Politica

A MARGINE DEL DOCUMENTO DI PROGETTAZIONE “NEXT GENERATION UE “, DEL COMUNE DI PERUGIA E DELL’UNIVERSITA’ DI PERUGIA

L’altro ieri il Sindaco Romizi, insieme ai sindaci dei comuni del Trasimeno, e con la supervisione accademica del Rettore dell’Università, in quel di Pretola, simbolo ecologico di acqua agreste, ha presentato il documento di progettazione , Perugia e lago Trasimeno, (vedi foto allegata) per ottenere il finanziamento del Next Generation UE, o altrimenti detto Recovery Plan. L’obiettivo era di dimostrare che Perugia, ovvero gran parte del fabbisogno della Regione Umbria può rivendicare almeno il 1,2% dei fondi ammessi per l’Italia dalla UE (totale. 209 miliardi di Euro), ovvero ca. 2,5 miliardi. Intanto in quelle lande tiberine dove da ragazzo andavo per scampagnate fuori porta , almeno da Monteluce (vedi il mio libro: “Quasi come Forrest Gump”) una foto campestre mostra gli artefici del documento, mentre lo presentano agli organi di comunicazione, social web compresi. Nel mio piccolo, dato che almeno quattro sono i miei progetti da tempo inviati al sindaco per la sua opportuna conoscenza , mi piace commentare questo lavoro,che va a dimostrare come il l’avant progetto di Comune di Perugia , Università di Palazzo Murena e lago Trasimeno abbia determinato un attesa previsionale di ca. 1.250 milioni di investimenti , dei quali circa il 40% a fondo perduto. Se , con la mia esperienza professionale di esperto economico e finanziario del MEF avessi dovuto impostare un progetto di tal fatta, volto a rilanciare , prima ancora che l’economia, quasi una catarsi sociale e dello spirito , dopo una guerra così nefasta, che ancora la stiamo combattendo/subendo , avrei stabilito una check list di priorità di civiltà ed etica, prima ancora che di immediata convenienza e ritorno reddituale degli investimenti pubblici. In primo luogo la persona, e le sue esigenze ed aspettative in materia di coscienza dello spirito, anche per diverse confessioni di fede; e poi di sanità del corpo , e di riconquista di spazi culturali, propri della scuola, delle arti, delle aggregazioni dello sport e del tempo libero. Poi avrei dedicato molta attenzione a migliorare la qualità della vita, verso quelle forme di economia green, ovvero progresso tecnologico ecocompatibile ed a facilitare il mood , ovvero il sentiment del cittadino, conquistando, sia per l’offerta che per la domanda della burocrazia, quelle forma di gestione digitali, volte a facilitare efficienza ed efficacia della PA , anche locale. Infine, come ente locale, avrei contribuito al progresso dell’economia cittadina dando manforte con l’ammodernamento della logistica, sia delle persone che delle merci, siano esse materie prime o prodotti finiti, volta a non provocare ingorghi e pericolosi “lead time” , ma semmai a semplificarne, con l’intermodalità,tempi e modalità di percorrenza . In ciò avrei svolto tutte quelle comunicazioni di pubblicità istituzionale, volte a dimostrare, anche a fini turistici, come giustamente è l’imprinting del documento del Sindaco Romizi e altri: “«Nella famosa città di Perugia, poiché le sue strade si estendono lungo i colli su cui sorge come la disposizione
delle dita di una mano, se il nemico volesse attaccarla in un angolo non troverà spazio in quel punto per fare l’assalto con molti uomini e, bersagliato come fosse ai piedi di una rocca, non resisterà al lancio dei dardi e alle incursioni.»
In questa sede non c’è spazio sufficiente per andare oltre nel commento. Debbo solo dire che esso, con l’impostazione per schede e settori i attività e/o aree urbane coinvolte, rispecchia alquanto la mia impostazione. Una sola osservazione al riguardo. Il minimetrò non è stato preso in considerazione. Come pure molti altri miei spunti, che evidentemente nè il Sindaco nè i suoi collaboratori avevano considerato. ” E mal gliene coglierà”. Poichè per certi interventi post pandemici sarà meglio essere presbiti visionari che non miopi pigmei. Ed io appartengo alla prima di queste due categorie. (vedi Link: (http://www.rinofruttini.it/…/sinossi-del-libro-come…/); (http://www.rinofruttini.it/…/per-lo-shopping-hub-in…/); (http://www.rinofruttini.it/2020/03/22/train-de-vie/); http://www.rinofruttini.it/…/quando-si-focalizza-un…/)

Un commento al libro di Luca Ferrucci: “: “Covid 19 tra emergenza sanitaria ed emergenza economica. Riflessioni dal mondo delle scienze sociali.”

Ho letto con molto interesse il libro dal titolo  a cura del prof. Luca Ferrucci. Edizioni Morlacchi. Un testo non sicuramente per un’audience di larga diffusione ed estesa stratificazione, intellettuale e sociale, sebbene elitaria; e sicuramente essenziale per chi voglia capire le conseguenze di questa pandemia, sul comportamento degli individui, con le ripercussioni sul sistema delle loro aggregazioni, secondo le categorie sociali, le sapienze della politica e gli interessi dell’ economia. Un testo che avrebbe contribuito a completare gli input conoscitivi della brillante tesi di laurea di Lorella Pesaresi: “L’Economia Circolare:principi teorici e prassi a livello locale nella gestione integrata dei rifiuti a Perugia” che di conserva ho avuto il piacere di leggere.
Gli effetti del “covid 19”, peraltro ancora in “corso d’opera”, sono stati misurati sotto diversi profili, ognuno dei quali si identifica con le peculiarità accademiche dell’esperto “convocato” da Ferrucci a dire la sua sulla pandemia. Per cui l’emergenza sanitaria ha posto problemi di limitazione del diritto individuale alla libertà, con riverberi sull’etica di governo ed i suoi limiti impositivisulle contraddizioni costituzionali. Infatti se da un lato si invocano i diritti individuali, dall’altra si richiamano le responsabilità per la salute dei cittadini. Il tutto analizzato da esperti di diritto privato, diritto pubblico, di misuratori dell’ efficacia della governance, circa i provvedimenti presi e da prendere in materia. Un dilemma che ancora oggi si dibatte fra i cosiddetti negazionisti e coloro che rivendicano l’efficacia e le legittimità del “lock down”, in primo luogo. Ed allora il dibattito si allarga a coinvolgere i vari gradi dell’amministrazione dello Stato e le sue evidenti discrasie e incoerenze di grado geografico e di merito funzionale. Ma una cosa è certa. Se la pandemia in atto si deve assimilare ad una guerra e per di più verso un nemico di diabolica presenza “carsica”, magari di untori “asintomatici”, con improvvise manifestazioni di focolai pandemici, che nascono e vanno tamponati di continuo, è certo che il negazionista andrebbe identificato come un sabotatore, al soldo del nemico, e il Governo dello Stato unico gestore e responsabile dello stato dell’andamento dello sforzo per combattere il nemico comune. Il libro poi elabora i dati statistici significativi della pandemia, per regione, per classe sociale , per incidenza sui settori dell’economia. Non solo. Svolge riscontri di natura sanitaria, sia strutturale “ex ante” , sia di efficacia strumentale , attualmente in corso, delle cure e di ricerca dei farmaci e vaccini. Poi viene svolto un excursus dell’andamento dei fondamentali dell’economia, nei vari aggregati di soggetti della finanza, dell’ economia reale, e soprattutto delle prospettive dell’economia verde, ovvero quell’economia circolare che fa profitti e nel contempo previene i rischi dell’inquinamento globale. Ed in tale ottica, la tesi della giovane laureanda e quelle degli emeriti Proff. coincidono. Eppure, “giunto in fin della licenza io tocco”parafrasando il famoso duellare di Cyrano de Bergerac; ed allora mi domando, quali siano state le cause di questa pandemia. Puntuale come un orologio svizzero rispondono i proff. F. Rizzi, G Buzzao, come da estratto del libro che riporto nella foto in allegato. In sostanza è l’uomo, con le sue attività economiche intensive , avulse dal rispetto dei naturali vincoli ambientali , ad aver manipolato gli equilibri della natura e fatto sortire “il mostro invisibile” delle pandemie. Ed allora il tocco finale di tutto il processo anti “covid 19” è a favore della “green economy”, con un “j’accuse” al progresso del XX secolo dell’economia lineare.

SCHEMA DI PROGETTO “TRAIN DE VIE” (Treno della vita)

 

SCHEMA DI PROGETTO “TRAIN DE VIE” (Treno della vita)

 Premessa  e scenario di riferimento

Vi sono tre focus che si pongono all’attenzione di chi ha interesse, in Umbria,  a sviluppare innovazione di impresa, prospettare nuove opportunità di mercato di prodotti  autoctoni e beneficiare di economie e risparmi energetici.

In una visione di green economy , infatti, tale da coniugare consumi dell’agribusiness con l’ offerta dell’agriturismo ed enfatizzare la qualità della vita con la  valorizzazione di risorse della logistica , le esigenze/opportunità che emergono per un qualsiasi soggetto, sensibile  alla fruizione delle valenze storico-culturali  di area geografica ed antropologica  della Alta e Media Valle del Tevere, si articolano in tre focus  funzionalmente vincolati e ideologicamente identificati con il percorso umbro del fiume Tevere, in assioma logistico con quello della FCU (Ferrovia Centrale Umbra) ad esso parallelo.

Comunque occorre partire da una premessa ecologica: la bonifica del Tevere oggi, purtroppo, fortemente inquinato. E da tale premessa si potrà cogliere la sinergia turistico-culturale e di prospettiva  socio-economica che emerge da un confronto strategico  dei due percorsi , fluviale e ferroviario, alla base del progetto che andiamo ad illustrare.

I tre focus

 

  • 1°- Focus  di sistema : rendere produttiva, sinergica e trainante la F.C.U. (Ferrovia Centrale Umbra), ovvero una  infrastruttura strategica e baricentrica  per la valorizzazione di  fenomeni emergenti nell’area della Valle del Tevere.
  • 2°- Focus di settore :sviluppare l’agricoltura ortofrutticola di prossimità ed i suoi potenziali fenomeni marketing oriented di filiera corta  nell’area dell’Alta e Media Valle del Tevere.
  • 3°- focus di area : sviluppare nella area della Valle del Tevere  il sistema dell’agriturismo intermodale ed ecologico  : ferro-gomma-bici.

1° : FOCUS DI SISTEMA

Lo scenario  di sistema comporta la riorganizzazione della rete infrastrutturale FCU come risorsa per la rimessa in valore del sistema territoriale, ad essa baricentrico,  con il suo patrimonio ambientale, storico-paesistico e culturale, nonché l’accessibilità a questo sistema da quelli contermini e viceversa.

Vanno  individuati alcuni assi di sviluppo strategici :

  • la promozione di un “distretto rurale agroambientale” multifunzionale: agricoltura e allevamento di qualità, filiere agroalimentari, agriturismo e turismo ambientale ed escursionistico, valorizzazione ambientale e paesistica;
  • la qualificazione ambientale e territoriale delle aree produttive, in funzione della riqualificazione del sistema fluviale.
  • la promozione di attività artigianali tipiche;
  • il ripopolamento rurale, la dotazione di servizi e la valorizzazione economica delle aree contermini collinari e montane;
  • la valorizzazione delle aree protette e del sistema ambientale in generale,come elemento portante della sostenibilità del territorio e risorsa delle nuove economie agrituristiche;
  • la promozione di servizi culturali, informativi e tecnici, a supporto degli assi di sviluppo sopra indicati.

Questi assi strategici su cui si può fondare l’economia futura e la qualità dell’abitare e del fruire dei servizi-risorse, possono rappresentare le scelte operative di piano nel progetto di promozione del territorio e degli indirizzi normativi.

2° FOCUS DI SETTORE: sviluppare l’agricoltura ortofrutticola di prossimità nell’area dell’Alta e Media Valle del Tevere ed i suoi potenziali fenomeni  marketing oriented di filiera corta  .

 L’ Idea Business

 Nasce dall’osservazione di due fenomeni e dalla sintesi dei loro epiloghi fra loro interdipendenti.

Primo fenomeno: la presente crisi economica e la crescente consapevolezza di corretti comportamenti alimentari,  si riverbera sensibilmente sulla propensione di acquisto e di consumo agroalimentare della popolazione, secondo due parametri fondamentali : il rapporto prezzo/qualità e la valenza nutrizionale – organolettica del prodotto.

Secondo fenomeno: l’offerta di prodotti orto-frutticoli delle nostre campagne trova difficoltà a proporsi sul mercato, per volumi di vendita al dettaglio significativi e per prezzi al consumo , al netto di zavorra di intermediazioni, a volte anche “di posizione”. E’ sempre molto difficile che l’agricoltore possa superare gli ostacoli logistici e la sua ritrosia a imporsi commercialmente con la “filiera corta” ed a competere con l’offerta della Grande Distribuzione, per posizionare la propria offerta sui “mercati di prossimità”.  C’è dunque una discrasia, economico-funzionale, fra offerta e domanda ,nella realizzazione di un marketing a “filiera corta” dei prodotti alimentari deperibili.

L’obiettivo del progetto “Train de vie” è quello di superare  tale discrasia, con un sistema organizzativo integrato fra offerta e domanda di prodotti alimentari deperibili e garantiti nella loro tracciabilità.

 Il Marchio “Train de vie”

La metafora nasce dal film “Train de vie” (Il treno della vita).Uno shtetl, un piccolo villaggio ebreo nell’Europa dell’Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare? Il matto ha un’idea: raccogliere il denaro sufficiente per mettere insieme un treno, travestirsi da nazisti e da deportati e tentare così di passare le linee. L’impresa ha inizio tra consensi e dissensi (nasce persino un’agguerrita cellula comunista). Si beffano i nazisti, si disorientano i partigiani, ci si incontra (sul piano umano) e ci si scontra (su quello musicale) con gli zingari. Finché si giunge in una terra di nessuno. Ma sarà proprio così? Romeno ebreo, il regista Mihaileanu gira un film che non ha dietro le spalle la spinta della Miramax, ma che ben più di La vita è bella meriterebbe l’Oscar. Perché è girato con mano sicura, perché mescola ironia e profonda conoscenza della cultura ebraica, perché ha una musica travolgente, perché ha una prima e una seconda parte che non formano due film ma un tutt’uno.

Il progetto agroalimentare “Train de vie”

Fuor di metafora, il nostro “Train de vie” si può identificare con il treno della Centrale Umbra che, nel suo percorso da Sansepolcro a Terni  , attraversa l’Alta, la Media e parte della Bassa Valle del Tevere con un incredibile potenziale di “assorbimento” e difusione delle sue espressioni culturali e delle istanze socio-economiche.

Il suo percorso è mediano, lungo grandi distese di campi  fertili, con notevoli risorse irrigue, con vocazioni, attuali ma soprattutto potenziali verso i prodotti orticoli e frutticoli e verso specificità e tipicità locali , emergenti e/o da recuperare , magari in specialità della tradizione contadina, verso una fruizione dello “slow food” .

Le sue stazioni intermedie, da Sansepolcro in poi (vedi allegato),  soprattutto quelle dei ponti (Ponte Pattoli, Villa Pitignano, Ponte Felcino, Ponte Valleceppi, Ponte san Giovanni) tanto per citare quelle dell’hinterland perugino, ma senza tralasciare quelle dell’hinterland di Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide, sono preziose potenziali piattaforme-scalo merci, oggi desuete, per organizzare sia l’approvvigionamento di tutti quei prodotti alimentari ortofrutticoli (funzione dell’offerta) della piana tiberina  sia per l’allestimento e la presentazione degli stessi, verso la domanda ,opportunamente esposti sul banco di vendita dello scalo merci della stazione di destino (stazione della domanda commerciale).

Tale assetto strutturale della Mediterranea Centrale Umbra consente di rimuovere un vincolo di fondo alla realizzazione della filiera corta : il vincolo della logistica, sia dal profilo dell’offerta (produzione: gamma prodotti degli agricoltori della Valle del Tevere; piattaforma-raccolta prodotti ortofrutticoli; )  sia dal profilo della domanda ( presentazione dei prodotti; gestione della vendita e del marketing; garanzia dello standard qualitativo- organolettico dei prodotti; packaging per una vendita “porzionata”). E pertanto tutte le funzioni  sopradette sarebbero programmate e gestite direttamente dai produttori agricoli.

Elementi di plus innovativi 

 Il progetto rappresenta alcuni notevoli spunti di coerenza e di interpretazione con i più significativi  parametri del recente bando del MIUR sulle “Smart cities & commodities “ al quale potrebbe attingere per impostazione di valenze tecnologiche in materia di :

  • “TRASPORTI E MOBILITÀ TERRESTRE: promuovere, nell’ambito della mobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni ICT innovative finalizzate a migliorare l’interoperabilità dei sistemi informativi logistici marittimi o tra i sistemi di infomobilità marittima, urbana, su gomma e/o su rotaia, anche in attuazione delle disposizioni della normativa comunitaria vigente in materia.”
  • “LOGISTICA LAST-MILE: promuovere nuovi modelli nel settore della logistica in chiave eco-sostenibile anche attraverso lo sviluppo di sistemi e tecnologie in grado di innalzare l’efficienza nella gestione dei circuiti di distribuzione dei beni.”

Secondo tali parametri, le fasi di  commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, attinenti la logistica, sarebbero semplificate, con notevoli economie di risparmio, dall’utilizzo dell’asse ferroviario FCU , con i suoi effetti dinamici di mobilità  nell’avvicinamento della offerta alla domanda  e con  gli spazi degli scali merci delle stazioni di partenza sia per l’approvvigionamento dei prodotti in fase di allestimento sia per la presentazione e la vendita nei mercati di ortofrutta organizzati negli scali merci  di arrivo.

 Diagramma di flusso per la commercializzazione di prodotti deperibili

 Nella fase originaria del progetto il marketing dell’ortofrutta sarà vissuto secondo il format tradizionale, ormai noto e consolidato dell’ortolano al mercato del giovedì, ad esempio  (Perugia -Pian di Massiano , Ponte San Giovanni, Ponte Felcino) o del sabato.

La variazione organizzativa  rispetto a tale format è la seguente:

  • I produttori ortofrutticoli che gravitano in modo baricentrico intorno ad una delle stazioni dell’offerta, piattaforma del ricevimento merce deperibile (ne elenchiamo alcune: Palazzaccia, Solfagnano, Resina, Ponte Pattoli, Ramazzano, Ponte Valleceppi, etc.) , non devono preoccuparsi di organizzare il banco di vendita al mercato al dettaglio, né rinunciare al valore aggiunto incorporato nella vendita al dettaglio tramite intermediario; infatti le stazioni dell’offerta sono raggiungibili con il trattore ed il rimorchio che traina la merce fino allo scalo merci e direttamente la colloca sul vagone-punto vendita mobile verso la piattaforma della domanda .
  • La piattaforma della domanda si localizza in una delle stazioni mercato di destinazione, di vasto bacino di acquirenti-consumatori, dove lo scalo merci ha un grande spazio-mercato  per l’accoglienza dei clienti ed il parcheggio delle loro auto. Possiamo pensare alla Stazione di Sant’Anna (Perugia) a quella di Ponte San Giovanni ed a quella di Fontivegge o a quella di una delle stazioni baricentriche per la domanda  dell’hinterland San Sepolcro-Città di Castello-Umbertide.
  • Il vagone punto vendita mobile a fine mercato rientra alla stazione di partenza per riportare i resi merce ed essere nuovamente riempito il giorno dopo di altre vettovaglie.

In sintesi, si tratta di organizzare un sistema di tentata vendita dove il furgone per il trasporto dei prodotti deperibili  è sostituito dal vagone ferroviario, il punto vendita è il vagone ferroviario medesimo, l’operatore della vendita è un diretto incaricato dei produttori agricoli e il mercato è la piattaforma delle stazioni, ad alto bacino di acuirenti consumatori,  attrezzate con scalo merci .

 Caratteristiche del rapporto commerciale e delle responsabilità connesse

 Possiamo dunque pensare ad una sorta di tentata vendita: il vagone si carica di ortofrutticoli, lungo gli scali merci delle “stazioni dell’offerta”  , pesati per tipologia e fornitore-produttore agricolo al momento del carico, e il conteggio della scheda contabile, dare/avere,  di ogni fornitore  viene aggiornato al rientro della giornata.

Il responsabile della attività di tentata vendita può essere un solo soggetto, identificato dai produttori-fornitori al loro interno o anche secondo altri criteri. Essenziale è che ogni produttore sia rendicontato di quanto consegna la mattina e quanto riceve la sera (merce consegnata – resi merce =  ricavo).

Se i produttori sono numerosi, si potranno anche organizzare più vagoni – punto di vendita, e magari ognuno con specialità diverse ed un proprio marchio. La merce viene esposta e venduta nel mercato della stazione della domanda, da identificare con un’apposita ricerca con la tecnica delle “aree gravitazionali”.

 Fasi del progetto

Il progetto si può articolare in un’evoluzione di trasformazione commerciale e progressiva formazione di valore aggiunto.

1a Fase: commercializzazione “tal quale” dell’ortofrutta.

2° Fase : lavorazione dell’ortofrutta per prodotti della 4° gamma (ortaggi/frutta freschi lavorati e confezionati) .

3° fase  : linee di surgelazione per prodotti tipici umbri (riconversione da rapi del lago a rapi del Tevere, ad esempio se compatibile con l’ambiente).

 Studio di fattibilità

 La presente idea progetto va verificata, di intesa con la MCU,  in uno studio di fattibilità nel quale andrà misurata la domanda attuale del mercato, nella sua composizione merceologica ed economica, e le attese verso una nuova proposta di marketing,  relativa agli acquirenti-consumatori perugini, che gravitano nell’area centro storico (stazione Santa’Anna)  e periferia (Stazione Fontivegge) e hinterland (Stazione Ponte San Giovanni). Medesima considerazione va fatta  verso il mercato dell’area Sansepolcro-Città di castello-Umbertide.

Occorre in pari grado verificare se gli aspetti della logistica (vagone punto di vendita; piattaforma dell’offerta; piattaforma della domanda) sono sufficientemente predisposti nelle strutture esistenti della MCU, alle esigenze progettuali ,  almeno nella prima fase del progetto; ed ovviamente il consenso della MCU e la sua partecipazione al progetto.

Inoltre occorre quantificare qualità e quantità dell’offerta , attuale e potenziale, dei produttori agricoli che gravitano sulle stazioni-piattaforme dell’offerta, in modo di “tararla” ai perimetri e dimensioni della domanda.

Ovviamente lo stesso studio si può commisurare ad altre aree gravitazionali nei rapporti offerta (colture ortofrutta tiberina) domanda ( aggregazioni mercatistiche della domanda (Sansepolcro-Arezzo; Città di Castello-Umbertide; Terni).

Prevediamo anche l’elaborazione di un piano architettonico (sistemazione di esterni)  per l’area della domanda (Stazione di Sant’Anna e Fontivegge) e di strumenti di carico e scarico per l’area dell’offerta (Stazioni di raccolta dei prodotti).

 

Business Plan e compagine sociale della nuova impresa

Il bilancio quinquennale della nuova iniziativa  dovrà tener conto delle seguenti schede:

  • Stato patrimoniale relativo all’investimento ed alla sua copertura finanziaria ( incentivo a fondo perduto; capitale proprio; mutuo a tasso agevolato) .
  • Conto economico, elaborato secondo un piano di marketing, con una previsione di clienti acquisiti, loro fidelizzazione e volume di vendita per un fatturato che riesca a coprire le spese ed i costi di struttura e di gestione corrente. Il punto di pareggio viene superato dopo sei mesi di vendite.
  • Flusso di cassa che tenga conto degli interessi passivi e della redimibilità del mutuo in conto capitale entro un anno dall’inizio di attività

La compagine sociale sarà costituita  da giovani coltivatori in cerca di nuove esperienze imprenditoriali nell’agribusiness.

3°- FOCUS DI AREA : sviluppare nella suddetta area  il sistema dell’agriturismo intermodale: ferro-gomma-bici.

Questa fase del progetto “Train de vie” si può assumere dopo che la funzionalità dello strumento “treno”, come veicolo per la commercializzazione di prodotti deperibili, come sono appunto quelli dell’ortofrutta delle campagne tiberine, abbia  raggiunto un obiettivo di successo.

A quel punto si possono mettere in rete funzionale anche le altre risorse di area, come gli agroturismi e i centri di interesse paesistico-culturali (abazie, ville , borghi, …) sparsi per le pittoresche campagne collinari, contigue alla valle tiberina, la cui proposta commerciale può essere fruita anche con una logistica intermodale che , facendo perno sul servizio della FCU, possa innescare un fenomeno ad esempio di “car sharing” , a mo di navetta che collega stazioni della FCU con destinazioni dei più significativi terminali di agriturismi nell’ambito di  percorsi di interesse storico-culturale. Il tutto compreso in una carta di servizi che consenta l’accesso al mercato ortofrutticolo, la fruizione di un menù di particolare interesse “agrituristico” e una completa visita guidata ai beni storico paesistici della zona. Il tutto senza che il turista-acquirente-consumatore debba minimamente preoccuparsi di organizzare mezzi e finalizzare programmi per una o più giornate di acquisti, ristorazione tipica, visite culturali, attività sportivo-motorie e percorsi di salutare attività fisica. Da cui viene naturale il riferimento al marchio “Train de vie” della FCU.

 4° DIAGRAMMA DI FLUSSO  DEL PROGETTO

Il diagramma di flusso che segue analizza i tre focus,  per funzioni operative e ne evidenzia le  interrelazioni nello sviluppo sistemico  che legano il focus di sistema delle risorse della Valle Tiberina  (Alta e Media in particolare) con  il focus di settore e quello di area.

Riteniamo che il progetto, per avere prospettive di successo, debba partire dalla fase di  fattibilità esecutiva più semplice e concreta, nella sua realizzazione, e soprattutto nel rapporto di auditing : progetto/esecuzione/risultati del business plan che potrà essere realizzato. Perciò abbiamo già elaborato, nella fase del 2° focus di settore, l’itinerario di una start up imprenditoriale per il marketing dell’ortofrutta di prossimità , secondo uno schema innovativo di “tentata vendita per ferrovia”.

 Perugia, 27 dicembre 2012

 Dr. Rino Fruttini
Amministratore Unico

PROMOVER S.R.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allegato al progetto “Train de vie”

Storia della MCU

Tratta Inaugurazione[2]
UmbertideCittà di Castello 5 aprile 1886[3]
Terni–Umbertide 12 luglio 1915
Perugia Sant’Anna–Perugia Ponte San Giovanni 19 febbraio 1920

Caratteristiche e percorso

La linea fece constatare subito la sua grande utilità; il traffico si sviluppò sensibilmente fin dall’inizio anche per l’interesse presentato dal punto di vista turistico. All’inizio collegava Terni ad Umbertide, importante stazione sulla Ferrovia dell’Appennino Centrale, a scartamento ridotto (entrata in servizio nel 1886), che collegava Arezzo (Toscana) a Fossato di Vico. A seguito della chiusura di quest’ultima (avvenuta in seguito agli eventi bellici dell’ultima guerra) nel 1956 la FCU fu prolungata da Umbertide a Sansepolcro riutilizzando in parte il tracciato della linea dismessa.

La Ferrovia Centrale Umbra nasce a Terni, stazione della linea RFI RomaAncona e capolinea della trasversale TerniL’AquilaSulmona; lasciata la città sale verso le colline e dopo un succedersi di gallerie e di viadotti giunge alle stazioni di Sangemini e di Acquasparta. La linea, attraversate le zone boschive di Massa Martana e Rosceto, segue la valle del Naia raggiungendo Todi. Da Todi la linea corre sulla riva sinistra del Tevere e, scavalcando il fiume con un ponte in ferro a due travate, passa sotto Monte Castello di Vibio, prosegue per Fratta Todina, Marsciano, Deruta, San Martino in Campo e Ponte S. Giovanni, nodo ferroviario sulla linea RFI FolignoTerontola. Da questa stazione si dirama il tronco, caratterizzato da una forte ascesa che in alcuni tratti raggiunge il 60 per mille, per il centro della città di Perugia (stazione di Sant’Anna).

Le progressive chilometriche originano da Umbertide, sede di deposito e officina, in direzione sud; anche sulla tratta Umbertide-Sansepolcro, aperta successivamente, le progressive hanno origine ad Umbertide (in direzione nord).

La velocità massima raggiungibile sulla linea è di 90 km/h, benché le automotrici ALn.776 possano raggiungere i 150 km/h (peraltro questa potenzialità consente loro di poter essere impiegate sulla Direttissima Roma-Firenze, in particolare nella tratta Orte-Settebagni).

Le potenzialità della Ferrovia Centrale Umbra

La Ferrovia Centrale Umbra costituisce il collegamento da Terni, attraverso la valle del Tevere, con Perugia e Sansepolcro, in provincia di Arezzo; assolve ad una funzione regionale, collegando il capoluogo, Perugia, con Terni e altri centri, come Città di Castello, Umbertide e Todi.

Non esiste invece sbocco verso nord, mentre fino alla II guerra mondiale era costituito dalla Ferrovia Appennino Centrale la quale scavalcava la sella di Anghiari mettendo in relazione diretta Umbertide con Arezzo. Peraltro, un collegamento verso la Romagna era stato immaginato ancora prima della realizzazione della linea per Arezzo: l’ingegnere perugino Coriolano Monti aveva proposto la realizzazione della ferrovia Adriatico-Tiberina (talvolta detta Adriaco-Tiberina) che avrebbe messo in comunicazione Venezia con Roma passando per Cesena e Perugia (in sostanza attraversando lo spartiacque appenninico nel punto in cui, un secolo dopo, lo ha fatto il corridoio stradale europeo E45).

Servizi urbani

Perugia

A Perugia è attivo un servizio ferroviario metropolitano lungo la diramazione Ponte San GiovanniSant’Anna. Il servizio metropolitano è improprio poiché non prevede l’orario cadenzato (anche se le corse sono abbastanza frequenti con corse ogni 15/30 minuti) e la linea non è numerata. È invece attiva l’integrazione tariffaria (UnicoPerugia).[4]

Terni

Per approfondire, vedi la voce Servizio ferroviario suburbano di Terni.

Allo stesso modo per la tratta urbana ternana, dalla stazione Dante fino alla piccola stazione di Cesi, è in atto la riconversione della linea per l’attivazione di in servizio ferroviario suburbano, con otto fermate urbane, l’intera elettrificazione ed il raddoppio dell’attuale singolo binario. Una volta ultimata, attraverserà la zona nord-est della città.

Percorso

Stazioni e fermate della tratta MCU San  Sepolcro-Terni
linea FAC per Arezzo † 1945
0 Sansepolcro
1 Trebbio
2 Dogana
5 San Giustino
9 Selci Lama
11 Cerbara
14 Città di Castello Zona Industriale
16 Città di Castello Fornace
17 Città di Castello
18 Baucca Garavelle
fiume Tevere
24 San Secondo
26 Canoscio Fabbrecce
28 Trestina
30 Ranchi
33 Montecastelli Ponte Tevere
34 Montecastelli
36 Niccone
fiume Tevere
40 Umbertide
43 Montecorona
linea FAC per Fossato di Vico † 1945
47 Pierantonio
49 Palazzaccia C.C.
52 Solfagnano-Parlesca
54 San Bartolomeo-Resina
57 Ponte Pattoli C.B.
60 Ramazzano
fiume Tevere
61 Villa Pitignano
64 Ponte Felcino
66 Pretola
67 Ponte Valleceppi
linea RFI per Foligno
69 Perugia Ponte San Giovanni (RFI)
linee FCU per Perugia Sant’Anna e RFI per Foligno
76 Balanzano
81 San Martino in Campo
84 Deruta
87 Fanciullata
90 Papiano
94 Cerqueto
97 Marsciano
Casello km 56
104 Fratta Todina-Monte Castello di Vibio
fiume Tevere
108 Ilci-Pian dei Mori
110 Pian di Porto
111 Todi Ponte Rio
114 Todi Ponte Naia
121 Collevalenza
124 San Faustino-Casigliano
127 Massa Martana
132 Acquasparta
136 Montecastrilli
140 Sangemini
146 Cesi
149 Terni Borgo Rivo
linee RFI per Roma e per L’Aquila
153 Terni
linea RFI per Ancona
Stazioni e fermate
0 Perugia Ponte San Giovanni (RFI)
2 Piscille
4 Perugia Pallotta
5 Perugia Sant’Anna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La rievocazione del XX Giugno attraverso le parole di Rino Fruttini, storico perugino discendente del Burchia

La rievocazione del XX Giugno, attraverso le parole di un discendente del Burchia, al secolo Bartolomeo Fruttini.

Intervistiamo Rino Fruttini, economista di vaglia e storico della Vetusta, accreditato da numerose e qualificate pubblicazioni. Nel libro “La saga del Burchia. Bartolomeo Fruttini: Garibaldino, Anarchico e Imprenditore”, Rino racconta la Perugia che si ribella al governo pontificio.

Ci puoi brevemente ricordare qualche passaggio significativo?

Ecco una cartolina: “Tra l’acclamazione della folla, Francesco Guardabassi, Zeffirino Faina e Tiberio Berardi, Nicola Danzetta e Carlo Bruschi si recarono a Palazzo dei Priori, ove imposero al legato pontificio, Monsignor Giordani (un mite a cui Roma aveva intimato di prendere tempo in attesa dei rinforzi), la cessione dei poteri.

Dunque, cosa accadde?

“Si deliberò per un costituendo governo provvisorio i cui componenti furono tutti massoni: Guardabassi presidente, Zefferino Faina, Nicola Danzetta, Tiberio Berardi con un comitato di difesa affidato a Filippo Tantini e Antonio Cesarei e con la gendarmeria affidata a Raffaele Omicini”.

Come si comportò il delegato apostolico?

“Lasciò la città, senza colpo ferire. Si sviluppò un fermento di popolo a rivendicare la propria autodeterminazione, che culminò, neppure un anno dopo al Frontone, nella sfortunata e tragica giornata del venti giugno di dura resistenza all’attacco dei lanzichenecchi papalini”.

In breve, i fatti

“Sotto il comando del colonnello Schmidt, i soldati pontifici riconquistarono la città ribelle, all’indomani della demolizione, seppure parziale, della Rocca Paolina. Fu il culmine di una volontà iconoclasta, che fece esplodere tutto il risentimento contro il governo delle imposte e delle gabelle; quella sul sale era stata la più eclatante”.

Come entra il questa storia la figura del tuo bisnonno Burchia?

“Fra i giovani della resistenza antipapalina, al Frontone c’era anche il mio bisnonno, Bartolomeo Fruttini, detto il ‘Burchia’”.

Quale la sua biografia?

“Uomo di multiforme ingegno, figlio di Domenico e di Pedini Maria, vero capostipite della nostra famiglia: nel 1859, ad appena 17 anni, si trova coinvolto nella ribellione della città alle truppe papaline al Borgo XX Giugno”.

E successivamente? Ho letto che si trattava di un tipo piuttosto intraprendente e coraggioso.

“Un anno dopo, nel 1860, fu nelle truppe dei “Cacciatori del Tevere” al comando di Luigi Masi; partecipa alla Campagna garibaldina dell’Agro Romano al fianco di Garibaldi, nel tentativo della conquista di Roma”.

Riportò anche delle ferite, ma se la cavò, vero?

“Nella battaglia di Monterotondo del 1867, fu gravemente ferito. Poi, tornato in patria, a San Martino in Campo, divenne esponente di spicco dei socialisti anarchici, sempre oggetto di indagine da parte del delegato di pubblica sicurezza, in una Perugia “autodeterminatasi” sotto l’egemonia del governo sabaudo, da poco governo d’Italia. Allora il potere, sia pontificio che sabaudo, fu comunque vessatorio e illiberale, occhiuto e diffidente. Fra l’altro, il mio bisnonno era a buon diritto considerato una testa calda”.

Dicono che il Burchia, anche negli affari, ci sapeva fare, come commerciante e industriale. È così?

“Bartolomeo Fruttini seppe arrangiarsi e cavarsela in ogni circostanza. Fu anche “bottegaio”, uomo di affari e mediatore nella compravendita di bestiame; proprietario terriero e immobiliarista in quel dell’Elce. Imprenditore tessile, con una piccola filanda dei bozzoli della seta. Fu anche imprenditore edile nel realizzare la strada dall’Elce a Monte Tezio. All’anagrafe dello “Stato delle Anime” dei registri gregoriani è così censito: “di professione possidente”.

Insomma, un personaggio che fu testimone, e protagonista, di un’epoca di grandi trasformazioni

“Il Burchia è la testimonianza dell’evoluzione di un’epoca che, dalla società codina del governo temporale della Chiesa Cattolica, seppe transitare al ventennio della Belle Époque umbertina, per poi ritrovarsi nei copiosi lutti e nelle celebrazioni della vittoria della Grande Guerra”.

Insomma, un perugino doc, simbolo del nostro carattere

“Un excursus della storia patria che, al di là di celebrazioni patinate e delle rivendicazioni di parte, mostra la vera anima della storia perugina e del nostro carattere: verace e senza vincoli autocelebrativi oleografici”.

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Dal commento di un articolo di Andrea Scaglia una strategia per l’artigianato artistico

 

Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: mercoledì 16 gennaio 2019 12:23
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: Dal commento di un articolo di Andrea Scaglia una strategia per l’artigianato artistico

 

Caro Vittorio,

leggo con interesse l’articolo di Andrea Scaglia “ I contadini del terzo millennio. Ormai zappare non basta più. Agricoltura in cerca di manager”

(Libero del 16 gennaio ’18) . La cosa più significativa è la conclusione con un commento di un addetto ai lavori: “Si, si,tutto giusto, tutto nuovo. Computer, manager. Però guarda te lo dico, quando si tratta di campagna qualcuno che metta  le mani nella merda ci vorrà sempre”. Analoga riflessione ho svolto qualche tempo fa in materia di artigianato, con una relazione tenuta al convegno a Perugia di Italia Nostra. Ti allego due documenti su tale argomento. Sono sicuro che qualcuno dei tuoi collaboratori esperti in materia di economia,  anziché accanirsi sempre sulla UE ed € , contrapponendo il  sostegno di un sovranismo fasullo, in competizione con la globalizzazione inevitabile, possa trovare spunti di riflessione, su strategie di un localismo nel contesto dell’e-commerce e del web.

Buona lettura.

Con affetto

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RINO FRUTTINI

 

DA UN POST DI LUCIO CAPORIZZI

DA UN POST DI LUCIO CAPORIZZI

Lubiana, capitale verde europea per il 2016.
Una città non molto piú grande di Perugia, elegante, molto viva, il lungofiume pieno di gente, ristoranti e negozi affollati.
Si può camminare per km senza incontrare auto, gran uso di Pilomat a delimitare ampie porzioni del centro storico, in tal modo riservati ai residenti, che non debbono quindi competere con altri per il parcheggio.
Una scelta in direzione di un centro storico “abitato” che però non nuoce alle presenze di turisti e altri visitatori.
Un possibile benchmark di riferimento.

Un breve commento ad un post di Lorenzo Lotito su Face book

Un breve commento ad un messagio in face book di un amico che, a fronte di una foto sul mio link  sui miei antenati, fra i quali evidenzio Paola Mori, mia cugina di secondo grado moglie di Orson Welles, mette in dubbio tale “rivendicazione” genealogica. Ebbene, a sgombrare ogni dubbio, allego l’albero genealogico della mia famiglia, i cui componenti risalgono fin dal 1660 , contadiniin quel di San Martino in Colle, campagna di prossimità della città di Perugia Albero genealogico Fruttini completo (2)

Uno scambio di opinioni in FB : post/chat con Paolo Brutti

Da queste elezioni americane ho imparato a detestare due cose, il trumpismo e gli americanisti. Sul primo non aggiungo parole, se non un po’ di pena per i blue-collar che seguitano a votare per un riccastro proprietario di case di gioco e campi di golf considerandolo uno di loro.
Sul secondo termine serve qualche precisazione. Americanismo, lo prendo da Gramsci, è quel modo di pensare per cui ciò che accade in America sia il futuro di tutti i paesi industrializzati. È diffuso anche a sinistra tra l’amoroso entusiasmo dei Veltroniani e l’odio grigio dei Cossuttiani.
Per tutti loro l’America è un faro, verde per gli uni e rosso per gli altri. Invece l’America è una nazione in decadenza, dominata da un capitalismo animale e primitivo che si auto divora in una fame finanziaria inesausta.
In quel frullatore i democratici stanno insieme solo perché il sistema elettorale presidenziale e maggioritario c’è li costringe. Se i voti dei grandi elettori venissero distribuiti stato per stato in proporzione ai risultati dei vari candidati tutto il sistema cambierebbe natura.
È la democrazia europea il faro di quella americana e Ocasio Cortez e Sanders lo sanno bene. Biden non è un unificatore ma un politico accorto che ha saputo mettere insieme una coalizione eterogenea con molte probabilità di disfarsi. Nello stato delle disuguaglianze la battaglia non si vince al centro, come mostra il voto ispanico. Si vince sui movimenti e prendendo coscienza che in America c’è una frattura di classe larga come il Grande Canyon e che l’ascendore sociale americano è rotto anche se Kamala Harrys non sembra crederlo.
Cosa possono fare i democratici americani? Salvare il capitalismo da se stesso, civilizzandolo e riformandolo come hanno cercato di fare gli europei. Bestemmio in chiesa (cioè sul Das Kapital) e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Sono in buona compagnia. Anche il PCC ammette che i capitalisti privati e pubblici si approprino del plusvalore dei loro dipendenti. Forse al prossimo congresso scopriranno il sindacato.
Poi c’è il tema dei democratici americani e la guerra ma, come disse Fermat del suo celebre teorema, non ho spazio per mostrarlo in questo margine di foglio.
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Paolo Brutti è un intellettuale dalle molteplici esperienze , anche nello scenario della politica. Egli affronta tematiche con proprietà di linguaggio e sapiente dosaggio di riferimenti, anche di dotta cultura. Tuttavia nella sua analisi, eppure sintetica , della società statunitense, come appare anche recentemente ai suoi occhi di disincantato uomo della sinistra, ma non troppo, egli dimentica una valutazione fondamantale; quella della democrazia liberale che la caratterizza da sempre. Ed il termine, democrazia-liberale, non a caso abbina due valenze di popolo, fondamentali. I tre poteri istituzionali , legislativo, esecutivo e giudiziario , tutti e tre sono diretti “verso e da il popolo (bottom up/top down)”. Tutto il popolo, come status symbol e singoli cittadini ne è consapevole e formato culturalmete e didatticamente a tale consapevlezza. Gli U.S.A. inoltre sono uno Stato liberale , perchè l’individuo è al centro del processo di formazione della decisioni (D.M.U.) , politiche ed economiche; e se ne sa assumere le responsabilità; a tal punto che negli U.S.A. la divaricazione , il gap sociale ed economico fra le categorie è fra i più equilibrati nel mondo (Nella foto: Differenze in uguaglianza dei redditi tra le nazioni del mondo come misurate dal coefficiente di Gini nazionale. Il coefficiente di Gini è un numero tra 0 e 1, dove 0 corrisponde alla uguaglianza perfetta (nella quale tutti hanno lo stesso reddito) e 1 corrisponde alla disuguaglianza assoluta (dove una persona ha tutto il reddito e tutti gli altri hanno reddito nullo).In conclusione: c’è ben poco da criticare , soprattutto se andiamo a guardare, privi di lenti da presbite della retorica fenomeni di storia contemporanea di ier e o da miopi di cronaca politica di oggi ,

Quando si focalizza un progetto , una visione della città di Perugia nei prossimi venti anni

Tre sono i lavori in corso o di realizzazione progettuale a breve del Comune di Perugia. Il raddoppio dei binari della linea ferroviaria della Centrale Umbra, dalla Stazione di sant’Anna a quella di Ponte San Giovanni: il cantiere è in corso d’opera. La sistemazione del quartiere di Fontivegge: area stazione ferroviaria F.S, Centro direzionale Broletto, Minimetrò , secondo un progetto di riqualificazione logistica e di assetto cittadino e arredo urbano ; è il secondo step nella time table delle istituzioni locali. A questo si aggiunge la realizzazione del nuovo stadio a Pian Di Massiano, in sostituzione di quello esistente;che sembra verrà demolito. Evidentemente la Sicel Spa, quando lo realizzò nel 1975, su incarico per appalto del Comune di Perugia, non pose in essere una costruzione duratura, se dopo appena 45 anni appare obsoleta e forse neppure ammortizzata , da gettare in discarica. Ebbene questi tre progetti , benché caratterizzati da matrici comuni : strutturali, organizzative e funzionali, non fanno parte di un unicum, ovvero di un grande progetto di città, a nuova visione di comunità che progredisce in qualità della vita. E visto che  l’amministrazione comunale non ha trovato quest’unicum , lo sintetizzo io, agli amici di FB, sulla base dei miei studi fatti al riguardo. Innanzi tutto l’Acropoli sarà liberata dal traffico automobilistico privato, sia di persone che merci, grazie al processo di “shoppinghub in” che a quello di fornitura di merci e servizi tramite le due piattaforma di Pian di  Massiano e Mercato Coperto (piano terra) (vedi linkhttp://www.rinofruttini.it/2020/04/03/per-lo-shopping-hub-in-nel-centro-storico-in-alternativa-al-drive-in-nei-centri-commerciali/)
La stazione di Sant’Anna sarà il terminale di una nuova metropolitana leggera, a collegare i passeggeri dalla stazione di Ponte San Giovanni . Costoro,espressione del flusso verso Perugia, dalla fitta convergenza di strade a Collestrada, dopo avere lasciato l’auto al parcheggio della piattaforma di collegamento ettometrico , stazione di Ponte San Giovanni/stazione Sant’Anna, arriveranno al centro di Perugia, una volta scesi a quest’ultima, mediante le scale mobili preesistenti. Con tale iniziativa verrà meno anche l’esigenza di costruire quella assurda bretella che da Collestrada dovrebbe smaltire il traffico verso l’area corcianese. Non solo. La ferrovia della Centrale Umbra sarà la cerniera per rifornire Perugia ed il suo hinterland direttamente dalla campagna della piana tiberina di derrate alimentari, mediante il “Train de vie”. (Vedi Link: http://www.rinofruttini.it/2020/03/22/train-de-vie/)
Pian Di Massiano sarà la naturale appendice del centro cittadino, per manifestazioni di massa, come Eurochocolate, Umbria Jazz e altre simili, per afflusso di gente e complicazioni di gestione della logistica; e nel contempo la sua colleganza concettuale e funzionale, tramite il “cordone ombelicale minimetrò”, sarà molto stretta con l’acropoli ed i rioni. Per essi si ripropone uno schema di nuovi insediamenti di mestieri artigiani, famiglie e nuove performance di qualità della vita, fisica e dello spirito, eppure di buon livello di reddito, a corredo anche di un web marketing, in un ambito di moderno borgo. Si parte dal borgo di Sant’Angelo. Vedi link http://www.rinofruttini.it/…/sinossi-del-libro-come-sbocci…/.
Conclusione: è bene che il Sig. Sindaco prenda buona nota di tale proposta organica di riassetto cittadino, secondo moderni criteri di mobilità, logistica con mobilità “hub in” di merci e persone e nuovi insediamenti di PMI artigiane, in un’economia circolare, integrata con l’agricoltura di prossimità. Quasi un ritorno al Medio evo, non “dei secoli bui” ma della nuova comunità cittadina, protesa verso la felicità.
Nella foto allegata, una panoramica dei lavori della ferrovia Centrale Umbra alla Stazione di Sant’Anna.