Da: Rino Fruttini [mailto:rino.fruttini@gmail.com]
Inviato: giovedì 30 maggio 2019 10:07
A: ‘direzione@liberoquotidiano.it’
Oggetto: La politica tribale dell’Italia e della Padania

 

Caro Vittorio,

l’aver  rivisto ieri su La7 il magnifico film “Lawrence d’Arabia” , ambientato nel conflitto medio-orientale della prima guerra mondiale , mi ha stimolato la seguente metafora, della quale mi piace farti partecipe.

Un caro saluto (e mi raccomando con l’Italexit: state cauti!)

Rino Fruttini

 

“La nostra politica nazionale si sviluppa per tribù, secondo gli schemi ancestrali: vedi ad esempio la Libia di oggi. Solo due fondamentali vantaggi ci distinguono : lo zoccolo duro dell’amministrazione dello Stato, che è la burocrazia della PA, e il riferimento costituzionale alla monarchia repubblicana del popolo sovrano: il Presidente della Repubblica. Oggi la tribù che gode più di altre il consenso dei suoi indigeni è quella leghista, che fa capo al “gran visir” Matteo Salvini, molto legato all’autarchia economica, con i dazi sulla circolazione delle merci, e con la marcatura del territorio ,in particolare della Padania, secondo lo schema gattofilo (vedi link ttps://www.miciogatto.it/marcatura-del-gatto-perche-gatti-marcano-territorio-farli-smettere/). Poi abbiamo la tribù cosiddetta dei “grillini” , una consorteria di “fancazzisti” che campano con le sinergie del “sussidio tribale”, combinato al PIL della Padania , ovvero i tribali padani che per comandare sul territorio nazionale si autotassano per garantire ai grillini fancazzisti il “sussidio tribale”. Queste due tribù, che governano l’intero territorio nazionale, secondo il modello dell’ “ossimoro cartesiano”, che in “una somma cambiando l’ordine dei fattori il risultato resta invariato “, sono riuscite a trovare l’elisir di lunga vita della legislatura tribale. Infatti la loro forza bruta viene apprezzata a fasi alterne, favorevoli e/o sfavorevoli ora ai i tribali leghisti, e tal’altra a quelli grillini. Ma comunque sono sempre loro a governare. E le altre tribù sono ai margini degli accampamenti dei sovranisti, in attesa della prossima guerriglia tribale. C’è la tribù dell’ “amazzone ” detta dei “meloni” per il loro acume nel perseguire la strategia della crescita esponenziale dei suoi adepti . Ed ancora quella del principe di Arcore, che raccoglie l’intellighenzia delle piccole tribù della comunicazione e dei servizi. Ed infine la tribù dei proletari delle oasi sparse per tutto il territorio. I renziani, i calendiani, i prodiani, i zingarettiani sempre fra loro in competizione , in piccole scaramucce che tuttavia non impressionano , anzi rafforzano, il gran visir , ormai saldo nel suo scranno imperiale. Ecco disegnata la metafora della politica tribale nazionale. Ed in tale scenario di folklorica composizione di costumi arabeschi e di istanze , appunto, tribali, ben venga la conferma di una governabilità grillo/leghista.”

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RINO FRUTTINI

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