AD UN POST DI LUCIO CAPORIZZI RISPONDE RINO FRUTTINI

DA UN POST DI LUCIO CAPORIZZI

Lubiana, capitale verde europea per il 2016.
Una città non molto piú grande di Perugia, elegante, molto viva, il lungofiume pieno di gente, ristoranti e negozi affollati.
Si può camminare per km senza incontrare auto, gran uso di Pilomat a delimitare ampie porzioni del centro storico, in tal modo riservati ai residenti, che non debbono quindi competere con altri per il parcheggio.
Una scelta in direzione di un centro storico “abitato” che però non nuoce alle presenze di turisti e altri visitatori.
Un possibile bench marking di riferimento.

RISPONDE RINO FRUTTINI

C’è un particolare, non di poco conto nel benchmark evocato: il fattore orografico e strutturale medievale del centro storico di Perugia, che evidentemente complica il confronto con la pianeggiante Lubiana e lo rende meno omogeneo di quanto possa sembrare. Per questo il piano intermodale gomma/ferrovia nei collegamenti ettometrici e metrò, passeggeri e merci di Perugia centro con la periferia va saputo costruire, secondo quegli schemi strutturali, organizzativi e di “work in progress” che più di una volta ho espresso e che non sto qui a ripetere per carità di patria. Il “benchmark” forse si potrebbe concepire anche con Bergamo, capoluogo di provincia, con i suoi due segmenti cittadini, di Bergamo alta, a 250 metri s.l., e Bergamo bassa. Perugia ha una sua specificità di valorizzazione del suo centro storico che finora nessun amministratore ha saputo cogliere. L’unico personaggio che è riuscito a sfruttarne il “sentiment”, fra l’ambiente suggestivo e la dolcezza dell’offerta di un prodotto da sballo è l’architetto Guarducci, con il suo “goloseurochocolat”. Lo spot di Lindt , con il messaggio voluttuario e sensuale che ne emerge è un segno di come funzioni l’abbinamento :gola/cioccolato/sesso/bellezza e forse anche cultura (vedi: http://www.uominiedonnecomunicazione.com/lindt-torna-air…/). Ma purtroppo i “ritorni socioeconomici ed antropologici” annuali dell’evento, sono devastanti per l’impatto di massa della la macchina organizzativa nell’acropoli.

 

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