE .

Si forniscono alcune “dritte” di economia per superare la crisi della “combinazione disposta” , direbbero i grand commis romani, nella sinergia ecoambientale-economica-pandemica  del “corona virus.” L’esordio dell’articolo è perentorio: “La pandemia si batte con l’ecologia”. Ma obietto che occorre stabilire se esista una correlazione causale fra inquinamento, deforestazione, miseria ambientale e diffusione del virus nelle economie occidentali o nelle regioni di economie, in parte medievali ed in parte affluenti  come la città di Whuan nella regione di Hubei in Cina .

Un primo indizio si può trarre dal fenomeno del primo focolaio che nasce in Cina, a causa della vicinanza di periferie di ambienti medievali ,di sporcizia e di pratiche ancestrali con animali di quantomeno dubbia commestibilità , notoriamente humus virali , con l’evoluta città di Whuan.

Giunti finalmente ad una svolta, verso il post pandemia, Il manifesto  raccomanda:

  • Riproduzione sociale batte produzione economica : La pandemia dimostra come nessuna produzione economica sia possibile senza garantire la riproduzione sociale, come il pensiero femminista da sempre ricorda.” Viene posta implicitamente e artatamente una distinzione fra  riproduzione sociale  e riproduzione naturale, quella della specie umana. Non si capisce poi che ruolo abbia avuto il femminismo, con i suoi epigoni divorzisti, ateisti, omosessualisti, abortisti, eutanasisti, genderisti  nel sostenere il ruolo essenziale della donna nella famiglia, unico nucleo di creatività sessuale generatrice.
  • Riappropriarsi della ricchezza sociale: “La pandemia ha reso evidente la trappola artificialmente costruita intorno al tema del debito pubblico, utilizzato come ricatto per poter deregolamentare i diritti sociali e del lavoro e mettere sul mercato i beni comuni e i servizi pubblici. Se la protezione delle persone implica il superamento del patto di stabilità, del fiscal compact, dei parametri imposti da Maastricht in avanti, significa che questi vincoli non solo non sono necessari, ma sono la causa principale, grazie ai drastici tagli alla spesa pubblica sanitaria, della trasformazione di un serio problema sanitario in una tragedia di massa.”                                                                                                                                               Almeno nella critica verso la UE e l’€ la posizione de il manifesto è simile a quella dei sovranisti della destra. Solo che il manifesto va oltre . E senza mezzi termini parla di : “E’ giunto il momento di riappropriarsi della ricchezza sociale espropriata dalla libertà incondizionata dei movimenti di capitale, dalla finanziarizzazione dell’economia e della società, dalla privatizzazione dei sistemi bancari e finanziari, dall’usura degli interessi sul debito.”. E’ ancora una volta la terapia di Karl Marx, adottata dal bolscevico Lenin, esasperata da Stalin e diffusa in tutto il mondo al canto dell’Internazionale Comunista, o dell’Armata Rossa. Come avviene in questi giorni, da molti commentatori alla ricerca di facili alibi , quale causa della crisi, tutte le stilettate vanno verso l’Europa ed i suoi simboli. Ancora una volta destra e sinistra convergono, come già più volte accaduto nella storia dell’Europa.
  • Beni comuni e servizi pubblici fuori dal mercato:  qui siamo al paradosso per cui le recenti esperienze di parziale screpanze iniziali nella gestione antipandemica debbano imputarsi alla dicotomia sanità pubblico/privato, quando invece debbano allocarsi nella sfera dell’improntitudine disorganica, di una catena di comando nella non sufficiente sintonia fra potere centrale e poteri regionali. Avrei voluto vedere come, in una situazione di sanità gestita con uffici periferici , da una stessa fonte di comando ministeriale, in un unico organigramma gerarchico/funzionale, come avrebbe risposto il sistema sanitario, tanto più partecipato da eccellenze statali e private.
  • Fuori dalla precarietà/reddito per tutti: Sicuramente il Manifesto, scevro da ogni considerazione sul come si sviluppa il reddito nazionale, nella combinazione organizzativa, fra capitale e lavoro, non aveva ancora letto gli ultimi risultati della misura sul “reddito di cittadinanza. “Se, da settembre 2019, i beneficiari tenuti al Patto per il lavoro che si sono presentati supera i 200mila, il 6% di successo non è un risultato saliente”. (Il sole 24 Ore)
  • Riprendiamoci il Comune: dice  Il Manifesto: Ripensare l’organizzazione della società comporta la rilocalizzazione delle attività produttive a partire dalle comunità territoriali, che dovranno essere il fulcro di una nuova economia trasformativa, ecologicamente e socialmente orientata.” Sono perfettamente d’accordo su attività locali, perfettamente circolari, ecocompatibili, smart 4.0. Figuriamoci. Ne ho fatto un progetto, e fra poco uscirà il mio decimo libro. Ma è chiaro che ogni iniziativa imprenditoriale farà capo al suo ideatore e rimarrà nella responsabilità istituzionale, patrimoniale e gestionale del suo titolare. L’economia di mercato, seppure con i controlli a prevenire  degenerazioni, soprattutto ecologica e  finanziaria, non mi pare possa avere prospettive di un suo superamento collettivista.
  • Realizzare la democrazia. In un’economia mercatistica e capitalista, ad elevato tasso di competizione, il Manifesto si raccomanda: “La questione della democrazia è più che mai centrale. Tutto quanto sopra descritto può avere la possibilità di realizzarsi solo in un contesto di reale democrazia, intesa come partecipazione consapevole del massimo numero di persone possibili alle decisioni che tutti ci riguardano.” Ebbene, qui si sfonda una porta aperta. La classe operaia mai come in questo momento è salvaguardata nella sua salute ed interessi, sia dai Sindacati che dalle Istituzioni.

Concludendo, si può dire che le preoccupazioni de “il manifesto quotidiano comunista” si conciliano  in un modello di ripresa economica “post pandemia”, in cui società dell’economia e dei diritti civili e sociali più di prima tengano conto degli equilibri della qualità della vita verso l’ambiente e le sue implicazioni di comportamento ecologico; anche a scapito di profitti in contrasto con esso.

 

 

PER LO “SHOPPING-HUB-IN “ NEL CENTRO STORICO IN ALTERNATIVA AL DRIVE IN NEI CENTRI COMMERCIALI

PER LO “SHOPPING-HUB-IN “ NEL CENTRO STORICO IN ALTERNATIVA AL DRIVE IN NEI CENTRI COMMERCIALI

 

Nuove idee di marketing territoriale, per la riforma della logistica nel Centro Storico di Perugia

Caro Sindaco,

stamane ho effettuato una ricognizione intorno all’ ex Mercato Coperto e capolinea minimetrò del Pincetto, per “riapprezzare”, in termini ancora più concreti ed operativi, rispetto alla mia precedente e mail, il tema: “ Minimetrò e Mercato Coperto in un’ottica complessiva di mobilità alternativa passeggeri/merci”. Cosicché ti vengo a presentare la seguente sequenza di concetti e foto, per analisi di fattibilità logistica:

  • Pian di Massiano / Percorso del Minimetrò/ Pincetto/Mercato Coperto : due caposaldi / piattaforme della linea ettometrica ed  intermodale, merci e passeggeri, in un’ottica di hub aeroportuale. E’ una interessante composizione strutturale di logistica sotto utilizzata e sottostimata nelle sue potenzialità di diversificazione.
  • Pian di Massiano : piattaforma merci arrivo/partenza (CEDI: Centro di distribuzione) sia per l’approvvigionamento merci dei punti di vendita dell’acropoli sia per il ritiro dei colli relativi allo shopping della clientela, ai punti di vendita nell’acropoli. E’ una grande area di parcheggio per arrivi auto; e piattaforma attrezzata per smistamento intermodale.
  • Piano terra del Mercato Coperto: piattaforma merci CEDI di arrivo/partenza tramite furgone/autocarro, su strada, per scarico e  smistamento  delle merci per l’approvvigionamento dei punti di vendita dell’acropoli e piattaforma di partenza dei colli acquistati nello shopping ; destinazione piattaforma di pian di Massiano.

  • Opzione N. 1: Percorso merci “via gomma” per l’approvvigionamento ai punti vendita dell’acropoli: da Pian di Massiano, per le vie stradali normali, fino al bivio di Via XIV Settembre e poi risalire fino alla piattaforma del piano terra del Mercato Coperto. (vedi foto in fondo pagina). Vantaggi: si fornisce il Mercato Coperto e le sue componenti commerciali, , ai vari piani, delle merci per la sua riattivazione commerciale, secondo il nuovo progetto del Comune. Si fornisce la piattaforma delle merci al piano terra che verranno smistate nei vari punti di vendita. Il fornitore, anziché effettuare nel suo giro vendita per l’acropoli, almeno una media di 5 consegne per i vari punti di vendita, ne fa una sola alla piattaforma, per tutti i suoi clienti. Le consegne diversificate avverranno a cura della gestione delle due piattaforme. Dalla piattaforma del mercato coperto partono, con carico utile, a qualsiasi ora lavorativa della giornata furgoni elettrici, molto adatti alle piccole vie del centro, che risalgono dalla piattaforma di Via Angusta, risalendo per Via Alessi, fino a Piazza Matteotti  (vedi foto) Il che potrà accadere previo piccoli accorgimenti di segnaletica stradale lungo le vie suddette.
  • Opzione N. 2: Percorso Merci “ettometrico”alternativo al precedente per gli approvvigionamenti dei punti di vendita. Vale quanto detto sopra, con la differenza che anche gli approvvigionamenti di merci ai punti di vendita dell’acropoli avvengono tramite il minimetrò. Si dovrà avere l’avvertenza di standardizzare i contenitori dei diversi colli delle consegne al dettaglio, secondo le dimensioni dei vagoni del Minimetrò, e tali da renderli compatibili, in maneggevolezza, con le scansioni delle due fermate di capolinea del minimetrò ai due capolinea.
  • Economie di scala:
  1. Il fornitore effettua un’unica consegna alla piattaforma, anziché ad ogni punto vendita dell’acropoli.
  2. Le consegne dalla piattaforma di Via Angusta ai punti di vendita dell’ acropoli sono molto più concentrate che non quelle del fornitore. In altri termini la ratio : N° Consegne/Itinerario,migliora notevolmente, con rilevanti economie di “consegna merci”.
  3. Il furgone una volta effettuate le consegne, invece che tornare alla piattaforma di Via Angusta vuoto, vi ritorna pieno di colli frutto dello shopping dei clienti nell’acropoli. Detti colli saranno inviati, tramite minimetrò alla piattaforma di Pian di Massiano.
  • Vantaggi per i punti di vendita dell’acropoli: non avranno più l’handicap del drive in. Infatti i loro clienti non dovranno caricarsi dei colli di merci acquistate, perché se li ritroveranno presso il parcheggio auto della piattaforma di Pian di Massiano. Si rileva vincente il concetto di hub aereoportuale nel rapporto passeggeri/bagagli.
  • Vincoli di fattibilità: la realizzazione di tapis roulant, in entrata ed uscita, che portino le merci, opportunamente condizionate in modalità standard, dai vagoni in arrivo ai due capolinea, ai punti di carico e scarico delle due piattaforme.
  • Efficacia della nuova mobilità: anziché vedere mezzi di trasporto, i più assurdi, come dimensioni e capacità di inquinamento, aggirarsi per vie e viuzze dell’acropoli , con grandi difficoltà di manovra, sarà possibile rendere più vivibile tutta l’area e renderne più efficiente la mobilità complessiva delle persone e delle merci.
  • Punti di debolezza della riforma: la mobilità dei servizi per i lavori di manutenzione strutturale, ordinaria e straordinaria, di beni immobili e strumentali dell’acropoli rimarrà con la dinamica odierna Tuttavia questo “minus” potrà essere compensato dalla maggiore fluidità di esecuzione dei servizi, data la più larga disponibilità di spazi lasciata dagli autocarri e furgoni delle consegne delle merci. Il che è un bel risultato se vediamo la situazione odierna, come dimostrano le foto a corredo di questa sintetico documento.

 

Sequenza foto dell’itinerario merci come da punto 3.

La merce arriva, a mezzo autocarro/furgone alla piattaforma:  piano terra/ mercato coperto.

La merce viene scaricata nella piattaforma del piano terra del Mercato Coperto e da lì, dopo la registrazione, riparte, dopo  essere stata caricata sui furgoni elettrici, dimensionati alle vie dell’acropoli e del centro storico, per essere consegnata ai punti di vendita. L’itinerario è: via Angusta. e poi a salire Via

Alessi, fino a piazza Matteotti e vie limitrofe. Gli stessi furgoni poi rientreranno nella piattaforma, per Via XIV Settembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link di città dove avvengono processi simili di logistica: https://www.smau.it/casi-di-successo/mobilita-sostenibile-a-siena-la-prossima-sfida-e-il-trasporto-merci; Da pag. 27 a pag. 36 del libro “La distribuzione delle merci in città” di Patrizia Malgeri; Giuseppe Galli-Quaderno Rt N. 3. (PDF Protetto).

Perugia, 20/02/2020

Rino Fruttini

Esperto Emerito di Economia e Finanza del MEF

TRAIN DE VIE

SCHEMA DI PROGETTO “TRAIN DE VIE” (Treno della vita)

 Premessa  e scenario di riferimento

 Vi sono tre focus che si pongono all’attenzione di chi ha interesse, in Umbria,  a sviluppare innovazione di impresa, prospettare nuove opportunità di mercato di prodotti  autoctoni e beneficiare di economie e risparmi energetici.

In una visione di green economy , infatti, tale da coniugare consumi dell’agribusiness con l’ offerta dell’agriturismo ed enfatizzare la qualità della vita con la  valorizzazione di risorse della logistica , le esigenze/opportunità che emergono per un qualsiasi soggetto, sensibile  alla fruizione delle valenze storico-culturali  di area geografica ed antropologica  della Alta e Media Valle del Tevere, si articolano in tre focus  funzionalmente vincolati e ideologicamente identificati con il percorso umbro del fiume Tevere, in assioma logistico con quello della FCU (Ferrovia Centrale Umbra) ad esso parallelo.

Comunque occorre partire da una premessa ecologica: la bonifica del Tevere oggi, purtroppo, fortemente inquinato. E da tale premessa si potrà cogliere la sinergia turistico-culturale e di prospettiva  socio-economica che emerge da un confronto strategico  dei due percorsi , fluviale e ferroviario, alla base del progetto che andiamo ad illustrare.

I tre focus

 

 

  • 1°- Focus  di sistema : rendere produttiva, sinergica e trainante la F.C.U. (Ferrovia Centrale Umbra), ovvero una  infrastruttura strategica e baricentrica  per la valorizzazione di  fenomeni emergenti nell’area della Valle del Tevere.
  • 2°- Focus di settore :sviluppare l’agricoltura ortofrutticola di prossimità ed i suoi potenziali fenomeni marketing oriented di filiera corta  nell’area dell’Alta e Media Valle del Tevere.
  • 3°- focus di area : sviluppare nella area della Valle del Tevere  il sistema dell’agriturismo intermodale ed ecologico  : ferro-gomma-bici.

1° : FOCUS DI SISTEMA

Lo scenario  di sistema comporta la riorganizzazione della rete infrastrutturale FCU come risorsa per la rimessa in valore del sistema territoriale, ad essa baricentrico,  con il suo patrimonio ambientale, storico-paesistico e culturale, nonché l’accessibilità a questo sistema da quelli contermini e viceversa.

Vanno  individuati alcuni assi di sviluppo strategici :

  • la promozione di un “distretto rurale agroambientale” multifunzionale: agricoltura e allevamento di qualità, filiere agroalimentari, agriturismo e turismo ambientale ed escursionistico, valorizzazione ambientale e paesistica;
  • la qualificazione ambientale e territoriale delle aree produttive, in funzione della riqualificazione del sistema fluviale.
  • la promozione di attività artigianali tipiche;
  • il ripopolamento rurale, la dotazione di servizi e la valorizzazione economica delle aree contermini collinari e montane;
  • la valorizzazione delle aree protette e del sistema ambientale in generale,come elemento portante della sostenibilità del territorio e risorsa delle nuove economie agrituristiche;
  • la promozione di servizi culturali, informativi e tecnici, a supporto degli assi di sviluppo sopra indicati.

Questi assi strategici su cui si può fondare l’economia futura e la qualità dell’abitare e del fruire dei servizi-risorse, possono rappresentare le scelte operative di piano nel progetto di promozione del territorio e degli indirizzi normativi.

2° FOCUS DI SETTORE: sviluppare l’agricoltura ortofrutticola di prossimità nell’area dell’Alta e Media Valle del Tevere ed i suoi potenziali fenomeni  marketing oriented di filiera corta  .

 

L’ Idea Business

 

Nasce dall’osservazione di due fenomeni e dalla sintesi dei loro epiloghi fra loro interdipendenti.

Primo fenomeno: la presente crisi economica e la crescente consapevolezza di corretti comportamenti alimentari,  si riverbera sensibilmente sulla propensione di acquisto e di consumo agroalimentare della popolazione, secondo due parametri fondamentali : il rapporto prezzo/qualità e la valenza nutrizionale – organolettica del prodotto.

Secondo fenomeno: l’offerta di prodotti orto-frutticoli delle nostre campagne trova difficoltà a proporsi sul mercato, per volumi di vendita al dettaglio significativi e per prezzi al consumo , al netto di zavorra di intermediazioni, a volte anche “di posizione”. E’ sempre molto difficile che l’agricoltore possa superare gli ostacoli logistici e la sua ritrosia a imporsi commercialmente con la “filiera corta” ed a competere con l’offerta della Grande Distribuzione, per posizionare la propria offerta sui “mercati di prossimità”.  C’è dunque una discrasia, economico-funzionale, fra offerta e domanda ,nella realizzazione di un marketing a “filiera corta” dei prodotti alimentari deperibili.

L’obiettivo del progetto “Train de vie” è quello di superare  tale discrasia, con un sistema organizzativo integrato fra offerta e domanda di prodotti alimentari deperibili e garantiti nella loro tracciabilità.

 

Il Marchio “Train de vie”

La metafora nasce dal film “Train de vie” (Il treno della vita).Uno shtetl, un piccolo villaggio ebreo nell’Europa dell’Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare? Il matto ha un’idea: raccogliere il denaro sufficiente per mettere insieme un treno, travestirsi da nazisti e da deportati e tentare così di passare le linee. L’impresa ha inizio tra consensi e dissensi (nasce persino un’agguerrita cellula comunista). Si beffano i nazisti, si disorientano i partigiani, ci si incontra (sul piano umano) e ci si scontra (su quello musicale) con gli zingari. Finché si giunge in una terra di nessuno. Ma sarà proprio così? Romeno ebreo, il regista Mihaileanu gira un film che non ha dietro le spalle la spinta della Miramax, ma che ben più di La vita è bella meriterebbe l’Oscar. Perché è girato con mano sicura, perché mescola ironia e profonda conoscenza della cultura ebraica, perché ha una musica travolgente, perché ha una prima e una seconda parte che non formano due film ma un tutt’uno.

Il progetto agroalimentare “Train de vie”

Fuor di metafora, il nostro “Train de vie” si può identificare con il treno della Centrale Umbra che, nel suo percorso da Sansepolcro a Terni  , attraversa l’Alta, la Media e parte della Bassa Valle del Tevere con un incredibile potenziale di “assorbimento” e difusione delle sue espressioni culturali e delle istanze socio-economiche.

Il suo percorso è mediano, lungo grandi distese di campi  fertili, con notevoli risorse irrigue, con vocazioni, attuali ma soprattutto potenziali verso i prodotti orticoli e frutticoli e verso specificità e tipicità locali , emergenti e/o da recuperare , magari in specialità della tradizione contadina, verso una fruizione dello “slow food” .

Le sue stazioni intermedie, da Sansepolcro in poi (vedi allegato),  soprattutto quelle dei ponti (Ponte Pattoli, Villa Pitignano, Ponte Felcino, Ponte Valleceppi, Ponte san Giovanni) tanto per citare quelle dell’hinterland perugino, ma senza tralasciare quelle dell’hinterland di Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide, sono preziose potenziali piattaforme-scalo merci, oggi desuete, per organizzare sia l’approvvigionamento di tutti quei prodotti alimentari ortofrutticoli (funzione dell’offerta) della piana tiberina  sia per l’allestimento e la presentazione degli stessi, verso la domanda ,opportunamente esposti sul banco di vendita dello scalo merci della stazione di destino (stazione della domanda commerciale).

Tale assetto strutturale della Mediterranea Centrale Umbra consente di rimuovere un vincolo di fondo alla realizzazione della filiera corta : il vincolo della logistica, sia dal profilo dell’offerta (produzione: gamma prodotti degli agricoltori della Valle del Tevere; piattaforma-raccolta prodotti ortofrutticoli; )  sia dal profilo della domanda ( presentazione dei prodotti; gestione della vendita e del marketing; garanzia dello standard qualitativo- organolettico dei prodotti; packaging per una vendita “porzionata”). E pertanto tutte le funzioni  sopradette sarebbero programmate e gestite direttamente dai produttori agricoli.

 

Elementi di plus innovativi 

 

Il progetto rappresenta alcuni notevoli spunti di coerenza e di interpretazione con i più significativi  parametri del recente bando del MIUR sulle “Smart cities & commodities “ al quale potrebbe attingere per impostazione di valenze tecnologiche in materia di :

 

  • “TRASPORTI E MOBILITÀ TERRESTRE: promuovere, nell’ambito della mobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni ICT innovative finalizzate a migliorare l’interoperabilità dei sistemi informativi logistici marittimi o tra i sistemi di infomobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, anche in attuazione delle disposizioni della normativa comunitaria vigente in materia.”
  • “LOGISTICA LAST-MILE: promuovere nuovi modelli nel settore della logistica in chiave eco-sostenibile anche attraverso lo sviluppo di sistemi e tecnologie in grado di innalzare l’efficienza nella gestione dei circuiti di distribuzione dei beni.”

 

Secondo tali parametri, le fasi di  commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, attinenti la logistica, sarebbero semplificate, con notevoli economie di risparmio, dall’utilizzo dell’asse ferroviario FCU , con i suoi effetti dinamici di mobilità  nell’avvicinamento della offerta alla domanda  e con  gli spazi degli scali merci delle stazioni di partenza sia per l’approvvigionamento dei prodotti in fase di allestimento sia per la presentazione e la vendita nei mercati di ortofrutta organizzati negli scali merci  di arrivo.

 

Diagramma di flusso per la commercializzazione di prodotti deperibili

 

Nella fase originaria del progetto il marketing dell’ortofrutta sarà vissuto secondo il format tradizionale, ormai noto e consolidato dell’ortolano al mercato del giovedì, ad esempio  (Perugia -Pian di Massiano , Ponte San Giovanni, Ponte Felcino) o del sabato.

La variazione organizzativa  rispetto a tale format è la seguente:

 

  • I produttori ortofrutticoli che gravitano in modo baricentrico intorno ad una delle stazioni dell’offerta, piattaforma del ricevimento merce deperibile (ne elenchiamo alcune: Palazzaccia, Solfagnano, Resina, Ponte Pattoli, Ramazzano, Ponte Valleceppi, etc.) , non devono preoccuparsi di organizzare il banco di vendita al mercato al dettaglio, né rinunciare al valore aggiunto incorporato nella vendita al dettaglio tramite intermediario; infatti le stazioni dell’offerta sono raggiungibili con il trattore ed il rimorchio che traina la merce fino allo scalo merci e direttamente la colloca sul vagone-punto vendita mobile verso la piattaforma della domanda .
  • La piattaforma della domanda si localizza in una delle stazioni mercato di destinazione, di vasto bacino di acquirenti-consumatori, dove lo scalo merci ha un grande spazio-mercato  per l’accoglienza dei clienti ed il parcheggio delle loro auto. Possiamo pensare alla Stazione di Sant’Anna (Perugia) a quella di Ponte San Giovanni ed a quella di Fontivegge o a quella di una delle stazioni baricentriche per la domanda  dell’hinterland San Sepolcro-Città di Castello-Umbertide.
  • Il vagone punto vendita mobile a fine mercato rientra alla stazione di partenza per riportare i resi merce ed essere nuovamente riempito il giorno dopo di altre vettovaglie.

In sintesi, si tratta di organizzare un sistema di tentata vendita dove il furgone per il trasporto dei prodotti deperibili  è sostituito dal vagone ferroviario, il punto vendita è il vagone ferroviario medesimo, l’operatore della vendita è un diretto incaricato dei produttori agricoli e il mercato è la piattaforma delle stazioni, ad alto bacino di acuirenti consumatori,  attrezzate con scalo merci .

 

Caratteristiche del rapporto commerciale e delle responsabilità connesse

 

Possiamo dunque pensare ad una sorta di tentata vendita: il vagone si carica di ortofrutticoli, lungo gli scali merci delle “stazioni dell’offerta”  , pesati per tipologia e fornitore-produttore agricolo al momento del carico, e il conteggio della scheda contabile, dare/avere,  di ogni fornitore  viene aggiornato al rientro della giornata.

Il responsabile della attività di tentata vendita può essere un solo soggetto, identificato dai produttori-fornitori al loro interno o anche secondo altri criteri. Essenziale è che ogni produttore sia rendicontato di quanto consegna la mattina e quanto riceve la sera (merce consegnata – resi merce =  ricavo).

Se i produttori sono numerosi, si potranno anche organizzare più vagoni – punto di vendita, e magari ognuno con specialità diverse ed un proprio marchio. La merce viene esposta e venduta nel mercato della stazione della domanda, da identificare con un’apposita ricerca con la tecnica delle “aree gravitazionali”.

 Fasi del progetto

 

Il progetto si può articolare in un’evoluzione di trasformazione commerciale e progressiva formazione di valore aggiunto.

1a Fase: commercializzazione “tal quale” dell’ortofrutta.

2° Fase : lavorazione dell’ortofrutta per prodotti della 4° gamma (ortaggi/frutta freschi lavorati e confezionati) .

3° fase  : linee di surgelazione per prodotti tipici umbri (riconversione da rapi del lago a rapi del Tevere, ad esempio se compatibile con l’ambiente).

 Studio di fattibilità

 La presente idea progetto va verificata, di intesa con la MCU,  in uno studio di fattibilità nel quale andrà misurata la domanda attuale del mercato, nella sua composizione merceologica ed economica, e le attese verso una nuova proposta di marketing,  relativa agli acquirenti-consumatori perugini, che gravitano nell’area centro storico (stazione Santa’Anna)  e periferia (Stazione Fontivegge) e hinterland (Stazione Ponte San Giovanni). Medesima considerazione va fatta  verso il mercato dell’area Sansepolcro-Città di castello-Umbertide.

Occorre in pari grado verificare se gli aspetti della logistica (vagone punto di vendita; piattaforma dell’offerta; piattaforma della domanda) sono sufficientemente predisposti nelle strutture esistenti della MCU, alle esigenze progettuali ,  almeno nella prima fase del progetto; ed ovviamente il consenso della MCU e la sua partecipazione al progetto.

Inoltre occorre quantificare qualità e quantità dell’offerta , attuale e potenziale, dei produttori agricoli che gravitano sulle stazioni-piattaforme dell’offerta, in modo di “tararla” ai perimetri e dimensioni della domanda.

Ovviamente lo stesso studio si può commisurare ad altre aree gravitazionali nei rapporti offerta (colture ortofrutta tiberina) domanda ( aggregazioni mercatistiche della domanda (Sansepolcro-Arezzo; Città di Castello-Umbertide; Terni).

Prevediamo anche l’elaborazione di un piano architettonico (sistemazione di esterni)  per l’area della domanda (Stazione di Sant’Anna e Fontivegge) e di strumenti di carico e scarico per l’area dell’offerta (Stazioni di raccolta dei prodotti).

 

Business Plan e compagine sociale della nuova impresa

 

Il bilancio quinquennale della nuova iniziativa  dovrà tener conto delle seguenti schede:

  • Stato patrimoniale relativo all’investimento ed alla sua copertura finanziaria ( incentivo a fondo perduto; capitale proprio; mutuo a tasso agevolato) .
  • Conto economico, elaborato secondo un piano di marketing, con una previsione di clienti acquisiti, loro fidelizzazione e volume di vendita per un fatturato che riesca a coprire le spese ed i costi di struttura e di gestione corrente. Il punto di pareggio viene superato dopo sei mesi di vendite.
  • Flusso di cassa che tenga conto degli interessi passivi e della redimibilità del mutuo in conto capitale entro un anno dall’inizio di attività

La compagine sociale sarà costituita  da giovani coltivatori in cerca di nuove esperienze imprenditoriali nell’agribusiness.

 

 

3°- FOCUS DI AREA : sviluppare nella suddetta area  il sistema dell’agriturismo intermodale: ferro-gomma-bici.

 

Questa fase del progetto “Train de vie” si può assumere dopo che la funzionalità dello strumento “treno”, come veicolo per la commercializzazione di prodotti deperibili, come sono appunto quelli dell’ortofrutta delle campagne tiberine, abbia  raggiunto un obiettivo di successo.

A quel punto si possono mettere in rete funzionale anche le altre risorse di area, come gli agroturismi e i centri di interesse paesistico-culturali (abazie, ville , borghi, …) sparsi per le pittoresche campagne collinari, contigue alla valle tiberina, la cui proposta commerciale può essere fruita anche con una logistica intermodale che , facendo perno sul servizio della FCU, possa innescare un fenomeno ad esempio di “car sharing” , a mo di navetta che collega stazioni della FCU con destinazioni dei più significativi terminali di agriturismi nell’ambito di  percorsi di interesse storico-culturale. Il tutto compreso in una carta di servizi che consenta l’accesso al mercato ortofrutticolo, la fruizione di un menù di particolare interesse “agrituristico” e una completa visita guidata ai beni storico paesistici della zona. Il tutto senza che il turista-acquirente-consumatore debba minimamente preoccuparsi di organizzare mezzi e finalizzare programmi per una o più giornate di acquisti, ristorazione tipica, visite culturali, attività sportivo-motorie e percorsi di salutare attività fisica. Da cui viene naturale il riferimento al marchio “Train de vie” della FCU.

 4° DIAGRAMMA DI FLUSSO  DEL PROGETTO

 

Il diagramma di flusso che segue analizza i tre focus,  per funzioni operative e ne evidenzia le  interrelazioni nello sviluppo sistemico  che legano il focus di sistema delle risorse della Valle Tiberina  (Alta e Media in particolare) con  il focus di settore e quello di area.

Riteniamo che il progetto, per avere prospettive di successo, debba partire dalla fase di  fattibilità esecutiva più semplice e concreta, nella sua realizzazione, e soprattutto nel rapporto di auditing : progetto/esecuzione/risultati del business plan che potrà essere realizzato. Perciò abbiamo già elaborato, nella fase del 2° focus di settore, l’itinerario di una start up imprenditoriale per il marketing dell’ortofrutta di prossimità , secondo uno schema innovativo di “tentata vendita per ferrovia”.

Perugia, 27 dicembre 2012

Dr. Rino Fruttini

 

 

ANALISI SWOT LIRA/EURO

ANALISI SWOT NEL CONFRONTO LIRA/EURO (anno di elaborazione 2016)
PUNTI DI FORZA EURO/LIRA PUNTI DI DEBOLEZZA EURO/LIRA VANTAGGI: SEGNO +

SVANTAGGI: SEGNO –

PARITÀ: SEGNO =

Moneta unica e stabile in un mercato continentale. Non esiste più la svalutazione competitiva Lira/altre monete di scambio per i “tirms of trade”. L’export si regge per la qualità e produttività delle imprese.

 

 

 

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Moneta unica in un sistema economico-finanziario di omologazione dei fondamentali dell’economia (PIL, sistema fiscale, occupazione) in funzione della competizione, secondo il parametro della produttività dei processi di trasformazione economica. È stato alto il livello di cambio euro/lira di 1.936,27 con effetti inflazionistici, anche se non è facile indicarne uno più vantaggioso. Ad esempio: verso le 1.500 lire si sarebbe però determinata una fortissima rivalutazione della lira (che nella conversione teorica con il marco sarebbe scesa a 750 lire per 1 marco, dalle 990,5 del periodo immediatamente precedente il change over) rendendo carissime le nostre merci sui mercati europei e internazionali. Agli italiani, inoltre, sarebbero stati consegnati molti più euro in cambio delle lire, il che avrebbe reso a buon mercato per noi le merci tedesche, francesi, spagnole, etc. con grave danno per la nostra economia. È vero, però, che un cambio euro/lira a 1.500 avrebbe contribuito a combattere l’ inflazione interna. Se, invece, il governo avesse stabilito un cambio superiore a 1936,27 (per esempio 2500 lire) la competitività delle merci italiane all’estero sarebbe aumentata notevolmente, ma gli acquisti di merce estera, costando di più, avrebbero spinto i prezzi verso l’alto. Come si vede, quindi, discostandosi da 1.936,27, da una parte, miglioravano le ragioni di scambio , ma peggiorava la competitività, dall’altra, peggioravano le ragioni di scambio, ma migliorava la competitività.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bassa inflazione a regime. 1) La presenza di due “shock asimmetrici” su larga scala e giganteschi: la riunificazione delle Germanie (l’Ovest produttivo e l’Est improduttivo) e il collasso dell’URSS, con il crollo delle esportazioni e importazioni. Nell’ultimo caso, ne soffrì duramente la Finlandia. Ma la Finlandia ne avrebbe sofferto molto più duramente “se non avesse potuto svalutare la sua moneta”, ossia se avesse avuto sul collo il rigido peso dell’euro.

2) L’alta mobilità dei fattori di produzione. Quando lo “shock“ colpisce un Paese europeo più di altri (“asimmetricamente”), nell’impossibilità di compensare la crisi con i tassi di cambio (svalutazione della propria divisa), a dover diventare flessibili sono “il lavoro” (che dovrebbe emigrare nelle zone più produttive), il capitale e i prodotti. Le barriere linguistiche hanno impedito questa “soluzione”.

3) L’unione politica. Essendo la moneta un’espressione della sovranità nazionale, il successo dell’euro,diceva Mundell, dipenderà in ultima analisi dalla capacità dell’Europa di diventare una vera unità politica. In quegli stessi anni, Padoa-Schioppa diceva di peggio: proprio il susseguirsi di “shock asimmetrici” (che lui auspicava come effetto della moneta unica) avrebbero obbligato gli Stati membri a cedere l’intera sovranità residua all’eurocrazia, per salvarsi dal disastro (desiderato dal Padoa-Schioppa come forza unificatrice).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Basso costo del denaro

 

Per esempio la divaricazione d’inflazione e crescita tra paesi “forti” e “deboli” non sono diventate così grandi come ci si aspettava sotto un tasso d’interesse eguale per tutti.

Tuttavia questo divario si sta ampliando, e la natura del divario stesso è stata modificata dall’euro, a causa del tasso d’interesse unico, che è “troppo basso” per alcuni paesi (dove denaro a basso costo surriscalda l’economia) e troppo alto per altri, dove il costo del denaro eccessivo raffredda l’economia.

 

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L’Euro :

a)                  ha contribuito ad eliminare la marginalizzazione dell’Italia dalle grandi correnti degli scambi finanziari e di investimento internazionali.

La “taglia unica” e obbligatoria imposta dall’euro si traduce, per l’Italia, in un tasso reale rovinosamente aumentato (il costo del denaro da noi si è apprezzato del 20 %), il che spiega le nostre recessioni senza uscita.

 

 

 

 

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b)                 ha consentito all’Italia di pagare meno per le materie prime e i prodotti energetici acquistati all’estero (si pensi agli effetti sull’economia italiana del petrolio a 60 dollari il barile se non ci fosse l’euro). Dall’entrata dell’euro, la Germania ha visto crescere le sue esportazioni del 55%, l’intera UE del 35 % e l’Italia solo dell’8 %.  

 

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c)                  senza dogane, IVA da pagare direttamente al paese d’origine degli acquisti, sistema bancario europeo che tramite IBAN consente di effettuare un bonifico all’estero in tempo reale con costi identici a quelli effettuati in Italia.

 

Germania e Italia dovrebbero ridurre parecchio l’imposizione fiscale, per dare fiato ai consumi interni; invece, poiché la crescita bassa ha accresciuto il deficit pubblico, Italia e Germania sono premute più di altri paesi – dalla Banca Centrale europea – alla “austerità fiscale”.
Ossia, l’UE ci obbliga a prendere le misure contrarie a quelle necessarie, e proprio quelle che rendono cronico il nostro declino.

 

 

 

 

 

 

 

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Per il piccolo imprenditore dinamico, che può basare il suo business sull’export, anche tramite internet, è come se di colpo il suo bacino di clienti si fosse allargato all’intera comunità europea aderente all’euro! Non è poco, purtroppo in molti casi la nostra economia langue perché i nostri imprenditori sono ciechi di fronte ad un cambiamento globale che nell’ultimo decennio ha stravolto il commercio mondiale e che meriterebbe un’analisi approfondita della situazione e degli scenari a venire. E la severità fiscale che ci impone l’eurocrazia non ci serve nemmeno ad avvicinarci ai criteri di Maastricht: quando un’economia è debole ed esangue come la nostra, è inevitabile che il debito pubblico cresca.

 

L’Italia è, secondo la HSBC, (HSBC Holdings plc è uno dei più grandi gruppi bancari del mondo) il grande perdente: anche perché le sue produzioni (tessili, manufatturiere) sono le più esposte alla competizione cinese.

 

 

 

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LE IDEONE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

IL COMUNE È L’ENTE PREPOSTO AD ELABORARE PIANI DI INSEDIAMENTI DI ATTIVITÀ ECONOMICHE E DI RESIDENZE ABITATIVE. Certo, d’intesa con la Regione dell’Umbria, competente e, per diverse funzioni, responsabile del quadro complessivo dello sviluppo economico regionale con il P.R.S. Da alcuni decenni i vari P.R.G.(piano Regolatore Generale) di Perugia sono andati a dimensionarsi per le nuove aggregazioni della cittadinanza periferica, sia di innovazione di cittadini da altre aree, sia di trasferimenti dal Centro Storico ai nuovi aggregati periferici . Negli anni ’50 eravamo 40.000 circa. Ora nemmeno 8.000. Tali movimenti di residenze, hanno determinato anche cambiamenti di modalità di costumi e di consumi. In particolare i centri commerciali sono sorti a soddisfare la nuova domanda di consumismo, per il nuovo “status symbol” del “perugino affluente che avanza”. Così sono scomparsi , ormai da oltre un decennio, tutti quei personaggi dell’ artigianato e del commercio che si stagliavano oltre la mediocrità per configurare la “peruginità” del vestire (sarti, maglierie..), del mangiare (filiera suinicola, del processo lattiero caseraia, della panificazione e pasticceria…) dell’arredamento (falegnami, lustrotti, tappezzieri..);tanto per citarne alcuni di settori significativi. Mentre per contro il mega centro commerciale di Collestrada sta per allargare la sua capacità di offerta anche al mobiliere scandinavo IKEA, direttamente dalla Svezia. Ora, senza volere ricorrere a ipotesi di dazi e frontiere, ma ve l’immaginate che razza di contraccolpo questo insediamento potrà avere sul distretto di Mobili ed Affini di Città di Castello, distante da Collestrada appena 33 chilometri ? Poi, poco dopo il lancio dell“ l’ideona” di Ikea, leggo sulla stampa l’altra Ideona di rilanciare il Mercato Coperto di Piazza Matteotti con un altra appendice del fast food e le sue schifezze, che ormai regna sovrano nell’acropoli. Recita l’assessore Fioroni: “…Per questo alla ristorazione e al food, che la faranno da padrone, con un particolare accento ed attenzione dedicati alle eccellenze enogastronomiche di Perugia e della Regione Umbria, si affiancheranno spazi per formazione e divulgazione culturale su temi dedicati all’enogastronomia, con particolare attenzione ai temi identitari della città quali ad esempio il cioccolato..” Solo una domanda: ma dove si andranno a pescare i depositari delle formule e ricette della gastronomia perugina se ormai i centri commerciali hanno determinato la desertificazione dei tradizionali mestieri della norcineria . Ed allora devo fare due esempi ed un parallelo. Come l’ideona Ikea sta alla crisi prossima ventura del distretto mobilieri di Città di Castello, così l’ideona della Prosciutteria Toscana di Piazza Matteotti sta alla eccellenza della norcineria perugina, tutta da recuperare, per il nuovo Mercato Coperto.

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Vittorio Feltri: Rino Fruttini mi scrive e io gli rispondo

Vittorio Feltri: Rino Fruttini mi scrive e io gli rispondo

8 Novembre 2018

Vittorio Feltri: Rino Fruttini mi scrive e io gli rispondo

È uscito un libro, ne escono tanti. Ma questo dal mio punto di vista non può essere trascurato. Ecco il titolo: “Caro Vittorio, ti scrivo…”. Editore Albatros. Il testo è rivolto alla mia trascurabile persona, che fra i molti difetti, ha anche quello di dirigere da anni numerosi quotidiani. L’autore, Rino Fruttini, ha compilato quasi 400 pagine nelle quali a tratti mi elogia per ciò che ho fatto nel mestiere di giornalista, e a tratti mi critica, sarebbe meglio dire sfotte. È lo stesso. Io non mi offendo facilmente, accetto tutto tranne gli insulti.

Ciò che mi sorprende è che costui si sia preso la briga di sprecare tanto inchiostro per dichiarare che nel lavoro alterno momenti di lucidità a momenti in cui non capisco un tubo. Lo sapevo già da me. Non c’ era bisogno di un tomo redatto con cura per comunicarmelo, bastava una cartolina, invece mi è toccato leggere un sermone interminabile e a volte – egli mi perdoni – noioso perché troppo cattedratico e professorale. Dalle mie parti si esclama ridendo che l’ ora del coglione piglia chiunque. Ovvio che spesso abbia preso pure me e che, pertanto, abbia dato alle stampe qualche fesseria. Cosa che è accaduta, nella stesura del suo volume, all’ amico Fruttini, benché questi non sia sprovveduto.

Non sempre chi verga un articolo o si impegna a stendere un libro è assistito dall’ ispirazione e dall’ intelligenza. Probabilmente ho commesso tanti errori di cui, qualora ne abbia avuto contezza, mi sono pentito. D’ altronde nel campo delle opinioni non vi sono mai certezze assolute. Le nostre riflessioni dipendono non solo dagli studi e dalle osservazioni della realtà, ma anche dell’ umore e perfino dal malumore. Siamo uomini e non Dio.

Tante idee – Per quel che mi riguarda posso affermare di essere spesso pieno di idee, però sovente non le condivido.
Eppure una volta messe nero su bianco talora si ritorcono contro di me, avendole firmate e divulgate quali prodotti del mio pensiero, diventano capi d’ accusa verso il sottoscritto, anzi, soprascritto. Questo assunto in ogni caso non vale soltanto per me, ma altresì per Fruttini che mi fa le pulci e in alcune circostanze mi ha strapazzato a torto. Nel senso che anche egli non ha sempre ragione come il Duce e gli capita di esprimere sciocchezze. Ne cito una esemplificativa e piuttosto grave.

Accusa una nostra redattrice di dedicarsi ad argomenti che non le competono (politica europea) la quale costui considera indegna di tali argomenti, scambiandola per esperta di cuori infranti, quando si tratta di una signora laureata in scienze politiche e specializzata in relazioni internazionali. Nulla di grave, tuttavia ciò dimostra quanto sia facile, quasi fatale, pestare una cacca spacciandola per una torta farcita di buon senso.

I ringraziamenti – Comunque prendiamo per eccellente, ossia un contributo culturale importante, immagino faticato, il libro di cui discettiamo. Cosicché ringraziamo Fruttini di averci riservato tanta attenzione nel corso degli anni. Non ho la presunzione di aver illuminato con la mia prosa colloquiale la cronaca del Paese disastrato, spero soltanto di essere stato coerente nel narrare e nell’ interpretare, non conformisticamente, quanto si è sciorinato dinanzi ai nostri occhi in questa epoca tribolata, eppure non peggiore delle precedenti. I miei fogli non hanno la pretesa di assurgere a livello dei vangeli, si accontentano di essere lo specchio della vita.

di Vittorio Feltri

 

LE SUPERFETAZIONI DI EUROCHCOCOLATE

Ho ripreso con foto dalle mie finestre tutti i passaggi, fin dal 14 ottobre, nella fase di allestimento. L’anno scorso gli stand di Guarducci rimasero operativi anche per la Fiera dei Morti. Fu un notevole risparmio di rottura di coglioni, scusa il termine, per i cittadini ed un’economia di costi per la combine Guarducci&Romizi. Lunedì e martedi, 29 e 30 ottobre,ed oggi 31 ottobre disallestimento degli stand di Guarducci ed allestimento delle nuove bancarelle del Comune per la Fiera dei Morti. Per cui la logistica si è complicata ulteriormente. Al riguardo le mie idee sono molto precise: una fiera del cioccolato, molto interessante per un’area vocazionale come quella “Perugina” , va calata, organizzata e gestita in un organico strutturato contesto fieristico. Ne trarrebbe giovamento lo stesso Guarducci con l’espansione dell’idea anche a espositori di tutto il mondo. Ma quando si trova una “nocetta” (ora mi rifaccio all’allegoria del cacciatore , conservatore) per la selvaggina di passo, poi è difficile passare a quella stanziale, magari con una nuova tecnica, quella della “cerca” con il cane da penna. Ecco, Guarducci è ormai il principe che si è consolidato nel “principato dei brocchi perugini”; compreso il vice sindaco Barelli. Ed infine in largo Italia, davanti al Brufani ancora stamane le superfetazioni guarducciane erano ancora sul campo. Lì non sono sostituite ancora dalle bancarelle della fiera.

Gestire

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UNA STRATEGIA INNOVATIVA PER EUROCHOCOLATE

Quanto riportato in Umbria 24iT del pensiero di Eugenio Guarducci appare riduttivo, rispetto alla strategia della riconversione, ammodernamento e ampliamento del suo format di Eurochocolate; che ormai i 25 anni di età li sente tutti sul groppone. Mi spiego meglio. Guarducci si è ormai reso conto che l’attuale contenitore di Eurochocolate , l’acropoli perugina, seppure con le ancestrali suggestioni culturali e ambientali che lo caratterizzano, non corrisponde più alla potenzialità della manifestazione. Ci sono due soluzioni, non alternative, ma sinergiche da sviluppare. La prima strutturale: l’area del Mercato Coperto con destinazione d’uso “tematica” in materia di cioccolato, e fors’anche di prodotti di varie tecnologie della pasticceria. E la diversificazione dei prodotti potrebbe essere non solo per tecnologia, ma anche per finalità di marketing, in acquisto/consumi: confezioni per le “occasioni sociali” (compleanni, onomastici) , alimentazione alimentare, articoli da regalo rituali (Pasqua ,Natale,Perugia ha tre Patroni, etc.) . Penso alla vasta gamma dei prodotti Perugina e confezioni degli anni 80 . La seconda è quella dell’area fieristica a Pian Di Massiano , del tipo Cibus/Parma e Vinitaly/ Verona. La combinazione di queste due ipotesi, comporta anche una definitiva soluzione della logistica per il Centro Storico, e l’Acropoli in particolare. Il flusso “verso e dall’acropoli” mediante il “cordone ombelicale” Minimetrò deve essere funzionale, non solo per le persone ma a anche per le merci; non solo per il rifornimento dell’aggregato di offerta commerciale e servizi del Mercato Coperto, sebbene per tutti i punti vendita dell’acropoli. Per fare ciò occorre progettare da subito una piattaforma merci di A/P alla base del mercato, da recapitare con mezzi elettrici, snelli, veloci e silenziosi , da metà di via Alessi (una delle due uscite carrabili del Mercato) al centro. Il minimetrò sarà dunque il collegamento della piattaforma di arrivo merci di Pian di Massiano. In tal modo i flussi di persone e merci sarebbero governabili, non inquinanti e non impattanti per la logistica cittadina.

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CRISI PERUGINA E DICHIARAZIONI DEI BIG

CRISI PERUGINA E DICHIARAZIONI DEI BIG
«Dopo una crisi crudele anche la ripresa divide e non ci sono riduzioni di squilibri che, anzi, si accentuano. Se l’andamento complessivo è positivo non vuol dire che i problemi strutturali sono stati risolti». Così commenta Nicola Barbera, direttore della filiale della Banca d’Italia di Perugia nel presentare il quadro che emerge dal rapporto sull’economia della regione umbra, relativo all’anno 2017. E poi alcune informazioni di maggior rilievo per Perugia : 1) il nanismo del tessuto produttivo; la quota di imprese che arriva alla seconda o terza generazione è molto bassa 2) Solo associandosi , per fare insieme investimenti, formazione e cambiando la “governance” si può fare un salto produttivo. Serve lo sforzo congiunto di diversi attori. 3) Export e turismo: in dieci anni le imprese umbre che esportano hanno perso il 23 per cento della loro quota sul mercato mondiale, più che altro a causa di una bassa produttività. 4) “Notizie positive ci sono per il turismo, in grande affanno proprio dopo il sisma: dall’ultimo trimestre 2017 gli arrivi sono tornati sui livelli pre-terremoto, anche se si registra un calo del fatturato per la metà degli esercizi (per rilanciare le attività un 40 percento ha tagliato i prezzi) e un 2018 che per 6 imprese su 10 dovrebbe essere positivo.” 5) Il lavoro. Dati in chiaroscuro per il mercato del lavoro: se infatti, da una parte, il livello occupazionale è stabile (+0,2 percento), il dato è inferiore al resto d’Italia (+1,2). 6) “Come stanno invece le famiglie? In Umbria all’inizio del 2017 – forse a causa del contraccolpo del terremoto – la quota di quelle che riteneva adeguate le proprie risorse è scesa (dal 26 al 16 percento). Stabile il reddito, che invece aumenta nel resto del paese così come i consumi (+1,3 percento, livello identico al resto d’Italia)”.7) calo degli investimenti: per l’Umbria si passa da una quota, sul totale delle spese, del 7,2 per cento del 2012 al 3,3; più che dimezzate mentre nel resto d’Italia la flessione è stata molto più contenuta (dal 9,2 al 7,1 percento).
Ebbene, a fronte di tale analisi dell’economia perugina, dalle interviste dell’ottimo Punzi ai big locali della politica emerge che: 1) Secondo il candidato sindaco Giubilei “Perugia è caduta in un grigio cono d’ombra. “ Come terapia al nostro candidato non resta che riproporre l’ennesima mostra/evento culturale, come se l’attrarre flussi di gente verso l’acropoli fosse la panacea alla soluzione della crisi che lo Studio della Banca d’Italia ci presenta. 2) Secondo i tre intervistati, esponenti dell’attuale maggioranza al “malconsiglio” di Palazzo dei Priori (Varasano, Severi, Barelli) Perugia è tutt’altro che grigia; anzi gode di ottima salute per turismo, imprenditoria rampante.
Per me che la vivo quotidianamente, forse più di tutti costoro, manca a Perugia una guida salda che la sappia sollevare all’ insegna dell’innovazione di intraprese, di organizzazione strutturale del Centro Storico, di insediamenti di nuove residenze e mestieri, di recupero dei grandi spazi per residenze ed attività artigiane, di messa in rete di un marketing delle produzioni locali di eccellenza, in sintonia di rete con l’”e-commerce”. Manca dunque un grande progetto di rilancio della sua vivibilità integra, compenetrata nella sua storia e tradizioni, e non congiunturale, legata agli eventi ed al turismo “mordi e fuggi”. L’offerta e la domanda, di intraprese industriali, artigianali e commerciali ,una volta fiorenti nel loro equilibrio in tutto il centro storico dei cinque rioni, implementato da non meno di 40.000 residenti, ora sono poco più di 8.000, deve essere messa in condizione di riprendere il cammino, quando meno del recupero dal degrado di una buona parte del patrimonio immobiliare, sia pubblico che privato. Tuttavia da quello che sento dichiarare dai big della politica indigena, non c’è per niente contezza di tale stato di fatale ripiegamento su se stessa della Perugia grifagna e turrita. Mi pare di assistere alla commedia del “wishfull thinking” altrimenti decodificato in “Se la cantano e se la suonano.”

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