CRISI PERUGINA E DICHIARAZIONI DEI BIG

CRISI PERUGINA E DICHIARAZIONI DEI BIG
«Dopo una crisi crudele anche la ripresa divide e non ci sono riduzioni di squilibri che, anzi, si accentuano. Se l’andamento complessivo è positivo non vuol dire che i problemi strutturali sono stati risolti». Così commenta Nicola Barbera, direttore della filiale della Banca d’Italia di Perugia nel presentare il quadro che emerge dal rapporto sull’economia della regione umbra, relativo all’anno 2017. E poi alcune informazioni di maggior rilievo per Perugia : 1) il nanismo del tessuto produttivo; la quota di imprese che arriva alla seconda o terza generazione è molto bassa 2) Solo associandosi , per fare insieme investimenti, formazione e cambiando la “governance” si può fare un salto produttivo. Serve lo sforzo congiunto di diversi attori. 3) Export e turismo: in dieci anni le imprese umbre che esportano hanno perso il 23 per cento della loro quota sul mercato mondiale, più che altro a causa di una bassa produttività. 4) “Notizie positive ci sono per il turismo, in grande affanno proprio dopo il sisma: dall’ultimo trimestre 2017 gli arrivi sono tornati sui livelli pre-terremoto, anche se si registra un calo del fatturato per la metà degli esercizi (per rilanciare le attività un 40 percento ha tagliato i prezzi) e un 2018 che per 6 imprese su 10 dovrebbe essere positivo.” 5) Il lavoro. Dati in chiaroscuro per il mercato del lavoro: se infatti, da una parte, il livello occupazionale è stabile (+0,2 percento), il dato è inferiore al resto d’Italia (+1,2). 6) “Come stanno invece le famiglie? In Umbria all’inizio del 2017 – forse a causa del contraccolpo del terremoto – la quota di quelle che riteneva adeguate le proprie risorse è scesa (dal 26 al 16 percento). Stabile il reddito, che invece aumenta nel resto del paese così come i consumi (+1,3 percento, livello identico al resto d’Italia)”.7) calo degli investimenti: per l’Umbria si passa da una quota, sul totale delle spese, del 7,2 per cento del 2012 al 3,3; più che dimezzate mentre nel resto d’Italia la flessione è stata molto più contenuta (dal 9,2 al 7,1 percento).
Ebbene, a fronte di tale analisi dell’economia perugina, dalle interviste dell’ottimo Punzi ai big locali della politica emerge che: 1) Secondo il candidato sindaco Giubilei “Perugia è caduta in un grigio cono d’ombra. “ Come terapia al nostro candidato non resta che riproporre l’ennesima mostra/evento culturale, come se l’attrarre flussi di gente verso l’acropoli fosse la panacea alla soluzione della crisi che lo Studio della Banca d’Italia ci presenta. 2) Secondo i tre intervistati, esponenti dell’attuale maggioranza al “malconsiglio” di Palazzo dei Priori (Varasano, Severi, Barelli) Perugia è tutt’altro che grigia; anzi gode di ottima salute per turismo, imprenditoria rampante.
Per me che la vivo quotidianamente, forse più di tutti costoro, manca a Perugia una guida salda che la sappia sollevare all’ insegna dell’innovazione di intraprese, di organizzazione strutturale del Centro Storico, di insediamenti di nuove residenze e mestieri, di recupero dei grandi spazi per residenze ed attività artigiane, di messa in rete di un marketing delle produzioni locali di eccellenza, in sintonia di rete con l’”e-commerce”. Manca dunque un grande progetto di rilancio della sua vivibilità integra, compenetrata nella sua storia e tradizioni, e non congiunturale, legata agli eventi ed al turismo “mordi e fuggi”. L’offerta e la domanda, di intraprese industriali, artigianali e commerciali ,una volta fiorenti nel loro equilibrio in tutto il centro storico dei cinque rioni, implementato da non meno di 40.000 residenti, ora sono poco più di 8.000, deve essere messa in condizione di riprendere il cammino, quando meno del recupero dal degrado di una buona parte del patrimonio immobiliare, sia pubblico che privato. Tuttavia da quello che sento dichiarare dai big della politica indigena, non c’è per niente contezza di tale stato di fatale ripiegamento su se stessa della Perugia grifagna e turrita. Mi pare di assistere alla commedia del “wishfull thinking” altrimenti decodificato in “Se la cantano e se la suonano.”

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